Ferrari, Raikkonen, Bottas: romanzo di mercato in salsa finnica

Un triangolo fatto di corteggiamenti e ripensamenti, poi la svolta: Raikkonen ha riconquistato la Ferrari

Ferrari, Raikkonen, Bottas: romanzo di mercato in salsa finnica

Adesso vi raccontiamo una storia, un romanzo estivo, “scritto” tra le fredde tundre finlandesi e il tepore di una primavera emiliana con tanto di panni più o meno sporchi lavati in famiglia, mentre fuori dalla cascina stormi di uccelli migratori facevano il loro ritorno a casa.

Da un lato c’è la Ferrari, per DNA e vocazione garibaldina ed indecisa, “latina” e quindi caliente, passionale, impulsiva. Travolta in pista dalla Mercedes e insoddisfatta del rendimento del suo ultimo campione del mondo, Kimi Raikkonen. Kimi è pilota veloce, leale, stimato dai tecnici e da tutte le componenti della Scuderia. Il partner perfetto per Sebastian Vettel. Eppure in pista Iceman latita, è un fantasma, non porta punti, ma li perde, tra inconvenienti in qualifica, distrazioni in gara, incidenti e tanta tanta sfortuna.

Serpeggia in un’ala della squadra un certo malumore, una certa indecisione sulla conferma di quel ragazzo sì tanto amato dai tifosi eppure così perso in se stesso, lontano dal campione furente ammirato negli anni scorsi. “Arrivano” (e il verbo usato non è casuale) i primi pubblici e dolorosi cazziatoni, dettati da una più o meno evidente insofferenza verso Kimi e allora s’agisce di impeto, tagliando il nodo gordiano.

La Ferrari si convince che non si campa di passato, alza la cornetta e contatta un altro finlandese, apparentemente – e tra poco capirete perché solo apparentemente – il profilo ideale per affiancare Vettel nel 2016. Valtteri Bottas è giovane, veloce, freddo in pista quando si tratta di attaccare e difendere, estremamente concreto. Non è uno showman, non parla molto, ma è solido. Occhi di ghiaccio e seconda guida perfetta, a buon mercato si intende.

La Ferrari (non tutta ma una parte) crede di aver trovato il soldato perfetto, leale e consistente nel rendimento. E soprattutto pensa di ingaggiarlo per pochi spiccioli, facendo leva sul rosso fascino imperituro. Ma la realtà di oggi, persa com’è tra agenti, procuratori, consulenti, “cartellini” e quant’altro, è ben più complicata. Bottas ha una “clausola rescissoria” (nome improprio con cui viene chiamata nello sport quella che nel nostro diritto è la multa penitenziale, ovvero il corrispettivo che una parte contrattuale deve pagare all’altra in caso di esercizio del diritto di recesso) molto alta, di quasi quattordici milioni di euro, un’infinità e una Williams boccheggiante ma al contempo ambiziosa non vuole fare sconti.

La Ferrari storce il naso, nel frattempo si corre. Lo scenario è quello di Montreal, GP del Canada, con Kimi che – complice una mappatura plausibilmente sballata – si gira in testacoda al tornante e regala il podio proprio al connazionale mascellone della Williams. Maurizio Arrivabene nel dopo gara è furioso, per poco non prende a parolacce il suo pilota. La frattura pare insanabile, Bottas ride sornione sul podio, sembra aver fregato tutti, prima di smascherarsi (e forse rovinarsi) nelle settimane successive.

Il finnico di Nastola, saltato agli onori della cronaca come ferrarista in pectore, non sembra reggere a dovere la pressione. In Austria è sovrastato da Felipe Massa, a Silverstone dà sfogo al suo lato peggiore. Nel frattemo la trattativa con la Rossa va avanti, a fari neanche troppo spenti. La linea tra Maranello e Didier Coton, manager di Valtteri, è calda, un filo diretto fatto di confronti e proposte. La Ferrari scopre il lato oscuro di Bottas, ovvero un’autostima eccessiva, uno stimare se stesso quale top driver fatto e finito, arrivando a chiedere dodici milioni di ingaggio. Forte di essere un pilota in orbita Mercedes, gestito anche da Wolff e da un certo Hakkinen, Valtteri non è il ragazzone tranquillo che sembra, ma un pilota ambizioso, forse troppo.

La scena madre è Silverstone, un tracciato che non perdona l’incertezza. Silverstone è storia e cabala, una di quelle piste dove se bluffi vieni smascherato. La Williams è in forma smagliante, Massa e Bottas incantano sin dalla partenza, con il brasiliano che ancora una volta regola il compagno di squadra, imponendo la sua esperienza. Valtteri si sbraccia, sbraita, è nervoso, chiede ai box di far spostare Felipe, urla in cuffia una superiorità che si perde nell’etere di una sterile comunicazione radio. Quando poi arriva la pioggia, il nostro si scioglie, evapora, scompare, trascinando nel calvario con le intermedie parte dei suoi sogni e delle sue ambizioni. E quel dopo gara da primadonna, iracondo con la squadra per non averlo agevolato contro Massa, non è la migliore pubblicità.

La Ferrari scruta, continua a vedere Kimi in difficoltà, ma sotto una nuova luce. Raikkonen, travolto dalle voci di mercato, è impassibile, il suo rendimento velocistico anziché peggiorare migliora, in Inghilterra non coglie l’attimo, ma è costantemente davanti a Vettel fino alla pioggia, in Ungheria si esprime su livelli eccelsi. Alle domande sul futuro risponde in modo diplomatico, sa il fatto suo questo Raikkonen, aziendalista innamorato che per carattere e serenità spicca nei confronti del costoso e insicuro Bottas. I vertici del Cavallino, consigliandosi anche con il nuovo leader Seb, “riscoprono” il valore umano prima che tecnico di Kimi.

Siamo certi ci sarà stato un tavolo di confronto (anche acceso) tra le parti, con il manager di Kimi, Steve Robertson, che parla poco in pubblico ma sa farsi sentire (2008 docet). A quanto pare la Rossa, lasciato cadere il diritto di opzione per il prolungamento automatico dell’accordo, riesce a spuntare condizioni contrattuali più favorevoli, con Raikkonen che si sarebbe “tagliato” parte dell’ingaggio pur di restare in Rosso. Il condizionale sullo stipendio è d’obbligo, ma il Cavallino – dato fondamentale – ha scelto Raikkonen, non è stata costretta a ripiegare su Kimi come suole affermare qualcuno.

Non sono stati tanto i venti milioni complessivi dell’operazione Bottas a spaventare Maranello, quanto il salto nel buio verso un pilota con pretese da top driver, pur non avendo ancora vinto niente e spesso meno incisivo del piccolo grande Felipe Massa. Un carattere forte quello di Valtteri, ma non facile. Un’ambizione legittima, ma non supportata dal dato empirico. Un brutto cliente per Vettel? Difficile. Una grana nei box? Forse.

E allora meglio coccolarsi e tenersi stretto l’ultimo campione, sperando che la sfortuna passi e lasci spazio solo all’immutata velocità, sciorinata anche nei momenti di crisi. “Il triangolo no, non l’avevo considerato…”. E’ la scelta saggia di Marchionne e di Arrivabene. Stabilità progettuale più che riconoscenza, fiducia e non ripiego. Non è questione di vil denaro, è questione di feeling e ghiaccio: quello vero di Kimi  Raikkonen, quello ancora sbiadito e incerto di un Bottas che s’ha ancora da fare.

Antonino Rendina

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