Pagelle del Gran Premio della Malesia

Commenti semiseri al diluvio [e ai Gazebo...] di Sepang

Pagelle del Gran Premio della Malesia

Organizzare una gara in Malesia durante la stagione dei Monsoni e poi neutralizzarla perché piove troppo è un qualcosa che chi vi scrive non potrà mai capire. Talmente geniale da risultare idiota. O forse il contrario. Vabbè. Dai gazebo di Sepang spunta, a sopresa, la Ferrari di Alonso che regola, altrettanto a sorpresa, la Sauber di Perez e la McLaren di Hamilton. Gara interessante, a tratti caotica, divertente. Buona lettura!

Sebastian Vettel: 5 – E no. Troppo facile prendersela con chi è più piccolo, debole, sfigato. Nello specifico con Karthikeyan. Perché è sì vero che ultimamente dove c’è l’indiano -che Vettel definisce poco carinamente un cetriolo- succede sempre qualcosa, ma in questo caso la colpa del contatto ci pare quantomeno da spartire equamente tra i due. Vedi Spa 2011, botto Hamilton-Kobayashi. Soprattutto perché nella toccata chi aveva di più da perdere era proprio Vettel, che aveva dunque l’obbligo di metterci non una ma 100 attenzioni in quel doppiaggio. L’erroraccio fa passare in secondo piano una gara comunque coriacea, con la radio che va a singhiozzo -le comunicazioni, come sottolinea proprio Seb, in corse come quella malese sono fondamentali- e una macchina che con l’acqua galleggia. Letteralmente. Fuori dai punti, ora il compagno di squadra gli è davanti anche in classifica. Siamo solo all’appuntamento #2 della stagione, ma chissà. Sprovveduto.

Mark Webber: 7 – Come spesso gli accade inizia ad andar forte dopo metà gara. Le differenze, rispetto al solito, però, son diverse. #1] Per una volta oltre a qualificarsi bene azzecca pure la partenza. C’è stato un tempo, non ci crederete, in cui questo avveniva regolarmente. #2] Oltre ad azzeccare la partenza si comporta discretamente anche nei primi giri. #3] Il rush finale non è una sterile sparata ma stavolta suona come un «ragazzi, ci sono anch’io». Batte Vettel in qualifica, approfitta della toccata Grosjean-Schumacher e tiene decentemente il ritmo delle McLaren. Alla ripartenza, però, fa fatica, si fa passare da Alonso e perde progressivamente terreno. Terreno che riesce a recuperare quando finalmente la pista inizia ad asciugarsi. Con le slick va più forte di Vettel e quando quest’ultimo va al contatto [non consenziente] con Karthikeyan si issa fino al quarto posto. A una manciata di secondi da Hamilton. Tutto sommato bene così, anche perché ora è davanti al tedesco anche in campionato. Lo ripetiamo: ci sembra più in palla dell’anno scorso. Staremo a vedere. Tenace.

Jenson Button: 4,5 – Se Vettel se la prende col cetriolo, lui non può che recriminare sull’improbabile piatto di penne al pomodoro che si spara durante la neutralizzazione. Per carità, come ci ricorda il buon Mazzoni «Jenson è uno sportivo vero». Ma chi vi scrive -che per lavoro fa una marea di strada- se si ingozza con un piatto di pasta subito prima di partire per far 300 km, si becca un abbiocco bestiale. Ma poi dai, parliamone. Il Gazebo. La pasta al pomodoro. Una birra. Quattro chiacchiere. Roba da sagra paesana. Dai, siamo seri. Intendiamoci, magari non c’entra niente, ma il contatto con Karthikeyan -del quale, onestamente, JB si assume tutta la responsabilità- è, per dirla alla Jacques Villeneuve, una cappella gigante. E scusate il francesismo. Perché nella prima parte di gara corre bene, al pit stop passa pure Lewis, e queste sono le SUE condizioni, le SUE corse. E invece da lì sprofonda, si regala un cambio gomme supplementare, compie qualche bel sorpasso [a memoria: Ricciardo, Massa, Petrov, Rosberg, ancora Ricciardo] ma niente che porti punti in cascina. Quattordicesimo. Con la pasta sullo stomaco. E la consapevolezza di aver cannato completamente, una volta tanto, una gara complicata, tricky per dirla all’inglese. Capita. Ingordo.

Lewis Hamilton: 7,5 – Lo diciamo? Lo dico. Risulta terribilmente poco credibile nella parte del ragioniere, della formichina, del -adesso azzannateci la gola- comprimario. E’ poco credibile, soprattutto in una gara così, bagnata, complicata, da azzardo. Eppure è andata così. E i fatti, udite udite, gli danno ragione. Anche se ha molto da recriminare, perchè su due dei tre pit stop fatti ha perso tempo. Nel primo per consentire a Massa di passare in pit lane -quando si dice gioco di squadra- e nel secondo perché ci mettono una vita a tirar via lo scotch che parzializza le prese d’aria dei freni. Prima della neutralizzazione era in testa, partendo dalla pole. Poi fa fatica a tenere il passo dei due là davanti e decide presto di accontentarsi del terzo posto. Sì, sì, è proprio Lewis, che ci crediate o no. E a fine gara non pare nemmeno contrariato. Ora è secondo in campionato, a cinque punti da Alonso. Singolare anzichenò, ma intanto è lui a portare a casa -a Woking- la pagnotta. Per cui bene così. Un travestimento da ragioniere degno del miglior 007. Insospettabile.

