F1 | Gran Premio di Turchia: l’analisi delle qualifiche

Hamilton conquista la prima posizione, ma la pole la prende Bottas. Verstappen lo affiancherà in prima fila, mentre Leclerc scatterà dalla terza posizione

F1 | Gran Premio di Turchia: l’analisi delle qualifiche

In un sabato pomeriggio caratterizzato da condizioni della pista incerte e difficili da comprendere a fondo, la costante è il nome di Lewis Hamilton, che anche in questa occasione è riuscito a piazzare il proprio sigillo in qualifica centrando il tempo più veloce dell’intera sessione, dopo aver fermato il cronometro sull’1:22.868. Una pole che però non passerà negli archivi della storia della Formula 1, in quanto una penalità per la sostituzione del motore endotermico sulla sua vettura ancor prima dell’inizio delle prove libere, lo farà scivolare fino all’undicesima casella sulla griglia di partenza, lasciando strada libera al suo compagno di squadra, Valtteri Bottas, il quale si è classificato in seconda posizione staccato di poco meno di un decimo e mezzo dal leader di giornata.

In un weekend dove sino a questo punto la Mercedes si è dimostrata assoluta protagonista, l’inglese non si è fatto cogliere impreparato, cogliendo appieno i frutti del lavoro svolto dalla squadra, capace di preparare una vettura che ben si è adattata alle peculiarità dell’asfalto del tracciato turco, mettendo in luce ancora una volta l’ottimo anteriore della W12, vero punto di forza durante tutto l’arco della stagione. Si tratterà comunque di una gara in salita per il sette volte campione del mondo, il quale sarà costretto a rimontare dalla sesta fila, nella speranza che il passo mostrato al venerdì si possa rivelare sufficiente fare la differenza sulla lunga distanza e sopravanzare il suo rivale nella lotta per il titolo mondiale: “È stata davvero un’ottima sessione. In generale il team si è dimostrato all’altezza tutto il weekend. Molto preciso con i tempi e i ragazzi in garage, come sempre, continuano a fare il massimo in fabbrica in modo che riusciamo a massimizzare il potenziale della macchina. Durante questo fine settimana la macchina si è comportata bene sin da quando siamo arrivati. Abbiamo fatto piccole modifiche al set-up, ma man mano che la pista si asciugava, la vettura andava sempre meglio. Sono davvero contento del risultato finale”, ha spiegato Hamilton dopo le qualifiche.

Una sfida per la prima posizione che sembrava essere alla pari fino al termine del secondo settore, dove i due portacolori della casa della Stella erano divisi da pochissimi millesimi, quantomeno prima che Hamilton riuscisse a fare la differenza nell’ultimo intertempo, sfruttando oltretutto un piccolo errore del finlandese nella staccata di curva dodici dove aveva perso il punto di corda ideale allargando la traiettoria. Differenze che, però, non si sono limitate solamente alla guida in pista, ma anche a livello di assetti scelti in vista della corsa, con Bottas che ha optato per la configurazione più scarica per essere più competitivo sui lunghi rettilinei e tentare di difendersi nelle prime fasi di gara, soprattutto dopo aver visto nelle libere del venerdì le prestazioni della Rossa con l’ala a cucchiaio, mentre il pilota di Stevenage ha seguito la via opposta, con l’obiettivo di fare la differenza nella gestione degli pneumatici. “È stata una buona sessione e ovviamente come risultato per noi come squadra, è l’ideale, e perfetto in un certo senso, con la situazione che abbiamo e con la penalità di Lewis. La Q1 è stata difficile con le condizioni da leggero bagnato in alcuni punti e, ad essere onesti, alla fine della Q2 c’erano piccoli posti umidi dove ho dovuto essere un po’ cauto o cercare di trovare il modo migliore per aggirarli. Nell’ultimo giro mi è mancato qualcosa nell’ultimo settore. Però mi sono divertito, il livello di aderenza era ancora buono e, come ha detto Lewis, dall’inizio del fine settimana la macchina si è comportata bene a livello di set-up, quindi non abbiamo avuto bisogno di apportare modifiche importanti”, ha poi aggiunto Bottas nelle interviste, il quale dovrà sfruttare al massimo l’opportunità di partire dal lato pulito del tracciato per difendere la testa della corsa nelle fasi iniziali della gara.

