Gran Premio di Germania: Anteprima e orari del weekend

Gran Premio di Germania: Anteprima e orari del weekend

La Formula 1 torna in Germania e torna, dopo due anni, sul circuito di Hockenheim, che ospita la gara teutonica negli anni pari, alternandosi col circuito del Nurburgring presente negli anni dispari.

Il circus arriva nella Foresta Nera dopo un Gran Premio di Gran Bretagna che ha visto trionfare Mark Webber con Hamilton e Rosberg sul secondo e terzo gradino del podio. Il poleman Vettel è stato subito messo fuorigioco da una foratura dopo la partenza che l’ha relegato in ultima posizione costringendolo poi ad una difficile rimonta. Le Ferrari? Disastro assoluto.

Il team di Maranello ha dato ancora una volta una prova di pressappochismo, mancanza di lucidità e arroganza. I fatti: dopo una brutta partenza Alonso nel tentativo di superare Kubica, con evidenti problemi, taglia internamente la chicane Vale e non restituisce la posizione; dopo dieci giri la direzione gara comunica la penalità del drive through. Qualche giorno dopo il settimanale inglese Autosport rivela che la direzione gara aveva comunicato per ben tre volte alla Ferrari di intimare ad Alonso di restituire la posizione a Kubica; avvertimenti del tutto ignorati. Risultato: Alonso fuori dai punti, Massa idem penalizzato da una foratura.

Ci si domanda, senza voglia di far polemica, cosa stesse pensando il muretto Ferrari: una delle poche regole chiarissime del circus è che se si sorpassa tagliando la chicane la posizione va restituita (subito), non importa se il sorpassato sia o meno in difficoltà.

Con metà stagione andata per la Ferrari la situazione è davvero grigia: ad oggi il Cavallino ha vinto appena una gara (la prima) e l’ha vinta più per i problemi tecnici di Vettel che non per meriti propri. In nessuna delle dieci gare fin qui disputate la Ferrari è parsa essere la vettura da battere ed al di là della schiacciante superiorità della Red Bull la sensazione è che con meno errori si sarebbero raccolti molti più punti come ha fatto la McLaren che senza mai avere la vettura da primo posto non ha mai perso la testa ed ha saputo sfruttare i problemi della Red Bull a proprio vantaggio, e la classifica lo dimostra.

Il Gran Premio di Gran Bretagna è stato anche dominato da un piccolo giallo: a pochi giorni dalle prove libere del venerdì, la HRT ha comunicato che Bruno Senna, nipote del compianto Ayrton, sarebbe stato sotituito dal giapponese Yamamoto, subito è partita la ridda di voci sul motivo della sostituzione e si sono fatte le più disparate ipotesi: da sponsor che non avevano pagato a malumori tra Senna e il team. Ad oggi ancora non si conosce la causa, ma la HRT ha fatto sapere che Senna prenderà regolarmente parte al prossimo Gran Premio di Germania e che Yamamoto sostituirà l’indiano Chandhok.

Un po’ di storia.

Il Gran Premio di Germania (le cui prime edizioni erano per vetture sport) si svolse per la prima volta nel 1926 sul velocissimo circuito berlinese dell’Avus e vide la vittoria di uno dei più grandi piloti di sempre, Rudolf Caracciola (Mercedes), che risulta ancora oggi essere il più vittorioso in questa gara, con ben 6 vittorie su 12 edizioni tra il ’26 e il ’39. Già nel ’27 il Gran Premio si trasferisce stabilmente sul lungo e maestoso circuito del Nurburgring e a vincere è Otto Mertz, pilota che nel 1914 era stato uno degli autisti del corteo imperiale durante l’attentato di Sarajevo che scatenò la Grande Guerra.

Macchine e piloti tedeschi dominano l’albo d’oro fino al secondo conflitto mondiale con alcune significative eccezioni, come il trionfo tutto francese di Chiron su Bugatti nel 1929, ma soprattutto la storica vittoria di Tazio Nuvolari nel 1935 ottenuta con una gloriosa (ma ormai vecchia di tre anni) Alfa P3 in pesante debito di cavalli rispetto all’imponente schieramento degli squadroni tedeschi che comprendeva ben cinque Mercedes e quattro Auto Union.

