F1 | GP di Singapore: l’analisi della gara

Sebastian Vettel torna al successo sotto i riflettori di Singapore

F1 | GP di Singapore: l’analisi della gara

È una Ferrari da sogno anche sotto i riflettori di Marina Bay. Dopo le vittorie di Spa e di Monza, si è tinta di Rosso anche la notte di Singapore con una fantastica doppietta che alla vigilia sembrava pura utopia. La squadra di Maranello e la SF90 hanno stupito per la concretezza e per la velocità mostrata in pista, su un tracciato che alla vigilia non li dava come gli assoluti favoriti, date delle caratteristiche non sulla carta non rispecchiavano in toto i punti di forza della monoposto 2019.

Per la quinta volta in carriera, Sebastian Vettel ha vinto il Gran Premio di Singapore, aiutato sì da una strategia favorevole, ma anche capace fare la differenza nei momenti chiave della corsa, quelli che hanno deciso l’appuntamento asiatico. Il tedesco è stato bravo a sfruttare il vantaggio garantito dalle gomme nuove per effettuare un, forse imprevisto, undercut ai danni del compagno di squadra Charles Leclerc, grazie ad un fantastico outlap che gli ha garantito la testa della corsa. Ma sono tanti gli aspetti in cui il pilota di Heppenheim ha fatto la differenza, a partire dalla decisione e la rapidità con cui ha effettuato i sorpassi in una fase delicata della gara, o l’abilità nell’imporre un ritmo inarrivabile alla ripartenza dopo ogni Safety Car. Alle sue spalle si è piazzato l’altro Ferrarista, Charles Leclerc, visibilmente e comprensibilmente infastidito per un risultato che avrebbe potuto essere molto diverso. Dopo aver conquistato la pole position al sabato, il monegasco si aspettava naturalmente di bissare le due vittorie precedenti con un terzo successo consecutivo, ma l’avvicendarsi degli eventi gli ha negato questa gioia. Il numero 16 non ha nascosto il suo disappunto per una strategia di difficile comprensione ai suoi occhi, esprimendo più volte parere contrario per quanto avvenuto via radio. Al netto del risultato finale, la Rossa torna a casa con una preziosissima doppietta, tanto inaspettata quanto bella. Ma, soprattutto, gli aggiornamenti sembrano aver dato segnali positivi, anche se la prova del nove arriverà solo nelle prossime gare, Russia e Giappone. Dopo tanti anni in cui a metà stagione lo sviluppo delle monoposto di Maranello sembrava fare passi da gambero, forse questa è davvero la volta buona in cui la direzione scelta possa crescere con continuità.

A conquistare il terzo gradino del podio è stato Max Verstappen, con una Red Bull che non è sembrata esaltarsi tra le stradine di Singapore. Indubbiamente ci si aspettava di più dalla monoposto di Milton Keynes e il terzo posto finale non può di certo rendere felici né il pilota né il team. Fuori dal podio le due Mercedes, quarta e quinta. La squadra di Stoccarda ha pagato pesantemente la qualifica e alcune scelte strategiche che hanno complicato le loro chance in gara di lottare per la vittoria, nonostante l’impressione è che sul passo fossero lì a giocarsela per il successo finale. Soprattutto con Lewis Hamilton, per cui la squadra ha deciso di giocare in modo fin troppo “conservativo”, non sfruttando le opportunità che gli si sono presentate.

Le strategie hanno dunque giocato un ruolo fondamentale in questo Gran Premio, non solo per quanto riguarda le primissime posizioni, ma anche e soprattutto a centro gruppo. Già dal sabato si era ben delineato come questo fosse un affare tra McLaren e Reanult, ma la squalifica dalle qualifiche di Daniel Ricciardo per un utilizzo eccessivo dell’MGU-K durante la Q1 ha complicato non poco i piani del team francese. Nel corso del primo giro un altro colpo di scena ha caratterizzato la lotta a metà gruppo, con il contatto tra Nico Hulkenberg e Carlos Sainz che ha mandato entrambi i piloti in fondo al gruppo. Ad approfittare di tutto ciò è stato Lando Norris, grazie ad una gara “tranquilla” e lontana dai guai, ma in cui è stato anche bravo a difendersi dagli attacchi di Pierre Gasly sul finale. Un prezioso settimo posto finale per il giovane inglese, uno dei suoi migliori risultati stagionali. In ottava posizione troviamo proprio il francese della Toro Rosso, l’unico a tentare una strategia diversa dalla concorrenza sin dalla partenza: invece di scattare con gomme soft o medie, Pierre è stato il solo a prendere il via su mescola dura, quello che poi si è rivelato essere come il compound decisivo della corsa. L’ottavo posto finale è un risultato indubbiamente positivo, oltre ad essere una bella iniezione di fiducia, anche perché c’è da sottolineare come ad un certo momento della gara il francese abbia dovuto guidare con la visiera sporca d’olio in seguito alla rottura del motore sulla vettura di Sergio Perez.

A concludere la top ten Nico Hulkenberg, bravo a recuperare dal fondo dopo l’incidente nel corso del primo giro, e Antonio Giovinazzi, il quale ad un certo punto della corsa è stato anche in testa per quattro giri di gloria, nonostante la strategia lo abbia penalizzato non poco. È importante sottolineare ed analizzare la gara del tedesco della Renault perché, paradossalmente, è stato proprio Nico a decidere le sorti della corsa, anche per i piloti nelle prime posizioni.

Non è stata una giornata particolarmente positiva né per la Racing Point né per la Haas. La squadra inglese sembrava essersi messa nelle condizioni di poter lottare per i punti, grazie anche ai nuovi recenti aggiornamenti, ma la rottura del motore sulla monoposto di Sergio Perez e una foratura sulla vettura di Lance Stroll in seguito ad un contatto con un muretto, hanno azzerato le possibilità di concludere nella top ten. Non è andata di certo meglio neanche al team americano, il quale si è visto sfuggire la zona punti per pochissimi secondi: un incidente con George Russell ha rallentato Romain Grosjean, mentre la corsa di Kevin Magnussen è stata rovinata da una busta di plastica che si era incastrata sull’ala anteriore, compromettendo la stabilità della vettura. Un peccato, perché potenzialmente entrambe le squadre avrebbero potuto tornare a casa con qualche punto in tasca che, senza dubbio, avrebbe fatto comodo data la loro attuale situazione di classifica.

Ferrari: un duello in casa

Prima di arrivare a Singapore, probabilmente nessuno si aspettava che la Ferrari sarebbe potuta tornare a casa con una doppietta, soprattutto con una prestazione così convincente. La pista di Marina Bay presenta caratteristiche estremamente diverse da quelle che hanno visto trionfare la SF90 in Belgio e in Italia qualche settimana fa, quindi era lecito aspettarsi di vedere la Rossa in sofferenza, come del resto aveva dichiarato pure il team alla vigilia. Tante curve lente, molti cambi di direzione e asfalto sconnesso: caratteristiche che avevano messo in difficoltà la vettura di Maranello già più volte in stagione. C’è però da sottolineare come quello di Singapore a sua volta sia anche un circuito piuttosto atipico e unico, con fattori che lo rendono molto diverso da altre piste di bassa velocità presenti nel calendario. Innanzitutto, è importante sottolineare come la maggior parte delle curve a Singapore siano quasi a 90° oppure chicane: la tipologia è quindi abbastanza simile, se non per alcune con curve a media/alta velocità. Ciò semplifica non di poco il lavoro degli ingegneri e dei piloti, che possono trovare con più semplicità un set-up che si possa meglio adattare al tracciato e alle sue sfide, al contrario, ad esempio, dell’Ungheria. Oltretutto ci sono numerose zone di trazione, un aspetto su cui la SF90 ha dimostrato di sapersi difendere bene per tutto l’anno. Ciò non toglie, però, come la favorita per questo appuntamento non fosse di certo la Ferrari, bensì ci si aspettasse una sfida a due, con Mercedes e Red Bull protagoniste.

