Formula 1 | La ricetta di David Coulthard: “Via l’elettrico, corriamo con V8 e biocarburanti”

"Questo sport non è nato per salvare il pianeta, ma dall'ingegno di chi voleva costruire le macchine più veloci del mondo", ha aggiunto

Formula 1 | La ricetta di David Coulthard: “Via l’elettrico, corriamo con V8 e biocarburanti”

Il dibattito sulla direzione tecnica della Formula 1 non si ferma mai. Sebbene le attuali power unit rappresentino l’apice della tecnologia ibrida, il malcontento per la complessità dei sistemi di recupero energia continua a serpeggiare tra i tifosi e gli addetti ai lavori. In questo scenario, Mohammed Ben Sulayem, presidente della FIA, ha lanciato una proposta che sa di ritorno alle origini: riportare i motori V8 in griglia entro il 2030.

L’idea non è solo una suggestione romantica legata al rumore, ma risponde a critiche tecniche concrete emerse con l’attuale generazione di vetture. Il fenomeno del clipping, ovvero il taglio improvviso di potenza elettrica a fine rettilineo e la gestione ossessiva delle batterie hanno trasformato la guida in un esercizio di software oltre che di sensibilità. Ben Sulayem punta a semplificare radicalmente il pacchetto tecnico, riducendo l’impatto della parte elettrica a favore di un cuore termico più nobile e leggero.

La visione di Ben Sulayem per il 2030

Il numero uno della Federazione non ha usato mezzi termini nel delineare la sua strategia. La sua intenzione è quella di anticipare i tempi rispetto alla naturale scadenza dei cicli regolamentari, portando una ventata di aria fresca (e sonora) già alla fine di questo decennio. Secondo la visione della FIA, il motore a combustione deve tornare a essere il protagonista assoluto della propulsione, lasciando all’elettrico un ruolo marginale, quasi di supporto accessorio.

Il presidente della FIA, Mohammed Ben Sulayem – XPB Images

In merito a questa possibile rivoluzione, Mohammed Ben Sulayem ha espresso chiaramente la sua determinazione: “Sono convinto che questa transizione si realizzerà e il mio obiettivo personale è fissato per il 2030. Si tratterebbe di anticipare di una sola stagione la naturale evoluzione delle norme, ma sono certo che succederà. Vedremo un’elettrificazione ridotta ai minimi termini, poiché il fulcro della spinta dovrà tornare a essere il propulsore termico. Non assisteremo più a una suddivisione della potenza equilibrata come quella attuale, che si attesta su un rapporto di quasi 50 e 50 tra le due componenti; in futuro, la spinta elettrica sarà davvero trascurabile”.

Coulthard e la sfida della sostenibilità riciclabile

A sostenere questa spinta verso la semplificazione si è aggiunto David Coulthard. L’ex pilota di Williams, McLaren e Red Bull ha portato il dibattito su un piano ancora più radicale, suggerendo che la Formula 1 farebbe bene ad abbandonare del tutto l’elettrificazione e le pesanti batterie. La sua tesi si basa su un concetto di sostenibilità differente da quello della mobilità stradale: la totale riciclabilità dei materiali.

Secondo lo scozzese, un motore V8 alimentato esclusivamente da carburanti sintetici o biocarburanti a zero emissioni non solo preserverebbe l’anima dello sport, ma sarebbe paradossalmente più ecologico di un sistema ibrido a causa dei processi di smaltimento delle celle al litio.

Coulthard ha analizzato la questione con una prospettiva pragmatica e storica: “Vedo la situazione in questo modo: stiamo cercando di muoverci d’anticipo per gestire tutte le critiche che pioveranno addosso allo sport nei prossimi due anni. Esiste però un’opzione concreta che la Formula 1 potrebbe percorrere, ovvero l’utilizzo di motori aspirati alimentati da biocarburanti di nuova generazione, una tecnologia che abbiamo già a disposizione. Un sistema simile garantirebbe zero emissioni nell’atmosfera e renderebbe la vettura riciclabile al 100%”.

“Ogni singola componente metallica del motore potrebbe essere fusa e rigenerata all’infinito, cosa che oggi risulta impossibile a causa delle batterie che, una volta esaurite, pongono seri problemi di fine ciclo vita. Non dobbiamo dimenticare che la Formula 1 non è nata 76 anni fa con l’obiettivo filantropico di salvare il pianeta. È nata dall’ingegno di tecnici e progettisti che volevano costruire le macchine più veloci e potenti su un circuito, trovando poi piloti abbastanza folli da sedersi sopra un serbatoio di benzina protetti solo da un caschetto di cuoio”.

Il consenso del paddock e le perplessità dei costruttori

La proposta di un ritorno al “pane quotidiano” dei motori termici ha trovato altri amici. Will Buxton, voce storica del paddock, ha ammesso che, nonostante le frizioni politiche spesso avute con la presidenza FIA, questa specifica direzione tecnica trova il suo pieno appoggio, vedendola come l’unica via per restituire alla F1 il fascino perduto e soddisfare le richieste di chi le macchine le guida e di chi le guarda dalle tribune.

Will Buxton – XPB Images

Buxton ha commentato con entusiasmo questa prospettiva durante un recente intervento: “Non è un segreto che io non sia un grande sostenitore della gestione di Mohammed Ben Sulayem, ma in questo caso specifico sono totalmente d’accordo con la sua visione. Mi piace perché ci riporta verso ciò che i fan e i piloti chiedono a gran voce da tempo. Quest’anno abbiamo parlato a lungo delle norme tecniche, ma le abbiamo sempre percepite come un rimedio temporaneo in attesa della vera svolta prevista per il 2030 o 2031. Se la direzione è quella di tornare a utilizzare motori autentici, quelli che hanno segnato le carriere di piloti come David Coulthard, io non posso che dirmi assolutamente favorevole. Siamo finalmente sulla strada giusta”.

Il fronte però non è unanime. I grandi costruttori, Mercedes in testa, vedono nell’elettrificazione un ponte necessario per giustificare gli investimenti miliardari nel motorsport agli occhi dei propri consigli di amministrazione, sempre più orientati verso il mercato dell’elettrico stradale.

Toto Wolff, team principal della Mercedes, ha sollevato dubbi sulla fattibilità di un ritorno al passato che potrebbe apparire anacronistico agli occhi dell’industria globale: “Dobbiamo chiederci seriamente come rendere concreto questo progetto e come riuscire a fornire energia sufficiente attraverso le batterie per non perdere il contatto con l’evoluzione del mondo reale. Il rischio è che, decidendo di puntare esclusivamente sulla combustione interna, la Formula 1 possa apparire fuori dal tempo o addirittura ridicola nel 2030. Dobbiamo trovare un equilibrio, semplificare l’attuale tecnologia ma creare comunque un propulsore che sia eccezionale e al passo con i tempi, senza ignorare la direzione in cui si muove la società”.

La sfida per il 2030 è dunque lanciata. Da un lato il desiderio di purezza tecnica e sonora, supportato da una nuova idea di riciclabilità totale; dall’altro la necessità di rimanere un laboratorio tecnologico rilevante per l’industria automobilistica. La Formula 1 si trova davanti a un bivio: restare fedele alla propria natura di spettacolo estremo o continuare a essere lo specchio della mobilità urbana.

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