F1 | GP Canada: l’analisi delle qualifiche

Verstappen conquista la seconda pole stagionale davanti a un ottimo Alonso, con Sainz e Hamilton in seconda fila

F1 | GP Canada: l’analisi delle qualifiche

Dopo due anni di assenza, la Formula 1 è tornata a Montréal e quanto successo sabato pomeriggio sotto la pioggia rappresenta un ottimo biglietto da visita per una gara che si prospetta ricca di emozioni. Una qualifica senza respiro, intensa, con tante sorprese, dove a spuntarla è stato Max Verstappen, capace di conquistare la sua seconda pole position stagionale bissando la prestazione di Imola.

Il campione della Red Bull si è dimostrato il più veloce, in ogni condizione, chiudendo in testa tutte e tre le manche. Rispetto ad altri appuntamenti in cui aveva sofferto una mancanza di feeling con la vettura sul giro secco, qui l’olandese non si è lasciato sfuggire l’occasione, centrando un partenza dal palo fondamentale visto che Charles Leclerc sarà costretto a prendere il via dal fondo in seguito alla sostituzione della Power Unit. Tuttavia, Max non è stato l’unico protagonista di giornata, perché sull’asfalto bagnato di Montréal a prendersi la scena ci ha pensato Fernando Alonso portando la sua Alpine in seconda posizione. Una performance che testimonia ancora una volta il talento dello spagnolo, perché alla soglia dei 41 anni ha dimostrato che l’età è solo un numero, ma la classe è rimasta intatta. Abile nell’interpretare le condizioni mutevoli del tracciato, Fernando ha conquistato una prima fila che mancava da quasi dieci anni, regalando ai meccanici dei team un’emozione che attendevano da tempo.

Alle sue spalle scatterà il connazionale Carlos Sainz Jr., terzo in griglia con il rimpianto per quella che avrebbe potuto essere una probabile prima fila se non fosse stato per un errore nell’ultimo tentativo. Lo spagnolo dovrà tentare un approccio aggressivo nelle prime curve per attaccare Alonso, in modo da infastidire il poleman senza lasciargli l’opportunità di scappare già nelle fasi di apertura del Gran Premio. Quarto tempo per Lewis Hamilton, al miglior risultato stagionale, davanti alle due Haas di Kevin Magnussen e Mick Schumacher, bravi nell’approfittare delle condizioni per monopolizzare l’intera terza fila. Non è andato oltre la settima casella George Russell, che nel finale aveva tentato il passaggio alle slick senza successo. A chiudere la top ten Esteban Ocon, Daniel Ricciardo e Guanyu Zhou, alla sua prima Q3 in carriera.

Verstappen conquista la pole, Alonso un fantastico secondo posto

Per la seconda volta nel corso di questa stagione, Max Verstappen prenderà il via dalla casella più ambita, dalla pole position. Un risultato che attendeva da tempo, specie per le difficoltà incontrate negli ultimi appuntamenti nel trovare il feeling con l’anteriore della vettura in qualifica.

Sul bagnato il campione del mondo in carica ha trovato condizioni che ne hanno esaltato la guida, in particolare in termini di pulizia, grazie al crono ottenuto nell’ultimo tentativo, quello in cui la pista sembrava più asciutta: “Oggi è stato semplicemente bello. Le condizioni erano molto difficili, era molto scivoloso, ma abbiamo mantenuto la calma, ci siamo assicurati di essere lì al momento giusto e siamo riusciti a fare dei buoni giri”, ha spiegato Max nelle interviste. “Ieri credo che la macchina fosse ben bilanciata. Può anche essere un po’ più a causa dalla pista, sui circuiti stradali in generale hai bisogno di più avantreno – o sarebbe bello avere una macchina con un anteriore molto forte, cosa che credo sia mancata dal mio punto di vista nelle ultime due qualifiche. Ma poi in gara la situazione è migliorata. Vedremo domani”, ha poi aggiunto il portacolori del team anglo-austriaco.