Terzo posto per Max Verstappen, bravo nel confermarsi nelle posizioni di vertice dopo un venerdì in chiaro scuro, conquistando quella che a tutti gli effetti domenica pomeriggio sarà una prima fila, seppur dal lato più sporco della griglia. Nonostante non sia arrivata la pole, il pilota olandese non può non ritenersi soddisfatto del lavoro svolto, soprattutto considerando l’impegno messo dal team in nottata per modificare il set-up per tentativo di risolvere quei problemi di bilanciamento riscontrati durante le prime due sessioni di prove libere del venerdì. Difficoltà dovute soprattutto alle caratteristiche del tracciato, con livelli di grip ben più alti di quanto i team non si aspettassero alla vigilia, tanto che ad inizio FP1 la totalità delle squadre si era presentata con ali posteriori piuttosto cariche, consapevole che sulla carta quello di Istanbul avrebbe potuto essere un tracciato impegnativo per il retrotreno. La pista, però, aveva raccontato ben altra storia e a pagarne le conseguenze era stata anche la Red Bull, la quale si era trovata a dover fare i conti con una vettura che più di altre aveva dimostrato di soffrire le condizioni del venerdì, in particolare nel momento in cui i tecnici avevano compreso che ad andare in crisi non sarebbe stato il posteriore, come inizialmente previsto, bensì l’avantreno. Un comportamento figlio soprattutto dell’alto livello di grip e dei set-up con cui i team si erano approcciati al weekend, rendendo il posteriore talmente “saldo” da generare l’effetto opposto, portando allo sbilanciamento della vettura e alle difficoltà incontrate con l’anteriore, che di certo non era stato pensato per lavorare in quelle condizioni. Errori, lunghi e sottosterzo erano stato il mantra del venerdì e la squadra di Milton Keynes ne aveva pagato lo scotto perché, così come in altre occasioni durante la stagione, la RB16B non aveva mai nascosto di non fare dell’avantreno il suo punto di forza, costringendo gli ingegneri ad un’intensa nottata di lavoro per ritrovare l’equilibrio tra i due assi lavorando sia sul set-up meccanico e che quello aerodinamico. Sfortunatamente, la pioggia caduta il sabato mattina non aveva dato modo di provare a fondo durante l’ultima sessione di libere quanto le scelte apportate a livello di assetto avessero gli esiti sperati, lasciando il team anglo-austriaco con un punto interrogativo in vista delle qualifiche.

Tenendo a mente tutti questi elementi, il secondo posto finale non può di certo considerarsi un brutto risultato, specie data la concorrenza alle proprie spalle: “Sono ovviamente contento della terza posizione e di partire in prima fila domani. Abbiamo migliorato rispetto a ieri e il bilanciamento è migliore, ma nel complesso questo fine settimana è stato un po’ più difficile. Spero in una partenza pulita domani, ma prendere il via all’interno sarà difficile, perché c’è molto poco grip sia sull’asciutto che sul bagnato rispetto all’esterno, quindi ci aspettiamo di perdere qualcosa. Dobbiamo anche considerare il divario dietro di noi, è molto più ridotto del solito. Inoltre, ci manca passo rispetto a Mercedes, sarà difficile tenere Mercedes alle spalle con il passo che hanno dimostrato in qualifica e nei long run. Proveremo a fare il possibile, ma dobbiamo essere realistici”, ha spiegato Verstappen, che nelle interviste ha anche raccontato di come un problema alla batteria nel giro finale gli sia costato qualche centesimo sul tempo complessivo, lasciandolo senza carica negli ultimi metri del rettilineo opposto. Un inconveniente che comunque non ha pesato particolarmente in termini di classifica, dato che analizzando la differenza rispetto ai suoi tentativi precedenti emerge come quanto perso in quelle circostanze non sarebbe stato comunque sufficiente per intaccare la pole virtuale di Bottas. Una Red Bull che oggi ha pagato soprattutto in termini di velocità di punta non all’altezza di quelle dei rivali, tanto accusare un gap di circa 10 km/h rispetto alle Mercedes proprio nell’allungo che porta alla staccata della dodici, mentre nei primi due settori, nonostante qualche incertezza nelle curve più impegnative nell’anteriore, Max era stato in grado di limitare i danni contenendo il distacco dalle due W12.