Per questo appuntamento gli ingegneri guidati da Mattia Binotto si sono presentati con un nuovo pacchetto aerodinamico, atto a far lavorare meglio il posteriore e trovare un bilanciamento più soddisfacente della vettura: le novità che sono saltate subito all’occhio sono state il nuovo muso, che riprende in parte un concetto già visto sulla Mercedes, il nuovo fondo, che a sua volta richiama quello che aveva già debuttato durante le prove libere in Francia ma con qualche piccola modifica, e un diffusore leggermente rivisitato. L’aspetto positivo è che le novità sembrano aver funzionato e una miglior comprensione della monoposto dopo la pausa estiva sembra aver dato alla Rossa di Maranello quel qualcosa in più per giocarsi la vittoria anche sulla pista di Marina Bay.

Dopo la pole position conquistata al sabato, tutti avevano grandi aspettative in vista della corsa, con l’idea che portare a casa un risultato importante fosse davvero possibile. Alla partenza Charles Leclerc è stato bravo a mantenere la prima posizione, prendendo subito qualche metro di vantaggio sui rivali alle sue spalle. Al contrario, sia Lewis Hamilton che Sebastian Vettel non sono stati protagonisti di un ottimo scatto, facendo pattinare leggermente le gomme posteriori nel passaggio tra la prima e la seconda marcia, fattore che ha anche contribuito alla piccola fuga del monegasco. Ciò nonostante, il tedesco della Ferrari nel corso del primo giro è andato subito all’attacco, cercando ogni minimo spiraglio per provare a sorpassare l’inglese della Mercedes, che a sua volta ha messo in atto un’ottima difesa, proteggendo sempre l’interno nei punti chiave del circuito. Da quel momento in poi le posizioni si sono cristallizzate e l’attenzione si è spostata sul preservare gli pneumatici e il carburante. Nella prima parte di gara, infatti, abbiamo quasi assistito ad un remake della passata stagione, in cui i piloti hanno cercato di rallentare il ritmo il più possibile al fine di preservare le gomme e salvare carburante, su una delle piste più probanti della stagione da questo punto di vista. Per questo non deve neanche essere una sorpresa vedere come ad un certo punto i piloti, piuttosto che rimanere attaccati l’uno all’altro, abbiano deciso di prendersi dello spazio tra loro, formando dei veri e propri gruppetti. A confermarcelo è anche il team radio dell’ingegnere di Max Verstappen nel corso del quarto giro, attraverso cui comunicava all’olandese di non rimanere così vicino a chi lo precedeva, nella fattispecie Sebastian Vettel.

Come prevedibile, per circa i primi 15 giri i tempi sono stati estremamente alti e ai piloti di testa è stato fornito un aggiornamento costante su quali fossero i distacchi utili per fermarsi ed effettuare la sosta. A testimoniarlo sono anche le comunicazioni radio in cui gli ingegneri informavano i propri piloti in merito a quale fosse il target in termini di tempo sul giro da seguire. Quelli che possono darci una mano a capire come si è evoluta la corsa in questa fase sono i team radio del leader, Charles Leclerc. Nel corso del 4° giro, Xavier Marcos ha comunicato al monegasco che l’obiettivo era girare intorno al 49,5, prestando naturalmente attenzione anche a Hamilton alle sue spalle in zona DRS, tanto che sono stati anche messi a disposizione del pilota Ferrari i boost elettrici come il K1 Plus al fine di difendersi o prevenire un attacco. Nel corso del 10° giro il target si è abbassato di mezzo secondo, passando al 49,0. Un ritmo talmente alto che poche tornate più tardi, dal muretto viene comunicato a Leclerc di passare in “FS4”, una modalità che gestisce la Power Unit, utile sia per risparmiare carburante che per salvare le gomme, grazie ad un’erogazione più dolce: l’aspetto interessante di questa modalità è che sul volante, tramite un led che si accende nella parte in alto a sinistra, vengono suggeriti i punti in cui alzare il piede dall’acceleratore per effettuare fuel saving e su questa pista è fondamentale. Per quanto riguarda Vettel, l’aspetto più utile della sua prima parte di gara riguarda essenzialmente i consigli dati via box in merito alle zone in cui stare attenti all’usura delle gomme posteriori. Come dicevamo in precedenza, quello di Singapore è un tracciato in cui le gomme di dietro vengono messe molto sotto stress, soprattutto in uscita da curve particolarmente lente come quelle a 90°, e con la gomma C5, la più soffice a disposizione in assoluto, è semplice andare oltre il limite e accelerarne l’usura. A tal proposito, è intrigante notare come Sebastian abbia modificato il suo stile di guida rispetto ad un classico tentativo in qualifica, usando marce più alte in determinate zone della pista per evitare un maggior pattinamento e per preservare ulteriormente gli pneumatici, rinunciando però alla prestazione assoluta. Un comportamento che poi modificherà nel prosieguo della gara, quando dovrà spingere al massimo in alcune fasi chiave in cui servivano le massime prestazioni.

La situazione inizia a farsi interessante intorno al 15° giro, quando a Leclerc viene comunicato via radio di uscire dalla modalità FS4 per tornare alla “mode race”, chiedendo oltretutto di abbassare il target di un ulteriore mezzo secondo, fino al 48.5. Finalmente la corsa inizia a prendere vita e i piloti possono iniziare ad osare di più sulle gomme, anche per iniziare ad aprire concretamente una pit window utile per effettuare il pit stop senza finire nel traffico. Non a caso proprio nel corso del 16° e 17° giro sono infatti arrivati i migliori tempi del monegasco, grazie a cui era riuscito a prendere anche un piccolo margine su Hamilton, utile a spingerlo fuori dalla zona DRS. Il problema, però, è che forse Charles ha anzi osato fin troppo in queste due tornate, arrivando fino al tempo di un 1: 47.825, ovvero andando per ben due volte sotto il target richiesto. Non è da escludere che con questi due giri spinti Charles abbia messo alla frustra i propri pneumatici, mettendoli sotto eccessivo stress. Ciò spiegherebbe anche le due tornate successive concluse in 49, un tempo nettamente più alto anche del target richiesto dal muretto, senza che fossero arrivate ulteriori comunicazioni in merito all’alzare o all’abbassare il ritmo. C’è anche da sottolineare, però, che proprio in quei due giri (18 e 19), si era anche rifatto sotto l’inglese della Mercedes portandosi nuovamente vicino al secondo, cosa che ha costretto Leclerc anche a dover prendere linee più difensive che indubbiamente hanno penalizzato in parte anche l’aspetto cronometrico. Sarebbe stato interessante vederlo proseguire più a lungo per capire quale fosse il suo ritmo potenziale, però, al contempo, già nel corso del 18° giro sembrava essere evidente un calo della gomma, tanto che il monegasco è stato protagonista anche di un gran controllo in derapata in uscita dall’ultima chicane.

