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F1 | GP Francia, Leclerc-Verstappen: una sfida conclusa troppo presto

L'errore del monegasco arriva in una fase cruciale della stagione, ma fa parte di un bagaglio di crescita continua

F1 | GP Francia, Leclerc-Verstappen: una sfida conclusa troppo presto

Il Gran Premio di Francia si è concluso con un’altra vittoria targata Max Verstappen, la settima nel corso di questo campionato. Un successo importante in termini di classifica, perché consente all’olandese di allungare di ulteriori venticinque punti su Charles Leclerc, costretto al ritiro in seguito a un errore nella prima metà di gara. Un altro zero, ma questa volta ancor più complicato da digerire, perché a tradire la Rossa non è stato un problema alla vettura o un errore di strategia, ma il pilota, lo stesso che fino all’appuntamento del Paul Ricard si era dimostrato solido e affidabile dal punto di vista della guida, un riferimento per il team.

Si tratta di un errore giunto all’improvviso, quando nessuno se lo aspettava, in quella che probabilmente è la fase delicata della stagione. In attesa dell’ultima tappa in Ungheria, presentarsi alla sosta estiva con un distacco contenuto avrebbe rappresentato un segnale incoraggiante: indubbiamente la sfida sarebbe rimasta estremamente ardua, ma gli avversari di casa Red Bull avrebbero vissuto una pausa con qualche certezza in meno. Certo, il Gran Premio dell’Hungaroring potrebbe avere ancora molto da raccontare, ma i sessantatré punti di vantaggio a disposizione di Verstappen concedono una certa tranquillità che, altrimenti, la squadra anglo-austriaca non si sarebbe potuta permettere. Errore che, comunque, non deve abbattere, perché per quanto si tratti di uno zero pesante, dalla gara francese sono giunte comunque indicazioni positive, a partire dal livello di competitività della monoposto, ancora una volta in grado lottare ad armi pari con la RB18. Altrettanto convincenti sono stati i riscontri raccolti in tema aggiornamenti, con le novità che sembrano aver funzionato come previsto.

Così come in altri appuntamenti, Leclerc era stato in grado di conservare alla prima curva la leadership della corsa conquistata al sabato. Un trend indubbiamente positivo, che dimostra come il monegasco sia riuscito a trovare un buon equilibrio con il sistema di partenza della Rossa, al contrario di Carlos Sainz e dei piloti Alfa, per cui aggiornamenti in tal senso sono in dirittura d’arrivo.

Riuscire a mantenere la testa della gara era un elemento fondamentale, perché dava la possibilità di dettare il passo, controllare il ritmo di gara, come e dove spingere, dove e come gestire. In parte perché riuscire a sopravanzare Verstappen con quello svantaggio in rettilineo non sarebbe stato semplice, una situazione che si era già proposta lo scorso anno nel duello Red Bull-Mercedes, dall’altra perché dava l’opportunità di mettere il campione del mondo in carica sotto pressione nella gestione degli pneumatici. Più i giri passavano, più l’olandese andava in difficoltà con le gomme, perché rimanere in scia così a lungo, su un tracciato come quello francese dove le anteriori sono particolarmente sollecitate, ha i suoi lati negativi. L’impossibilità di completare il sorpasso, dovuta principalmente alla velocità in uscita da curva sei della Rossa e dal fatto che rimanendo così incollati fosse complicato scaricare la potenza a terra sul retrotreno in un tratto che richiede appoggio, aveva iniziato a mettere in crisi il pilota del team anglo-austriaco ed è proprio in queste fasi che la gara aveva preso una svolta interessante.

Mentre Verstappen iniziava a scivolare lentamente a circa due secondi di distacco dalla vetta, Leclerc era stato in grado di mantenere un ritmo costante, riuscendo comunque a effettuare un po’ di lift and coast per rispondere all’avversario. Un piccolo distacco che aveva spinto gli strateghi Red Bull a un cambio di strategia, perché era divenuto ormai chiaro non solo che il sorpasso sarebbe stato fin troppo difficile da mettere in atto, ma anche che prolungando quella fase con coperture surriscaldate, si sarebbe data la chance a Leclerc di giocare secondo le sue regole.