Ad aprire la seconda fila ci sarà Charles Leclerc, nel mezzo tra quella che avrebbe potuto essere una splendida seconda posizione e una lotta alle sue spalle che ha visto Pierre Gasly concludere il suo giro a soli sessantun millesimi dal ferrarista. Una sfida avvincente che ha messo in luce le buone velocità di punta mostrate dalla SF21 durante tutto il weekend, soprattutto nel momento in cui la squadra di Maranello aveva deciso di puntare su un assetto leggermente più scarico, tentando di guadagnare sui rettilinei per rendersi minacciosa in particolar modo nelle fasi iniziali del Gran Premio, dove il monegasco avrà l’opportunità più ghiotta per tentare di recuperare qualche posizione in classifica e dar fastidio ai piloti di testa. Una sessione che, però, non è stata priva di rischi, soprattutto quanto nel Q2 Charles aveva denotato una certa fatica nel far funzionare al meglio la mescola media per superare la tagliola ed accedere all’ultima manche. Seppur nei primi due settori aveva comunque ottenuto degli intertempi sufficienti per pensare di guadagnare l’accesso alla Q3, la scelta della Scuderia italiana di “sacrificare” Sainz per tirare la scia si era rivelata estremamente efficace, anche solo per guadagnare quei pochi decimi in più che lo avrebbero messo al riparo in caso di un’eventuale errore nelle ultime curve. Situazione che è poi migliorata quando è giunto il momento di montare la soft per il tentativo finale, più semplici da mandare in temperatura rispetto al compound a banda gialla, con cui sul finale Leclerc è riuscito ad acciuffare una bella quanto importante seconda fila: “Sono felice della mia qualifica: la quarta posizione è un buon risultato che ci vede subito dietro ai leader di campionato, che al momento sono ancora difficili da battere per noi. Di sicuro siamo riusciti a massimizzare il potenziale della vettura. In Q1 e Q2 ho faticato parecchio dal momento che avevo optato per un carico aerodinamico più basso nel definire il set-up per il weekend: dovrebbe essere la scelta giusta per la gara e speriamo dia i suoi frutti domani. Con questa configurazione oggi pomeriggio però scivolavo parecchio e ho dovuto lottare per riuscire a passare i turni”, sono state le parole del monegasco dopo le qualifiche.