Fernando Alonso: 10 – Non avrà salvato il posto a Domenicali, ok. Però diciamocelo: ha abbassato di diversi gradi la temperatura della poltrona che il buon Stefano occupa in quel di Maranello. Anche se c’è poco di Ferrari e molto di Alonso nell’umida vittoria malese. Al via si tiene fuori dai guai, naviga a vista fino alla sospensione, poi si scatena. Alla ripartenza passa Webber d’autorità, il primo giro di valzer -aka pit stop- lo proietta in testa alla classifica, con le intermedie, e da lì fa il vuoto tenendo un ritmo bestiale per tanti giri. Costruisce così un tesoretto di secondi fondamentale per quando, con pista asciutta, Perez [!] inizierà a farsi bestialmente sotto. E alla fine guidando con la testa mantiene la testa della corsa -scusate il gioco di parole- fino alla bandiera a scacchi. Una vittoria che per assurdo amplifica i limiti della vettura, ma proprio per questo ancor più fondamentale. Perché fare punti in condizioni di inferiorità tecnica è fondamentale in ottica Mondiale. Che poi sappiano davvero intervenire sulla rossa per migliorarla, checché ne dicano certi Soloni del microfono, è tutto da dimostrare. Ma a Sepang la sua parte Nando l’ha fatta. Trionfale.

Felipe Massa: 4 – In Australia avevamo scomodato il povero Badoer di Valencia 2009. Per la Malesia peschiamo ancora più indietro nel tempo. Ve lo ricordate Ricardo Zunino? Argentino, figlio di miliardari, all’inizio degli anni ’80 ebbe i suoi scampoli di gloria affiancando Nelson Piquet alla Brabham di un certo Bernie Ecclestone. Nelson con quella macchina vinceva gare, Ricardo -per dire- a Montecarlo non si qualificò nemmeno. Anche a Sepang -nonostante il cambio di telaio, ultimo tentativo per ridare fiducia al pilota- la prestazione del brasiliano è parsa imbarazzante. Lento, distante anni luce dal compagno di casacca, lo si vede solo al traguardo quando sta per essere doppiato da Alonso. L’unica cosa positiva per la squadra la fa rientrando al primo pit stop, bloccando l’uscita di Hamilton e consentendo al suo caposquadra di balzare in testa alla gara. Per il resto notte profonda. Talmente brutto da non essere vero, ripetiamo. Così non si può andare avanti, per il bene suo e della squadra. Inguardabile.

Michael Schumacher: 7 – Non c’è più rispetto per l’età. Ti danno del vecchio rincoglionito. Non fanno che ripeterti che sì, in fondo andresti anche benino, ma che non è più roba per te. Ti danno una macchina che ti regala sabati da Leone e domeniche da Coglione. Nemmeno fosse un Cubo di Rubik. Nonostante questo tu ti ostini a provarci. Al sabato stacchi un tempo da paura, terzo in griglia. La domenica piove, speri che per una volta la mangiagomme cambi mestiere. Macché. Tempo due curve e uno sbarbatello francese ti tocca il sedere -nemmeno fossi una bella gnocca- facendoti fare una giravolta degna di un valzer viennese. E da lì via ad inseguire. Avresti tutte le ragioni per scender dalla macchina, incurante della pioggia, e prendere a sberle il primo che passa. Così, per sfogarti. E invece no. Perché tu sei Crucco, nel senso buono, un Crucco di successo. E allora ti rimbocchi le maniche per l’ennesima volta, soffri con il diluvio, con le intermedie, con le slick, con tutto. Ti passa Senna. Ti passa Kobayashi. Ma alla fine resti lì. E al traguardo, di riffa e di raffa -thanks, Seb e Pastor- artigli un punto. Timbri il cartellino con un punticino che dà un senso a due ore passate pericolosamente. Un punto più di gente come Massa, per dire. E davanti al tuo compagno di squadra. Sensazionale, una volta di più, per abnegazione e -vivaddio- velocità. E chissà senza il ciclone Grosjean… Inossidabile.

Nico Rosberg: 5 – Le considerazioni son sempre le stesse. Ross Brawn non è un cretino, le sue strategie funzionano, e a un certo punto Nico è anche quarto. Poi però il Cinturato Pirelli si trasforma in pongo, il rendimento decade, deve addirittura fermarsi una volta in più. Lo passano -anche qui a memoria- Vettel, Räikkönen, Webber, Button. E chiude tredicesimo, a trenta secondi dall’Unno di Kerpen. Ecco, proprio qui sta il punto. Se Schumacher è bollito, Nico -che dal 7 volte campione del mondo le prende sia in qualifica che in gara, nonostante l’incidente con Grosjean- è da prendere a schiaffi. Se Nico è un fenomeno, allora Michael è tutt’altro che rincoglionito. In entrambi i casi ci risulta difficile promuoverlo. Perché subire una vettura incapace di mostrarsi consistente ci può stare. Farsi metter sotto da un vecchio Zio che tutti danno per prossimo all’Alzheimer ci può stare un po’ meno. Urge bagno di umiltà. Da parte sua e da parte di tutti noi che abbiamo troppo spesso liquidato come patetiche le performance di Schumacher. Non è che da oggi diventi fenomeno, intendiamoci. Ma forse meritava più rispetto. Quanto a Nico, tocca a lui, solo a lui, dimostrare il suo valore. Scornato.