Si arriva quindi al 19° giro, quello che ha cambiato le sorti della corsa. Per affrontare bene questo argomento, però, è importante fare un passo indietro e capire come si è evoluta la corsa nelle posizioni di centro gruppo. Come anticipato, nel corso della prima parte di gara il ritmo tenuto dai piloti di testa era particolarmente alto, tanto che è stato anche complicato riuscire ad aprire una pit window adeguata a poi non finire nel traffico. E, in ogni caso, anche nel momento in cui si è effettivamente aperta, in caso di sosta, i top team avrebbero visto i loro alfieri ritornare in pista oltre la decima posizione, a testimonianza di quanto tutti fossero estremamente vicini. Di ciò ne hanno approfittato tanti piloti a centro gruppo, i quali hanno così anticipato la sosta per montare la gomma hard, recuperare posizioni grazie ad un passo migliore per poi andare fino alla fine sullo stesso set di pneumatici. Su una pista come Singapore, dove la track position aiuta, attuare questa strategia per chi stava nella midfield aveva particolarmente senso, perché in questo modo hanno dovuto sì pagare lo scotto di avere una gomma di qualche giro più vecchia, ma al contempo hanno ottenuto un pit stop “virtualmente” quasi gratuito.

Da questa situazione ne ha tratto vantaggio anche Nico Hulkenberg, il quale, dopo il contatto nel corso del primo giro, si era dovuto fermare ai box per sostituire una gomma forata, prendendo l’ovvia decisione di montare un nuovo set a mescola dura. Con il passare dei giri, complice il passo lento mantenuto in testa alla corsa, Nico era riuscito a recuperare velocemente il tempo perso, fino a riportarsi in coda al gruppo. Intorno al 10° giro, però, il tedesco ha dovuto fermare la sua rimonta, rimanendo bloccato dietro Romain Grosjean per diverse tornate. Il pilota della Renault ci ha provato a lungo, ma nulla da fare, il sorpasso non arrivava nonostante i numerosi tentativi. Ma è proprio nel corso del 19° giro che la situazione si sblocca, con Hulkenberg che riesce finalmente a trovare l’agognato sorpasso sul rivale della Haas in curva 7, rifilandogli oltretutto subito diversi decimi di distacco nello spazio di pochissime curve.

Perché è importante parlare della gara di Hulkenberg e Grosjean in riferimento ai piloti di testa? È fondamentale perché i top team avevano un occhio proprio sul francese, in quanto era lui che in quel momento, con un passo particolarmente lento rispetto a chi lo precedeva, stava creando quel gap sufficiente per far rientrare Leclerc, Hamilton, Vettel e Verstappen dopo la sosta senza traffico. Parlando proprio del tedesco della Ferrari, per lui la pit window su Grosjean si è aperta nel corso del 17° giro, quando disponeva di un vantaggio di circa 28 secondi. Un tempo utile per effettuare la sosta ed uscire nuovamente davanti, dato che per il pit stop ci volevano circa 27/28 secondi, ma che non avrebbe permesso margini di errore, senza considerare che fosse ancora presto per fermarsi se l’obiettivo era ridurre il più possibile il secondo stint. La svolta, come dicevamo, arriva al giro 19, quando Hulkenberg passa Grosjean in curva 7: in quel momento Nico si trovava a circa 31 secondi e mezzo da Vettel, ma nel corso di solo 6 curve, il pilota della Renault è poi riuscito a ridurre quel distacco di oltre un secondo, portandolo a 30 secondi e 3 decimi. A quel punto era chiaro che se Hulkenberg in un solo settore era riuscito a ridurre il distacco di ben un secondo, nel terzo settore, quello più guidato dove la gomma nuova dava i maggior benefici, il tedesco della Renault sarebbe riuscito a fare quantomeno altrettanto, rischiando di rientrare nella pit windows di Vettel già nella tornata successiva. Questo discorso vale naturalmente anche per Verstappen, che nel giro di pochissime curve si è visto passare da una situazione di relativa sicurezza (su Grosjean), ad una in cui in caso di sosta ritardata sarebbe potuto finire nel traffico.

Non è un caso, infatti, che le chiamate ai box sia per il Ferrarista che per il pilota della Red Bull siano arrivate tardissimo e praticamente in contemporeanea, nell’ultima chicane per Vettel e sotto il tunnel per Verstappen. Non si stavano marcando a vicenda, ma stavano guardando con attenzione gli intertempi che stava facendo segnare Hulkenberg ad ogni mini-settore. Una volta capito che la minaccia era reale e che c’era il rischio concreto di uscire nel traffico in caso si fosse proseguito per un altro giro, entrambi i team sono corsi ai ripari richiamando in contemporanea i propri piloti, cosa che probabilmente non sarebbe avvenuta se il tedesco della Renault fosse rimasto dietro a Grosjean, garantendo qualche giro di vita in più alla gomma che si sarebbe poi usata nella seconda fase di gara. Per Vettel, a quel punto, vi erano tre motivi per effettuare una sosta, in ordine di priorità: il primo era quello di arginare Hulkenberg, il secondo era quello di coprire Verstappen (che sicuramente si sarebbe dovuto fermare per non perdere la posizione proprio sulla monoposto francese), mentre il terzo, seppur non prioritario in quel momento, era quello di tentare un undercut su Hamilton, l’unico modo per guadagnare una posizione. Ciò che deve essere chiaro, però, è che quella della sosta era una scelta praticamente obbligata più che una reale svolta in termini di strategia.

Analizziamo ora la situazione dal punto di vista di Leclerc. Come detto in precedenza, nel corso del 16° e del 17° giro, il monegasco aveva ottenuto ottimi tempi, forse fin troppo positivi, andando a “strappazzare” la gomma, tanto che poi i suoi parziali successivi si sono immediatamente alzati. Al contempo, Hamilton si era rifatto sotto, portandosi nuovamente alle spalle del pilota della Rossa nel corso del 18° giro: proprio in quella tornata si erano iniziati a vedere anche i primi evidenti segnali di un calo degli pneumatici sulla sua vettura, con un grosso sovrasterzo in uscita da curva 21, l’ultima chicane prima della sequenza di curve veloci che porta al traguardo. Nel giro 19, Lewis si era fatto ulteriormente sotto, portandosi addirittura in zona DRS, pronto per sferrare un attacco. La domanda che è sorta spontanea, di conseguenza, è se la Ferrari potesse fare qualcosa per coprire questo momento di difficoltà del suo pilota: indubbiamente avrebbe potuto pensare ad una sosta anticipata, ma ciò avrebbe comportato delle conseguenze piuttosto difficili da calcolare. Innanzitutto, fermandosi anticipatamente la Ferrari avrebbe perso la track position, che su una pista come questa è fondamentale, in quanto la probabilità che entri una Safety Car è molto elevata e ciò sarebbe andato tutto a favore del rivale inglese. La seconda riguarda la possibilità di poter lasciare ad Hamilton lo spazio per tentare un overcut che, non conoscendo lo stato di salute delle gomme dell’inglese, era un’eventualità non del tutto da scartare, soprattutto nel caso Charles fosse riuscito a chiudere rapidamente su Stroll e non fosse poi riuscito a superarlo. Nonostante generalmente sia il pilota che in quel momento è davanti ad ottenere la priorità per la sosta, in questo caso fermare il monegasco sarebbe stata una mossa troppo rischiosa. Per questo il team ha deciso di lasciarlo in pista, fornendogli però i boost ibridi necessari per difendersi sui rettilinei, nello specifico il K1 Plus. Si arriva quindi al giro 20, quello immediatamente successivo alla sosta di Vettel. È importante sottolineare che Leclerc non fosse stato informato della sosta del compagno di squadra, né che ci fosse la possibilità di un undercut. Indubbiamente la squadra al muretto avrebbe dovuto essere reattiva nell’informare il proprio pilota di ciò che stava succedendo alle sue spalle in termini di strategia, però, al contempo, è importante menzionare come il suo ingegnere in quel momento fosse concentrato sul fornire i riferimenti su Hamilton, il quale si era fatto sotto in modo molto pericoloso. Un altro aspetto da sottolineare è che Leclerc, al contrario di quanto avvenuto con il compagno di squadra, sapeva di dover rientrare ai box (tanto che gli è stato suggerito di spostarsi anche sulla modalità “box”, in modo da poter sfruttare tutto il potenziale rimanente), quindi ha potuto spingere al massimo nell’ultimo settore, quello più guidato, senza risparmiarsi. Suggerire che la Ferrari in quel momento non abbia detto al monegasco del pit stop di Vettel per tenere un ritmo “alto”, quindi, sembra un’ipotesi alquanto remota, anche perché non è la prima volta che un muretto si “dimentichi” di informare un pilota in merito alla sosta del compagno, seppur chiaramente sarebbe stato più corretto e importante fornire questa informazione.