Una SF21 che, dopo le buone sensazioni destate ad inizio weekend, si è confermata anche sul giro secco, seppur non sia mancata la concorrenza, in particolare quella di Pierre Gasly, con una AlphaTauri che in Turchia fino a questo momento si è confermata competitiva, in maniera opposta a quanto occorso nella passata stagione, doveva aveva sofferto in maniera evidente le condizioni di scarso grip del tracciato. Il francese quest’anno ha preso la sua “rivincita”, nonostante il fine settimana non fosse iniziato nel migliore dei modi, riscontrando le stesse difficoltà che aveva incontrato anche la Red Bull, ovvero un sottosterzo cronico figlio di un’anteriore che non lavorare nelle condizioni ideali: “Sono molto contento di essermi qualificato quinto e domani, dopo la penalità di Lewis, partirò quarto. La squadra è riuscita a migliorare notevolmente la macchina rispetto a ieri, quando ho faticato davvero tanto con il sottosterzo. Stamattina non è stato facile verificare se quelle modifiche fossero andate nella giusta direzione, dato che le PL3 si sono svolte sul bagnato, ma appena è iniziata la qualifica mi sono reso conto di essere competitivo. Sono fiducioso per la gara di domani dopo questo grande passo avanti e speriamo di poter fare dei bei punti in gara”, ha raccontato Pierre nelle interviste. Una lotta, quella tra i portacolori della squadra di Faenza e quella di Maranello che si è rivelata più accesa di quanto non raccontino i sei centesimi di distacco sul traguardo, tanto che il transalpino a metà giro era arrivato persino a poter contare su un vantaggio di quasi quattro decimi. Ma quali sono i punti che hanno permesso a Leclerc di fare la differenza? La telemetria e il confronto dagli onboard raccontano come il numero 10 dell’AlphaTauri fosse stato estremamente aggressivo nella staccata e nell’ingresso di curva uno, guadagnando solo in quel punto oltre un decimo e mezzo portando in percorrenza una velocità più alta di circa cinque km/h. Con un trend che si sarebbe poi visto anche nel resto della tornata, il ferrarista riusciva a recuperare qualcosa sugli allunghi, nonostante anche la AT02 fosse notevolmente scarica, un segnale incoraggiante sulle prestazioni della Power Unit italiana di cui, appuntamento dopo appuntamento, capiremo meglio il potenziale in seguito agli ultimi aggiornamenti. Per quanto la telemetria non lo mostri in maniera evidente, la pulizia di guida e la fiducia del francese nell’avantreno aveva fatto la differenza anche nel complesso di curve di inserimento della 3-4-5-6, dove era stato in grado ridurre il tempo sul freno nella fasi iniziali senza tuttavia sacrificare la percorrenza, incrementando così il suo vantaggio virtuale. Un comportamento che si era potuto osservare anche in curva sette, tratto della pista in cui il monegasco aveva faticato nel corso del libere, con continui suggerimenti da parte del muretto box sull’approccio da seguire e con quale tipo di traiettoria affrontare quella curva, forse complice la volontà di non far pattinare eccessivamente il posteriore. Da quel momento in poi, tuttavia, si sarebbe trattato di un assolo della SF21, che nel tratto veloce sarebbe riuscita a farsi valere non solo nella prima parte di curva otto, ma anche nell’allungo successivo, dimezzando il distacco virtuale dal rivale transalpino. Lo stesso si era ripetuto anche sul rettilineo successivo, dove sì il recupero era stato minore rispetto a quanto avvenuto in precedenza, forse complice una diversa gestione dell’ibrido da parte della Power Unit Honda che privilegiava più quel tratto di pista, ma comunque evidente. I due erano così giunti alla staccata della dodici divisi da circa un solo decimo di vantaggio a favore del pilota dell’AlphaTauri ma, così come Bottas, anche lo stesso Gasly era giunto all’errore nella percorrenza di quella curva in seguito ad un piccolo bloccaggio del posteriore in entrata, il che lo aveva costretto ad assumere una traiettoria più larga e meno favorevole per il cambio di direzione. Un ultimo settore con qualche sbavatura di troppo per il numero 10 che, proprio all’ultima curva, non era riuscito ad essere altrettanto efficace nella percorrenza, dovendo così sacrificare la fase di accelerazione in uscita, permettendo a Leclerc di trovare quei centesimi necessari per scavalcarlo e salire in seconda fila.

Sesto tempo, che diventerà una quinta casella in griglia, per Fernando Alonso, la sua migliore prestazione in qualifica dal Gran Premio del Giappone 2014. Una buona sessione per lo spagnolo che, dopo aver rischiato una penalizzazione per non aver rispettato le bandiere gialle ad inizio sessione, sul finale è stato autore di un giro estremamente pulito che gli ha consegnato una buona casella in griglia di partenza, confermando il trend di competitività che ormai lo spagnolo ha ritrovato. Delude Sergio Perez, solamente settimo con un distacco di oltre mezzo secondo dal compagno di casacca. Una sessione ricca di alti e bassi per il messicano, che in Q2 si era reso anche protagonista di un testacoda in curva 1 dove, per poco, aveva evitato il muretto laterale che avrebbe messo la parola fine alle sue qualifiche. Con le condizioni mutevoli della prima manche, Sergio era stato costretto ad utilizzare un set in più di soft per superare il turno, trovando con un solo treno nuovo a disposizione per il Q3: nel primo tentativo, così come Charles Leclerc, il pilota della Red Bull era sceso in pista con gomme usate, in modo da trovare il ritmo per quello che avrebbe dovuto essere il suo run decisivo negli ultimi minuti. Alle sue spalle ci sarà Lando Norris, che su un circuito che mal si sposa con le caratteristiche della MCL35M, non è riuscito ad andare oltre l’ottava posizione, faticando anche nella seconda manche nel trovare l’accesso alla top ten: “Un giorno difficile con condizioni difficili. Ci mancava il ritmo oggi, quindi sarebbe stato molto difficile ottenere molto di più di quello che abbiamo fatto. Penso che sia solo la natura della pista, il tipo di curve, più in linea con come è stato a Zandvoort, con curve con apici più lunghi, dove andiamo in difficoltà. C’era una piccola possibilità di salire in settima posizione ma Perez era un po’ più veloce di noi. Non è il risultato che volevamo, ma penso che sia stato il miglior risultato che potevamo davvero ottenere, quindi ci riproveremo domani e vedremo se possiamo fare meglio”, ha spiegato il britannico. Una McLaren che, rispetto a Ferrari, ha pagato non solo sugli allunghi, complice un assetto complessivamente più carico e una diversa gestione dell’ibrido che andava a tagliare potenza in quei tratti dove invece la SF21 continuava a guadagnare, ma anche in quelle curve con raggi di percorrenza piuttosto ampi.

