F1 GP Canada | Russell sicuro: “Posso battere chiunque”
"Io sono il principale avversario di me stesso", ha detto l'inglese
Il Circus della Formula 1 approda in Canada per la quinta tappa di un mondiale 2026 che, finora, ha regalato gerarchie chiare e una competizione tecnica serrata. Sul circuito cittadino intitolato a Gilles Villeneuve, l’attenzione è tutta rivolta a George Russell. Il pilota inglese, trionfatore dell’edizione 2025, torna in un luogo a lui caro con la necessità di cancellare il difficile weekend di Miami e di testare con mano il primo vero pacchetto di aggiornamenti della Mercedes W17.
La stagione, finora, è stata caratterizzata da un calendario frammentato, rendendo difficile per i piloti trovare la giusta continuità prestazionale. L’atmosfera di Montréal sembra dare nuova linfa al britannico, che ha iniziato la sua conferenza stampa commentando le recenti incursioni dei suoi colleghi, come Max Verstappen, nel mondo delle corse di durata.
“È un’esperienza che sicuramente vorrò fare in futuro. Vedere quello che ha fatto Max nello scorso weekend è stato davvero stimolante; seguo da tempo competizioni come quella del Nürburgring o di Bathurst e so quanto sappiano essere spietate. Al momento la mia situazione è diversa dalla sua, poiché sono totalmente immerso nella lotta per il mondiale, mentre lui può godersi il lusso di dedicarsi a ciò che lo diverte di più, ottenendo tra l’altro ottimi risultati”.
La lezione di Miami: tornare alle basi della guida
Per Russell, la tappa di Miami è stata un vero e proprio “blip”, un errore di percorso figlio di un’eccessiva attenzione verso i nuovi sistemi di gestione energetica delle power unit 2026, a scapito dei fondamentali dell’assetto meccanico. George ha spiegato con estrema lucidità come il team abbia analizzato gli errori commessi, trasformando una sconfitta in un’opportunità di crescita per il resto della stagione.
“Spesso ci concentriamo così tanto sulla gestione dell’energia che finiamo per trascurare aspetti basilari come il comportamento degli pneumatici o il set-up meccanico. A Miami abbiamo commesso l’errore di dare priorità a fattori secondari, dimenticando le fondamenta della guida, e questo è stato un monito prezioso. Per quanto sia stato un weekend doloroso, era necessario per farci capire dove stavamo sbagliando e credo che i benefici si vedranno nel resto dell’anno”.
Aggiornamenti e correlazione: la Mercedes cerca risposte
Il piatto forte del weekend per il team di Brackley è senza dubbio il debutto delle nuove componenti aerodinamiche. Dopo aver osservato i balzi in avanti compiuti da McLaren e Ferrari nelle ultime settimane, la Mercedes è chiamata a rispondere. Russell non si nasconde: i dati della galleria del vento promettono bene, ma la verità emergerà solo quando le ruote toccheranno l’asfalto canadese, in un weekend che si preannuncia fresco e variabile.

“La mia speranza è che questo pacchetto di novità si dimostri efficace tanto quanto quelli portati da McLaren e Ferrari in Florida. Loro hanno fatto un progresso evidente; i nostri dati in fabbrica sono incoraggianti, ma sappiamo bene che la correlazione con la pista non è mai scontata. Non ci sono prove scientifiche che suggeriscano una mancanza di competitività, ma finché non scenderemo in pista resterà sempre qualche punto interrogativo da sciogliere”.
Oltre all’aerodinamica, il pilota inglese ha affrontato il tema dei nuovi limiti di ricarica in qualifica (6MJ), una specifica tecnica che su una pista come Montréal, con i suoi lunghi rettilinei, potrebbe fare la differenza nella gestione del giro secco.
“Non credo che la limitazione della ricarica a 6MJ in qualifica cambierà molto le cose, anzi, penso sia la mossa corretta. Dalle simulazioni non emerge una perdita di velocità nei tratti finali dei rettilinei e non dovremmo assistere a strani fenomeni di lift and coast durante il giro lanciato. La direzione intrapresa è quella giusta e qui a Montréal tutto dovrebbe risultare più lineare”.
Lotta al vertice e psicologia: la gestione del campionato
Con venti punti di distacco dalla vetta della classifica, occupata dal nostro Kimi Antonelli, Russell occupa attualmente una posizione che non lo spaventa. La sua analisi della situazione iridata è matura e priva di allarmismi, supportata da una solida fiducia nei propri mezzi e da un’esperienza passata nelle categorie propedeutiche che gli ha insegnato a non giudicare il finale di un libro dai primi capitoli.