Kimi Räikkönen: 8,5 – In qualifica stacca il compagno di squadra. In gara è costante, consistente, grintoso quando serve -vedi sorpasso a Rosberg- e assenato dove richiesto. Chiude quinto, senza una singola sbavatura, dopo aver tenuto per un bel pezzo il passo di Webber. Già questo basterebbe ad assegnargli un votone. Se poi aggiungete che scontava, in griglia, una penalizzazione per sostituzione del cambio, e che era la prima volta o giù di lì che si trovava a guidare sul bagnato con queste gomme dopo i due anni di inattività… beh, signori, siamo di fronte a qualcosa di molto simile a un capolavoro. Volete la ciliegina sulla torta? Abbiamo anche quella, ed è il giro più veloce in gara, al secondo appuntamento dopo il rientro in F1. Il manico c’è, poche storie. E se la Lotus non dovesse riaggrovigliarsi in una crisi tecnica come quella del 2011… beh, si toglierà le sue belle soddisfazioni. Kiitos, Kimi.

Romain Grosjean: 4,5 – Due errori in meno di un quarto d’ora, di cui il secondo fatale. Secondo ritiro isantaneo in due gare. Va bene l’entusiasmo, va bene la gioventù, però basta, adesso. Anche perché in questo caso oltre alla sua, di gara, ha compromesso anche quella di un collega. Condizioni difficili, certo, ma uguali per tutti. Urge doccia ghiacciata. Maldestro.

Paul di Resta: 8 – Se la Force India continua a non convincere il vostro pagellista -ma questo è un problema suo, non vostro- altrettanto non si può dire dei due piloti del team di Mallya, per i quali il sottoscritto ha palesemente un debole. E da Sepang per l’autostima di chi scrive arriva una bella iniezione di fiducia. Perché lo scozzese corre bene, con una saggezza tattica encomiabile. E’ tra i primi a fermarsi per mettere le Full Wet e l’azzardo sembra pagare. Poi però si tocca leggermente con Maldonado e questo gli fa perder tempo. Ma alla ripartenza tiene un ritmo eccellente, si libera subito di Vergne e naviga -letteralmente- ben dentro alla zona punti -e ben davanti al compagno di squadra- fino al traguaro. Certo, brucia il sorpasso subito a 3/4 di gara da parte di Senna, ma va benissimo così. Il settimo posto è un risultato eccellente. E i punti raccolti in terra malese sono pesanti e valgono oro colato. Saggio.

Nico Hülkenberg: 6,5 – Prima bandiera a scacchi dell’anno e primo arrivo a punti per il biondo tedesco di stanza a Grove. Subisce un po’ la pioggia, anche perché il primo pit stop dopo la sospensione avviene forse con un po’ di ritardo e questo gli fa perdere terreno, e da un certo punto in poi dà l’impressione di badare più al traguardo -chiuderà nono- che alla prestazione. Ma c’è più che da capirlo. Non fatichiamo ad immaginarlo ancora un filo arrugginito, e in condizioni di bagnato, umido, semiasciutto e così via, nella sua situazione -e con la sua fama di sfasciamacchine- è moooolto meglio l’uovo oggi rispetto ad un’immaginaria gallina domani. Ricordiamoci che ai tempi della Williams ai box non ci trovava Mallya ma Patrick Head… E anche perché -a volerla dir tutta- da di Resta paga sì due posizioni, ma appena tre secondi di distacco. Bene così, per ora. Cauto.

Kamui Kobayashi: 6 – Al di là di tutto è anche sfortunato. Primo perché il muretto Sauber prova a differenziare le strategie, e se quella di Pérez vince la sua per contro non fa sfracelli. Tra l’altro si ferma a montare le Full Wet proprio poco prima della neutralizzazione. Della serie «ancora un giro e cambia tutto». Poi accusa problemi ai freni, che lo porteranno al ritiro, e infine ritarda il passaggio alle gomme da asciutto aspettando uno scroscio che non arriverà se non a fine gara. In mezzo a questa compilation di sfighe una bella partenza, i sorpassi subiti -all’esterno- da Ricciardo e Senna e quello rifilato a Schumacher. E, crediamo, tanti rimpianti. Tutto sommato ci pare ingiusto bocciarlo, anche perchè grossi errori non ne ricordiamo. Coraggio!

Sergio Pérez: 10 – A volerci credere verrebbe da chiedersi se il papa, in visita in Messico, non gli abbia mandato un qualche tipo di aiutino dal cielo. A voler essere ancora più sognatori, se avesse montato le slick lo stesso giro di Alonso avrebbe avuto la concreta possibilità di vincere il Gran Premio. A voler essere razionali, il secondo posto è probabilmente quello che mette d’accordo tutti, pilota, muretto, ingegneri. E anche motoristi, va’. Ma va benissimo così. Il box lo guida alla perfezione lasciandolo con le intermedie sulla pista allagata, ed è un azzardo che paga, vista la neutralizzazione. Ma da lì in poi il risultato è tutto suo. Frutto del suo piede, della sua sensibilità alla guida, della sua freddezza. Peccato per l’errore quando era oramai negli scarichi di Fernando. Di certo quel «WE NEED THIS POSITION» non lo ha reso più sereno. Ma la prestazione -e anche il piazzamento- restano. Ah, un ultimo, doveroso, appunto: Sergio è a tutti gli effetti un pilota pagante. Cosa gli mancava rispetto ad altri, profumatamente stipendiati, visti a Sepang? Un contratto con un team in rosso, dite voi? Mmmm. Leggendario.