Una AT02 veloce, come confermato anche dalla buona prestazione del compagno di squadra del francese, Yuki Tsunoda, capace di tornare finalmente in top ten, seppur sacrificando la tattica in vista della corsa per massimizzare la posizione di partenza. Se con Gasly, infatti, gli strateghi della squadra faentina avevano deciso allinearsi alle scelte degli avversari montando la media in Q2 per favorire la parte strategica in gara, con il giapponese si era seguita una strada diversa, optando per l’utilizzo della soft in modo da garantirgli una buona opportunità di entrare in Q3. Un traguardo raggiunto, che la aveva riportato nella top ten dopo diversi weekend d’assenza, anche se ciò lo aveva lasciato con un solo tentativo a gomma nuova nella fase finale, dove non era riuscito a trarre il massimo dalle coperture qualificandosi in decima posizione. Per quanto la differenza rispetto ai piloti a centro gruppo fosse troppo ampia per pensare di riuscire ad inserirsi, ripetere il crono ottenuto in Q2 sulla medesima mescola sarebbe stato sufficiente per guadagnare una casella in classifica, sopravanzando Lance Stroll: tre decimi persi in particolar modo nella percorrenza delle chicane e nei cambi di direzione, dove in precedenza il giapponese era riuscito ad essere più efficace portando maggior velocità rispetto a quanto visto nell’ultimo tentativo. Nona posizione che è andata a vantaggio di Lance Stroll, bravo nello sfruttare le modifiche introdotte durante la nottata sulla sua Aston Martin per centrare la top ten negli ultimi minuti della seconda manche. Un risultato importante perché, al di là della questione passo gara, il canadese avrà l’opportunità di trovarsi sulla medesima strategia dei propri rivali senza lo scotto di dover montare la soft nelle fasi iniziali, mescola che i team hanno cercato di evitare: “Dopo le prove di ieri, abbiamo fatto alcune modifiche utili alla macchina durante la notte e penso che si sia visto nelle nostre prestazioni di oggi” – ha spiegato Lance al termine delle qualifiche, sottolineando le modifiche apportate sulla sua vettura, scaricando il posteriore per passare su una configurazione di ala a cucchiaio, nella speranza di poter risolvere i problemi di sottosterzo che si erano palesati al venerdì -. “Nel complesso, sono soddisfatto ed è stato un buon giro. Domani, inizieremo la gara dall’ottavo posto con la gomma media, che dovrebbe metterci in una buona posizione per lo stint iniziale. Ci sono alcune auto potenzialmente veloci fuori posizione sulla griglia, a causa delle condizioni e delle varie penalità sulla griglia, quindi dovremo capitalizzare su questo, combattere fino alla fine e spingere ogni giro per vedere dove saremo in grado di concludere”, ha poi aggiunto il portacolori della squadra inglese.

Destino differente per il suo compagno di squadra, Sebastian Vettel, primo degli eliminati nella seconda manche, il quale ha pagato le piccole sbavature commesse nelle zone ancora bagnate della pista, le quali gli sono costati quei due decimi utili per passare il turno. Un comportamento evidente soprattutto in curva uno, dove era presente una chiazza umida in entrata, così come nei cambi di direzione dell’ultimo settore dove, dopo essere stato costretto a correggere la traiettoria, il tedesco non era stato in grado di portare la stessa velocità di percorrenza del canadese. Così come in occasioni precedenti, tuttavia, Sebastian non potrà sfruttare appieno l’opportunità di avere scelta libera in tema di pneumatici alla partenza, dato che davanti a lui quasi la totalità dei piloti davanti a lui prenderà il via su una mescola che garantirà flessibilità in termini di strategia nelle fasi iniziali della gara, senza contare che, a seguito della penalità di Hamilton, il pilota dell’Aston Martin sarà ora costretto a scattare dal lato sporco della griglia, con il rischio di perdere posizioni allo spegnimento dei semafori. Chi non può nascondere i propri rimpianti sono Esteban Ocon e George Russell, i quali avevano entrambi una buona opportunità di centrare l’accesso alla top completando due giri puliti, che però non sono arrivati.