Dopo essersi portato, contro ogni previsione, in testa già a metà gara, Nuvolari dovette subire la rottura della pompa di rifornimento del carburante durante il suo pit stop, regalando agli avversari circa un minuto. Rientrato in sesta posizione, Nuvolari riuscì a risalire al secondo posto nelle tornate finali, mettendo pressione alla Mercedes di von Brauchitsch che guidava la corsa, e che dechappò un pneumatico proprio all’ultimo giro, mentre il mantovano sulla rossa Alfa Romeo tagliava il traguardo tra l’incredulità del pubblico di casa e delle autorità naziste, che subiranno un altro parziale dispiacere nel 1938, quando dal plotone delle dominanti Mercedes e Auto Union uscì trionfatore il giovane inglese Dick Seaman, unico straniero a correre per la Mercedes grazie a un permesso speciale di Hitler. Anche stavolta è una disavventura di von Brauchitsch a favorire la vittoria di un pilota straniero, dato che l’iracondo nobile tedesco (soprannominato “Pechvogel”, cioè “uccello della sfortuna”) con la sua Mercedes è vittima di un incendio al pit stop (per fortuna incruento come quello di Verstappen nel 1994).

Nel secondo dopoguerra la Germania, ormai divisa in due parti dalle potenze vincitrici del conflitto, torna ad ospitare gare internazionali sul mitico ‘Ring nel 1950, quando Ascari su Ferrari vince una competizione tra vetture di F2. Finalmente, nel 1951, anche il GP di Germania entra a far parte del Mondiale di F1 ed è ancora la Ferrari a dominare, dapprima con altre due vittorie consecutive di Ascari e poi con Farina. Poi è Fangio a piazzare una tripletta su tre vetture differenti tra il 1954 e il 1957 (nel 1955 la gara saltò in seguito alla tragedia di Le Mans) ed è proprio nel 1957 che l’asso argentino ottiene quella che, anche a suo dire, è la più bella e più grande delle sue tante vittorie: attardato ai box per il rifornimento e il cambio gomme alla sua Maserati, Fangio rientra in pista con un pesantissimo distacco dalle due Ferrari di Hawthorn e Collins e non dà, volutamente, l’impressione di tentare di riprendere i ferraristi, a cui dopo due giri il boix segnala di rallentare, dato che Fangio è distaccato di quasi un minuto.

In quel momento Fangio comincia a tirare come un dannato, approfittando del fatto che i due avversari per oltre 22 chilometri (un giro del ‘Ring) non forzeranno (altro che comunicazioni-radio..!). Per dare un’idea di quanto Fangio vada forte, basta pensare che egli fa il giro più veloce in corsa con 8 secondi in meno del suo tempo in prova che gli era valso la pole! Al penultimo giro acciuffa i due ferrarista e va a trionfare per la ventiquattresima e ultima volta della sua carriera in F1, vittoria che gli consegna virtualmente anche il quinto titolo mondiale.

L’anno successivo si impone Brooks su Vanwall mentre il suo inseguitore, Collins su Ferrari, rimane ucciso nel vano tentativo di attaccare l’agile vettura inglese. Brooks vince anche nel 1959, stavolta su Ferrari, quando il Gran Premio ritorna “una tantum” sul velocissimo circuito dell’Avus per solidarietà con la delicata situazione internazionale di Berlino, infatti una parte del’antica pista è esclusa dal tracciato del GP perché rimasta in territorio di occupazione sovietica. Dopo il 1950, anche nel 1960 la gara viene riservata solo alle F2, mentre la F1 ritorna sul ‘Ring dall’anno successivo.

Negli anni ’60 uno dei grandi interpreti di questo circuito è John Surtees, che coglie due vittorie consecutive con la Ferrari, mentre nel ’65 il grande Jim Clark ottiene qui la sesta vittoria su sei GP stagionali disputati, festeggiando così il suo secondo titolo mondiale con un anticipo di tre mesi sulla fine del campionato.

