F1 | Il Gran Premio del Bahrain non sarà recuperato, a forte rischio anche Qatar e Abu Dhabi
Diverse le ipotesi sul piatto: Portimao, Barcellona e Turchia le alternative ma potremmo avere un calendario di "sole" 20 gare

Il Gran Premio del Bahrain è di fatto ufficialmente cancellato. Il tentativo della Formula 1 di recuperare la gara di Manama e collocarla a ottobre in mezzo a Baku e Singapore non è andato a buon fine per le continue tensioni in Medio Oriente provocate dalla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran. Quando durante il weekend di Silverstone si era paventata l’ipotesi di recuperare la tappa del Bahrain, l’opinione pubblica e gli addetti ai lavori non si sono affatto schierati a favore di questa decisione, perché la zona del Golfo non può in alcun modo dare delle garanzie in ambito sicurezza in questo specifico periodo storico.
L’offensiva militare statunitense in territorio iraniano e la conseguente risposta missilistica di Teheran, che ha colpito installazioni logistiche e basi strategicamente rilevanti anche in Giordania, Kuwait e nello stesso Bahrain, hanno reso impraticabile qualsiasi piano di trasferimento di materiali e personale a Sakhir.
Come scritto due settimane fa, proprio poco prima che questa idea non lungimirante venisse lanciata, anche le gare di Qatar e Abu Dhabi, che dovrebbero chiudere la stagione 2026, sono a forte rischio per lo stesso identico problema. Va da sé che non riuscendo a recuperare il Bahrain a causa degli eventi, è logico ipotizzare che per il medesimo motivo geopolitico non verranno disputate le ultime due tappe arabe del mondiale sul circuito di Losail e su quello di Yas Marina.
Il nodo contrattuale delle 22 gare nel calendario 2026 di Formula 1
La cancellazione del round mediorientale di ottobre rappresenta un danno economico rilevante per Liberty Media. Il promoter americano è vincolato a contratti estremamente rigidi con i network televisivi globali e con i main sponsor del campionato, accordi che impongono un numero minimo di 22 Gran Premi stagionali. Scendere sotto questa soglia farebbe scattare pesanti penali finanziarie, riducendo i ricavi da spartire con i team a fine anno. Per evitare questo scenario, i vertici commerciali stanno valutando soluzioni d’emergenza da deliberare nel corso del prossimo fine settimana di gara in Belgio.
Tra le opzioni sul tavolo vi è l’organizzazione di un doppio appuntamento consecutivo sullo stesso tracciato, sfruttando le tappe già confermate di Baku o Singapore. Questa ipotesi incontra però la netta opposizione delle scuderie, le quali hanno espresso un parere totalmente negativo, evidenziando come la ripetizione di una gara nella stessa sede snaturi il valore sportivo del campionato e richiami le modalità gestionali più critiche affrontate durante l’emergenza legata al Covid-19. Inoltre, una doppia trasferta cittadina a Singapore comporterebbe un livello di stress insostenibile per le componenti meccaniche e per il personale, già provato da un calendario logorante.
Le alternative impraticabili e l’ipotesi della chiusura europea
All’interno delle opzioni di riserva figurerebbe teoricamente l’Istanbul Park in Turchia, circuito formalmente designato come prima riserva ufficiale. La pista necessita però di strutturali interventi di ammodernamento del manto stradale e delle vie di fuga, lavori che richiederebbero un finanziamento governativo diretto e tempistiche del tutto incompatibili con una scadenza fissata all’inizio di ottobre.
Le vere alternative praticabili rimangono quelle legate a una reintroduzione di tappe europee come Barcellona e Portimao. Questa opzione garantirebbe una chiusura del mondiale nel Vecchio Continente che manca storicamente dalla stagione 1997, quando sul circuito di Jerez si consumò il celebre scontro diretto in pista tra Michael Schumacher e Jacques Villeneuve per l’assegnazione del titolo iridato a favore della Williams.
Sebbene il fascino di un finale europeo sia innegabile, l’inserimento di Portimao o Barcellona a fine autunno cozza duramente con la pianificazione logistica già impostata dalle squadre. I team hanno da mesi spedito via mare e via aerea le strutture delle hospitality, i laboratori ingegneristici mobili e i ricambi per le previste trasferte oceaniche. Modificare radicalmente la destinazione dei carichi merci verso l’Europa genererebbe un caos organizzativo ed economici extracosti non indifferenti per le strutture tecniche del centrogruppo.
Ultimatum a Zandvoort e il rischio di un finale anticipato a Las Vegas
Liberty Media e la FIA si sono imposte una scadenza perentoria per fare chiarezza sul destino della stagione. La deadline definitiva è stata fissata immediatamente dopo la sosta estiva, nel fine settimana del Gran Premio d’Olanda a Zandvoort. In quella sede verrà stabilito se il Qatar e Abu Dhabi avranno le garanzie governative minime per ospitare il la Formula 1 o se l’intera trasferta del Golfo verrà ufficialmente cancellata per questa stagione.
Il protrarsi delle decisioni potrebbe costringere la Formula 1 ad accettare la riduzione forzata del calendario, rinunciando a trovare circuiti sostitutivi last-minute. Se anche le ultime due tappe dovessero saltare per via del conflitto bellico, il mondiale 2026 si ridurrebbe repentinamente da 22 a sole 20 gare complessive. Questo scenario comporterebbe l’anticipazione della chiusura del campionato sul tracciato cittadino di Las Vegas, trasformando l’appuntamento in Nevada nell’atto finale della stagione.
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