Il francese dell’Alpine, classificatosi dodicesimo, nel suo ultimo tentativo era stato protagonista di alcune sbavature, in maniera simile a quanto occorso a Vettel, dove delle leggere chiazze di umido in entrata e in percorrenza rischiavano di compromettere la stabilità della monoposto con conseguente perdita del retrotreno: lo si era visto già in curva uno, ma l’episodio più evidente lo si era riscontrato in curva quattro, dove in seguito ad una perdita di aderenza, Esteban era giunto al controsterzo perdendo lo spunto necessario per aprire il gas nella maniera più efficace, ritrovandosi poi davanti il compagno di squadra che, seppur fuori dalla traiettoria ideale, aveva definitivamente spento le speranze del pilota di Évreux. Un sentimento di frustrazione condiviso con il britannico della Williams che, proprio nel tentativo finale era stato protagonista di un errore nella percorrenza dell’ultimo tratto di pista, finendo largo in seguito ad una perdita di grip al posteriore su una delle zone che in quel momento era ancora tra le più umide dell’interno tracciato. Un vero peccato, perché gli intertempi registrati nei primi due parziali, dove era riuscito a togliere circa nove decimi rispetto al suo passaggio precedente, sembravano assolutamente sufficienti per riuscire a ritagliarsi un posto in Q3, portando ancora una volta la vettura di Grove nella lotta per la zona punti: “Ci sono stati troppi errori da parte mia oggi. Alla fine della Q2, ero su un giro davvero buono che sarebbe stato facilmente abbastanza buono per farci passare alla Q3. Purtroppo, ho perso tutto il tempo nell’ultima curva, il che è un vero peccato perché il giro fino a quel punto era stato incredibile. Sto davvero cercando di spingere i limiti al momento, ma sono andato oltre oggi. Le condizioni non erano facili, ma è lo stesso per tutti e mi aspetto di più da me stesso”, ha raccontato l’inglese al termine delle qualifiche.

Se il sentimento principale della maggior parte dei piloti eliminati in Q2 è quello del rimpianto, lo stesso non si può dire per Mick Schumacher che, nel pomeriggio di Istanbul, ha centrato la sua miglior performance stagionale sul giro secco, conquistando un bel quattordicesimo posto in griglia di partenza, seppur coadiuvato dalla decisione di Carlos Sainz di non segnare un tempo nella seconda manche. Nel Q1 la differenza sul proprio compagno di casacca l’aveva fatta soprattutto nella fiducia risposta nella monoposto in quanto Nikita Mazepin, dopo aver commesso alcuni errori sulle chiazze ancora umide all’inizio dell’ultimo run che lo avevano portato ad abortire il primo giro, non aveva cercato il limite in staccata e in percorrenza così come il tedesco, accusando così un netto passivo di circa tre secondi. Un’ottima performance da parte di Schumacher, ben evidente dalla telemetria, che forse avrebbe potuto essere addirittura migliore in termini di classifica finale se nell’ultimo giro non fosse stato costretto ad alzare il piede per il testacoda di Stroll, vanificando così l’opportunità di sfruttare la pista nel momento in cui si stava asciugando: “Queste condizioni difficili incontrate oggi erano comunque divertenti, mi sono divertito e penso che come squadra abbiamo preso le decisioni giuste al momento giusto. Abbiamo analizzato correttamente, siamo passati attraverso tutti i passaggi che facciamo di solito e abbiamo trovato il giusto set-up per le giuste condizioni. È andata bene dalla FP1, è stata una bella sensazione in pista in macchina, quindi sono felice. Siamo riusciti a guidare, a mostrare le nostre prestazioni. Considerando che Russell aveva commesso un errore mentre si trovava su un ottimo giro, non lo so quando avrei potuto recuperare, ma se avessi potuto completare il mio ultimo giro, avrei potuto migliorare di due o tre decimi, non sapendo quanta sarebbe stata l’evoluzione della pista quei decimi sarebbero stati di guida. Sicuramente c’era del tempo. Domani, speriamo di essere in grado di mantenere la posizione o addirittura di essere un po’ più avanti”, ha spiegato Mick, che nella seconda manche aveva girato solo su pneumatici usati, avendo completato tre stint su gomma nuova nei minuti iniziali della qualifica.