Tra la fine del decennio e l’inizio degli anni ’70 Stewart e Ickx sono i rivali che si giocano il titolo di “Ringmeister” (maestro del Ring), riconoscimento che va a chi vince tre volte un GP su questo circuito: è lo scozzese a prevalere con tre successi (due invece per Ickx) ed entra nel mito la sua vittoria del 1968, quando in un Gran Premio flagellato da pioggia, nebbia e vento riesce a vincere la gara con il mostruoso vantaggio di oltre quattro minuti sul secondo arrivato, Graham Hill (vincitore nel 1962). Stewart vincerà per la terza volta nel 1973 e rimarrà la sua ultima vittoria da pilota (27 in totale, record che durerà fino all’epoca di Prost), ma il destino ha poi voluto che lo scozzese, ritornato a fine anni ’90 in F1 come Costruttore, ottenga la sua unica vittoria in tale veste proprio sul Nurburgring (ma sul nuovo circuito ridotto) nella rocambolesca edizione 1999 grazie a Herbert.

Nel 1970 il contraccolpo per la tragica morte di Courage a Zandvoort porta a spostare il GP di Germania per la prima volta ad Hockenheim (vittoria di Rindt dopo un gran duello con Ickx) perché i piloti cominciano a considerare il ‘Ring poco sicuro: è un segnale della campagna per la sicurezza lanciata in quegli anni da Stewart. Nel 1974 Regazzoni compie il capolavoro della sua carriera dominando il Gran Premio di Germania dall’inizio alla fine e infliggendo pesanti distacchi ai suoi avversari proprio nel momento in cui la pista viene bagnata da improvvisi scrosci di pioggia: Clay sembra non accorgersene e arriva al traguardo con quasi un minuto di vantaggio.

Nel 1976 il famigerato incidente di Lauda con la sua Ferrari cambia per sempre il volto non solo dell’austriaco, segnato dalle ustioni, ma dell’intera F1: le sempre maggiori esigenze di sicurezza in uno sport che sta progressivamente diventando popolarissimo grazie alla TV, impongono la dolorosa ma ormai irrinunciabile “morte” del ‘Ring come sede del Gran Premio di Germania, che dal 1977 si sposta stabilmente ad Hockenheim ed è proprio Lauda a vincere, esattamente un anno dopo aver sfiorato la morte.

Nonostante i maggiori standard di sicurezza del circuito, nel 1980 ad Hockenheim muore Depailler durante una seduta di prove, e nel 1982 il ferrarista Pironi vede troncata la sua carriera e la corsa al titolo mondiale in un gravissimo incidente in qualifica dove rischia l’amputazione delle gambe. Nel 1985 il GP di Germania torna eccezionalmente al Nurburgring, ma nella nuova versione che è quella che conosciamo oggi e a vincere, come nel 1935, è di nuovo un italiano su una vettura rossa col cavallino sul cofano: Alboreto, esattamente 50 anni dopo Nuvolari (che correva con una rossa Alfa col cavallino della Scuderia Ferrari) trionfa e fa sognare gli italiani consolidando la sua leadership nel mondiale. Ma i dominatori degli anni ’80 sono due brasiliani: Piquet, primo nel 1981, 1986 e 1997, e Ayrton Senna che piazza una perentoria tripletta dal 1988 al 1990, mentre Mansell e Prost vincono due volte ciascuno.

Anche l’austriaco Berger vanta due trionfi (potevano essere tre senza il ritiro all’ultimo giro del 1996), davvero significativi: nel 1994 porta la Ferrari alla vittoria dopo un digiuno che per le Rosse durava dal 1990, e nel 1997 al suo ultimo anno di carriera e dopo aver sofferto l’inattesa morte del padre e uno stop di tre gare per un’operazione al naso, Gerhard va ottenere perentoriamente la sua decima e ultima vittoria in F1, che sarà anche l’ultima per la Benetton, prima che la scuderia venga rilevata dalla Renault.

Da ricordare l’edizione del 1999: Mika Salo viene chiamato a sostituire l’infortunato Schumacher sulla Ferrari, e il finlandese si trova davanti l’occasione della vita trovandosi a condurre il GP di Germania, ma il compagno Irvine è in lotta per il mondiale, e così Mika deve cedere la vittoria a Eddie. Salo non avrà più altre occasioni di vittoria nella sua carriera.

