La Ferrari e il terzo posto Costruttori: perché illudersi e illudere?

Le montagne russe hanno contagiato anche i principali attori di Maranello, incautamente ottimisti prima del Bahrain

La Ferrari e il terzo posto Costruttori: perché illudersi e illudere?

Le montagne russe e rosse hanno contagiato gli uomini Ferrari al pari dei tifosi e degli addetti ai lavori. L’ottimo risultato della Turchia ha fatto da volano per un terzo posto in classifica Costruttori apparso improvvisamente  possibile, raggiungibile, quasi fosse lì alla portata.

Da Binotto a Leclerc, passando per Vettel, la Ferrari tutta s’è spesa in parole battagliere, in proclami di rivalsa, come se fosse finalmente – ma dove? – pronta a ribaltare la griglia, ad avere ragione di squadre “inferiori”, a mettere in riga i team che osano starle ancora davanti.

La suggestione di una Rossa nuovamente brillante, competitiva, capace di migliorare progressivamente e di inanellare risultati quantomeno discreti se paragonati ai tonfi di fine estate, ha di fatto ingannato un po’ tutti, finendo per creare un contrasto insostenibile tra la realtà dei fatti e le aspettative.

Perché sia successo e a cosa sia servito tutto ciò resterà un mistero eleusino, con una squadra che al giovedì parlava di lotta per il terzo posto Costruttori per poi accorgersi al primo assaggio di pista – il giorno seguente – di essere tremendamente in difficoltà. In pratica la Ferrari si è sentita in lotta per il podio iridato per pochi giorni, giusto il tempo di illudersi, illudere e deludere, se stessa e i tifosi.

Eppure è evidente che i miglioramenti dal punto di vista aerodinamico ci siano stati, ma non potevano bastare dinanzi alla completa inidoneità della power unit 2020. Un motore spompato, svuotato letteralmente di potenza da un accordo con la FIA che rimarrà ermetico e inaccessibile (quasi) a tutti. Una transazione che qualcuno ha brillantemente chiamato “squalifica mascherata”, che non deve essere un alibi, anzi al massimo è un’aggravante, ma che comunque spiega, eccome, la lentezza proverbiale di una vettura piantata sul dritto.

Ma se vai su una pista di motore, che poi raddoppia ed è ancora più di motore, certe dichiarazioni risultano ancora più incaute e controproducenti. Perché in tanti – e anche chi scrive – ben consci della difficoltà della SF1000 sul dritto, si aspettavano comunque una Ferrari in grado di giocarsela con le altre sul passo gara, nella gestione delle gomme, grazie ad un ritrovato bilanciamento e alla migliore efficienza complessiva.

E invece la gara calvario di Sakhir ci ha restituito di botto le sgradevoli sensazioni del Mugello, quel senso di impotenza, quella voglia matta di lasciarsi alle spalle questa stagione disastrosa e sperare nella nuova PU che – sempre a detta di Binotto – al banco starebbe dando risultati assai incoraggianti.

Ma la Ferrari, che tanto ha sbagliato in pista e che faticosamente tenta di risalire la china, non ha bisogno di fatui e poco convinti proclami, che mettono ancora più in risalto gli insuccessi. La Ferrari necessita di ragionati silenzi, e soprattutto di cavalli sotto al cofano.

Antonino Rendina


Leggi altri articoli in Focus F1

Lascia un commento

You must be logged in to post a comment Login

Articoli correlati