Il tutto si svolge in pochissimi secondi. Leclerc rientra ai box, si ferma per la sua sosta e riparte su gomma hard. Appena lasciata la pit lane, però, ecco l’amara sorpresa: Vettel gli è passato davanti e Charles si è dovuto riaccodare in seconda posizione, con tutta la frustrazione del caso per una situazione difficile da spiegarsi.

Ma dove e quanto ha recuperato Vettel per riuscire a completare l’undercut sul compagno di squadra? Poche curve prima di rientrare nella pit lane per la sua sosta, Sebastian si trovava circa 3 secondi e 3 decimi dal compagno di squadra, un vantaggio che sulla maggior pare delle piste sarebbe classificato come “tranquillo” per chi precede, ma che su un tracciato come Singapore, dove ci sono molte curve e la gomma nuova può fare davvero la differenza, è quasi al limite. Una volta effettuata la sosta con il quattro volte campione del mondo, e dopo essersi messosi al riparto dalla minaccia Hulkenberg/Verstappen, l’obiettivo del muretto Rosso era quello di riuscire a superare Hamilton grazie alla strategia dell’undercut. Insomma, fatto 30 si prova a far 31. Ed infatti via radio gli ingengeri hanno subito comunicato che l’obiettivo fosse quello di spingere al massimo per riuscire a chiudere il gap su Hamilton (“You’re racing Hamilton, push”, il messaggio di Riccardo Adami). A questo punto il tedesco ha dato fondo a tutto quello che aveva, segnando intertempi record. Ciò gli ha permesso naturalmente di ridurre il gap in modo consistente non solo da Hamilton, ma anche rispetto al suo compagno di squadra. Come possiamo vedere dalla grafica sottostante, al terzo mini-settore, il primo dopo essere usciti dalla pit-lane, Vettel si trovava a 31 secondi e 647 millesimi, ma già al raggiungimento della fotocellula che segna l’inizio del terzo settore, Sebastian era riuscito a ridurre il distacco di oltre 2 secondi. Ma è proprio nel terzo ed ultimo settore quello in cui si riesce a fare davvero la differenza, e ciò ha permesso a Vettel di guadagnare ancora ulteriore tempo, andando probabilmente oltre quelle che erano le aspettative stesse della Ferrari in termini di guadagno complessivo. Naturalmente al guadagno totale in pista va aggiunta anche la differenza in termini di pit stop: ciò che ci interessa, però, non è tanto il tempo della sosta in sé, quanto quello di percorrenza della pit lane. Se andassimo a vedere solamente il tempo della sosta, infatti, risulterebbe che tra i due ci sarebbe una differenza di circa 6 decimi (3.0 per Vettel, 2.4 per Leclerc), un dato che però ci darebbe un quadro sbagliato della situazione. Andando a vedere i tempi di percorrenza della pit lane, infatti, possiamo notare come questo divario si riduca a soldi 2 decimi (29.384 per Vettel, 29.168 per Leclerc), segno che nonostante la sosta più lenta, il tedesco sia stato più reattivo, riuscendo a ridurre i tempi. Andando quindi a sommare tutti i tempi, possiamo suppore che Vettel nel suo-out lap abbia guadagnato un totale di quasi 4 secondi, andando ovviamente a conteggiare anche i circa 4 decimi di vantaggio con cui il tedesco si è ritrovato alla prima fotocellula dopo la sosta del compagno di squadra. Un tempo davvero strabiliante, che, come detto, probabilmente neanche la Ferrari stessa si aspettava.

A testimonianza di quanto l’outlap di Vettel sia stato efficace e di alto livello, basta guadare i riferimenti degli altri top driver che si sono fermati successivamente. Nessuno è riuscito a replicare gli stessi tempi, nonostante ovviamente ci sia da menzionare come Verstappen si sia ritrovato per metà giro dietro Hulkenberg (anche se ciò gli ha dato la possibilità di utilizzare il DRS, davvero efficace su una pista ad alto carico come Singapore) e come lo stesso identico discorso possa essere applicato anche a Leclerc. Al contrario, invece, sia Hamilton che Bottas si sono ritrovati in condizioni simili a quelle del tedesco, a pista libera, a cui ovviamente va anche aggiunta la differenza in termini di carico carburante. Quindi, nonostante la strategia abbia effettivamente favorito il pilota di Heppenheim, è fondamentale sottolineare come sia riuscito a farla funzionare e farla diventare davvero efficace.

Archiviato, solo sulla carta, il discorso undercut Vettel-Leclerc, l’attenzione si sposta su chi era effettivamente ancora in pista, Lewis Hamilton. Ciò che può sembrare paradossale è come una volta liberatosi del monegasco della Ferrari, l’inglese sia riuscito ad essere immediatamente più competitivo, mettendosi addirittura al riparo per metà tornata del giro 20 da un tentativo di undercut non solo da parte di Leclerc, ma anche da parte di Vettel, segno che in realtà Lewis aveva ancora molto da dare. A testimonianza di ciò ci sono anche i team radio degli strateghi Ferrari, che, al contrario, temevano addirittura che Hamilton potesse completare un overcut. All’inizio del 21° giro, Sebastian viene informato dai box che il rivale della Mercedes non si era ancora fermato, supponendo che quindi la sosta sarebbe stata proprio nel corso di quel giro: era quindi fondamentale spingere per chiudere qualsiasi spiraglio di speranza. In curva 10 arriva anche la comunicazione al 4 volte campione del mondo che in quel momento non era ancora riuscito ad arginare completamente il pericolo, dovendo recuperare ancora mezzo secondo per essere al sicuro. Messaggi simili anche per l’altra del box Ferrarista. Grazie al secondo e terzo settore, quelli in cui la gomma nuova fornisce maggiori vantaggi, il 4 volte campione del mondo è riuscito a mettersi al sicuro, ma lo stesso non si poteva dire per Leclerc: in Mercedes, infatti, avrebbero potuto decidere di fermarsi ed avere una minima chance di uscire effettivamente davanti al monegasco della Ferrari, ma tutto avrebbe dovuto essere perfetto, cosa assolutamente non scontata, senza contare che comunque in quel momento la vittoria era già virtualmente persa a meno di eventi particolari. La scelta era quindi rischiare di ritrovarsi dietro entrambe le due Rosse, oppure rimanere in pista e sperare in una Safety Car. La squadra tedesca ha scelto la seconda opzione.