“Affronto questo weekend come una gara qualunque, il pensiero del campionato non mi assilla minimamente. Conosco il mio valore e la velocità che posso esprimere; Miami è stato un passaggio a vuoto, esattamente come accadde l’anno scorso prima di venire qui e vincere. Devo solo restare focalizzato sul mio metodo di lavoro, come ho fatto in Australia e in Cina, gestendo ciò che dipende da me. Non c’è motivo di farsi prendere dal panico: abbiamo disputato solo quattro Gran Premi e ne restano almeno diciotto. Se ripenso alla mia stagione in Formula 2, dopo quattro round ero sesto con trentacinque punti di ritardo, eppure sappiamo come è finita. A questo punto dell’anno la classifica conta poco”.
Il tallone d’Achille: le partenze e il software
Uno dei problemi cronici della Mercedes in questo avvio di 2026 riguarda la procedura di partenza. Russell ha ammesso che lo stacco della frizione e la gestione dei primi metri rappresentano il punto debole della scuderia, un’area dove il margine di miglioramento è ancora ampio ma difficile da colmare in tempi brevi a causa della natura stessa dello sport.
“Le partenze rappresentano un punto su cui stiamo lavorando intensamente perché sono il nostro tallone d’Achille. Sappiamo che ottenere grandi miglioramenti nel breve periodo è complesso, ma stiamo spingendo al massimo per trovare soluzioni immediate e altre a medio termine. Il problema è che non abbiamo molte occasioni per fare pratica: il simulatore non è adatto a riprodurre fedelmente lo stacco della frizione e in molti weekend di gara non è nemmeno permesso fare prove di partenza nelle libere. Continueremo a dare il massimo per correggere questo aspetto”.
La convivenza con Kimi Antonelli e la filosofia del pilota
Infine, il britannico ha dedicato parole di stima al suo giovane compagno di squadra, Kimi Antonelli. Il duello interno alla Mercedes è uno dei temi caldi del 2026, con il giovane talento italiano che sta dimostrando di poter competere ai massimi livelli. Russell, lungi dal sentirsi minacciato, vede nel confronto con i migliori l’unica strada verso l’eccellenza.

“Kimi è stato incredibilmente veloce fin dal primo giorno dello scorso anno. La differenza principale è che nella passata stagione eravamo nel bel mezzo di una lotta serrata con molti team e ogni sessione era una battaglia per superare il taglio. Se sbagliavi la partenza, non avevi il passo per recuperare le posizioni perse. Lui sta guidando a un livello altissimo, ma non è una sorpresa per me: avevo già intravisto questo suo talento l’anno scorso e posso confermare che è un pilota eccezionale”.
Questa apertura mentale si riflette anche nella sua visione della competizione globale e del concetto di successo individuale, che George vive come una sfida continua contro i propri limiti piuttosto che come un confronto diretto con i rivali: “In tutta onestà, considero me stesso come il mio principale avversario. È la mentalità che ho adottato da quando sono arrivato in Formula 1 sette anni fa”.
“So perfettamente che se riesco a mettere insieme tutti i tasselli del puzzle, posso battere chiunque. È successo quando correvo accanto a Lewis e accade ora con Kimi. Non mi preoccupo di cercare un vantaggio specifico sugli altri; mi concentro su come estrarre il 100% da me stesso, dal set-up e dalle gomme. Se raggiungo questo obiettivo, so di poter vincere”.
Chiudendo la sua analisi, Russell ha riflettuto sulla difficoltà di misurare i progressi in uno sport dove le variabili cambiano ogni dodici mesi, sottolineando l’importanza della resilienza mentale e dell’adattabilità: “La particolarità della Formula 1 è che ogni stagione azzera quanto visto in precedenza. Un tennista gioca sempre nello stesso ambiente, con la stessa racchetta e le stesse palline, rendendo più facile misurare i progressi”.
“Noi ogni anno cambiamo gomme, motori e telai, e le condizioni meteo di Montréal oggi non sono quelle di un anno fa. Per un pilota la vera sfida è l’adattabilità: ciò che un anno è un punto di forza, quello successivo può diventare una debolezza, quindi bisogna sapersi regolare costantemente su ciò che la pista ti mette davanti”.
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