Ferrari: tuoni e fulmini dopo Barcellona

Ferrari: tuoni e fulmini dopo Barcellona

Il tracciato del Montmelò, tra quelli del Mondiale, è quello che meglio può indicare i valori delle forze in campo nel Campionato di F1.

Pista che non mente mai
Non a caso, i (pochi) test invernali prendono parte anche su questa pista. Il suo mix di curve veloci, medie e lente mette a dura prova la meccanica e l’aerodinamica delle monoposto, e premia la bontà delle vetture più riuscite.

Anche questo tracciato è passato sotto il lifting: vie di fuga asfaltate, mentre il T3 è stato martoriato con la prima delle due curve di percorrenza ridotta ad una brusca frenata, e la prima delle due curve finali trasformata in un’inutile chicane. Nonostante questo, per fortuna, il tracciato è rimasto tecnico e, anche quest’anno, ha confermato ancora una volta la gerarchia nelle prestazioni delle F1 di questa stagione.

Terremoto Rosso
La conferma della bontà di Red Bull e Mclaren (contro ogni pronostico invernale) e il grave passo indietro mostrato dalla Ferrari, hanno oggi portato al primo scossone del 2011. Aldo Costa, come sapete, è stato rimosso dall’incarico di Direttore Tecnico della Ferrari, sostituito dall’ex Mclaren Pat Fry.

A fronte di estremizzazioni sempre più ‘estreme’ (e scusate il gioco di parole) da parte di Red Bull e Mclaren, Costa ha probabilmente pagato il fatto di aver spesso indirizzato lo sviluppo delle monoposto di Maranello seguendo una logica ‘conservativa’, fedele (forse fin troppo) ai regolamenti. Anche se, alla presentazione della F150°, si era parlato di vettura ‘estrema’. Noi avevamo notato le tutto sommato poche differenze con la F10 Gli inglesi, invece, da questo punto di vista cercano sempre di trovare il colpo di genio che, aggirando il regolamento scovandone le lacune, può fornire un vantaggio in termini di prestazioni. Scarichi soffiati, F-duct, Ali flessibili, sono alcune delle ultime invenzioni viste sulle vetture di Hamilton e Vettel nel 2010 e 2011. Senza considerare gli scarichi frontali Renault.

Essere conservativi non paga
E questo è ormai un dato di fatto. Con la standardizzazione meccanica, l’unico modo per portarsi avanti è innovare, provare qualcosa di nuovo, avere l’idea geniale, anche se border-line.

Essere conservativi pagava (e molto), quando la libertà motoristica, di zavorre e quant’altro permetteva ad ogni squadra di avere e seguire una propria filosofia. Ferrari in questo è stata maestra, nel periodo d’oro. A partire dal 2001, con la F-2001 e fino al 2007, abbiamo assistito ad una lunga evoluzione delle vetture del Cavallino. Tutte vincenti tranne la F2005, pesce fuor d’acqua ‘grazie’ al regolamento temporaneo di quella stagione, che prevedeva un solo set di gomme in gara.

Ora, in una F1 standardizzata, è il tocco di magia che regala decimi. Chiedere a Ross Brawn e al doppio diffusore. Oppure all’F-duct Mclaren, agli scarichi soffiati e all’ala flessibile Red Bull. Agli scarichi anteriori Renault, orfani però di Kubica. E la Ferrari, in tutto questo? Non pervenuta.

Prendiamo l’esempio Mclaren. Alla presentazione tutti hanno strabuzzato gli occhi di fronte a fiancate così innovative. I test invernali sono stati un disastro (quasi 1/3 dei Km della Ferrari), e già si parlava di annata gettata al vento per il rischio di cercare il colpo gobbo. E invece? Hamilton ha all’attivo una vittoria e domenica è arrivato a sei decimi da Vettel. Questo perchè la Mclaren, come successo anche nel 2009, è forse la scuderia che meglio sa rialzarsi di fronte a situazioni negative. E’ stato individuato il problema (una complicazione nella gestione degli scarichi), si è tornati indietro ad una soluzione più standard ed ecco che sono arrivate le prestazioni, e che prestazioni.

Cosa cambierà?
Alla base di tutto c’è, comunque, il tentativo di portare qualcosa di nuovo e mai visto. Cosa che, da Maranello, non si vede da tempo. Spiace per Aldo Costa, perchè con il suo allontanamento va ad infrangersi quel concetto di Scuderia ‘Italiana’ dal punto di vista della gestione tecnica, sul quale si era puntato dopo le dipartite di Brawn, Byrne, Todt.

Dopo le uscite di scena di Baldisserri e Dyer, ora tocca a Costa. Non sappiamo se questa scelta può definirsi azzardata o meno. Apparentemente non lo è, ma come abbiamo visto l’indirizzamento del progetto era chiaro fin da subito, già dalla presentazione della F150°. Le motivazioni per agire prima c’erano. Quello che motiva il nostro chiederci se è stato giusto meno allontanare Costa ORA è il fatto che, in questa F1, con queste gomme, ci vuole davvero poco per passare da un risultato deludente ad uno esaltante e viceversa. Alonso, in Turchia (non più di due settimane fa), è arrivato terzo a 10 secondi da Vettel. E si parlava già di rimonta. Non vorremmo, in sostanza, che questa svolta sia stata data più dall’istinto e dalla rabbia per una figura magra che dalla ragione. Perchè siamo solo alla quinta gara su 19, o 20 se ci sarà anche il Bahrain. Un cambio in corsa, oltretutto, non è detto che aiuti a risollevare gli ambienti, se questi sono ‘pesanti’. Chiedere alle squadre di calcio in crisi.

E’ chiaro comunque che il detto ‘Si vince insieme, si perde insieme’ che tanto l’anno scorso si è sentito, in Ferrari non è più valido. Dyer e Costa ne sono esempi. E il prossimo in lista è Stefano Domenicali.

Alessandro Secchi
F1Grandprix.it

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