Archiviata anche la minaccia Hamilton, la sfida si è spostata nuovamente in casa Ferrari, tra i propri due alfieri. I toni si sono immediatamente alzati e la frustrazione non si è fatta aspettare. Nei giri immediatamente successivi alla sosta, il numero 16 ha aperto la radio più volte per esprimere tutto il suo disappunto per quanto avvenuto, chiedendo anche delucidazioni in merito al piano da seguire. Al muretto della Rossa hanno immediatamente capito la situazione e come essa potesse evolversi, tanto che a comunicare con Charles non è stato come al solito l’ingegnere di pista, bensì Laurent Mekies, il quale ha cercato di rassicurare il pilota e di ricordagli come la gara fosse ancora lunga, facendo rientrare momentaneamente il caso.

Arriva però un altro momento critico della gara, quella in cui entrambi i Ferraristi si sono riportati alle spalle dei piloti che ancora non si erano fermati, nella fattispecie Lance Stroll, Daniel Ricciardo, Pierre Gasly ed Antonio Giovinazzi. È proprio questo il momento in cui Vettel riesce a fare nuovamente la differenza, sorpassando tutti e quattro i rivali nello spazio di cinque giri, anche con mosse al limite e decise, come in occasione dell’attacco al francese della Toro Rosso in curva 7. Al contrario, a Leclerc ci vogliono 7 giri per effettuare le medesime manovre di sorpasso, e ciò ha consentito al compagno di squadra di prendere il largo e costruirsi quel piccolo tesoretto di oltre sei secondi utile a mettersi al riparto e gestire la gara con più serenità. Vantaggio però quasi subito annullato dalla prima Safety Car della serata, causata dall’incidente tra Romain Grosjean e George Russell in curva 8. Anche in questa occasione, il monegasco della Rossa ha tenuto a rimarcare il proprio disappunto per la strategia e per una sosta che non sapeva spiegarsi: “To be completely honest with you I don’t understand at all the undercut. But whatever, we will discuss it after the race. Anyway”, sono state le parole del numero 16. A rispondergli via radio è stato sempre Mekies (“Charles it was the best thing we could do. Head down, the race is long. Let’s concentrate on Safety Car. You are doing a super job. Watch your tyres and head down”), il quale gli ha spiegato come quella strategia fosse il meglio che potessero fare e consigliandogli nuovamente di concentrarsi sulla corsa. La conversazione continua, fino a quando Leclerc chiede se fosse possibile attaccare il proprio compagno di squadra, con risposta affermativa da parte del direttore sportivo della Rossa, a patto di non prendersi rischi eccessivi. Insomma, i due alfieri della Ferrari erano liberi di lottare, ma non di fare castronerie. La Safety Car torna ai box e la gara riprende, con Vettel che riesce immediatamente a conquistare quel secondo utile a mettere il rivale fuori dalla zona DRS. Una situazione di stallo, fino al momento in cui esce nuovamente la Safety Car per la rottura del motore sulla monoposto di Sergio Perez. Anche in questo caso, a seguito di un’indicazione in merito alla mappatura motore da utilizzare, Leclerc ha fatto capire che non ci stava, che voleva vincere, che voleva tutto, anche in termini di Power Unit. Per questo è tornato nuovamente alla radio anche Mekies, per ricordare che l’obiettivo era quello di salvaguardare l’unità motrice e di portare la macchina a casa, evitando quindi di prendere rischi. Ben consapevole di quanto potesse accadere, ma ancora voglioso di portarsi a casa il trofeo più ambito, Charles ha rimarcato il concetto via radio: “I won’t do anything stupid. It’s not my goal. I want us to finish one-two. I just think it’s not fair. But this won’t change. I won’t be stupid for Ferrari.”

La gara riprende, prima di essere nuovamente neutralizzata pochi giri dopo per il contatto tra Kimi Raikkonen e Daniil Kvyat in curva 1. Ci sarebbe ben poco da segnalare, se non la perfetta gestione della ripartenza da parte di Vettel, forse la migliore delle tre: bravo a mantenere il gruppo compatto con un’andatura limitata, Sebastian ha accelerato in uscita dal tunnel in maniera abbastanza anticipata, cogliendo di sorpresa coloro che si trovavano alle sue spalle. Ciò gli ha permesso ancora una volta di guadagnare tempo e spazio ancor prima di arrivare sul traguardo, fattore che lo ha messo al riparo da eventuali attacchi. Da lì in poi, la gara dei due Ferraristi rimane essenzialmente cristallizzata, con l’unico brivido che arriva nel momento in cui il numero 5 prova a portarsi a casa anche il giro veloce della corsa, ma senza successo, in quanto sarà battuto sia da Valtteri Bottas che da Kevin Magnussen, il quale si era da poco fermato per montare un nuovo treno di gomme.

Arriva così il quinto successo personale per il “Re” di Singapore, più di chiunque altro. Per il 4 volte campione del mondo è stato indubbiamente un weekend strano, in cui sembra aver però ritrovato parte di quella fiducia nella monoposto che si era vista anche a Monza, ma che era sparita negli appuntamenti precedenti. Gli aggiornamenti hanno indubbiamente aiutato ad avvicinare la SF90 alle sue esigenze e a rendere più stabile il posteriore, ma una rondine non fa primavera e la prova del nove, sia per Sebastian che per la Rossa di Maranello, arriverà solo nelle prossime gare, in modo da capire la bontà degli sviluppi e della direzione che stanno seguendo gli ingegneri. Vettel ha vinto sì grazie alla strategia favorevole, ma va anche sottolineato come sia stato bravo a farla funzionare e a fare la differenza nei momenti chiave della gara, gestendo la corsa da campione. Indubbiamente, invece, chi non può uscire altrettanto soddisfatto dall’appuntamento asiatico è il compagno di squadra, Charles Leclerc, comprensibilmente frustrato per come si sia evoluta la gara. Se fai la pole position e conduci la gara a lungo, per poi vedere tutto cadere nel giro di pochi secondi per una strategia che dall’interno fai fatica a spiegarti, è facile capire il perché il monegasco fosse agitato, come si evince anche dai team radio del giro di rientro. Tanti giovani piloti del passato ci sono passati, tanti grandi campioni hanno vissuto le stesse fasi, è questione di crescere e maturare e quello arriverà col tempo: in questo processo sarà fondamentale anche l’aiuto del team. In tema, a cercare di far rientrare la situazione è stato proprio Mattia Binotto, comunicando “bravo Charles. Sono Mattia. Sono contento anche per te. Adesso vai a podio e giosci”, ma soprattutto aggiungendo un “punto” ad un successivo segno di sbuffo di Charles. Come un padre che si vuole imporre e far capire come funzionando le cose, ma che allo stesso tempo porge la mano per tenerlo con sé. I complimenti vanno anche proprio alla squadra per come ha saputo gestire una situazione non semplice, che già dopo Monza aveva visto degli scricchiolii.

Mercedes e Red Bull: una gara conservativa nell’anonimato

Se la Ferrari ha portato a casa il bottino pieno in modo inaspettato, di certo non si può dire che Mercedes e Red Bull abbiano fatto di tutto per impedirglielo. Probabilmente sia nel team anglo-tedesco che in quello anglo-austriaco c’è del rimpianto per un weekend che avrebbe potuto finire in maniera molto diversa.