Giornata deludente per Daniel Ricciardo, solamente sedicesimo e primo eliminato degli eliminati in Q1, dove si era ripresentato quel problema che anche in altre occasioni durante la stagione ne aveva limitato i progressi sul giro secco, ovvero quella mancanza di fiducia nell’anteriore per spingere in quei punti dove vi era la necessità di essere aggressivi per trovare decimi preziosi. Ciò lo si era visto in particolare nel primo settore, dove nei due inserimenti più importanti, ovvero quelli di curva uno e curva quattro, l’australiano non era riuscito ad essere incisivo quanto il suo compagno di squadra, registrando solo in quel punto un distacco di quasi mezzo secondo, ovvero la maggior parte del distacco accumulato nell’ultimo tentativo da Norris. Un risultato deludente per il pilota di Perth che con il secondo set di soft nuove non è stato in grado di trovare quel miglioramento necessario per evitare un’amara eliminazione su un circuito dove, di per sé, già McLaren sapeva di non essere al top della forma: “Ovviamente non siamo dove vorremmo essere. La pista si stava asciugando costantemente e tutti hanno continuato a migliorare un po’ nell’ultimo giro. Non abbiamo fatto un grande passo in avanti con il secondo set di soft, non ci siamo trovati a nostro agio con la mescola più morbida per tutto il weekend, quindi è un peccato essere così in fondo alla griglia. Troveremo un modo per tornare domani e cercare di capire meglio la gomma soft”, ha spiegato il numero tre al termine delle qualifiche.

A chiudere lo schieramento ci saranno le due Alfa Romeo, seguite dalla Haas di Mazepin e dalla Ferrari di Carlos Sainz. Una giornata negativa per le due vetture della squadra svizzera, che non sono mai riuscite a completare un giro davvero pulito, in particolare Kimi Raikkonen, che nel corso dell’intera Q1 in più occasioni era stato colto di sorpresa dalle chiazze umide presente lungo la pista, portandolo a commettere qualche sbavatura di troppo, tali da non consentirgli di ottenere un tempo competitivo. L’occasione migliore il finlandese l’aveva avuta nell’ultimo tentativo, quando la pista si stava progressivamente asciugando, ma la presenza di Nikita Mazepin davanti a sé aveva limitato l’opportunità di migliorare e fare un passo in avanti, non solo perché il passo del russo era comunque particolarmente elevato, ma anche per la presenza di aria sporca che comprometteva la stabilità complessiva della vettura: “Siamo stati abbastanza bravi sotto la pioggia questa mattina, quindi è un peccato non superare la Q1 oggi. Abbiamo fatto del nostro meglio, ma non siamo riusciti a mettere insieme i giri. Quando finalmente abbiamo ottenuto il giusto grip alla fine della sessione, siamo rimasti bloccati dietro un’altra macchina e così è finita. Un sacco di piccole cose sono andate storte oggi, quindi concentriamoci su domani. Speriamo di avere delle condizioni variabili e un po’ di caos per aiutarci a recuperare posizioni”, ha raccontato Kimi. Ad occupare l’ultima casella della griglia ci sarà Carlos Sainz, il quale sarà costretto a prendere il via dal fondo in seguito alla sostituzione della Power Unit sulla sua vettura. Lo spagnolo potrà finalmente contare, così come il suo compagno di squadra, del nuovo sistema ibrido sviluppato dalla casa di Maranello in vista del 2022, nella speranza che questo elemento, unito al passo mostrato al venerdì, lo possano aiutare a scalare la classifica e riportarsi in zona punti, in modo da sfruttare le difficoltà della McLaren per trarre il massimo nella lotta al terzo posto nel mondiale costruttori. La gestione gomme si rivelerà fondamentale per il ferrarista che, non a caso, ha montato sulla propria vettura l’ala più carica tra le due a disposizione: indubbiamente ciò potrebbe rivelarsi un handicap nelle manovre di sorpasso, ma la speranza del pilota di Madrid è quella di fare la differenza sulla lunga distanza, limitando lo scivolamento del posteriore e mantenendo in vita le coperture il più a lungo possibile.

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