Una pole costruita nel primo e nel secondo intertempo, grazie a una grande pulizia di guida nelle zone più complicate del tracciato. In tal senso, eloquente è la percorrenza di curva uno-due, dove l’olandese si è dimostrato efficace a partire dalla frenata, elemento chiave per la preparazione del cambio di direzione. Se Alonso aveva lasciato scorrere la vettura arrivando leggermente lungo, Verstappen era riuscito a mantenere una linea più stretta, facilitando l’impostazione di curva due con una buona velocità di percorrenza. Tratto in cui si è potuta effettivamente apprezzare la pulizia di guida del pilota della Red Bull, in grado di rimanere vicino al cordolo interno nella seconda parte della chicane, tanto da consentirgli di tornare presto sull’acceleratore su una traiettoria più favorevole. Manovra che, al contrario, non era riuscita all’alfiere dell’Alpine, che nella percorrenza aveva dovuto lottare contro il sottosterzo allargando la linea.

Una differenza di interpretazione che era valsa al campione del mondo in carica un buon tesoretto, abbastanza per contenere quanto avrebbe poi perso in uscita da curva quattro, dove un grosso sovrasterzo lo aveva spinto ad alzare il piede dall’acceleratore. Un tratto in cui Alonso aveva recuperato diversi centesimi di secondo riducendo la fase di parzializzazione, nonostante avesse patito un problema simile in uscita dalla chicane perdendo per qualche istante il posteriore. Tratti ancora particolarmente bagnati, come spiegato anche in conferenza stampa: “Era troppo bagnato in alcuni punti, come alla curva 1 e alla curva 2. Penso che dalla 4 fino alla 5, alla 6. Quindi, per me, non c’era mai stata l’opzione di passare alla slick. Certo, si trattava solo di due secondi e mezzo, ma ovviamente non si possono fare azzardi in qualifica. Ma, sì, negli altri punti della pista era abbastanza asciutto. Anche gestire l’Inter su un giro è stato, come dire, piuttosto impegnativo”, ha spiegato il numero 1 della Red Bull in merito a un possibile passaggio alle slick, confermando come il settore di apertura fosse tra i più impegnativi.

Il tema della pulizia di guida sarebbe tornato protagonista proprio nel secondo intertempo, tra curva sei-sette e otto-nove, dove Verstappen si era confermato efficace in frenata anticipando il cambio di direzione, garantendogli la possibilità di guadagnare in percorrenza e uscita. Da quel momento in poi, i due si sarebbero sostanzialmente equivalsi, nonostante qualche differenza di approccio nel tornantino e all’ultima chicane.

Una seconda posizione che, comunque, rappresenta un piccolo successo per Alonso, che sul bagnato ha espresso al massimo il suo talento, centrando una prima fila che riporta la memoria ai bei tempi. Visti i riscontri del venerdì, era lecito aspettarsi una Alpine competitiva, anche se in passato la A522 sul giro secco aveva raccolto qualcosa in meno di quanto ci aspettasse. La pioggia ha in parte mascherato queste difficoltà, consentendo al due volte campione del mondo di esprimersi ai suoi livelli: “È una sensazione fantastica. Finora è stato un weekend incredibile per noi. Siamo stati competitivi nelle prove libere, come di solito accade il venerdì, ma poi il sabato sembra che perdiamo un po’ di ritmo. Ma sì, grazie alle condizioni di bagnato oggi, la macchina era fantastica. Mi sentivo a mio agio nel guidare questa macchina e credo che anche i tifosi mi abbiano spinto a dare una qualcosa in più.” Per quanto mantenere una posizione da podio non sarà semplice, soprattutto alcuni rivali estremamente competitivi alle sue spalle, Fernando non ha nascosto che cercherà un aggressivo sin dalle prime curve: “Vedremo se riusciremo a lottare con Max alla prima curva, anche se, detto questo, puntare a fare punti importanti sarà il nostro obiettivo principale. Il team merita grandi congratulazioni, perché ha lavorato sodo sugli aggiornamenti e questo ne è un esempio.”

