F1 | Vettel, Alonso e gli altri: questione di feeling… o di test?

I protagonisti del mercato piloti 2020 stanno ancora faticando ad adattarsi alle nuove monoposto

F1 | Vettel, Alonso e gli altri: questione di feeling… o di test?

Giudicare un pilota o una squadra di Formula 1 è un affare assai difficile, specialmente dopo due sole gare. In una stagione ideale, ci sarebbero state le prime opinioni alla fine di una settimana o due di test, per poi approdare sul circuito cittadino di Melbourne, pista dove tutto è concesso e dove i valori sono ancora nascosti e poco valutabili. E’ dalla seconda gara in poi che cominciano a svelarsi le carte, ma quest’anno, ancora caratterizzato dalla pandemia, ci sono ancora tanti interrogativi sulla griglia 2021. 

Sono tanti i piloti che hanno cambiato sedile o hanno fatto il loro debutto al volante di una Formula 1 nel 2021. Yuki Tsunoda si è lanciato letteralmente a capofitto nella nuova avventura, conquistando i primi punti in Bahrain, dove si è classificato nono, ma ha anche mostrato tutta la sua irruenza tipica dei piloti nipponici, esagerando qua e la al volante della sua AlphaTauri. Non solo parolacce, il giapponese si è reso protagonista di un eccesso di euforia in qualifica ad Imola, andando a muro nel Q1. Discorso a parte va fatto per gli altri due rookie: dopo l’addio di Romain Grosjean e Kevin Magnussen, la Haas ha optato per una coppia di giovani piloti tanto promettenti quanto inesperti. E’ per questo che la scuderia americana ha risparmiato sugli aggiornamenti aerodinamici previsti per il 2021: Mick Schumacher e Nikita Mazepin sfrutteranno l’intera stagione per imparare e costruire la giusta confidenza con la vettura in pista. I risultati, fino ad ora, sono stati evidenti e sarebbe forse necessario contare non solo gli spin in pista, ma anche l’ammontare economico dei danni provocati da entrambi i giovani piloti. 

Quando si tratta di rookie certi discorsi sono giustificabili, ma cosa accade quando piloti navigati incontrano grandi difficoltà al volante di una nuova monoposto?

Sergio Perez, Daniel Ricciardo, Carlos Sainz, Sebastian Vettel e il bentornato Fernando Alonso si sono ritrovati al volante di una vettura a loro sconosciuta nei test in Bahrain. Tutto nella norma, se non fosse che ad Imola questi piloti con anni di esperienza alle spalle si sono ritrovati a correre un Gran Premio caratterizzato da errori o mancanza di fiducia. Certo, la pioggia ha dato la possibilità di poter provare la vettura in condizioni inedite su pista bagnata, ma le difficoltà rimangono. 

Sergio Perez ha avuto un weekend problematico in Bahrain, che lo vede fuori dal Q3 al sabato. La fortuna continua a non essere dalla sua, con la squadra costretta a sostituire alcuni componenti della power unit della sua RB16B, ma Perez riesce nella scalata dall’ultima alla quinta posizione. Ad Imola, invece, il messicano sorprende tutti in qualifica, battendo il compagno di squadra Max Verstappen e conquistando la prima fila, ma non basta: la pioggia gli fa perdere posizioni al via e Sergio pecca di scarsa conoscenza dei regolamenti, con un errore sotto regime di Safety Car. Penalità e solo un dodicesimo posto per lui. Perez è costretto a scusarsi con il team a fine gara, aggiungendo di dover imparare ancora molto sulla sua nuova vettura. 

Daniel Ricciardo si è dato cinque gare prima di poter essere il Daniel che tutti noi conosciamo: l’australiano è famoso per i suoi sorpassi, ma nelle prime gare con la McLaren l’australiano è stato più che altro spettatore. Certo, anche l’inizio dell’avventura con Renault, nel 2019, non fu particolarmente brillante, ma la vettura francese aveva anche chance limitate. Non è sicuramente facile, per l’Honey Badger, stare a guardare in una gara solitaria mentre Lando Norris conquista podi e viaggia su un altro pianeta. Emblematico è il team order da parte del muretto McLaren, con l’australiano che a fine gara afferma “E’ bello sapere che la macchina ha quel ritmo”. Si, quella di Norris, però. 

Carlos Sainz ha portato una ventata di aria fresca in Ferrari, dove le cose sembrano finalmente cominciare a girare per il verso giusto dopo una stagione disastrosa. La SF21 non è assolutamente paragonabile alle astronavi portate in pista da Red Bull e Mercedes, ma certamente lo spagnolo, insieme a Leclerc, potrà giocarsi le sue chance nel 2021. I suoi risultati non sono stati affatto negativi, ottavo in Bahrain e quinto ad Imola, dove ha dimostrato di essere un pilota martellante in gara. L’adattamento alla SF21 è un processo ancora in evoluzione, e lo dimostrano gli errori commessi al via sulla pista bagnata del Santerno, dove lo spagnolo ha tirato fuori la sua anima da rallysta: giri velocissimi alternati a scampagnate tra la ghiaia, fino a quando Riccardo Adami, suo ingegnere di pista, non gli ha suggerito di “calmarsi un po’”. Eccesso di foga o mancanza di fuducia con la vettura, Sainz si sta dimostrando un rapido apprendista, ma c’è ancora da lavorare per arrivare al top. 

Un discorso completamente a parte va fatto per Sebastian Vettel: deve esserci una nuvola di Fantozzi che segue i piloti che lasciano la Ferrari nella seconda decade del 2000. L’inizio del binomio Vettel- Aston Martin non è disastroso quanto quello formato da Alonso e la McLaren-Honda. Certo è che Lance Stroll ha terminato entrambe le gare in zona punti, mentre Vettel sembra ancora alle prese col posteriore ballerino della SF1000. Anche Fernando Alonso non se la passa bene: il pilota camaleonte per eccellenza, che passa dalla F1 al WEC alla Dakar in uno schiocco di dita, sta trovando qualche difficoltà con la sua A521. C’è ancora da lavorare sul feeling con la vettura, ma forse c’è la speranza dei nuovi regolamenti del 2022 a tenere calmo l’asturiano. 

Anche due piloti del calibro di Vettel e Alonso incontrano problemi nell’adattarsi alla nuova vettura, e loro, come i colleghi sopracitati, lamentano tutti una sola cosa: mancanza di tempo. I test pre-stagionali si sono svolti eccezionalmente in Bahrain per soli tre giorni, ovvero 12 ore al volante per pilota, senza considerare i vari problemi di affidabilità. Certo, ad oggi i nostri uomini hanno avuto due weekend in pista a disposizione, dove però non hanno avuto il tempo di concentrarsi sul altro che non fosse set-up ideale, simulazioni gara con carico di benzina e spingere per cercare il giro veloce. Non sono solo i tasti sul volante a cambiare da una vettura all’altra: è come cambiare pelle. Sono già tante le polemiche che riguardano i test per i team di Formula 1, ormai limitati all’osso: sono galleria del vento e simulatori a dover dare il riscontro “reale” di queste vetture. Vedere piloti del genere in difficoltà da la possibilità a giovani ragazzi di poter emergere in questi primi weekend, ma forse ci ricordano anche che si, si parla di macchine, ma sono sempre degli uomini in carne ed ossa a doverle guidare. E forse, questi uomini, hanno bisogno di stare in pista per più di dodici ore in un pre-season test. 

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