F1 | Ferrari, Hamilton si racconta: “Nel 2025 ho pensato di aver perso lo smalto di un tempo”
"Ho dimostrato che non è così, senza Fred Vasseur non sarei qui", ha detto Lewis
La vittoria di Lewis Hamilton a Barcellona dà il via a una storia che può diventare leggendaria. È quello che lo stesso campione del mondo, oggi alla Ferrari, ha detto a una nostra specifica domanda in conferenza stampa dopo il successo di domenica. Un post gara ricco di eventi per l’inglese, il quale ha scritto la storia: un connubio pilota leggendario/squadra più iconica della Formula 1 che mancava davvero dai tempi di Michael Schumacher, ormai vent’anni fa. La gioia di Lewis è tangibile rispondendo alle domande dei giornalisti, visibilmente commosso e quasi esausto per l’intensità emotiva di un pomeriggio che rimarrà scolpito negli annali dello sport.
Ci vorranno giorni per metabolizzare quanto accaduto sul circuito del Montmeló. Lo ammette lo stesso Hamilton, reduce dalle lunghissime interviste di rito: “È stato il ring televisivo più lungo della mia carriera. Mi ci vorrà del tempo per capire. Vorrei avere le parole giuste, ma come si fa a esprimere un’emozione che va oltre i tuoi sogni più selvaggi? Ho creduto fortemente nella mia decisione di unirmi alla Ferrari e in ciò che avremmo potuto fare insieme. All’inizio c’era entusiasmo, poi sono subentrati dubbi e tanta negatività durati un anno intero. I miei tifosi, la mia famiglia e i miei amici mi hanno salvato. Iniziare un nuovo anno con così tanti cambiamenti mi ha permesso di essere qui oggi. Sento orgoglio e gratitudine per le persone con cui lavoro. Vederli cantare l’inno nazionale è stato incredibile. Sono quasi svenuto dopo averli abbracciati, il mio cuore esplodeva di gioia”.
La lotta contro i dubbi e la rinascita di Hamilton
Ogni vittoria ha un sapore a sé, ma questa ha il sapore del riscatto contro lo scetticismo legato all’età e al rendimento recente. Hamilton paragona questo momento alla vittoria di Silverstone nel 2024, un altro spartiacque in cui aveva temuto di non poter più vincere.

“Dopo l’anno scorso, ci sono stati momenti in cui ho pensato: ‘Cavolo, forse è vero che quando arrivi a un certo punto perdi lo smalto’. Ma ho dimostrato che non è così. Lo smalto non si perde, serve solo lavoro, perseveranza e una costante fiducia in se stessi per attingere al proprio io interiore. Fisicamente mi sento benissimo a gareggiare con diciannovenni fantastici”.
La pressione esterna e la tossicità dei social media sono state barriere difficili da abbattere, persino per un campione della sua caratura: “Sono umano. Ci sono stati momenti in cui ho letto quelle cose e ho permesso che mi colpissero profondamente, poi ho deciso di scollegarmi da quel sistema. Ho trascorso del tempo con chi mi conosce davvero e non ha mai dubitato di me. Da Natale ho iniziato una missione: mi sono allenato come mai prima d’ora, anche per superare del tutto l’infortunio che mi ero trascinato dietro dall’inizio dello scorso anno. Ho ricostruito la mia mente per tornare dove volevo essere. È una sensazione fantastica stare su quel podio. Probabilmente stasera dormirò con questa maglietta rossa addosso. È bello vedere il Cavallino Rampante lì in cima”.
L’intervista: il parallelismo con Schumacher
Uno dei momenti centrali della conferenza stampa ha toccato le corde più profonde della storia della Formula 1, quando abbiamo chiesto a Lewis del parallelismo con Michael Schumacher, che proprio trent’anni fa vinceva la sua prima in Ferrari proprio a Barcellona. La risposta di Hamilton è stata un misto di emozione e ricordi d’infanzia.
“Sì, penso che questo sia il primo passo della nostra storia. Mi hanno appena ricordato che sono passati trent’anni dalla prima vittoria di Michael con la Ferrari. All’epoca avevo dodici anni e, se non ero impegnato in qualche gara, guardavo i Gran Premi a casa sul divano, probabilmente come molti di voi, con un piatto sulle ginocchia, mangiando un panino o una zuppa di pollo. Guardavo quella macchina rossa e mi chiedevo: ‘Chissà cosa si prova a sedersi in quell’abitacolo?’. Il mio abitacolo quest’anno è bianco, una cosa che non mi ha fatto impazzire, lo volevo rosso come quello di Michael. Prima o poi lo riavrò rosso. Ma pensare a cosa significasse essere su quell’auto, un’emozione provata già lo scorso anno, e poi indossare questa tuta rossa sul gradino più alto, davanti a una squadra straordinaria che canta l’inno… è stato incredibile. Ho visto la gioia pura nei loro occhi”.
Il fattore Vasseur e il feeling con Carlo Santi, il “Bono” italiano
Il trionfo di Barcellona certifica anche la bontà dei cambiamenti interni voluti da Hamilton, a partire dal pacchetto di innovazioni introdotto sulla SF-26, come le novità sullo scarico posteriore e l’ala posteriore “Macarena”. Modifiche radicali nate dalle precise richieste del pilota e avallate dal team principal Frederic Vasseur.
“Non sarei in questa squadra senza Fred – ammette Lewis. È lui che ha reso possibile tutto questo. Lo scorso anno è stata dura per lui gestire il mio arrivo. È stato uno shock per il sistema Ferrari perché io sono molto vocale: se vedo qualcosa che non va, spingo al massimo, è la mia natura e sono implacabile. Non è facile per chi si trova dall’altra parte, specialmente quando devi gestire un’intera organizzazione e una cultura radicata, e lui è un francese in una realtà italiana. Ma Fred ha continuato a credere nel progetto, mi è rimasto accanto come amico e alleato. Alla fine ha ascoltato le mie richieste e ha permesso che i cambiamenti avvenissero”.

Un ruolo chiave in pista lo gioca anche la sua nuova guida dal muretto, l’ingegnere di pista italiano che ha sostituito lo storico “Bono”, rimasto in Mercedes con Kimi Antonelli: “È stato fantastico averlo sul podio con me, è salito a bordo quest’anno tuffandosi subito in questa avventura, non ci conoscevamo affatto. Ci siamo incontrati e abbiamo trovato subito l’intesa: è un ingegnere molto silenzioso, fa fatica a esprimere le emozioni, sorrideva e basta mentre io lo abbracciavo forte per ringraziarlo. Mi piace pensare che questo successo abbia riacceso in lui l’amore per il suo lavoro, proprio come ha fatto con me come pilota. Ora ho la squadra giusta e la macchina giusta intorno a me per fare ciò che so fare meglio”.
Il mondiale è ancora lungo e la Mercedes conserva un netto vantaggio prestazionale sui rettilinei, ma il sogno dell’ottavo titolo mondiale, pur non essendo un pensiero fisso nei piani di Hamilton, non è più un’utopia: “Con il modo in cui è iniziato l’anno, non ho pensato all’ottavo titolo. Mercedes è partita con una vettura strabiliante e noi paghiamo un deficit di potenza che si farà sentire sulle piste con lunghi rettilinei. Ma la nostra vettura ha un’ottima base. Se continuiamo a migliorarla in curva, ridurremo il distacco. La prossima settimana sarò in fabbrica per parlare con gli aerodinamici e capire i prossimi sviluppi. Dobbiamo solo continuare a spingere e, soprattutto, divertirci”.
se vuoi essere sempre aggiornato sulle nostre notizie
Seguici qui













