F1 | La Ferrari all’ennesimo ribaltone degli ultimi anni, stavolta servirà a qualcosa?

La Rossa cambia per la terza volta in cinque anni il team principal, inseguendo una stabilità interna che non sembra esserci

F1 | La Ferrari all’ennesimo ribaltone degli ultimi anni, stavolta servirà a qualcosa?

Lo scoop della Gazzetta dello Sport ha avuto un effetto deflagrante, scoperchiando e nobilitando sopiti rumor, e basta tornare all’altro ieri col pensiero per accorgersi che era tutto vero, che di guerra fredda si trattava, che i due verosimilmente non si potevano vedere, che il dialogo era prossimo allo zero e che stavolta i giornalisti beninformati avevano più che ragione.

E la Ferrari così, come se nulla fosse, è al quarto uomo al timone in cinque anni. Da Domenicali alla meteora Mattiacci, passando per Arrivabene e finendo al “governo tecnico” di Mattia Binotto. La particolarità dell’ultima nomina è proprio la provenienza; non si tratta di un manager sportivo, ma di un direttore tecnico che prende su di se la responsabilità di guidare la squadra anche a livello gestionale. Una grande responsabilità.

Più che un golpe o rivoluzione, il mandato Binotto sembra tanto una scelta ragionata e cercata dei vertici, pronti a scommettere sull’ingegnere della ritrovata competitività per tenere unita una squadra che negli ultimi mesi aveva dato preoccupanti segnali di cedimento. Gli sfoghi, le parole dette e non dette, il rumore delle critiche feroci e quello ancora più assordante dei silenzi. Sullo sfondo gli errori in fase di sviluppo e quelli in pista di Vettel. La Ferrari stava lentamente franando verso il baratro, con un incedere tanto lento quanto continuo ed inarrestabile; le ipotizzate tensioni interne stavano logorando e svilendo l’ingranaggio (quasi) perfetto – il famoso modello orizzontale – pensato da Marchionne. Bisognava reagire in qualche modo, dare una scossa, ma solo il tempo dirà se il cambio al vertice sarà servito a qualcosa.

Perché a parlare siamo tutti bravi, ma suddividere le singole responsabilità per la debacle 2018 è difficile come definire gli esatti contorni di una tela impressionista. La Ferrari resta un team inaccessibile e dai contorni sfumati, che opera e segue proprie logiche aziendalei forte di una proprietà secolare alla quale tutti prima o poi devono rispondere. Maurizio Arrivabene, sul cui appiedamento danza festoso il mondo dei social, è sembrato essere un team principal dedito alla causa e passionale, ma il giudizio sugli errori deve fermarsi laddove comincia l’ignoranza in materia. Dubitare sempre, sentenziare mai. Non è chiara infatti la causa scatenante di questa guerra intestina che ha visto trionfare il direttore tecnico. Non sarà mica soltanto l’ennesima triste lotta di potere? C’entreranno sicuramente le risorse e gli uomini, e ben venga se alla GeS serviva Binotto per tenere ben salde le redini del team e sfidare la Mercedes.

Ma io proprio non credo alla bacchetta magica, né ai superpoteri o ai supereroi (perché la vita non è un fumetto). Vedo solo l’ennesimo rimpasto in una squadra gloriosa confinata da troppi anni al ruolo di inseguitrice perdente. Una squadra nella quale sembra esserci più politica interna che politica “estera”, un team forte all’interno ma debole fuori, racchiuso nel proprio microuniverso dorato, ma poco incline a fare davvero squadra.

Il percorso per tornare ad essere vincenti passa attraverso una stabilità che sia tale non solo a parole o slogan, un’unità di intenti che sembrava esserci e che invece era solo sovrastruttura, apparenza, mera illusione. Tutto lo spirito della Nazionale dei motori, dell’anno buono, dell’inno di Mameli, sparito nel nulla alle prime difficoltà. E ancora una volta il pensiero – ma solo per un attimo – torna alla Mercedes, alla sua impeccabile organizzazione, ai ruoli ben definiti e alla capacità di remare tutti nella stessa direzione, uscendo più forte dai momenti difficili. Senza notti dei lunghi coltelli un anno si e l’altro pure, e forse pure questo conterà qualcosa.

Antonino Rendina


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3 commenti
  1. cevola

    7 gennaio 2019 at 22:30

    In genere, il ribaltone impiega tempo per vederne gli effetti, la domanda è: quanto tempo si sono dati i vertici di Maranello?

    • Paolo C.

      8 gennaio 2019 at 18:06

      Si spera che sia solo un’avvicendamento al vertice e non un ribaltone, che non porti ad altri rimpasti, livori, incomprensioni che a loro volta sarebbero causa di lotte, epurazioni e via dicendo.

  2. frency

    12 gennaio 2019 at 17:48

    Infatti! Binotto non ha la bacchetta magica, quest’anno bastava che commettevano meno errori sia la squadra che i piloti, e il titolo era vinto, andava bene anche se rimaneva Arrivabene……

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