Se in Mercede comunque si sono visti aspetti positivi in termini sia di passo gara che sul giro secco, lo stesso non si può dire per la Red Bull, che ha sofferto in maniera evidente il circuito di Marina Bay. Per quanto riguarda la squadra con base a Stoccarda, c’è da sottolineare come in realtà nelle qualifiche del sabato un outlap non ideale abbia penalizzato in modo importante entrambi i piloti, pregiudicandone la prestazione: peggio è andata a Bottas che per via di un sorpasso proprio nelle ultime fasi di preparazione del giro da parte del compagno di squadra, ha perso anche l’opportunità di puntare alla quarta posizione. Quarto posto in cui si è inserito Max Verstappen, ma chiaramente insoddisfatto per il comportamento della vettura sullo stradale sconnesso del circuito. Ciò può portare a far pensare come la RB15 per questo appuntamento avesse un assetto forse fin troppo rigido, fattore che ne ha pregiudicato la messa in mostra delle migliori qualità della vettura e abbia inciso anche in maniera importante sul consumo gomme.

Spostandoci ai fatti avvenuti in corsa, però, come dicevamo precedentemente, Hamilton non è stato autore di uno scatto particolarmente brillante, ma è stato molto bravo a difendersi nelle zone chiave della pista, posizionandosi all’interno per andare a coprire gli attacchi di Sebastian Vettel. Una volta messa al sicuro la seconda posizione, il 5 volte campione del mondo si è riportato rapidamente sulla coda del leader della corsa Charles Leclerc, mentre Max Vertappen continuava a tener saldo il suo quarto posto dagli attacchi di Valtteri Bottas. Le posizioni si sono quindi cristallizzate, con il focus che si è spostato sul conservare le gomme e il carburante. Tutti si sono adattati essenzialmente al ritmo imposto dal leader: un passo talmente alto che lo stesso Hamilton si è lamentato apertamente via radio, comunicando al team di non poter andare più lento di così. Il rischio naturalmente era quello di portare fuori temperatura gli pneumatici, sia anteriori che posteriori. Essendo, infatti, una pista su cui è fondamentale preservare le gomme al posteriore, l’assale anteriore finisce spesso per essere messo in difficoltà da temperature di esercizio fuori dalla finestra ideale di utilizzo.

La corsa dell’inglese inizia a farsi interessante verso il giro 16, ovvero quanto Leclerc dà il primo strattone al cronometro per abbassare i tempi. Charles prende immediatamente qualche metro sul rivale della Mercedes, privandolo quindi anche dell’opportunità di utilizzare il DRS, il quale sarebbe sicuramente tornando utile. Già durante il 18° giro, però, Lewis riesce a rifarsi nuovamente sotto, complice anche un crollo dei tempi da parte di Leclerc, riportandosi nuovamente sotto il secondo, un distacco utile per attivare l’ala posteriore mobile. Ma è nel 19° giro che cambia la corsa del campione inglese. Dato che da un paio di giri a quella parte si era aperta la finestra per il pit stop su Romain Grosjean, indubbiamente la squadra tedesca avrebbe potuto provare un approccio più aggressivo, fermando Lewis per tentare un undercut su Leclerc. Sarebbe stato un approccio indubbiamente combattivo, utile non solo per tentare un undercut sul Ferrarista numero 16, ma allo stesso tempo atto anche a proteggersi anche da un possibile sorpasso di Vettel, il quale, come abbiamo visto, avrebbe dovuto fermarsi a sua volta per evitare la minaccia Hulkenberg/Verstappen.

In Mercedes hanno invece scelto un approccio più conservativo, decidendo di non sfruttare la finestra e rimanere in pista. Una strategia che in realtà in parte avrebbe potuto anche rispecchiare quella che ipoteticamente avrebbe dovuto essere la loro tattica iniziale, dato che al via della corsa, entrambi i piloti della casa della “Stella d’Argento” avevano a disposizione solamente un nuovo set di gomme hard, mentre quello di medie era usato. Non rientrando ai box, la Mercedes si è quindi esposta con Hamilton ad un possibile tentativo di undercut proprio da parte di chi gli stava alle spalle, Sebastian Vettel. Nel giro successivo, il 20°, conscio del fatto che i suoi tentativi nel superare Leclerc erano andati a vuoto fino a quel momento, Hamilton via radio suggerisce una strategia alternativa: “Let’s undercut him”, sono state le parole del campione inglese via radio. Peccato che in quel momento fosse ormai già troppo tardi, perché naturalmente in Ferrari avrebbero dovuto richiamare Charles proprio per evitare un undercut da parte di Lewis, cedendogli la track position. Dal muretto box, quindi, dicono ad Hamilton di seguire una strategia già usata diverse volte negli ultimi appuntamenti: “Box, opposite to Leclerc”. Se il monegasco della Rossa fosse rimasto in pista, allora Hamilton si sarebbe fermato ai box, se invece il numero 16 fosse rientrato, avremmo assistito alla situazione contraria.

Leclerc torna quindi ai box, mentre il pilota di Stevenage segue le indicazioni dei box e rimane in pista. Liberatosi del precedente leader della corsa, i tempi di Lewis scendono immediatamente, tanto che al rilevamento del primo settore, paradossalmente si sarebbe addirittura difendere dal tentativo di undercut. Proseguendo con il giro, è chiaro che Hamilton avesse ancora molto da dare sia in termini di gomma che di tempi, arrivando ad una situazione a fine tornata in cui ci sarebbe effettivamente stata una chance di proteggersi da Leclerc (complice l’outlap non particolarmente veloce del monegasco) grazie ad un pit stop che doveva però essere assolutamente perfetto: insomma, seppur ci fosse una possibilità, il rischio di trovarsi dietro entrambe le Ferrari era ormai molto alto. Al contempo, infatti, era chiaro che in quel momento era già stata persa la posizione su Vettel, rinunciando così alle chance di vittoria. A quel punto l’unica soluzione a cui potevano auspicare in Mercedes era quella di andare il più lungo possibile e sperare nell’entrata di una Safety Car, che avrebbe quindi ridotto i tempi del pit stop lasciando spazio per tornare in pista nuovamente davanti a tutti. La casa della “Stella d’Argento” ci ha effettivamente provato, rimanendo a lungo in pista: per far ciò, però, ha dovuto sacrificare la corsa di Valtteri Bottas, il quale per questioni di strategia si era dovuto fermare per primo, rompendo quindi quella sorta di accordo che prevede che il pilota davanti abbia la priorità. Ben consci di questa situazione, il muretto ha infatti chiesto al finlandese di alzare il proprio ritmo, in modo da lasciare al compagno di squadra una pit window utile per tornargli davanti, rispettando quindi anche il regolamento interno. Valtteri ha assecondato le richieste del team, rallentando il ritmo quel tanto utile da far sì che nel momento della sosta, Hamilton gli tornasse davanti, ripristinando la situazione che si era creata prima delle soste. Inutile dire che, comunque, la strategia pensata per il 5 volte campione del mondo non ha funzionato e che al contempo ciò gli ha fatto perdere la posizione anche su Max Verstappen, facendo scivolare fuori dal podio. Nel resto della corsa l’inglese ha provato più volte a spingere per sorpassare il pilota della Red Bull, senza però i risultati sperati. È arrivato così un quarto ed un quinto posto per la scuderia tedesca, due posizioni che sanno però di rimpianto, perché soprattutto con Hamilton si sarebbe potuto osare di strategia per puntare al successo finale. A dimostrazione di quanto in realtà la Mercedes avesse probabilmente un passo per poter lottare davvero per la vittoria è anche il giro veloce fatto segnare da Valtteri Bottas negli ultimi giri, inarrivabile, persino per Vettel: tempo che è stato battuto solamente da Kevin Magnussen, il quale però si trovava su gomma soft nuova.

