F1 | La Ferrari, le lettere alla FIA e il silenzio degli innocenti…

La Ferrari del 2017, a due settimane dalla presentazione, resta una vera e propria incognita

F1 | La Ferrari, le lettere alla FIA e il silenzio degli innocenti…

A meno di venti giorni dall’inizio delle prove generali dello spettacolo F1 – quando Barcellona si tingerà di monoposto, sensori, prove aerodinamiche e pronostici più o meno campati in aria – constatiamo che rispetto all’anno precedente la Ferrari si è chiusa in un assordante silenzio, interrotto da una corrispondenza epistolare alquanto singolare con la FIA e da qualche giorno di test a Fiorano con la SF15-T (per se stessa, prove comparative, e per la Pirelli con le gomme full wet).

Alla vigilia di una rivoluzione regolamentare che ci consegnerà monoposto fino a tre secondi più veloci rispetto al 2016, diviene fin troppo facile pronosticare un duello per il vertice tra Mercedes e Red Bull, due scuderie che sembrano essere anni luce avanti agli altri competitor per la scaltrezza con la quale agiscono nelle zone d’ombre del regolamento. La stessa disposizione tecnica, se interpretata restrittivamente o estensivamente, può dare alla luce due norme diverse. Regolare o irregolare? La domanda – posta alla FIA proprio dalla Ferrari – riguarda quelle sospensioni intelligenti, attive, idrauliche, chiamatele come volete, che danno un grandissimo vantaggio alle monoposto per quanto riguarda la stabilità in curva. Ovviamente le suddette sospensioni sono state pensate e progettate da Mercedes e Red Bull.

Quello che si sa – invero molto poco – è che il regolamento vieta sospensioni che influiscano sull’aerodinamica, ma non vieta elementi idonei a migliorare la stabilità del telaio. La partita si gioca tutta qui e la Rossa per ora è spettatrice interessata. Probabile che Maranello si sia attenuta ad una intepretazione letterale del regolamento, senza sviluppare un sistema che resta di non facile applicazione. Motivata quindi la preoccupazione per il progetto 668, con una Ferrari mai così avvolta nel mistero, sicuramente concentrata sul lavoro, ma con poche garanzie di successo.

Del direttore tecnico Binotto non conosciamo la voce, nè risulta abbia rilasciato interviste di recente. Rory Byrne viene indicato come uno dei principali artefici della nuova monoposto, eppure la sua resta una figura avvolta nell’ombra, quasi un’eminenza grigia, il cui apporto al progetto viene indicato come fondamentale per il grande lavoro sul telaio, eppure non trova una collocazione ufficiale. Simone Resta, il progettista di Maranello, è quello chiamato più volte in causa, perché le richieste di delucidazioni tecniche alla FIA pare riportino la sua firma. Profilo bassissimo anche per il presidente Marchionne, che ha finalmente rinunciato a controproducenti proclami di vittoria, ma anche per il team principal Maurizio Arrivabene, lontano dalle luci della ribalta ormai da un po’. I piloti – Vettel, Raikkonen, e la new entry Giovinazzi – fanno la loro parte, con puntate a Fiorano quando la FIA ha dato al team il semaforo verde.

In un mondo ideale, eroico, epico, i silenzi dovrebbero corrispondere al vento della riscossa, allo slogan “poche parole, molti fatti”, parente stretto dello sfortunato “a testa bassa e piedi per terra”. Eppure questa Ferrari così astratta, ermetica, lontana, non crea aspettative, preoccupa senza dare certezze, non dà risposte, quasi c’è la paura di porre domande. Con l’augurio di sbagliarsi, la sensazione – in attesa della presentazione e dei primi test – è che la Scuderia stessa sia consapevole di essere condannata ad un ruolo che per forza di cose le andrà stretto, ovvero reggere la candela nel duello tra i giganti inglesi (anglo-tedeschi e anglo-austriaci per essere precisi), quella Mercedes e quella Red Bull che dettano legge in pista e probabilmente non solo lì.

Antonino Rendina


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