Daniel Ricciardo: 6,5 – Ci aspettavamo di più, inutile negarlo. Però l’australiano fa fatica, ad inizio gara, e a differenza del compagno di casacca viene fermato subito dal muretto per sostituire le intermedie con le Full Wet. Scelta conservativa che però lo rispedisce nel mucchione selvaggio. A un certo punto poi si mette a dare spettacolo. Si impegola in duelli con Senna, Kobayashi, ancora Senna, Button, Massa, ancora Button. E’ autore di splendidi sorpassi all’esterno, viene spesso inquadrato, scalpita. Ma, come a volte accade, chi fa scena non fa punti e viceversa. Vergne, favorito dalla strategia, fa la formichina e porta a casa la pagnotta. Lui si prende gli applausi ma rientra ai box con la fame. Ci ha comunque fatto divertire. Le scelte del box non lo hanno premiato, noi sì. In fondo, anche se gli fanno recitare la parte dell’uomo d’esperienza, è a tutti gli effetti uno pseudodebuttante alla prima stagione completa nel Circus. O no? Showman.

Jean-Éric Vergne: 8 – Lui invece è deb senza pseudo. E alla seconda gara in Formula 1 si regala i primi punti in carriera, oltretutto in condizioni da tregenda. All’inizio la squadra lo tiene fuori con le intermedie. Lui resta in pista -per sua stessa ammissione- quasi per miracolo, ma la neutralizzazione gli regala un settimo posto provvisorio con la possibilità di poter ripartire con le Full Wet. Barba e capelli, altroché. Alla ripartenza si fa fregare da Massa [!!] e più tardi lo supera anche di Resta, ma è bravo a non commettere errori e alla fine sarà premiato con l’ottavo posto finale. Tanto più prezioso perché -è bene ribadirlo- è un risultato che arriva alla seconda gara nella massima Formula, con una pioggia torrenziale. Vendica l’onta -se così possiamo chiamarla- del sorpasso subìto all’ultima curva in Australia. E guadagna punti in squadra. What more? Navigato.

Pastor Maldonado: 6 – Ancora una doccia congelata a pochi km dalla fine della gara. Ma stavolta, a differenza di Melbourne, non per colpa del venezuelano. In questo caso è infatti il motore a dire basta. Scegliendo eleganti messaggi di fumo per trasmettere il messaggio al povero Pastor. Che aveva condotto una gara positiva, regolare, con meno fuochi d’artificio rispetto all’Albert Park ma comunque redditizia. Si incasina un po’ alla prima sosta, si tocca con di Resta, e dalla ripartenza in poi cerca soprattutto di tenersi fuori dai guai. Non a caso verrà inquadrato sì e no un paio di volte. Quando oramai il decimo posto sembra a portata di mano, il sopracitato propulsore Renault sbotta «mi girano troppo i pistoni!!! che gran rottura di bielle!!!» lasciandolo a piedi, sconsolato e malinconico. Peccato. Va comunque rimarcato il fatto che stavolta la parte del Cenerentolo in squadra, vista la fenomenale rimonta di Senna, è toccata a lui. Chissà se vorrà dire qualcosa. Illuso.

Bruno Senna: 9 – Il terzo eroe di Sepang è lui, Bruno Senna da San Paolo, Bruno Senna il Raccomandato per i più scettici, Bruno Lalli per i più cattivi. Ora, non sarò io a dire se Bruno è un Fenomeno, un Brocco, un Genio, un Coglione, un Fermo, un Raccomandato o così via. Primo perché non è questa la sede, secondo perchè il vostro pagellista non ha né i titoli né l’autorevolezza per sputar sentenze. Tutto quello che uscirà dalla mia tastiera sarà un umile commento alla prestazione di Sepang. Alla SUPERLATIVA prestazione di Sepang. pronti-via, Bruno si ferma subito ai box e precipita in fondo al gruppo. Alla ripartenza è 22mo. Poi si scatena. La sua Williams inizia a volare, e in sequenza passa Kobayashi, Ricciardo, Michael Schumacher, Hülkenberg, di Resta. Chiuderà splendidamente sesto. Senza un errore, una sbavatura. Mix esemplare di concretezza ed aggressività. Ripetiamo: così come non siamo saliti sul carro dei detrattori non saliremo oggi su quello dei vincitori. Anche perché il suo cognome ci fa ancora scorrere un brivido dietro la schiena, e in un senso o nell’altro si fa fatica ad essere obiettivi, che lo si voglia o no. Ma a Sepang è stato grande. E se lo merita. Magico [e scusateci].

