Formula 1 | Hartley racconta la stagione con Toro Rosso: “Ho dovuto guardarmi le spalle per quasi tutto l’anno”

"Ho saputo del mancato rinnovo solo dopo il Gran Premio di Abu Dhabi", ha rivelato il neozelandese

Formula 1 | Hartley racconta la stagione con Toro Rosso: “Ho dovuto guardarmi le spalle per quasi tutto l’anno”

In una lunga intervista rilasciata alle colone di ‘The Player’s Tribune’, Brendon Hartley ha raccontato alcuni retroscena legati alla sua esperienza in Toro Rosso Honda, sottolineando come la Red Bull abbia provato a rimuoverlo da quel sedile già dopo il Gran Premio di Monaco (l’idea era quella di sostituirlo con Lando Norris.ndr).

Secondo quanto riportato dal pilota neozelandese, infatti, la Toro Rosso non ha fatto nulla per evitare la crescente pressione sulle spalle dell’ex talento della Porsche, aspetto che ha portato quest’ultimo a modificare il proprio atteggiamento nei confronti del team e del compagno di scuderia, Pierre Gasly. Una situazione delicata, vissuta con la forte influenza della stampa, che si è risolta con la comunicazione del mancato rinnovo subito dopo l’ultimo appuntamento di Abu Dhabi.

Ecco le parole di Brendon Hartley: “Ho dovuto guardarmi le spalle per l’intera stagione. Ogni pilota è costretto a fare i conti con la pressione, soprattutto in Formula 1, e ognuno di noi ha il proprio modo per gestirla, ma non mi sono mai trovato nella situazione di essere sempre sotto la lente di un microscopio. E’ una cosa con cui non mi sono mai confrontato. A un certo punto sembrava che qualunque cosa facessi in macchina veniva trascritta e commentata. Questo mi ha portato a indurire il mio approccio, visto che ho cominciato a pensare esclusivamente a me stesso e al mio lavoro”.

Sulla comunicazione del mancato rinnovo da parte della Toro Rosso ha aggiunto: “Non avevo idea di cosa sarebbe successo. La politica in Formula 1 spesso può diventare… imbarazzante. Tutti camminano sulle uova e non c’è sempre chiarezza. Personalmente a Yas Marina ho fatto tutto ciò che potevo, ovvero il mio lavoro. In qualifica sono arrivato davanti al mio compagno di squadra e in gara ho chiuso col dodicesimo posto. Un’ora dopo la bandiera a scacchi sono stato convocato dai vertici del team e subito dopo non ero più un pilota di Formula 1”.

Sul tono dell’incontro ha rivelato: “Non c’è molto da aggiungere, dato che era chiaro già da Monaco come qualcosa si stesse muovendo. Quello che pensavo non aveva alcuna importanza”.

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