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F1 | Ferrari: a Monza una timida riscossa, ma la stagione resta una grande delusione

Ancora un anno deludente, la Ferrari non riesce a ribaltare il suo destino avverso

F1 | Ferrari: a Monza una timida riscossa, ma la stagione resta una grande delusione

La timida riscossa c’è stata, come uno studente in difficoltà che dopo una sfilza di cinque si impegna a studiare per strappare quel sei che gli consente di vivacchiare e respirare. La Ferrari a Monza ha messo a posto la macchina, è sembrata uscire dal caos tecnico che l’aveva risucchiata nelle ultime gare (francamente brutte), ha esorcizzato quella difficoltà a tenere in gara un passo in linea con gli avversari.

Nel GP di Italia abbiamo visto una Rossa coerente con il proprio livello, velocissima in qualifica e costante in gara, non certo impressionante, ma sicuramente competitiva – la rimonta di Sainz è stata impetuosa – e senza dubbio più performante della Mercedes. Segno che a Maranello hanno lavorato bene sulla correlazione dei dati e sugli assetti, e che la configurazione a bassissimo carico ha funzionato come ci si aspettava

Parlando quindi di Monza è normale accogliere con un sorriso il secondo posto di Leclerc, visto che allo stato dell’arte Verstappen su Red Bull fa uno sport a parte, con undici vittori in sedici appuntamenti, vincendo con la stessa “semplicità” con cui Michael Schumacher dominava le gare e campionati. Ma è un sorriso che non scalda. Agrodolce.

Perché leggere di Ferrari ritrovata o di grande Ferrari suona come una presa in giro (ai tifosi), esaltarsi per l’ennesima mazzata sui denti – credo sia chiaro a tutti che Verstappen fosse “ingiocabile” nel tempio della velocità – è segno di acquisita mediocrità. Insomma siamo passati dall’emozionarci per la F1-75 e per le splendide vittorie in primavera, ad inizio stagione, ad accontentarci di nuovo, ancora e ancora, per un piazzamento sul podio? Subendo l’ennesimo ridimensionamento a stagione in corso.

Nell’anno del rilancio, nell’anno buono, il Cavallino per ora può contare quattro vittorie in sedici appuntamenti. Pochine. E il 2022 va di corsa ad annoverarsi tra le stagioni delle grandi delusioni: in compagnia di 2013, 2017 e 2018. La verità, evidentemente sono pochissimi quelli che hanno il coraggio di scriverlo, è che questo campionato può pericolosamente incidere sul morale, risultando una batosta senza precedenti.

Raramente, a memoria, ho visto una monoposto partire così bene a inizio anno e venire non solo recuperata, ma sperduta da un avversario che va al doppio. Penso alla Brawn del 2009, ma comunque Button riuscì agevolmente ad assicurarsi il mondiale, nonostante la crescita esponenziale della Red Bull.

Qui siamo partiti con “obiettivo mondiale”, formula derubricata già a metà stagione nella più indulgente “l’obiettivo era tornare competitivi” per sentire adesso “lavoriamo in ottica 2023, ma proveremo a vincere qualche gara”. Desolante. Quello che si percepisce osservando la Ferrari è quasi un senso di impotenza escatologica, come se anni di sconfitte, di cambiamenti, di delusioni – troppe, ma davvero troppe – avessero scolpito in questa scuderia un Dna perdente (absit iniura verbis), una sorta di difficoltà endemica a ribaltare il destino avverso. Una tristezza di fondo per cui tutto è tremendamente complicato.

E’ il tremendismo Ferrari che abbiamo iniziato a vedere nella Rossa di Alonso, che sfiorava in due occasioni il titolo contro la Red Bull senza spuntarla, innervosendosi poi per le mancanze tecniche del team. Lo abbiamo rivisto nella Ferrari targata Arrivabene, con Vettel vicecampione e non di più, fermo per due volte a sogni di notti di mezza estate spezzati da errori nello sviluppo, incidenti, errori di pilotaggio.

Lo stesso tremendismo che vediamo adesso in questa Ferrari di Binotto, veloce ma confusionaria, con un team principal che resta sempre sul vago quando si parla di obiettivi, che parla di squadra giovane e di crescita dopo quattro anni di lavoro con lo stesso gruppo, con Leclerc sempre più immalinconito e rassegnato.

Come se fosse scritto che la Ferrari non può farcela, che c’è sempre qualcuno più bravo e più forte. Per ora mi limito a constatare un dato fattuale che fa riflettere: nell’anno del rilancio, di una Ferrari esaltata in lungo e in largo per la grande prova di Monza, Max Verstappen può diventare campione del mondo matematicamente già a sei gare dal termine. C’è qualcosa che non torna.

Antonino Rendina

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