Heikki Kovalainen: 5 – Per carità, patire una penalizzazione in griglia se si guida una Caterham è un po’ come sparare sulla Croce Rossa con un fucile da assalto dei Marines dotato di mirino di precisione e pallottole detonanti. Però ci è parso meno brillante che in altre occasioni. A partire dall’errore nelle prime fasi di gara [dopo una partenza incredibile, e non è una novità, che lo aveva addirittura issato al quindicesimo posto] che lo costringe a uno stop supplementare per sostituire il musetto. La vettura è squilibrata, scoda, si dimena come un’anguilla nelle mani di un pescatore, e lui fa fatica anche solo a tenerla in pista. Sul traguardo rimedia 46 secondi da Petrov. Un po’ troppi, anche per uno con un uccello arrabbiato disegnato sul casco. Bastonato.

Vitalij Petrov: 7 – Tra Russia e Finlandia c’è stata ben più di una guerra. Indro Montanelli, che non era un bischero, arrivò a definire la Resistenza finlandese alle truppe sovietiche «l’unico atto di eroismo della seconda guerra mondiale». Ebbero la meglio i finlandesi, allora. A Sepang, senza voler scomodare quella storia, invece, la battaglia la vince il Compagno Petrov. La Guerra è ancora lunga, certo. Ce ne saranno altre 18, di battaglie. Ma la Campagna Malese ha un’importanza strategica notevole, perché giocata su un terreno infimo, bagnato, traditore. Da uomini veri. Una vittoria che dà morale alle Truppe. E’ contento, il Compagno Petrov, e ne ha ben donde. Combatte bene, a livello di eserciti più attrezzati del suo, e distanzia le truppe finniche di ben 46 secondi. Senza sbagliare praticamente nulla. Se ne erano dette tante, alla vigilia, circa l’opportunità o meno di assegnare il comando del battaglione al Compagno russo. Ma quantomeno a Sepang nessuno si è lamentato della scelta. Ci siamo fatti prendere un po’ la mano, dite? Vabbè. Marziale.

Pedro de la Rosa: 6 – Roba da matti. Dopo la pseudofarsa australiana, con la vettura assemblata direttamente ai box, ora la HRT si e ci regala un nuovo must: l’esordio con drive through. C’è un problema di pressione della benzina, i meccanici si attardano sulla monoposto di Pedro, riescono a farla partire ma scatta inflessibile la penalità. La prima dell’anno, tra l’altro, per gli amanti delle statistiche [Mazzoni docet]. Se il buongiorno si vede dal mattino siam messi proprio bene. E’ poi incredibile leggere quanto racconta il buon Pedro a fine gara. Sentite qua: «E’ stata la gara migliore per far debuttare la HRT [!!!]. Dobbiamo migliorare molte cose, ma questo è stato un ottimo test. Abbiamo ottenuto ciò che volevamo». Non so voi, ma io mi inquieto un po’ a leggere queste cose. Comunque, a parte tutto, Pedro taglia il traguardo, staccatissimo, ma ci arriva. Non fa errori. Non combina casini nei doppiaggi. Sembra contento sul serio. Come infierire? Serafico.

Narain Karthikeyan: 6,5 – Meriterebbe dieci solo per aver detto, a fine gara, «Ho recuperato due posizioni dal 23mo posto, c’è da sorridere». Non capisci bene se ci è o ci fa. Poi fai mente locale e ti sovviene che -incredibile ma vero- si ritaglia addirittura il suo famoso quarto d’ora di celebrità issandosi al decimo posto [causa mancato pit stop] alla neutralizzazione. Se se la saprà rivendere bene, potrebbe diventare un eroe nazionale. E comunque, sempre facendo mente locale, la sua HRT non sarà veloce ma robusta lo è di certo. Prima gli va addosso Button, poi lui va per campi, quindi si tocca pure con Vettel. Sempre senza grossi danni. Indistruttibile, davvero. Riguardo ai contatti, a parere di chi scrive nel primo caso è Button che lo travolge, nel secondo è un po’ un concorso di colpa, ed è eccessiva la penalizzazione che i commissari gli infliggeranno a fine gara. Non so perché, ma non riesco a bocciare la sua prestazione. Per certi versi grottesca, per altri romantica, per altri completamente sballata. Ma tutto sommato il traguardo lo taglia, anche prima di de la Rosa, se è per questo. Come fai a rimandarlo a settembre? Mitologico.

Timo Glock: 6,5 – Di riffa e di raffa Timo si tiene dietro al traguardo un certo Kovalainen. E nella guerra infinita tra i cosiddetti nuovi team -che poi, a dirla tutta, tanto nuovi in realtà non son più- è un dato di fatto decisamente significativo. Guida bene, Timo, tutto sommato al massimo delle possibilità che la modesta Marussia gli offre. Taglia il traguardo in diciassettesima posizione, in barba a superstiziosi e jettatori. Come dite? Correre è un’altra cosa? Avete ragione, ma cosa ci possiamo fare noi? Degli anni d’oro, quelli in Toyota, resta solo il rumore della pioggia sull’asfalto. Glock… Glock…. Glock… Che brutta cosa, la malinconia. Coraggio!

