F1 | Sulla strada di Melbourne, facciamo le carte al campionato che verrà…

Ferrari e Mercedes su tutte, si accende la lotta a metà schieramento...

F1 | Sulla strada di Melbourne, facciamo le carte al campionato che verrà…

E’ soprattutto un gioco, un pronostico, senza prendersi troppo sul serio, ma proviamo a fare un po’ le carte a questo mondiale che si avvicina, un campionato che si preannuncia esaltante per due ordini di motivi: il duello per la vetta tra Ferrari e Mercedes e il “mucchio selvaggio” (cit.) a centro gruppo, dove pochi centesimi faranno la differenza in tema di punti iridati, posizioni e soldoni.

Scacco matto?

In sostanziale parità e per motivi del tutto disparati diamo molta fiducia alle due regine in pectore della F1 2019. Ferrari e Mercedes si beccano un bel 9 tondo tondo per il lavoro fatto in inverno e per il vigore e la prepotenza da big con cui hanno impressionato nei test invernali. Loro sono libere di muoversi sulla scacchiera davvero come vogliono.

La Rossa, la già benemerita SF90, è una monoposto velocissima, guidabile, impressionante nei cambi di direzione. Ha sorpreso la facilità con cui Vettel e Leclerc hanno tirato fuori la prestazione in qualsiasi condizione di pista e di carico benzina. Sul passo gara e sul giro secco, per ora Ferrari avanti a tutti in performance. Due incognite: affidabilità, ma sono stati classici problemini di gioventù, e gli sviluppi, questi ultimi un problema annoso nei dintorni di Modena. Ma nel complesso la Ferrari di Binotto è nata “piuttosto” bene, a tal punto che due tifosissimi spagnoli del Cavallino, Fernando Alonso e Pedro de la Rosa, hanno già preannunciato un dominio di Maranello.

Sulle sponde del lato oscuro della forza l’impero sviluppa ancora. Nel senso che la Mercedes per certi versi sembra ancora voler e poter recitare il ruolo della squadra da battere. Possiamo girarci in lungo e in largo, abboccare come fessi alla stucchevole pretattica di Totone Lupo perde il pelo ma non il vizio, ma di fatto la Mercedes in questi test ha giocato due assi: il solito chilometraggio mostruoso e la capacità letteralmente vulcanica di far sgorgare dalla sorgente limpidissima di Brackley aggiornamenti per la monoposto come se fossero acqua corrente. Ma anche gli anglotedeschi dovranno rimboccarsi le maniche: la W10, in entrambe le “versioni” sciorinate sul biliardo invernale di Barcellona, scodinzolava un po’ troppo. Il problema è che questi qui i binari fanno in fretta a trovarli.

Facciamo un passo indietro, non di molto, giusto per spostarci in zona podio, a quello che tutti ci auguriamo come un derby dai mille significati che West Ham  – Millwall (si si, quello del film epico con Frodo versione ultrà) sposati proprio. Red Bull contro Renault, un mezzogiorno di fuoco in salsa inglese tra due compari che adesso si detestano. La Red Bull con Honda ha l’obbligo morale e la voglia matta di battere l’ex motorista, inviso e del tutto ripudiato. La Renault – dopo aver preso dai bibitari quel fenomeno di Daniel Ricciardo – sogna il sorpasso epocale, il podio iridato, lo schiaffo morale a Marko e company. Parlando di dati va osservato come Renault abbia lavorato molto bene a Barcellona, con pochissimi problemi tecnici e un buon chilometraggio (terzo totale). Qualche alto e basso in più per la banda Verstappen. Ma occhio che la RB15 è sembrata essere molto veloce, altroché. Voto 8 ad entrambe per i test, ma le ambizioni sono diverse. Per Red Bull vincere il derby è il minimo sindacale, per Renault sarebbe un trionfo.

In midfield we trust.

Se un giorno scriverò un romanzo sulla F1 più sporca, cattiva, vera, sudata, quella che odora di olio bruciato e gomme squagliate, potrei aprirlo così. Niente mi affascina di più della lotta per la sopravvivenza delle squadre di metà schieramento, tutte vicine vicine, a toccarsi alettone e alettone, a vivere tra assalti alla diligenza di Magnussen e team radio alla paprika di Perez. E allora per la agognata lotta alle posizioni di rincalzo le mie favorite sono Haas e Alfa Romeo Racing (voto 7,5) . Le due squadre, diversamente ed egualmente legate alla Ferrari, si candidano ad essere le prime a ridosso dei top team, non disdegnando di mettere in difficoltà la Renault.

La Haas è molto vicina per concetto e forme alla Ferrari del 2018 ed è una squadra che già in passato ha dimostrato di saper lavorare bene. Tutto è che i due cavalli pazzi Grosjean e Magnussen riescano a concretizzare la loro velocità, senza fare troppo i casinisti. Si scorge grande potenziale anche nel progetto Alfa Romeo. Raikkonen e Giovinazzi sono una coppia di piloti sulla carta molto competitiva, la monoposto C38 è innovativa ed aggressiva, ha ben impressionato sul passo gara e la squadra ha risorse fresche, entusiasmo ed energie. Ci si aspetta una crescita costante, e non preoccupa più di tanto il fatto che negli ultimi giorni di test non sia arrivata la tanto bramata “prestazione”. Come sottolineato da Kimi, la squadra non l’ha cercata più di tanto.

Sesta per chilometraggio nei test, qualche tempone “cercato”, un concetto di monoposto molto interessante e una veste aerodinamica raffinata. La McLaren dei giovani Sainz e Norris potrebbe sorprendere tutti e tornare quantomeno vicino a quella che in teoria sarebbe la tradizione di chi annovera 12 titoli piloti e e 8 costruttori. Voto 7 a Woking. La MCL34 dovrà come minimo bissare il sesto posto in classifica del 2018, ma ha tutto il diritto di alzare un po’ l’asticella.

Si becca un bel 7,5 il piccolo Toro di Faenza. La Toro Rosso con 935 giri di pista è stata la quarta squadra assoluta per chilometraggio e Daniil Kvyat ha fatto segnare nell’ultimo giorno un interessantissimo 1’16″898. Lo so, è folle parlare di tempi, ma le rivali della STR non sono scese sotto l’1.17 e questo è comunque un dato di fatto, sebbene relativo.

Un 6,5 di stima invece alla nuova Force India targata Stroll. Un po’ in sordina nei test, molto guardinga e sulle sue, ma la squadra con sede a Silverstone che ora ha un nome più lungo della tag line di un blockbuster americano, ha dimostrato negli anni di saper lavorare molto bene a stagione in corso e di trovare sempre prestazioni e bilanciamento. La pantera rosa è una presenza fissa in zona punti e dovrebbe continuare ad esserlo, mettiamola così.

Salvate il soldato Robert.

Alla Williams do 10. Per la tenacia, per lo sforzo profuso per portare una vettura completa (una in senso letterale) in pista ai test. Con un direttore tecnico nemesi precisa del capitano del Titanic, una FW42 lenta e senza pezzi di ricambio, con i piloti lasciati al loro destino, con Kubica che vede il suo sogno trasformarsi in incubo, la storia della F1 ridotta a recitare la parte della famosa squadra giamaicana di bob. E allora potrebbero anche farci un film, su questa nuova Williams sgangherata e un po’ allo sbaraglio, perché il premio affetto e simpatia l’hanno già vinto.

Antonino Rendina


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1 commento
  1. frency

    8 marzo 2019 at 18:11

    Beh! 10 alla williams mi sembra un po eccessivo ( porelli )

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