Pagelle del GP del Giappone

Pagelle del GP del Giappone

In Giappone torna alla vittoria Vettel e lo fa in maniera perentoria dalla pole, staccando sul traguardo un ottimo Jarno Trulli e Lewis Hamilton. Il tedesco tiene aperto il suo campionato, la cui lotta ha visto Barrichello guadagnare un punto su Button. Appena ai piedi del podio Räikkönen. Buona lettura!

Lewis Hamilton: 8,5 – Su una pista che ricorda tanto Spa, con i suoi curvoni veloci, la McLaren sfodera uno stato di forma piu' che eccellente e lo spedisce in seconda fila. Merito soprattutto del Kers, che gli permette al via di scavalcare Trulli e di issarsi in seconda posizione. Tiene il piazzamento con autorita' ma deve inchinarsi a Jarno all'uscita dall'ultima sosta. Il malfunzionamento del Kers (aridaje) gli fa perdere tempo e, soprattutto, gli impedisce di tentare il risorpasso in pista all'abruzzese – manovra che sarebbe stata comunque difficilissima. Resta comunque la soddisfazione per un bel podio e per una lotta sul filo dei decimi per tutta la gara. La voglia di lottare ancora c'e' -lo dimostra la differenza di prestazioni con il compagno di team- e dopo una stagione del genere francamente non ci pare poco. Stoico.

Heikki Kovalainen: 5 – Martin Whitmarsh aveva dichiarato che esistevano delle buone possibilita' che il finlandese potesse conservare il sedile a Woking anche per la prossima stagione. Mamma mia, aggiungiamo noi. Lento, lento, lento, viene inquadrato solo in due occasioni: nel contatto con Sutil (nel quale resiste all'attacco del tedesco in maniera forse un po' troppo decisa ma comunque regolare) e nel sorpasso in uscita dei box a Fisichella (il che e' tutto dire). Dice di essere al limite con la vettura – e questo spiegherebbe anche l'incidente delle qualifiche- ma se questo suo essere al limite lo porta all'undicesimo posto finale viene da chiedersi davvero se lui e Hamilton hanno la stesa vettura. A proposito: pure Lewis aveva dichiarato di volere ancora Heikki come teammate nel 2010. E ci credo, aggiungiamo noi. Sparring Partner.

Giancarlo Fisichella: 4,5 – Riesce a far far bella figura anche a Kovalainen, il che e' veramente tutto dire. Ancora una volta il suo apporto di punti alla squadra e' pari a quello di Luca Badoer, cioe' zero. Certo, tiene il ritmo a centrogruppo e riesce anche a passare una McLaren ai box, ma poi si fa fregare come un pollo stupido in uscita dalla pitlane. E dire che pure lui aveva il kers. Bah. Dice che il feeling con la vettura e' migliorato. Non ce ne siamo francamente accorti. Chiude dodicesimo, fiducioso per la prossima gara -e siamo alla barzelletta- ma lontanissimo dal compagno di squadra. Pur con tutte le attenuanti del caso -anche se siamo gia' alla terza gara e di km inizia ad accumularne parecchi- non riusciamo ad assegnarli la sufficienza. Mezzo punto in meno per l'ingenuita' (e siamo generosi) all'uscita dai box. Pollo.

Kimi Räikkönen: 8,5 – Non crediamo di sbagliarci se diciamo che anche oggi tira fuori il massimo dalla sua Ferrari. Veloce, costante, pur se non appariscente, rifila mezzo secondo nel computo dei giri piu' veloci al suo compagno di squadra e riesce a sopravanzare al pit stop la BMW di Nick Heidfeld. Nel finale, complice anche la safety car, si avvicina pericolosamente ad Hamilton dando anche l'impressione di poterlo attaccare. Il sorpasso non riesce, ma testimonia comunque la buona volonta' di un pilota oramai ufficialmente fuori squadra (anche se virtualmente lo era gia' da mesi). Ad ogni modo il suo quarto posto tiene a galla le speranze di Maranello per il terzo posto nei costruttori. E scusate se e' poco. Salvagente.

Robert Kubica: 5,5 – Chiude ai margini della zona punti un weekend -a sentir lui- sfortunato all'ennesima potenza. Dice di aver perso posizioni in qualifica a causa delle bandiere gialle e rosse. Dice di aver perso tempo piu' volte nel traffico. Afferma di essere stato bloccato da Heidfeld e Räikkönen dopo la prima sosta. Sostiene di non aver avuto abbastanza velocita' di punta per passare Button nel finale. Per la legge dei grandi numeri qualcosa di quello che dice deve avere un senso. Ma non tutto, perdiana. Subisce il compagno di squadra e a differenza del tedesco non ottiene punti. Che fosse troppo impegnato a rifiutare le lusinghe della Toyota? Non infieriamo -sulla fiducia- ma alla sufficienza non ci possiamo arrivare. Distratto.