Sainz prenderà il via dalla seconda fila

Prenderà il via dalla terza casella Carlos Sainz che, a dispetto della posizione finale, ha confermato le buone doti della F1-75 anche in condizioni di bagnato, così come si era visto in altri appuntamenti. Con il progredire della sessione, il madrileno era riuscito ad avvicinarsi ai tempi di Verstappen, con una RB18 abile nell’accendere rapidamente la mescola intermedia, fino a portarsi ai due decimi rimediati al termine del primo tentativo.

Tuttavia, Carlos non ha nascosto qualche rammarico per una prima fila alla sua portata, se non fosse stato per un errore all’ultima chicane. Nei primi due settori, infatti, era in linea con quelli ottenuti dal poleman, grazie a una buona interpretazione di curva 1, così come all’ottima uscita dalla seconda chicane, quella in cui Verstappen era stato costretto ad alzare il piede in seguito alla perdita del retrotreno. Grazie a quegli elementi, il Ferrarista era giunto sulla prima fotocellula con il miglior parziale in assoluto, prima che, così come successo nel confronto con Alonso, il campione della Red Bull tornasse a fare la differenza in staccata e in percorrenza del cambio di direzione sei-sette. Giunto al termine del secondo settore con soli pochi centesimi di ritardo, a fare la differenza poteva essere solo l’ultima chicane, dove fino a quel momento Sainz non dimostrato particolarmente competitivo.

Effettuando un paragone sia con Alonso che con Verstappen, ciò che salta all’occhio non è tanto la frenata anticipata, evidentemente più dolce, quanto piuttosto l’aggressività in percorrenza sui cordoli, in particolare il primo. Sia il pilota dell’Alpine che quello della Red Bull si sono dimostrati più efficaci nel rapido cambio di direzione, mentre il Ferrarista non è riuscito ad imprimere la direzionalità che avrebbe voluto, perdendo in uscita nonostante un ritorno anticipato sull’acceleratore. A complicare ulteriormente la situazione sarebbe stato il passaggio su una chiazza d’acqua, con conseguente sovrasterzo e perdita di ulteriori decimi nel momento in cui si sarebbe dovuto lanciare sul traguardo.

Elementi che, secondo quanto riportato via radio dall’ingegnere al termine della qualifica, sono costati allo spagnolo della Rossa circa mezzo secondo, un delta sufficiente per conquistare la seconda posizione ai danni del suo connazionale: “Oggi il passo è stato buono e nel complesso la qualifica è stata positiva considerate le condizioni particolarmente insidiose della pista. Alla fine in Q3, nell’ultimo settore mi sono ritrovato in una situazione da “tutto o niente” e purtroppo ho spinto troppo nell’ultima chicane. Questo mi è costato la prima fila, anche se non sono troppo deluso. È stata una bella lotta, ci dovevo provare, e scattare terzo su questa pista non è così male. Il nostro passo comunque è stato buono per tutto il fine settimana e quindi mi aspetto una corsa interessante. Non vedo l’ora di essere in griglia di partenza”, ha raccontato Sainz, che potrà contare su un assetto più carico di quello del compagno di squadra nel tentativo di gestire le gomme sulla lunga distanza.

Miglior qualifica stagionale per Hamilton, mentre l’azzardo di Russell non paga

Si tratta della miglior qualifica stagionale per Lewis Hamilton, quarto sotto la bandiera a scacchi. Su una pista dove in passato si è reso protagonista di alcune delle sue vittorie più rinomate, l’inglese ha stretto i denti, scontrandosi con un weekend a fasi alterne. Nella prima sessione di libere, il sette volte campione del mondo aveva portato avanti il programma di sviluppo della W13, testando un nuovo fondo che tuttavia non aveva fornito i riscontri previsti dagli ingegneri. Per tentare di comprendere come migliorare la vettura, nella sessione pomeridiana del venerdì i due portacolori della Mercedes avevano seguito strade completamente opposte sul set-up, non solo a livello meccanico, ma anche aerodinamico. Differenze che si sono poi ripresentate anche sabato pomeriggio, quando sulla monoposto di Lewis era stata montata l’ala posteriore più scarica tra le due a disposizione, mentre il suo compagno di casacca, George Russell, aveva puntato su quella che presentava un maggior carico.