Non è stato un weekend semplice neanche in casa Red Bull, ben al di sotto delle aspettative stesse del team che si vedeva in lotta per la vittoria. Già dalle qualifiche del sabato era chiaro che la squadra anglo-austriaca non avesse tutti i mezzi necessari per puntare concretamente alla vittoria, nonostante sulla carta questo avrebbe dovuto essere un circuito che ben si adattava alle caratteristiche della RB15. Per quanto riguarda Max Verstappen, nelle prime fasi di gara il pilota olandese si è dovuto accodare dietro a Sebastian Vettel, mantenendo le posizioni. Come dicevamo, nel corso del 4° giro, dai box gli è arrivata addirittura la comunicazione di non rimanere così vicino a chi lo precedeva, al fine di gestire al meglio gli pneumatici. La svolta della sua corsa arriva dal 16° giro in poi, quando i piloti di testa hanno iniziato a spingere ed abbassare i tempi. Se in un primo momento Max è riuscito a mantenere il passo di chi lo precedeva, con il passare delle tornate stava diventando evidente come l’olandese stesse andando in crisi di gomme e come gli mancasse assolutamente grip al posteriore, come confermato via radio sia dal pilota che dall’ingegnere, il quale, per porre rimedio alla mancanza di temperatura nelle coperture, gli aveva consigliato di spostare il bilanciamento della frenata proprio verso l’assale posteriore. Ciò purtroppo non è bastato, è già nel corso del 18° giro l’olandese ha ravvisato un calo di performance importante, staccandosi in maniera netta da Sebastian Vettel. Nella tornata successiva, come per il tedesco della Ferrari, arriva però la svolta. Complice il sorpasso di Nico Hulkenberg su Romain Grosjean, a quel punto la priorità non era più rimanere in pista ed allungare lo stint, bensì tornare ai box per difendere la posizione proprio dal pilota della Renault. In Red Bull se ne sono accorti e hanno guardato con attenzione i parziali del tedesco, giungendo alla conclusione di dover richiamare il proprio alfiere di punta per coprirsi da un possibile undercut. È importante quindi sottolineare che il pit stop non è arrivato tanto per attaccare Vettel davanti a sé, piuttosto e soprattutto per difendersi da chi aveva le spalle. Il danno era però ormai fatto, perché all’uscita della pitlane Max si è ritrovato proprio dietro Hulkenberg, vedendosi quindi costretto a perdere tempo nella prima parte della pista per superare Nico, nonostante avesse l’ausilio del DRS. Riuscito il sorpasso grazie all’ausilio anche dell’ala mobile, l’olandese ha potuto subito riprendere la sua rincorsa, ma il focus in quel momento si era spostato tutto su quanto accadeva davanti per vedere chi si sarebbe fermato.

Leclerc ha così deciso di tornare ai box, mentre Hamilton è rimasto fuori. A dimostrazione di quanto Mercedes avesse il passo per puntare al successo in un condizioni normali, vi basti pensare che per rientrare nella finestra del pit stop dell’inglese, Verstappen ci ha impiegato ben 5 giri, riuscendo ad ottenere tale opportunità solo nel corso del 24° giro. Grazie a questo espediente e alla scelta della Mercedes di rimanere in pista, Max ha potuto portare a termine l’undercut, conquistando una preziosissima terza posizione, che ha poi dovuto difendere proprio dagli attacchi di Hamilton per tutta la seconda parte della corsa.

Né per il team di Stoccarda né quello di Milton Keynes si è trattato un fine settimana particolarmente positivo, con il solo podio di Verstappen a limitare i danni. Attenzione però a non sottovalutarli per i prossimi appuntamenti, perché c’è da sottolineare come quello di Singapore sia anche un tracciato abbastanza atipico, dove anche la Mercedes dei record ha dimostrato di soffrire in passato, per poi riprendersi alla grande.

La battaglia a centro gruppo: un gioco di strategia

Come abbiamo visto, nelle zone più nobili della classifica la vittoria si è giocata molto sulle strategie e sull’evoluzione della corsa. Questa situazione è stata addirittura ancor più evidente a centro gruppo, dove il passo lento tenuto nei primi giri dai leader della gara ha permesso a chi stava dietro di inventare qualcosa di diversi in termini di tattiche.

Indubbiamente Renault e McLaren si ponevano come le favorite per il titolo di “best of the rest”. A Woking si aspettavano un weekend complicato, perché così come la Ferrari, anche la MCL34 sulla carta non avrebbe dovuto adattarsi al meglio alle caratteristiche della pista di Marina Bay, sia per le numerose curve lente, sia per l’asfalto particolarmente sconnesso. Invece, a sorpresa, la vettura del team inglese ha saputo esprimersi al meglio, precedendo tutti i rivali della midfield in qualifica. In casa Renault, seppur i risultati del sabato siano stati essenzialmente positive, si è dovuto ricostruire tutto qualche ora dopo la conclusione della Q3: a causa di un picco di potenza oltre il limite nel corso della Q1, la FIA aveva infatti deciso di escludere Daniel Ricciardo dalle qualifiche, con la conseguente partenza dalla pit lane. Nel corso del primo giro la situazione si è ulteriormente complicata, quando un tentativo di sorpasso forse fin troppo ottimista di Nico Hulkenberg su Carlos Sainz ha spedito entrambi i piloti in fondo allo schieramento, con due forature da sistemare ai box. Ciò però gli ha permesso di montare un nuovo set di hard e, complice il lento passo dei piloti davanti, chiudere il gap ed arrivare in coda il gruppo non è stata un’impresa particolarmente ardua, soprattutto per il tedesco della Renault, il quale era anche quello ad avere riportato i minor danni sulla vettura.

Andando avanti con il Gran Premio, consci della situazione, anche altri piloti hanno seguito questa strategia anticipando la sosta, come Daniil Kvyat e Sergio Perez. Ciò ha portato ad un effetto a cascata, con anche Kimi Raikkonen e Kevin Magnussen che si sono visti costretti a fermarsi prima proprio per non perdere la posizione. Inizia il valzer dei pit stop e Hulkenberg riesce a risalire posizioni, fino a quando non incontra l’ostacolo Romain Grosjean. Come dicevamo in precedenza, ci vorranno alcuni giri al tedesco per sorpassare il rivale della Haas, ma quando ciò avviene, la corsa per chi sta davanti viene completamente stravolta. A causa della gomma più vecchia di 20 giri, i piloti più veloci con pneumatici nuovi sono riusciti a sbarazzarsi rapidamente di Nico, però ciò non toglie che quanto la situazione si è stabilizzata, il pilota tedesco si era ritrovato esattamente dove aveva lasciato, ovvero davanti a Lando Norris. Hulkenberg è stato bravo a difendere la posizione a lungo nonostante la discrepanza in termini di vita degli pneumatici rispetto al pilota inglese, fino al momento dell’entrata della prima safety car, nella quale la Renault ha deciso di richiamare ai box il proprio alfiere per montare un nuovo set di gomme medie per arrivare fino alla fine. Una scelta che ha pagato perché complice il ritiro di Sergio Perez, l’errore di Lance Stroll e il calo delle gomme dei piloti che lo precedevano, Nico è riuscito a riportarsi nuovamente in zona punti, nonostante un problema al cambio abbia complicato la sua corsa sul finale. Considerando dove era finito nel corso del primo giro, riuscire a recuperare così tante posizioni su una pista del genere è senza dubbio un risultato di cui rimanere soddisfatti, anche se naturalmente rimane il rammarico per una giornata che avrebbe potuto finire diversamente. Lo stesso si può dire anche per Daniel Ricciardo, il quale dopo una bella rimonta nella prima parte di gara e l’uso intelligente della strategia, ha però vanificato tutto per via di un contatto con Antonio Giovinazzi, forando una delle sue gomme. Ciò lo ha rispedito indietro in classifica, rovinando quanto di buono fatto fino a quel momento. Da segnalare il bel duello a fine gara con Grosjean, Sainz e Stroll. Spostandoci in casa McLaren, il settimo posto di Lando Norris, bravo a stare lontano dai guai e a difendersi dagli attacchi di Pierre Gasly nell’ultima fase di gara, è sicuramente positivo. Non è andata altrettanto bene al compagno di squadra, vittima dell’incidente nel corso del primo giro, il quale però è riuscito a recuperare concludendo a pochissimi secondi dalla zona punti.