Charles Pic: 6 – Per la prima volta si trova a guidare una F1 con le Full Wet e tutto sommato non se la cava per niente male. O meglio, a essere onesti, non commette errori e gira su tempi tutto sommato accettabili. Quando la pista si asciuga si trova più a suo agio e si vede, ma oramai Glock se n’è andato e lui non può che limitarsi a portare la vettura al traguardo, controllando la blanda minaccia che arriva dalle HRT [questa poi…]. Peccato per un problema alla frizione che gli fa perdere tempo alla terza sosta, ma il risultato non sarebbe comunque cambiato. Merita la sufficienza solo perché, in condizioni complicate e alla seconda gara in F1, porta a casa la vettura senza nemmeno un graffio sulla carrozzeria. La sua Crew sarà contenta. E anche noi. Prudente.

Manuel Codignoni
www.f1grandprix.it

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98 commenti
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  1. michele

    27 marzo 2012 at 10:03

    ciao Maria…
    e grazie per il pensiero

    Vorrei riproporre un post già scritto..domenica…:

    Qualcuno potrebbe anche dire …che Hamilton è stato declassato dalla Mc Laren perché troppo irruento…un pilota troppo scomodo…un Gilles Villeneuve trasportato come per magia dal Canada 81 al Canada 2011 con una macchina del tempo che in un attimo gli ha fatto trascorrere trent’anni.

    Non sono d’accordo!

    Le difficoltà tra Ham ed il suo team sono iniziate prima del periodo cosiddetto difficile di Lewis, per chi lo ritiene così.

    Io credo che Hamilton abbia solo fatto il pilota; anche a Monaco ha fatto il pilota..un vero…un grande pilota…e che pilota!!!!

    Egli ha il dono di farmi credere di avere trent’anni di meno, quando lo vedo correre, soprattutto sul bagnato mi vien voglia di guardare il calendario per vedere scritto “1981” invece che “2011”.

    Un grande!

    Visto che non può essere l’irruenza…. c’è un’ultima spiegazione in alternativa al razzismo,…. all’apartaid,

    è cioé che Hamilton abbia all’inizio del 2011 firmato un’opzione o un precontratto con RB o Ferrari!..o abbia avuto dei contatti talmente evidenti con altri top teams tali da lasciar intendere a Ron una imminente partenza del nuovo Gilles.

    Se così non fosse si tratta di pura emarginazione…!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! e secondo me lo è perchè i comportamenti discriminatori sono stati adottati anche fu ori dal team….

    Tutto il mondo è fatto di emarginazione…la classi elevate ..sulle basse, una razza su un’altra, una economia su un’altra, una ideologia politica su un’altra meno battuta, …..ciò avviene perché colui che è diverso, a livello inconscio, fin dai tempi della preistoria è considerato un possibile nemico. Uno di un’altra tribù. Uno che può distruggerti..che non la pensa come te…..e quindi un avversario.

    E… la massa si ammucchia tutta contro il diverso…….lo marchia….lo emargina…

    Ciò accade anche in F1…e molto spesso inconsciamente ….anche per chi deve giudicare!

    Se vostro padre e vostra madre, che vi hanno sempre protetto, un giorno all’improvviso non lo facessero più e vi voltassero le spalle voi cosa pensereste?

    Ecco quello che Lewis sta pensando della Mc Laren!!!

    Allora chi può salvare veramente Hamilton se non se stesso??…solo quando è in fondo al pozzo l’uomo capisce veramente se stesso e ……..conosce la sua vera forza!!!

    Ora Hamilton è solo…dentro la palude dell’indifferenza….dentro le sabbie mobili…..un posto freddo e privo di vita….arido…dove non c’è mai il sole…(come Adreiu della Storia Infinita)

    Solo un “fortuna drago” può salvarlo…qualcuno che dall’alto arrivi a toglierlo da lì!!!!

    Esiste…e se esiste

    …chi sarà il suo “fortuna drago”????

    • Maria

      27 marzo 2012 at 10:15

      mah, l’unica volta che ho condiviso i tuoi dubbi é stato dopo il Canada 2011. Sinceramente, quell’incidente con Button mi sembrò troppo cattivo e troppo intenzionale, e in quella gara Button io l’avrei penalizzato.
      Ma lì la McLaren non disse nulla, e nemmeno Lewis, e la cosa mi é sempre sembrata oltremodo sospetta…

    • Beppe (tifoso Redbull)

      27 marzo 2012 at 11:31

      Credo che Hamilton stia attraversando un periodo di cambiamento dello stile di guida e di condotta della gara; ha capito che con solo con l’irruenza di guida non si vince il campionato (purtroppo non siamo più ai tempi di Nigel Mansell e Keke Rosberg).

      Piuttosto non capisco il decadimento delle prestazioni delle Mclaren dopo il secondo start che problemi hanno avuto al di là della debacle di Button sull’indiano e dei problemi ai box in occasione dei pits-stop.
      I tempi sul giro erano troppo alti rispetto alla sorprendente Ferrari di Alonso!!

      Beppe

      • michele

        27 marzo 2012 at 12:00

        Come ho già detto,

        questione di assetto!

      • michele

        27 marzo 2012 at 12:16

        Quelle gare sono finite per sempre e quel Lewis pure,
        l’ultimo vero grande….

        ora ci sono solo i ricordi..

        ad esempio di quando mansell rimasto senza benzina,

        cercava di tagliare il traguardo a spinta

        ..con la sua lotus…quella vera

        …non quella delle joint-venture di oggi…

        http://www.youtube.com/watch?v=OsBEKw7-ln4

        grande!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

        ecco…ecco quello che faceva grande questo sport!!!