Si tratta di una scelta interessante, perché durante le prove il britannico si era più volte lamentato di una carenza di grip al retrotreno, tanto che nell’ultima sessione di libere del sabato aveva girato con l’ala con l’ala più carica, quella che avrebbe poi scartato in vista delle qualifiche. Su una pista bagnata e ricca di insidie, era importante riuscire sfruttare l’occasione e riuscire a centrare un posto nelle prime file, approfittando oltretutto degli inconvenienti che avevano rallentato Perez e Leclerc. Un’occasione che l’alfiere della Stella non si era fatto sfuggire, centrando un quarto posto che rappresenta la sua miglior prestazione in questo avvio di campionato sul giro secco.

Sebbene riuscire a conquistare la terza posizione sarebbe stato estremamente difficile, il tempo del pilota di Stevenage avrebbe potuto essere più basso, se non fosse stato per un errore sul lungo rettilineo che porta all’ultima chicane. Quando mancavano ancora circa cinque minuti sul cronometro, Hamilton era rientrato in pista con il nuovo set di gomme intermedie, avendo così l’opportunità di poter completare tre giri oltre a quello di riscaldamento. Le soluzioni a disposizioni erano molteplici, tra cui vi era anche quella di alternare una tornata spinta a una più lenta, in modo da poter raffreddare le coperture e caricare la batteria in vista di quello che avrebbe dovuto essere l’ultimo tentativo. Dopo aver concluso il primo giro lanciato, in cui aveva alzato il piede nel terzo settore per prendere spazio da altre vetture, Mercedes si aspettava che il sette volte campione del mondo seguisse quel piano, come suggerito dall’ingegnere via radio: “Abbiamo un altro giro. Suggeriamo di effettuare un giro lento per andare in strat 2 [la mappatura di motore più potente] nel giro finale.” La risposta dell’inglese era stata piuttosto eloquente, con “Sono impegnato in un giro!” che aveva il sapore di un vero e proprio attacco al tempo. Un approccio in parte comprensibile, che però avrebbe aggiunto ulteriore stress sulle coperture e che non gli avrebbe consentito di avere a disposizione la mappatura più aggressiva per l’ultimo passaggio.

Sperando probabilmente di poter comunque passare a una regolazione più potente in vista della tornata conclusiva, Hamilton aveva agito sul manettino che gestisce le mappature, impostandone una errata che sul lungo rettilineo aveva causato un improvviso calo della velocità di punta. Una scelta che gli era costata circa 18 km/h, perdendo così decimi preziosi che avrebbero messo al sicuro la sua seconda fila dagli attacchi della Haas, staccata di soli sei centesimi. Nel tentativo successivo, infatti, Lewis non sarebbe poi stato in grado di migliorarsi in seguito ai parziali piuttosto alti registrati nei primi due settori, elemento che lo aveva spinto ad alzare il piede prima del passaggio sul traguardo.

Partirà dall’ottava casella il suo compagno di casacca, George Russell, il cui azzardo della slick non ha pagato. Dopo un primo tentativo sull’intermedia dove era stato in grado di issarsi al quinti posto, il pilota di King’s Lynn aveva tentato un approccio opposto a quello degli avversari, nella speranza che quella mossa potesse metterlo nelle condizioni di giocarsi la pole. Una decisione rischiosa, perché se la gomma d’asciutto non avesse funzionato, vi sarebbe stato il pericolo di perdere ulteriori posizioni con una pista in continuo miglioramento. Il piano prevedeva un totale di tre giri, con due di riscaldamento e uno di attacco al tempo, ma già nel passaggio era chiaro che quella scelta probabilmente non avrebbe pagato, dato il testacoda in curva uno su una zona del tracciato ancora particolarmente bagnata. Quel contrattempo aveva portato a un nuovo calo delle temperature degli pneumatici, rendendo il tentativo conclusivo una lotta difficile da vincere, tanto da spingerlo ad abortire il giro dopo poche curve: “Oggi è stata una giornata ad alto rischio e alta ricompensa: passare alle slick era la nostra unica possibilità di ottenere la pole position. Se curva 1 fosse stata asciutta come le altre curve, avremmo potuto essere in un’ottima posizione. Oggi abbiamo dimostrato di avere un passo molto forte, ma come ho detto alla radio, non sono qui per accontentarmi della P4/P5, dobbiamo provare delle cose e alla fine della giornata, i punti sono domani e sono contento di aver tentato qualcosa di diverso”, ha spiegato Russell.