Nel 2000 è ancora una Ferrari a vincere, quella di Barrichello, al suo primo successo in F1, in una gara ricordata per l’invasione di pista di un ex-dipendente della Mercedes che protesta per il suo licenziamento. Il 2001 (vittoria di Ralf Schumacher sulla potente Williams BMW) è l’ultimo anno in cui si corre sul circuito di Hockenheim in versione originale, caratterizzato dai lunghissimi rettilinei attraverso i boschi, che permettevano velocità di punta elevatissime.

Dal 2002 il tracciato è stato amputato dei lunghi tratti nel bosco, e del vecchio circuito resta solo la zona detta del Motodrome, raccordata da un nuovo tratto veloce curvilineo. E’ Michael Schumacher su Ferrari a vincere la prima edizione sulla nuova pista, dopo che il tedesco aveva già ottenuto la vittoria sul vecchio tracciato nel 1995 con la Benetton. Michael vincerà anche nel 2004 e nel 2006, risultando il secondo pilota più vittorioso in questo Gran Premio dopo il suo connazionale Caracciola. Nel 2007 la gara non si disputò per disaccordi tra i due maggiori enti automobilistici tedeschi, e tornò in calendario nel 2008 (vittoria di Hamilton), mentre lo scorso anno venne disputata al Nurburgring: primo Webber su Red Bull.

Il Gran Premio di Germania è anche la gara di casa di ben sei piloti del circus: Vettel, Schumacher, Hulkenberg, Glock, Sutil e Rosberg. Gli unici tra loro che possono coltivare speranze di successo sono i due alfieri della Mercedes Rosberg e Schumacher e il pilota della Red Bull Vettel gasatissimo e sicuramente voglioso di riscattarsi dopo la terribile domenica inglese.

Ultimo treno per la Ferrari, solo una convincente prestazione e una gara perfetta da parte di muretto e piloti potranno rimettere, forse, in corsa il Cavallino per i titoli. I tifosi sono molto delusi, di certo non si aspettavano un’annata così, il 2010 doveva essere l’anno del riscatto dopo un 2009 giustamente definito da più parti annus horribilis e invece sembra di stare assistendo allo stesso film. Montezemolo e Domenicali hanno promesso una pronta reazione, i tifosi aspettano…

Domenico Della Valle – Francesco Ferrandino

INFO
Lunghezza del circuito: 4,574 km
Giri da percorrere: 67
Distanza totale: 306,458 km
Numero di curve: 16 – 9 destra, 7 sinistra
Mescole Bridgestone: supersoffici/dure