Nick Heidfeld: 7,5 – Ancora una volta a punti dopo una gara saggia e, liberissimi di non crederci, pure sfortunata. ottimo in qualifica, tiene il quarto posto con autorita' fino al secondo pit stop quando un problema ad un dado ruota gli fa perdere la posizione ai danni di Räikkönen. Poi scivola ancora indietro quando Rosberg pesca il jolly rifornendo con la safety car e risbucandogli proprio davanti. Conquista comunque tre punti, ma poteva decisamente andar meglio. E se cosi' non e' stato non e' colpa sua, anzi. Lui ce la mette tutta, conscio che deve conquistarsi un sedile per il 2010. E per come ha corso a Suzuka lo meriterebbe. Tenace.

Fernando Alonso: 5 – La sua gara e' compromessa dalla penalita' rimediata in qualifica. La strategia ad una sola sosta non riesce ad issarlo piu' in su del decimo posto, risultato che francamente non aggiunge nulla alla sua carriera. Lui ci mette poco del suo, probabilmente per via di una vettura poco competitiva ma forse anche in virtu' della poca voglia di lottare per un risultato poco prestigioso. Possiamo capire la mancanza di motivazione a fine stagione -anche se a Singapore con una vettura piu' in palla era salito sul podio- ma non lo possiamo giustificare in sede di valutazione. Anche perché la penalizzazione di sabato e' tutta -o quasi- farina del suo sacco. Scarico.

Romain Grosjean: 4,5 – Arriva a tagliare il traguardo, e visti i botti rimediati nelle gare precedenti scusate se e' poco. Le buone notizie, tuttavia, finiscono qui. Lento in maniera impressionante per tutta la gara, chiude al penultimo posto -che se consideriamo le disgrazie capitate a Webber in realta' e' l'ultimo- una gara che di positivo, per lui, ha solo i chilometri percorsi. L'esperienza e' quella che e', sia chiaro, ma ci pare un po' pochino. Sempre meglio che sbattere e far danni, ma e' una lotta tra poveri e senzatetto. Dice di guardare al Brasile con moderato ottimismo: staremo a vedere, anche se siamo un po' scettici. Lento.

Jarno Trulli: 9 – Arriva in Giappone, gara di casa per la sua squadra, in un clima da separati in casa. E cosa si inventa? Una prima fila in griglia e un secondo posto in gara. Semplicemente spettacolare. Perde una posizione al via ai danni di Hamilton ma e' bravo a difendersi da Heidfeld e soprattutto a non perdere il contatto dall'inglese della McLaren. Nella seconda sosta, complice un problema al cambio per Hamilton, riesce a sopravanzarlo e da li' chiude in seconda posizione, senza essere mai impensierito dal ritorno di Lewis che senza keers non riesce a imbastire un'attacco degno di questo nome. Sostiene di aver fatto 53 giri a ritmo di quualifica. Forse e' un po' troppo, ma la sua gara e' comunque un eccellente segnale ai vertici della Toyota. Bravo.

Timo Glock: sv – Sbatte forte in qualifica e non disputa la gara. In bocca al lupo per il Brasile!

Jaime Alguersuari: 5,5 – Tutto sommato prima di picchiare duro alla 130R non stava nemmeno andando male. Il discreto stato di forma della Toro Rosso gli permette in gara di tenere un ritmo decente e di stare al passo con colleghi piu' blasonati. Poi, a nove giri dalla fine, il botto -perde il controllo della vettura a causa delle gomme ancora non in temperatura dopo il pit stop- che lo mette fuori gara. E' fortunato a non farsi male vista la dinamica dell'incidente e la velocita' della curva in cui e' avvenuto l'impatto. Il voto, forse leggermente generoso, e' di incoraggiamento. Forza!

Sebastien Buemi: 6 – La Toro Rosso si scopre stranamente veloce sull'asfalto del Sol Levante e Sebastien gira forte per tutto il weekend. Anche troppo, forse, vista la penalizzazione rimediata in qualifica, ma questa e' un'altra storia. In gara, pero', le cose volgono immediatamente al peggio, quando la frizione decide che non e' il caso di proseguire con queste prestazioni valide. I tentativi del box di indurre questo componente alla ragione falliscono e lo svizzero e' quindi costretto ad un prematuro ritiro. Peccato, perché per una volta che le prestazioni c'erano sarebbe stato bello finire la gara. La sufficienza e' per la jella. Sfigato.

Mark Webber: sv – Ecco un altro che in Giappone quanto a sfiga non ha nulla da invidiare a nessuno. Parte dai box, nel primo giro gli si stacca il poggiatesta laterale, rientra ai box, glielo fissano, riparte, gli si stacca di nuovo, rientra, glielo rifissano, riparte. Basta? Da li' si mette a fare esperimenti provando pezzi nuovi. La cosa sembra funzionare dato che fa pure segnare il giro piu' veloce. Non ce la sentiamo di valutare la sua prestazione. Gli diamo solo una simbolica pacca sulla spalla, in attesa di tempi migliori. Massacrato.