Una terza fila monopolizzata dalla Haas

Così come a Imola, la pioggia ha esaltato Kevin Magnussen, capace di centrare una preziosa quanto bella quinta posizione davanti al proprio compagno di squadra, per una terza fila che rappresenta un monologo della Haas. Ottima la prestazione del danese, così come quella di Mick Schumacher, a cui serviva una buona qualifica dopo le opache prestazioni tra Monaco e Azerbaijan.

Rimane un piccolo rimpianto, in quanto il potenziale per sopravanzare Hamilton in griglia sembrava alla portata. Nell’ultimo tentativo, tuttavia, Magnussen si era reso protagonista di due errori, il primo in uscita da curva quattro, il secondo in accelerazione dal tornantino, dove passando su chiazze d’acqua piuttosto insidiose Kevin aveva perso il controllo della vettura. Vi è un pizzico di rammarico perché nonostante quanto perso nel primo intertempo, il nativo di Roskilde era riuscito a migliorarsi nel settore centrale, mettendosi alla caccia di quei centesimi che gli avrebbero consentito di portarsi in seconda fila. Al netto dell’opportunità mancata, il danese si è dimostrato soddisfatto della prestazione odierna: “È quello che speravamo. Abbiamo già visto a Imola che queste condizioni ci piacciono e oggi siamo riusciti a fare il nostro lavoro. Si trattava di migliorare continuamente il giro perché la pista migliorava sempre di più, quindi bisognava spingere sempre e in queste condizioni è molto piacevole. Anche Mick ha fatto un ottimo lavoro per piazzarsi in P6, quindi domani saremo P5 e P6: è un grande sforzo da parte della squadra e sono molto contento per loro.”

Diverso è il discorso per Schumacher, costretto a rallentare il ritmo nel giro di preparazione per non ostacolare le due Alpine, impegnante in un time attack, perdendo così temperatura nelle gomme. Un calo che aveva reso complicato trovare il grip primo settore, dovendo così accontentarsi della sesta posizione. Partire così avanti in griglia darà l’opportunità di puntare a un buon bottino di punti, soprattutto per il tedesco, ancora alla ricerca della sua prima top ten in gara. La pioggia ha senza dubbio aiutato la squadra americana, proprio come si era visto nella tappa italiana, prima che i limiti della vettura venissero fuori sull’asciutto. Con una Ferrari e una Red Bull alle loro spalle che vogliono rimontare, l’obiettivo sarà difendersi dalle altre monoposto della midfield. L’attenzione si poserà in particolare su George Russell ed Esteban Ocon, che possono contare su un assetto più scarico se paragonato a quello scelto della squadra di Kannapolis.

Prima Q3 per Zhou

Oltre alle VF-22, anche Esteban Ocon è stato in grado di inserirsi tra le due Mercedes, conquistando una buona ottava posizione, seppur distante quasi due secondi dal compagno di squadra. È proprio quel gap accusato da Fernando Alonso che ha fatto storcere il naso al francese, perché in qualifica è mancato qualcosa in ogni condizione, dal bagnato estremo all’umido dell’intermedia. Rispetto allo spagnolo, il pilota di Evreux ha pagato la scarsa fiducia nei rapidi cambi di direzione e nell’uso dei cordoli, dove gli è mancata l’aggressività per trovare quei decimi utili per scalare la classifica.

Sensazioni che in parte ha vissuto anche Daniel Ricciardo, nono in griglia dopo aver mancato la Q3 a Monte Carlo e a Baku. L’australiano ha battuto un altro timido colpo sul tracciato dove aveva centrato la sua prima vittoria in Formula 1, nonostante le difficoltà nel gestire il posteriore man mano che il tracciato tendeva ad asciugarsi: “Un’altra Q3 è positiva. Quando si entra nella top ten e concludi in nona posizione, una parte di me pensa che sarebbe potuto andare meglio, ma quando la pista si è asciugata abbiamo perso un po’ del nostro vantaggio. Stranamente, mi sentivo un po’ più competitivo nelle condizioni di bagnato, poi quando si è asciugata, cercando di usare le posteriori, abbiamo faticato. Detto questo, credo che finora sia stato un weekend positivo”, ha spiegato il pilota della McLaren.