RECORD
Giro prova: 1:13.306 – M Schumacher – Ferrari – 2004
Giro gara: 1:13.780 – K Raikkonen – McLaren Mercedes – 2004
Distanza: 1h23:54.848 – M Schumacher – Ferrari – 2004
Vittorie pilota: 4 – M Schumacher
Vittorie team: 19 – Ferrari
Pole pilota: 4 – J Clark, J Ickx
Pole team: 18 – Ferrari
Km in testa pilota: 1.391 – J Fangio
Km in testa team: 6.289 – Ferrari
Migliori giri pilota: 4 – M Schumacher
Migliori giri team: 16 – Ferrari
Podi pilota: 7 – M Schumacher
Podi team: 47 – Ferrari
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Albo d’oro
1926 R Caracciola – Mercedes
1927 O Merz – Mercedes
1928 Caracciola Werner – Mercedes
1929 L Chiron – Bugatti
1931 R Caracciola – Mercedes
1932 R Caracciola – Alfa Romeo
1934 H Stuck – Auto Union
1935 T Nuvolari – Alfa Romeo
1936 B Rosemeyer – Auto Union
1937 R Caracciola – Mercedes
1938 R Seaman – Mercedes
1939 R Caracciola – Mercedes
1950 A Ascari – Ferrari
01. 1951 A Ascari – Ferrari
02. 1952 A Ascari – Ferrari
03. 1953 N Farina – Ferrari
04. 1954 J Fangio – Mercedes
05. 1956 J Fangio – Ferrari
06. 1957 J Fangio – Maserati
07. 1958 T Brooks – Vanwall
08. 1959 T Brooks – Ferrari
1960 J Bonnier – Porsche
09. 1961 S Moss – Lotus Climax
10. 1962 G Hill – BRM
11. 1963 J Surtees – Ferrari
12. 1964 J Surtees – Ferrari
13. 1965 J Clark – Lotus Climax
14. 1966 J Brabham – Brabham Repco
15. 1967 D Hulme – Brabham Repco
16. 1968 J Stewart – Matra Ford
17. 1969 J Ickx – Brabham Ford
18. 1970 J Rindt – Lotus Ford
19. 1971 J Stewart – Tyrrell Ford
20. 1972 J Ickx – Ferrari
21. 1973 J Stewart – Tyrrell Ford
22. 1974 C Regazzoni – Ferrari
23. 1975 C Reutemann – Brabham Ford
24. 1976 J Hunt – McLaren Ford
25. 1977 N Lauda – Ferrari
26. 1978 M Andretti – Lotus Ford
27. 1979 A Jones – Williams Ford
28. 1980 J Lafitte – Ligier Ford
29. 1981 N Piquet – Brabham Ford
30. 1982 P Tambay – Ferrari
31. 1983 R Arnoux – Ferrari
32. 1984 A Prost – McLaren TAG
33. 1985 M Alboreto – Ferrari
34. 1986 N Piquet – Williams Honda
35. 1987 N Piquet – Williams Honda
36. 1988 A Senna – McLaren Honda
37. 1989 A Senna – McLaren Honda
38. 1990 A Senna – McLaren Honda
39. 1991 N Mansell – Williams Renault
40. 1992 N Mansell – Williams Renault
41. 1993 A Prost – Williams Renault
42. 1994 G Berger – Ferrari
43. 1995 M Schumacher – Benetton Renault
44. 1996 D Hill – Williams Renault
45. 1997 G Berger – Benetton Renault
46. 1998 M Hakkinen – McLaren Mercedes
47. 1999 E Irvine – Ferrari
48. 2000 R Barrichello – Ferrari
49. 2001 R Schumacher – Williams BMW
50. 2002 M Schumacher – Ferrari
51. 2003 J Montoya – Williams BMW
52. 2004 M Schumacher – Ferrari
53. 2005 F Alonso – Renault
54. 2006 M Schumacher – Ferrari
55. 2008 L Hamilton – McLaren Mercedes
56. 2009 M Webber – Red Bull Renault
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Orari del Gran Premio di Germania

Venerdì 23 Luglio
10:00-11:30 Prove Libere 1
14:00-15:30 Prove Libere 2

Sabato 24 Luglio
11:00-12:00 Prove Libere 3
14:00-15:00 Qualifiche – Diretta Rai Due

Domenica 25 Luglio
14:00 Gara – Diretta Rai Uno

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4 commenti
  1. Motore Asincrono Trifase

    18 luglio 2010 at 14:21

    “Il team di Maranello ha dato ancora una volta una prova di pressappochismo, mancanza di lucidità e arroganza. I fatti…
    Ci si domanda, senza voglia di far polemica, cosa stesse pensando il muretto Ferrari: una delle poche regole chiarissime del circus è che se si sorpassa tagliando la chicane la posizione va restituita (subito), non importa se il sorpassato sia o meno in difficoltà.”

    Pensavo che tutti i giornalisti italiani patteggiassero per la ferrari.Eppure c’e’ ne e’ uno che non grida al complottoquando perde e bravura quando vince

  2. sfuback

    18 luglio 2010 at 18:43

    Complimenti ai redattori per l’ottimo lavoro svolto per l’articolo e per essere tra i pochi ad avere giustamente acostato l’aggettivi ”arrogante” alla Ferrari

  3. Daniele

    19 luglio 2010 at 10:22

    Aspetta 5 minuti che lo leggono, vedrai diranno che è stato scritto da un inglese… -.-

  4. altair

    19 luglio 2010 at 13:08

    @Motore Asincrono Trifase

    “parteggiassero” di patteggiamenti sono più pratici in McLaren.

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