F1 | E’ la solita grande attesa: la Ferrari si gioca moltissimo, Vettel si gioca tutto

Sebastian è chiamato ad una grande stagione dopo le delusioni e gli errori del 2018

F1 | E’ la solita grande attesa: la Ferrari si gioca moltissimo, Vettel si gioca tutto

Voltare pagina,  ambiente armonioso, nuovo entusiasmo, adesso bisogna vincere. Nella sfilza dei proclami invernali della Ferrari, un evergreen ormai, non manca più nessuno solo non si vedono i due liocorni. Quando inizia un nuovo mondiale l’enfasi e la retorica intorno alla Rossa crescono a dismisura, fino a risultare quasi nauseanti tanto sono stucchevoli.

Troppe volte questo entusiasmo è stato restituito agli appassionati sotto forma di delusione un tanto al chilo, coraggioso chi riesce ancora ad emozionarsi. Va però detto, per non essere oltremodo rompiballe, che è giusto coltivare un minimo di fondato ottimismo per le sorti del Cavallino. La SF90 è nata piuttosto bene, sembra – almeno ai nastri di partenza – la vettura più performante del lotto, poi chi vivrà (e soprattutto chi svilupperà) vedrà, ma intanto per unanime convinzione quella rosso(nera) dovrebbe essere la monoposto da battere in terra australe.

Ne è certamente consapevole Sebastian Vettel, nominato ufficialmente capitano della ciurma di Maranello dall’ammiraglio Binotto, team principal prodigo di parole dolci per la sua “prima guida” e pronto a scommettere su una grande stagione del quattro volte campione del mondo tedesco.

Perché, in fondo, il nodo è proprio questo. Se la Ferrari si gioca moltissimo, dopo l’ennesimo ribaltone interno e la cura Binotto, e soprattutto dopo essersi avvicinata in quanto a efficienza complessiva a quei diavoli della Mercedes, ancora di più si gioca Sebastian Vettel. La Ferrari dopotutto è un mito che sopravvive anche alle sconfitte, Vettel è un campione strapagato che dovrà farsi perdonare una stagione orribile.

L’ormai ex “tedeschino” della F1, a quasi trentadue primavere e con un nugolo di giovanotti affamati pronti a prendersi le luci della ribalta (siamo in pieno ricambio generazionale), nel 2019 si gioca tutto: vittorie, titoli, credibilità, carriera, posizione in seno alla Ferrari. Still I Rise. E’ il motto tatuato di Lewis Hamilton, ma a rialzarsi stavolta deve essere Seba, pugile suonato che come in un film di Rocky dovrà sudare le proverbiali sette camicie per il grande e anelato riscatto. Per farci leggere una di quelle storie di sport che solo i campioni sono in grado scrivere, il quinto anno a Maranello è l’appuntamento campale.

Un Vettel campione con la Ferrari rappresenterebbe la chiusura perfetta di un cerchio, il compimento di un percorso, l’affermazione di un talento e di una classe tanto genuini quanto messi troppe volte in discussione da chi si associa al coro del “vinceva solo con il missile sotto”. La vittoria iridata e una stagione da protagonista assoluto, implacabile e cannibale, cancellerrebbero l’idea di fragilità mista a testacodabilità che genera sfiducia e scetticismo. “Non è all’altezza di Hamilton” una critica, per alcuni un timore, diventato quasi un assioma, un precipitato logico e postulato – anche se sottinteso e sussurrato – dal quale ormai parte ogni analisi. L’Hamilton iradiddio e flagello che tutto divora, e questo Seba racchiuso a guscio nei suoi malumori e nelle sue carenze.

Non può andare sempre così. Il Vettel ammirato nei test fa ben sperare. Ringalluzzito, convincente, di nuovo spaccone quanto basta, soprattutto sorridente. Sensazioni ed emozioni che vanno sciorinate in pista quando conta, per non trasformare l’ennesima grande attesa del mondiale ferrarista nella classica delusione di una notte di mezza estate. Tocca a voi, ma soprattutto tocca a te Seba, finalizzatore e delantero in rosso che dovrà “strappare” il tatuaggio al rivale Hamilton e farlo proprio. Will you still rise, Seb?

Antonino Rendina


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