Sebastian Vettel: 10 – Nell'era della F1 con le soste ai box e le strategie diversificate e' sempre difficile vedere una gara in cui un pilota prende il via dalla pole e vince la gara restando in testa per tutta la durata della corsa. Ebbene, o'lui lo fa. Complice una Red Bull stratosferica si difende al via dall'attacco kers powered di Hamilton e da li' saluta la compagnia per ritrovarla solo al momento del podio, nonostante l'ingresso della Safety car potesse incasinargli i piani. Poco altro da dire. Condotta di gara impeccabile, senza errori e sbavature (a parte l'indecisione ai box da parte del suo meccanico). Difetta di continuita' nell'arco del Campionato, ma resta in lizza per il mondiale con una vettura che a San Paolo dovrebbe continuare ad andare fortissimo. Rilanciato.

Nico Rosberg: 7 – Pesca un jolly completamente inaspettato grazie all'ingresso della safety car, che gli permette di rifornire perdendo una sola posizione e di concludere la gara davanti ad Heidfeld in quinta posizione. La sua gara e' altrimenti abbastanza anonima, complice una Williams poco in palla. A posteriori la scelta strategica di ritardare la seconda sosta si e' dimostrata vincente, ma piu' per eventi esterni che per un reale vantaggio tattico. lui fa buon viso a cattivo gioco e, nonostante la sua gara sia stata sotto investigazione per qualche ora, raccoglie punti preziosi e si gode l'ennesimo arrivo nei top 8 di un campionato positivo. Gastone.

Kazuki Nakajima: 4,5 – Si qualifica male e la squadra decide di tentare il tutto per tutto riempiendogli la vettura di benzina e scegliendo una strategia su una sola sosta. Alla fine della fiera viene da dire che sarebbe cambiato poco anche se di rifornimenti ne avesse fatti due. Becca un secondo e due di distacco nel giro piu' veloce da Rosberg e chiude la gara al quindicesimo posto, malinconicamente in fondo al gruppo. Se la prende col traffico, nemmeno fossimo sull'A14 la vigilia di Ferragosto. Rispetto alle prime apparizioni in F1 sembra involuto. Speriamo di sbagliarci. Gambero.

Adrian Sutil: 5 – In circostanze diverse sarebbe tranquillamente potuto finire a punti, invece torna a casa con un tredicesimo posto. Becca una penalizzazione in qualifica che lo spedisce indietro in griglia, parte bene ma poi forza troppo l'attacco su Kovalainen finendo indietro e perdendo una marea di posizioni. Normale incidente di gara: forse la difesa del finlandese e' un po' al limite, ma se avesse attaccato in maniera piu' decisa forse ora racconteremmo di un'altra gara. La sua corsa ad ogni modo praticamente finisce li'. Peccato, dicevamo, perché il potenziale -su una pista simile a quella belga- la vettura ce l'aveva. E, visto che certe occasioni arrivano poche volte, sarebbe stato il caso di sfruttarle con maggior sagacia. Pasticcione.

Vitantonio Liuzzi: 5 – Su una pista molto difficile e tecnica come quella di Suzuka l'irriducibile Tonio subisce il peso dell'inesperienza e resta per tutto il weekend a debita distanza dal compagno di squadra, tranne che al traguardo. Lento in qualifica, porta al traguardo la vettura senza far danni ma chiudendo solo al quattordicesimo posto. Dice che non e' stata una brutta gara, ma evidentemente il metro di giudizio che adotta e' diverso dal nostro -pur con tutte le attenuanti di cui abbiamo parlato per Fisichella. L'impegno non manca, i risultati un po' si. Prudente.

Jenson Button: 6 – L'inglese, nel ruolo di formichina che ha deciso di recitare in questa parte di campionato, porta a casa un altro pezzettino di mondiale limitando i danni in quella che, dopo le qualifiche, pareva una gara piena di insidie. Ha la brillante idea di beccarsi una penalita' in qualifica -al pari del compagno di squadra, per sua fortuna- e in corsa si limita ad amministrare il maggior carico di carburante di chi lo precede, evitando di fare a sportellate e di prendere qualsiasi rischio. Il risultato finale lo premia ponendolo subito alle spalle di Barrichello e permettendogli di conservare quasi tutto il vantaggio in campionato. Tutt'altro che esaltante, ma i mondiali si vincono anche cosi'. Il voto pero' non puo' che essere in media con una gara senza infamia e senza lode. Incolore.

Rubens Barrichello: 5,5 – Guadagna un punto su Button, praticamente nulla quando mancano solo due gare alla fine, ma si mangia un'occasione di guadagnare punti grand come un condominio di 20 piani. Ed e' pure fortunato ad essersi beccato la penalita' per ultimo, perdendo poche posizioni rispetto agli altri sanzionati. In gara tiene il passo di Kimi Räikkönen nel primo stint salvo poi perdere un'eternita'. Senza safety car avrebbe forse potuto ottenere un sesto posto, ma sarebbe sempre stata poca roba. Avrebbe dovuto sfruttare la penalita' di Button in maniera piu' incisiva, invece di venire penalizzato a sua volta. Difetta ancora di cattiveria, e ora ha bisogno di un miracolo. Moderato.

Manuel Codignoni
www.f1grandprix.it

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