F1 | Sfortuna ed errori, ma questa Ferrari ha un’anima

Entrambi i piloti del Cavallino corrono con generosità e la monoposto è veloce: il mondiale è più aperto che mai

F1 | Sfortuna ed errori, ma questa Ferrari ha un’anima

Pessimismo e sconforto dilagano, così come i processi più o meno sommari. Chi va salvato se non si vince con la monoposto migliore? La Ferrari a Budapest ha sprecato il famoso capitale, dando il “la” alla cavalcata vincente dell’inviso avversario Lewis Hamilton. In una sfida di macchine e piloti le due squadre mai come quest’anno sembrano agli antipodi.

I piloti della stella sono cattivi, riescono a massimizzare ogni opportunità, Hamilton non conosce più la parola errore. Viceversa gli alfieri della Rossa ricordano due cavalieri del ciclo arturiano,  alla ricerca del Santo Graal tra mille peripezie. Imperfetti, talvolta confusionari, epperò umanissimi in quel modo quasi naif e irruente di cavalcare la monoposto.

La Ferrari non sembra riuscire a vestire i panni della favorita, proprio non riesce a trasformare in punti iridati il grande potenziale. Due (per modo di dire) improvvide gocce d’acqua e la prima fila è diventata seconda, con la Mercedes apparsa più pronta a mandare in temperatura le gomme da bagnato, e poi si sa che Hamilton sull’acqua plana come un Cigarette. Vettel è rimasto col tempo tra le mani, Raikkonen si è difeso alla grande. In gara c’ha pensato anche il muretto a pasticciare, lasciando un po’ troppo Seb a soffrire in un traffico da grande raccordo anulare. Va, infine, steso un velo pietoso sui pit stop degli uomini del Cavallino, ma una pausa di riflessione non si nega a nessuno, tantomeno ai migliori.

Fatto sta che un Vettel già poco tranquillo (guida meno pulita del solito, qualche bloccaggio e imprecisione non da lui) s’è dovuto rimboccare le maniche per conquistare – con un sorpasso d’autore – una piazza d’onore che attenua un po’ il colpo di una sconfitta pesante ed evitabile. Dal canto suo Raikkonen è stato impeccabile. Ha giocato da uomo squadra e nel finale era anche il più veloce, complice la scelta di farlo fermare due volte e montargli gomme fresche.

Cosa rimane alla Ferrari dopo Budapest, oltre il doppio podio? Certamente l’anima indomita e irriducibile, lo spirito combattivo e la voglia intatta di dimostrare di essere i più forti. Vedere Vettel e Raikkonen mordere con tanta tenacia le caviglie della Merceded di Bottas, poter quasi toccare con mano la fame di questo team è un qualcosa che entusiasma e riempie d’orgoglio. Il finale in crescendo di un fine settimana difficile è una carezza che scaccia i fantasmi e fuga qualsiasi dubbio. Abbiate fiducia, Hamilton non deve fare paura.

Antonino Rendina


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3 commenti
  1. I-Ron

    31 luglio 2018 at 07:51

    Sposo l’articolo interamente. L’unica cosa, forse dettata (da tifoso) da tanti anni di digiuno.. e “noi” sappiamo cosa è il digiuno e vedere la Ferrari ad un passo (questa volta) e cedere proprio quando bisogna mostrare gli attributi necessari per dar una vera prova di forza un segnale chiaro che la squadra c’è in ogni frangente. Le debacle lasciano sempre un sapore amaro dopo quello dimostrato in questa stagione

  2. Bubu

    31 luglio 2018 at 12:42

    I mondiali si vincono con i punti, non serve avere un’anima. Non siamo all’oratorio……

  3. Roby Bad

    31 luglio 2018 at 14:33

    Due gare in cui Hamilton ha totalizzato 50 punti e Vettel solo 18…
    Diciamo che il bilancio è disastroso proprio condiderate le potenzialità della rossa…
    Speriamo nella seconda parte del campionato
    Lo scorso anno siamo arrivati alla pausa estiva in vantaggio e poi abbiamo perso tutto…
    Quest’anno siamo arrivati alla pausa estiva in svantaggio !!!

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