Chi può essere soddisfatto della propria giornata è indubbiamente Pierre Gasly. Il francese era stato l’unico alla partenza a prendersi il rischio di partire su gomma hard, quella che si è poi rivelata essere la mescola decisiva del Gran Premio. Grazie a questo espediente, nel valzer dei pit stop il pilota della Toro Rosso era riuscito a portarsi addirittura in seconda posizione, prima che ovviamente la differenza in termini di prestazione della vettura e di gomme facesse inesorabilmente calare di posizione il francese. C’è da fare però un plauso al muretto, perché una volta capito come si stava evolvendo la corsa, sono riusciti a richiamare anticipatamente ai box il proprio pilota per fargli effettuare un undercut su quello che era precedentemente il leader della corsa, Antonio Giovinazzi. In questo modo Pierre è riuscito a guadagnare virtualmente una posizione, prima di mettersi alla rincorsa dei rivali su gomma media. Sfruttando i problemi accusati dai rivali, il francese è riuscito a riportarsi rapidamente in zona punti, finendo sulla coda di Lando Norris. C’è però da sottolineare come la sua corsa abbia avuto anche momenti di tensione, in quanto subito dopo la rottura del motore sulla monoposto di Sergio Perez, sulla visiera di Gasly era finito dell’olio, il quale gli rendeva complicato vedere la pista, e su un tracciato cittadino questo è un enorme problema. Fortunatamente la safety car intervenuta poco dopo gli ha dato modo di provare a pulirla. Nell’ultima parte di corsa Pierre ha tentato più volte l’attacco alla settima posizione di Norris, senza però riuscire nell’intento. In ogni caso, l’ottavo posto è un risultato importantissimo e che dà fiducia.

Giornata in chiaro scuro in casa Alfa Romeo e Haas. Nelle prime fasi di corsa, sia Kimi Raikkonen che Kevin Magnussen sono riusciti a sfruttare la situazione per anticipare la sosta e sbarazzarsi rapidamente del tempo perso per il pit stop. Ad entrambi i team vanno fatti i complimenti, perché hanno saputo scegliere il momento migliore per tornare ai box, evitando tentativi di undercut da parte di altri piloti, ma al contempo estendendo il più possibile il primo stint. Ciò ha permesso sia al finlandese che al danese di trovarsi in ottime posizioni dopo il valzer del pit stop, entrambi in zona punti: situazione mantenuta fino a dopo la seconda Safety Car, perché è proprio in quel momento che la loro corsa assume contorni completamente diversi. Per quanto riguarda Raikkonen, il calo di gomma rispetto ad altri piloti che si erano da poco fermati e avevano montato pneumatici più performanti si è fatto sentire in maniera evidente, tanto da perdere numerose posizioni nel giro di pochissime tornate. Per Magnussen, invece, a rallentare la sua gara ci ha pensato un sacchetto di plastica rimasto incastrato nell’ala anteriore, il quale ha compromesso in maniera importante il bilanciamento della monoposto, fino a fargli alzare il ritmo di ben quattro secondi. Ciò naturalmente gli ha fatto perdere numerose posizioni prima che il team capisse di cosa si potesse trattare: il pilota continuava a riportare un anteriore che non faceva il proprio dovere, mentre ai box dai dati non sembrava esserci nessun danno strutturale, quindi comprendere il motivo di tale mancanza di passo non era semplice. Il tutto si è chiarito quando Magnussen è tornato ai box per montare un nuovo set di gomme soft e tentare l’assalto al giro veloce: a rallentare il danese era stato proprio un sacchetto di plastica. Un vero peccato, perché Kevin avrebbe potuto concludere a punti una gara che lo avrebbe visto meritare un posto nella top ten. Punti che invece sono arrivati per Antonio Giovinazzi, autore di un weekend estremamente positivo, in cui, grazie al valzer del pit stop, ha provato anche la sensazione di essere in testa ad un Gran Premio per qualche tornata. Antonio ha svolto un ottimo lavoro gestendo la corsa e le gomme, ma dal box avrebbe dovuto essere un pochino più reattivi e richiamare anticipatamente il proprio pilota una volta subito il sorpasso da Sebastian Vettel. Da quel momento in poi il pilota italiano ha perso moltissimi secondi, lasciando l’opportunità anche a Gasly di effettuare un undercut. Per darvi un’idea di quanto abbia perso Antonio, basta guardare i tempi: nel giro in cui il pilota della Toro Rosso si è fermato per la sua sosta, Giovinazzi aveva circa 2 secondi di vantaggio proprio su Pierre. Dopo la sosta del pilota italiano, invece, avvenuta 3 giri dopo, Antonio si ritrovava con ben 19 secondi di svantaggio dal francese. Un’eternità, che ha dato anche l’opportunità a Hulkenberg e Kvyat di effettuare la propria sosta sotto Safety Car e finirgli davanti. In tutto ciò, oltretutto, va sottolineato come prima della sosta, Giovinazzi abbia perso tempo a causa di un contatto con Daniel Ricciardo in curva 7, il quale ha finito per danneggiare la sospensione anteriore. Nonostante ciò, grazie alle sventure degli altri piloti e qualche bel sorpasso, Antonio è riuscito a risalire fino al 10° posto, conquistando un preziosissimo punto che, però, sa anche di rammarico.

 

https://twitter.com/KevinMagnussen/status/1176476119186518016

Rammarico che è il sentito principale anche in casa Racing Point, perché le opportunità per fare bene c’erano e la squadra le aveva costruire in modo eccelso durante l’evoluzione della corsa. Grazie alla strategia alternativa, Sergio Perez si era portato addirittura in zona punti, mentre con Lance Stroll il team era stato bravo a trovare il momento giusto in cui effettuare la sosta per portarlo a ridotto proprio della top ten, nonostante partisse 16° in griglia di partenza. Un contatto con il muretto del canadese (con conseguente foratura) e la rottura del motopropulsore sulla vettura del messicano hanno però mandato letteralmente in fumo quanto di buon creato fino a quel momento. Peccato, perché l’opportunità di concludere la corsa a punti con almeno una monoposto non era utopia, ma era anzi una chance concreta.

Il prossimo appuntamento

Durante questo fine settimana il Circus della Formula 1 si sposterà a Sochi per un altro back-to-back, il Gran Premio di Russia. Un circuito dalle caratteristiche in parte diverse da quello su cui abbiamo lasciato la Ferrari vittoria e sarà interessante capire quanto gli aggiornamenti abbiano effettivamente fatto fare quel salto di qualità. Sarà un weekend importante anche per la Mercedes, che dovrà dare una risposta in pista alle opportunità sprecate negli ultimi Gran Premi, dove suppur disponesse della passo per centrare la vittoria, non è mai riuscita a salire sul gradino più alto del podio. Quello di Sochi è una pista molto gentile sulle gomme, quindi potremmo anche assistere a strategie particolari, soprattutto per i piloti a metà schieramento o in caso di Safety Car.

F1 | GP di Singapore: l’analisi della gara
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