      • Maria

        27 marzo 2012 at 13:22

        mah, di solito Button ed Hamilton con l’acqua si esaltano, domenica si sono un po’ annacquati 😉
        Penso che Hamilton ad un certo punto abbia tirato i remi in barca, e Button era 18° dopo l’incidente, quindi non poteva fare più di tanto.
        E’ vero che Bruno Senna e Kimi nelle posizioni di media classifica hanno fatto parecchi sorpassi, ma forse a Button si era danneggiato qualcosa dopo lo scontro….
        @michele: i vecchi leoni come Mansell ormai non ci sono più in questa F1 ipertecnologica, dove per superare serve il DRS, e il tastino dell’aiutino, e tra poco gli daranno pure il tasto boost come la Batmobile!!!

      • MC

        27 marzo 2012 at 15:29

        Ragazzi sono certo che hamilton tirerà la sua grinta al momento giusto nelle prossime gare…sta semplicemente facendo un lavoro attento…

      • michele

        27 marzo 2012 at 15:34

        @maria

        Abbiamo parlato spesso del nuovo Gilles….cioé di Hamilton…

        e se vogliamo parlare del passato non posso esimermi, consapevole di ripetermi, …
        dal proporti
        con lo straordinario commento originale di Poltronieri…(RAI) (altro che quelli di oggi)…che ti pregherei di seguire attentamente

        (quel giorno ero lì davanti alla TV…un giorno indimenticabile… )

        il vecchio Gilles…

        http://www.youtube.com/watch?v=9CsUp456gX4

        GRANDE!!!!

      • michele

        30 marzo 2012 at 11:43

        Nigel Mansell è proprio del segno del Leone!!!

        Nigel Ernest James Mansell (Upton-upon-Severn, 8 agosto 1953)

  2. Iron Maiden

    27 marzo 2012 at 11:19

    Belle pagelle, niente da ridire, ma io avrei dato un bel 10 anche al muretto ed ai meccanici Ferrari.

    1: il muretto rosso questa volta non ha fatto errori (in passato il più delle volte in caso di pioggia o di Safety Car andava nel pallone), calcolando anche il momento giusto per far fermare Alonso per montare le Slick.

    2: meccanici Ferrari impeccabili ed efficenti come sempre: soste veloci, precise, perfette e senza sbavature.

    Se la Ferrari (e Alonso) domenica ha trionfato secondo me è merito anche loro. (cioè di muretto e meccanici) 😉

  3. MC

    27 marzo 2012 at 15:32

    anch’io avrei voluto vedere tutta la cattiveria che lo contraddistingue come pilota…ma per ora meglio non prendere rischi….rimane sempre a un passo dalla vetta della classifica

  4. theboss

    27 marzo 2012 at 16:01

    CHI CRITICA HAMILTON ORA E LO STESSO CHE LO CRITICAVA X LA SUA AGGRESSIVITA….DAVVERO RIDICOLI…INTANTO HA PIU PUNTI DI BUTTON E VETTEL…I CONTI POI SI FANNO ALLA FINE…HA CAPITO CHE I MONDIALI SI VINCONO CON LA REGOLARITA E SI PERDONO BUTTANDO VIA PUNTI PESANTI….ALONSO HA UNA FERRARI LENTA QUINDI HA GUIDATO ALLA MORTE PERCHE ERA UN OCCASIONE TROPPO GHIOTTA PER LUI…SE HAMILTON SI FOSSE LANCIATO NELL INSEGUIMENTO E POI SAREBBE FINITO FUORI PISTA TUTTI A DIRE : CHE POLLO…POTEVA ACCONTENTARSI…..

    • michele

      27 marzo 2012 at 16:16

      Allora vedi che ho ragione?

      Come la metti la metti ham è sempre un pollo..o un tacchino…o non lo so…

      E questa è la prova provata che la sua diversità …lo rende più attaccabile…
      qualsiasi cosa fa sbaglia…

      e perchè non attacca?…è un ragioniere

      E perchè attacca?…è un matto…

      E perchè ha toccato Kartyk..?…sapeva di essere sanzionato!!!

      E perchè non ha toccato Kartyk….?…poteva tentare!!!

      Button sicuro lui si che lo può fare…tanto non si vede…al monitor della giuria non appare….(è bianco…il monitor!)

      come gli ebrei nei campi di sterminio….nel 1943…
      loro sbagliavano per definizione…
      il punto è che è una questione di razza….

      oppure è talmente genio…che lo ammirano tutti e non vorrebbero mai un minimo errore…da lui..

      e francamente credo che sia più probabile…. la prima soluzione!!!

      • tommaso

        29 marzo 2012 at 00:18

        @michele

        …è incredibile quanto tu sia un idiota. Tutti riconoscono che Button è un gran pilota. Tutti sanno che Hamilton è un fuoriclasse, ma a volte un po’ una testa calda; dopo di che, un errore capita a tutti, questa volta è toccato a Jenson, che di solito non sbaglia mai nulla, e che stava impostando una bella gara pur col diluvio, e pur considerando che la McLaren, in gara, è sembrata assai poco consistente. Scrivi per seminare odio e non sai cosa sia lo sport, cosa sia la sportività, gettando discredito su chi vuoi tu, sulla base di discutibili convincimenti personali, mix di politica, questioni razziali ed altre menate da maniaco ossessivo. Oltretutto, non so quanti anni hai, ma puzzi terribilmente di naftalina.