Il tentativo di undercut, per quanto fatto sulla hard, sembrava l’unica mossa ragionevole da fare in quel momento, con Red Bull che non si era fatta attendere richiamando il suo alfiere ai box piuttosto “presto” rispetto a quelle che sembravano le strategie di gara suggerite. Indubbiamente l’essere rimasto in scia così a lungo aveva influito negativamente sulla corsa dell’olandese, ma la mescola media, osservando altri piloti, sembrava dare garanzie sia sul piano prestazionale che della durata, tanto che gli stessi uomini del Cavallino avevano optato per un approccio differente, decidendo di lasciare in pista Leclerc. Gli strateghi della Ferrari erano senza dubbio consapevoli che quella scelta li avrebbe costretti a perdere la leadership virtuale, ma allo stesso tempo avrebbe dato modo di creare un offset importante in vista del secondo stint. La tattica scelta, quindi, non era quella di rispondere colpo su colpo, quanto piuttosto ragionare su sé stessi, come spiegato anche da Inaki Rueda: “Charles ha fatto un lavoro eccellente nel mantenere Verstappen alle spalle nel primo stint e ciò aveva spinto Verstappen a rientrare veramente presto. Avevamo pensato che questo avrebbe potuto essere uno scenario e Charles era pronto a ignorare Verstappen, pensando solo a ottimizzare la nostra strategia di gara. Purtroppo Charles non ha finito la corsa, ma siamo piuttosto sicuri che proseguendo per altri cinque o sei giri, avrebbe avuto il passo per attaccare Verstappen e vincere la corsa”, ha raccontato il responsabile delle strategie di casa Ferrari.

Un ragionamento sensato, specie perché, come lasciato intendere dallo stesso Rueda, si trattava di uno degli scenari ipotizzati durante il debrief. Ma Leclerc sarebbe stato davvero in grado di riprendere e sopravanzare Verstappen? Purtroppo rimarrà una domanda senza risposta, ma si possono comunque effettuare alcune considerazioni. Nel primo stint si era potuto osservare come la F1-75 numero 16 fosse in grado di imporsi soprattutto in uscita di curva 6, una zona di trazione in cui conta molto saper scaricare la potenza a terra prima di lanciarsi sul Mistral. Nel momento in cui sarebbe stato Leclerc quello a dover tentare il sorpasso, sarebbe stato proprio il monegasco a soffrire gli effetti negativi della scia, patendo quella mancanza di carico che avrebbe limitato l’efficacia della vettura. Lo si è poi visto anche con Sainz, il quale, nonostante il vantaggio di mescola, aveva riscontrato ben più di qualche difficoltà nel portare a termine la manovra, dovendosi inventare un bellissimo sorpasso nell’ultimo settore.

Indubbiamente la differenza in termini di tornate completate sulla nuova gonna avrebbe potuto giovare, ma portare a termine il sorpasso, specie con quel deficit di velocità di punta, seppur compensato dal DRS, si sarebbe rivelato comunque macchinoso. Inoltre, vi è da considerare che Leclerc nella prima fase dello stint avrebbe dovuto tentare di spingere per recuperare il gap accumulato prima della sosta, con il rischio che quei giri completati in scia potessero poi annullare il vantaggio in termini di vita del set. Uno scenario che ricorda vagamente quello dell’anno passato, per cui, nel caso il Ferrarista non fosse stato in grado di completare il sorpasso, si sarebbe potuto ipotizzare anche un cambio di strategia in corsa, passando da una tattica a una a due soste. Dal canto suo, Red Bull sarebbe stata sostanzialmente obbligata a rimanere in pista, perché l’unica opzione a loro disposizione sarebbe stata quella di montare una hard nuova, una soluzione poco valida in un duello diretto contro la Rossa, del canto suo poteva contare ancora su un treno di medie salvato il sabato. Una strategia che, tuttavia, probabilmente non avrebbe dato i suoi frutti, in parte perché il degrado non sembrava così accentuato come inizialmente previsto, in parte perché l’allungamento della pit lane aveva reso un pit stop aggiuntivo ancor più svantaggioso, aggiungendo circa cinque secondi a velocità ridotta rispetto al 2021. Insomma, Leclerc avrebbe dovuto tentare e trovare il sorpasso in pista per vincere la corsa e, per quanto non si trattasse di un ipotesi particolarmente remota, allo stesso tempo non sarebbe stata neanche così immediata.

Un duello che, complice il testacoda di Leclerc, non è andato in scena, privandoci di quello che avrebbe potuto essere senza dubbio un bello spettacolo. Si è trattato di un testacoda inaspettato, perché da inizio stagione il monegasco era sembrato proprio l’elemento più solido di quel castello di carte che, gara dopo gara, ha iniziato a sgretolarsi, ed è forse quello l’aspetto più “doloroso” e difficile da accettare della vicenda. Uno sbaglio giunto per la voglia di spingere in una fase delicata della corsa, arrivando in curva con qualche chilometro orario in più di velocità rispetto al giro precedente, tanto che aveva appena ottenuto dei mini-settori record. Pochi chilometri orari che, però, hanno cambiato completamente lo scenario e ciò lo si vede anche dalla camera esterna, con la gomma posteriore sinistra che inizia a scivolare con grande anticipo, fino a cedere completamente una volta andata sullo sporco nella via di fuga. Errori che capitano nel corso della stagione, che fanno parte di un bagaglio di crescita, per quanto arduo da digerire e accettare.

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