Pato O’Ward: “La Formula 1 è uno spettacolo artificiale”

"Sembra un'esibizione costruita a tavolino, è più simile a Mario Kart", ha detto il pilota McLaren

Pato O’Ward: “La Formula 1 è uno spettacolo artificiale”

In questo lunedì 20 aprile 2026, mentre i vertici della Formula 1 sono riuniti per votare modifiche cruciali a un regolamento tecnico che sta faticando a trovare la sua identità, si susseguono le voci critiche verso questa nuova concezione del Circus. Patricio “Pato” O’Ward, pilota della McLaren in IndyCar e collaudatore per il team di Woking in F1, ha espresso un giudizio severo sulla direzione intrapresa dal mondiale. Le sue parole arrivano in un momento di estrema tensione politica, con i piloti che chiedono a gran voce un ritorno alla “purezza” della guida e la Federazione che tenta di correggere i difetti di una tecnologia ibrida giudicata troppo invasiva.

Il pilota messicano, che ha avuto modo di testare le vetture di varie generazioni durante le sessioni di prove libere e i test post-stagionali, non ha nascosto il suo disappunto per le dinamiche introdotte dal nuovo pacchetto tecnico. Sebbene il debutto di questa nuova era sia avvenuto solo pochi mesi fa, il coro dei critici si sta allargando, coinvolgendo non solo chi lotta per il titolo, ma anche chi osserva il Circus dall’esterno della griglia di partenza.

La perdita del fascino tecnico: il confronto con il passato

Secondo O’Ward, il problema principale risiede nella natura stessa delle monoposto attuali. La necessità di bilanciare la potenza elettrica e quella endotermica in un rapporto 50-50 ha generato vetture che, a suo dire, hanno perso l’anima. Se in precedenza la Formula 1 rappresentava l’apice della sfida meccanica e fisica, oggi il messicano percepisce una deriva che privilegia la gestione di algoritmi e sistemi di recupero energia a scapito del piacere di guida puro.

Le dichiarazioni rilasciate a Fox Deportes non lasciano spazio a interpretazioni: “La realtà è che ogni stagione il panorama muta radicalmente, ma credo sinceramente che la direzione intrapresa dalla serie rappresenti uno sbaglio. Se analizzate da vicino, queste vetture hanno assunto una natura artificiale. Il mio interesse verso la Formula 1 non è mai stato alimentato dalla ricerca della popolarità o del guadagno economico; ciò che mi spingeva era l’eccezionalità di quelle monoposto, il cui piacere di guida era qualcosa di indescrivibile”.

Questa riflessione tocca un punto dolente del regolamento 2026: l’eccessiva dipendenza dalla componente elettrica che obbliga i piloti a manovre di clipping forzato. Come già evidenziato dai problemi emersi a Melbourne e Suzuka, le vetture si trovano spesso in debito di energia nei tratti veloci, costringendo chi guida a sollevare il piede per ricaricare le batterie, trasformando la competizione in una scacchiera di gestione energetica piuttosto che in una gara di velocità pura.

“Non è Mario Kart”: la critica ai sorpassi indotti

Uno degli aspetti che più ha irritato il mondo del motorsport nelle ultime settimane è la facilità con cui avvengono alcuni scambi di posizione, spesso dovuti esclusivamente alla differenza di carica elettrica tra due monoposto. L’incidente tra Oliver Bearman e Franco Colapinto in Giappone è stato il segnale d’allarme definitivo. In quell’occasione, una differenza di velocità di 50 km/h in un punto critico del tracciato ha quasi portato a conseguenze tragiche. O’Ward ha utilizzato un paragone videoludico (e non è l’unico) per sottolineare quanto questa dinamica sia lontana dalla sua idea di automobilismo.

“Non si può pensare di risolvere tutto schiacciando un interruttore per recuperare del tempo in modo fittizio. Questa non è una partita a Mario Kart, stiamo parlando di competizioni reali e, in tutta onestà, non nutro la minima aspirazione a trovarmi in un contesto del genere”.

Il paragone ormai utilizzato da tutti con il celebre videogioco evidenzia la frustrazione di un pilota cresciuto con il mito della velocità e della lotta corpo a corpo senza aiuti esterni così pesanti. La critica di O’Ward si sposa con quanto espresso dalla GPDA, che proprio in queste ore sta spingendo affinché il voto dei Team Principal porti a una semplificazione dei profili di erogazione della potenza, rendendo i sorpassi nuovamente frutto di una staccata o di una traiettoria migliore.

Il rifugio in IndyCar e la ricerca della competizione pura

O’Ward guarda con orgoglio alla sua carriera negli Stati Uniti. Per il pilota McLaren, l’IndyCar rappresenta oggi l’ultimo baluardo di un automobilismo dove il pilota conta ancora più della gestione software della power unit: “Sostengo fermamente che l’IndyCar sia attualmente il campionato migliore per chiunque intenda definirsi un pilota nel senso più puro del termine. La Formula 1 si è trasformata in una sorta di esibizione costruita a tavolino e, detto sinceramente, non provo alcun desiderio di entrarne a far parte. Non esercita su di me alcun tipo di fascino”.

Questa presa di posizione è significativa perché arriva da un pilota che è a tutti gli effetti parte dell’organico McLaren. Mentre Andrea Stella blinda il team di Woking smentendo i contatti con la Ferrari e si prepara ad accogliere Gianpiero Lambiase, O’Ward sembra aver messo una pietra sopra le sue ambizioni nel mondiale di Formula 1, almeno finché il regolamento rimarrà questo.

La pausa forzata di aprile ha permesso a queste critiche di emergere con forza: il prodotto commerciale di Liberty Media sta perdendo la sua base sportiva più profonda, questo è un dato di fatto francamente incontrovertibile, e bisogna spingere affinché il prossimo regolamento possa nascere sotto una stella più racing.

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