F1 | Verstappen e Hamilton, un gran duello con un epilogo imbarazzante: le vittorie non si regalano

Verstappen che fa passare Hamilton non è motorsport

F1 | Verstappen e Hamilton, un gran duello con un epilogo imbarazzante: le vittorie non si regalano

Eppure il duello alla pari tra Max Verstappen e Lewis Hamilton avrebbe meritato un miglior epilogo. Il GP del Bahrain è stato per certi versi entusiasmante, regalandoci una grande sfida; da un lato questa incredibile Red Bull magistralmente anelata dalla furia di Verstappen, e dall’altro lato del ring tutta la classe, il talento, l’esperienza e l’autoritas del Re della F1, quell’Hamilton che alla fine sa solo vincere.

Gli elementi per raccontare qualcosa di importante, di magico, di vero, c’erano tutti: dall’undercut di Sir Lewis alle risposte a suon di giri veloci di Max, dal primo posto preso di forza dall’iridato inglese alla rincorsa a perdifiato del campioncino olandese. Fino al momento topico, ad un sorpasso di forza, cercato, cattivo. Due piloti, due generazioni, due monoposto con filosofie concettuali diverse a confronto, la conferma della competitività dello sfidante contro le difficoltà dei dominatori indiscussi.

Non si tratta di voler vedere un cambio al vertice perché la battaglia di Sakhir è stata talmente bella che entrambi i contendenti meritano solo applausi. E infatti non è una critica a Hamilton o Verstappen, ma ciò che lascia alquanto perplessi è il modus operandi di una categoria che è diventata talmente contorta da farsi del male da sola, da trasformare lo spettacolo in barzelletta, lasciando l’amaro in bocca.

A rigor di logica, ma anche di cuore (da corsa), non è normale né giusto seguire una rimonta, restare incollati a vedere i tempi sul giro, emozionarsi per la furiosa rincorsa di un pilota sull’altro, vedere due fenomeni duellare ruota a ruota e poi assistere a qualcosa che va contro natura: Verstappen sorpassa la Mercedes di Hamilton e dopo poche curve si pianta, lasciandolo passare, perdendo ritmo (e forse slancio) e di fatto regalandogli la vittoria.

Ma avrà avuto un problema meccanico? Si chiede il più ingenuo degli spettatori, perché mai nessuno potrebbe pensare che volontariamente, dopo essersi fatto il mazzo tanto aver guidato come un’iradiddio nel deserto, Max – proprio lui, l’irruente, funambolico, sfrontato Max Versatappen – potesse mai far accomodare il rivale Hamilton e cedergli gentilmente il trionfo.

“Prego, faccio strada, me l’hanno detto dal muretto, perché hanno paura della penalità, perché sono andato largo, alla curva 4”. E la Red Bull timorata, solerte e quasi vigliacca che fa spostare il proprio pilota che roba è? Ma cosa abbiamo visto? A quel punto non sarebbe stato meglio tenere giù il piede e beccarsi nel caso cinque secondi di penalità sul tempo totale, che nulla avrebbero cambiato? No, la Red Bull ha segnato il più clamoroso degli autogol convinta che Verstappen avrebbe agevolmente risorpassato Lewis Hamilton. Sì, perché quello che ha vinto 96 GP in F1 lo sorpassi come se fosse un Latifi qualsiasi (con il massimo rispetto per il canadese).

La paura dei commissari di gara è stata più forte della voglia di vincere? Viene quasi da pensare questo e la F1, sempre poco chiara sui track limit, sulle condotte in pista, e sulle penalità, persa in un miscuglio regolamentare inflazionato e caotico, ne esce notevolmente male. Dopo un’ora e mezza di gara è inaudito e offensivo assistere ad un pilota che dopo aver realizzato nelle ultime tornate il sorpasso che vale il primo posto rallenta, accosta e lascia passare il rivale. E’ surreale. Ed è colpa dell’asfissia e dell’inflazione regolamentare. Non c’è da stupirsi poi se sul podio Verstappen era imbronciato e completamente spaesato, ha fatto qualcosa che va contro il Dna di qualsiasi pilota. Dovevi tirare dritto Max.

Antonino Rendina


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