      • michele

        2 aprile 2012 at 09:48

        Se tu fossi un po’ più umile capiresti…
        ma la tua arroganza….mi puzza solo di una cosa…
        e non ha un buon odore!!!!!!!!!!!

  5. speed

    27 marzo 2012 at 16:21

    Per quelli adesso, che riempiono (giustamente)
    di eloggi lo Speedy Gonzales Perez,se non mi sbaglio
    ,settimane fa`io ero praticamente l`unico a mettere
    in risalto questo pilota,che anche con la sua giovinezza,ha mostrato a tutti la sua classe.
    E se poi si portera`in Ferrari i milioni del suo
    sponsor Telemex tanto meglio!
    Questo Perez,con la sua gara di Domenica ha
    tacciuto tutti quelli che parlavano di lui
    come un raccomandato !

    • michele

      27 marzo 2012 at 16:31

      E’ troppo presto per parlare di Perez…

      dobbiamo osservarlo meglio…
      avrà altre occasioni per farsi vedere…

      fin’ora non mi ha convinto…
      mi sembra un damon hill un po più giovinetto…

      e ripeto che domenica sono stati gli assetti a fare la differenza…

      chi ha puntato tutto sul bagnato ha vinto…

      Rien ne va plus, les jeux sont faits

      Tutto sulla pioggia…vincente…!!!

      • speed

        27 marzo 2012 at 17:54

        Perez era anche velocissimo con la pista
        asciutta,praticamente,tutto l`ultimo quarto
        della gara!

      • michele

        27 marzo 2012 at 18:08

        Stai tranquillo,
        che se è un campione…
        ce ne accorgeremo tutti!

        diamogli ancora un po’ di tempo…

        non facciamo le cose di fretta…
        lasciamo che ..il vino maturi..
        per vedere se è un …cinque grappoli…

        il vizio di questo mondo moderno e che tutti vogliono tutto subito..

        se sono rose

        fioriranno…

        stai pur certo…!

        Il tempo è galantuomo…quasi sempre….

      • Maria

        27 marzo 2012 at 18:55

        michele sai che io tifavo per Damon Hill?
        ahahahaha mi era troppo simpatico! tutti lo ritenevano una schiappa, ma un titolo l’ha vinto, e se Schumacher non gli spaccava una sospensione nel 1994 (rimanendo impunito!) ne avrebbe vinti 2 😉
        Vabbè che la Williams all’epoca era un missile, però Hill non era poi così male!

      • michele

        27 marzo 2012 at 19:04

        Ma io non ho mica parlato male di Damon Hill. Era un buon pilota…soprattutto sull’asciutto.

        Ma certo se parliamo di veri campioni…
        quelli per me sono altri…

    • Maria

      27 marzo 2012 at 18:46

      A me Perez piace dalla sua prima gara, quando arrivò a punti ma poi purtroppo la Sauber fu squalificata per qualche stupida irregolarità tecnica che non gli dava nessun vantaggio.
      E mi sembra meglio del tanto celebrato Kobayashi (che molti vorrebbero in Ferrari).
      Però, è ancora un pilota giovanissimo, diamogli tempo di maturare.
      Già con l’errore di domenica ha purtroppo rischiato di rovinare la sua gara, e per fortuna è riuscito a rimanere secondo, se no oltre al danno la beffa!!!

  6. Mao

    28 marzo 2012 at 09:55

    ZERO alla Federazione e a ruota tutti i piloti !!! E’ ora di finirla col balletto della safety car e bandiere rosse quando piove !!!! Non ne posso piu’ di passare le domeniche mattina a vedere sti CAVALLIERI DEL RISCHIO sotto i tendoni del mercato a …mangiare la pasta al pomodoro aspettando che smetta. Poi partenza dietro ancora a sta maledetta safety car !!! Ma facciamogli modificare sti assetti, diciamo a OLLIO della Pirelli di fare gomme che scaricano 10000 litri al secondo e che vinca il piu’ bravo !!!! Altrimenti quando piove torniamo tutti a dormire come i conigli della Indicar. E che diamine…. W lo spettacolo !!!!

  7. Harpo Marx

    28 marzo 2012 at 18:43

    Pagelle buone.

    Io di solito leggo anche i commenti….. a parte quelli di michele che li salto completamente ormai, il parere dei rosiconi non mi interessa.

  8. Antonio

    28 marzo 2012 at 18:55

    veramente complimenti per le pagelle, condivido pienamente. Ci sono le pagelle della pagina concorrenziali che ogni qualvolta le leggo fanno venire il maldifegato… grande blog il vostro!
    e sempre forza Kaiser!

  9. SpeedLimit OO

    29 marzo 2012 at 13:23

    “Organizzare una gara in Malesia durante la stagione dei Monsoni e poi neutralizzarla perché piove troppo è un qualcosa che chi vi scrive non potrà mai capire.”

    Forse perchè l’orario è stato cambiato per agevolare i telespettatori europei, e forse l’hanno sospesa perchè oggi esiste il parco chiuso… e quindi autore, sai meglio di chiunque altro su questa pagina, che con le vetture settate per l’asciutto è un rischio enorme correre su una pista allagata soprattutto alla curva 13…

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