A concludere la top ten sarà Guanyu Zhou, capace di portare per la prima volta in carriera la sua Alfa Romeo in Q3. Una prestazione sorprendete da parte del cinese, non solo perché giunta in condizioni particolarmente complicate, ma anche perché si tratta della sua prima esperienza su questo tracciato, dove non aveva mai girato prima. Così come Ocon, anche il portacolori della squadra svizzera ha pagato un approccio conservativo nei cambi di direzione, comprensibile data la poca esperienza sul bagnato, così come un errore in curva sei, dove era arrivato lungo mancando il punto di corda. Si tratta comunque di un risultato estremamente positivo, che giunge dopo una serie di episodi sfortunati, con la speranza che in questa occasione possa riuscire a completare una corsa pulita, senza problemi tecnici.

Il passo durante le prove libere è sembrato positivo, anche se mancano i dati del compagno di squadra, costretto a saltare la sessione per un guasto elettronico: “Sono molto contento di essere entrato in Q3, soprattutto perché era la prima volta che facevo una sessione di qualifiche completamente bagnata, dopo Imola e le FP3 di oggi” – ha raccontato Zhou durante le interviste -. “In passato siamo stati spesso vicini alla Q3, ma non mi aspettavo di raggiungerla qui a Montreal, che è una pista completamente nuova per me. Tuttavia, abbiamo mostrato un buon ritmo e buoni progressi durante la stagione e questo è il risultato. Mi sono divertito a guidare in queste condizioni e con la pressione aggiuntiva per noi piloti, perché ogni piccolo errore può influire sulle prestazioni.”

Bottas e Perez fuori dalla top ten

Per la prima volta dal lontano 2016, quando correva con i colori della Williams, Valtteri Bottas ha mancato l’appuntamento con la Q3 per tre eventi consecutivi. Dopo Monaco e Azerbaijan, anche in Canada l’alfiere dell’Alfa Romeo non è riuscito a centrare la top ten, complice una strategia che non ha dato gli esiti sperati. Essendo stato il primo a rientrare in pista in seguito all’interruzione per la bandiera rossa causata da Sergio Perez, continuando a girare il finlandese si era ritrovato nella situazione di non poter sfruttare a dovere le ultime fasi della seconda manche, passando sul traguardo otto secondi dopo la bandiera a scacchi. L’impossibilità di effettuare un altro giro nel momento in cui la pista si stava progressivamente asciugando, aveva fatto scivolare Bottas in classifica dall’ottavo all’undicesimo posto, risultando così il primo degli esclusi.

Al netto dell’episodio sfortunato, il pilota di Nastola ha comunque pagato qualche sbavatura nel suo tentativo conclusivo, come un leggero lungo in curva 1 e un approccio particolarmente cauto nella chicane tre-quattro, pagando solo in quel tratto di pista quasi sei decimi dal suo compagno di squadra: “Sentivo che avremmo potuto essere ancora più in alto dell’undicesima posizione, ma sono stato sfortunato con i tempi. Sono stato tra i primi a tagliare il traguardo in un momento in cui la pista migliorava di quasi un secondo al giro. Tutti quelli dietro di me avevano un grande vantaggio, quindi non sono stato fortunato, e ho avuto un piccolo bloccaggio alla prima curva che mi è costato un po’ di tempo: è un peccato perché la macchina si comportava bene in condizioni miste”, ha spiegato Valtteri, che con un altro giro a sua disposizione, probabilmente avrebbe avuto la chance per accedere alla manche successiva.

Si tratta invece della migliore qualifica della stagione per Alex Albon, dodicesimo sulla griglia di partenza. Nonostante un leggero contatto con le barriere in curva sei e un’investigazione per aver guidato troppo lentamente, che si è poi conclusa con un no further action, il portacolori della Williams ha approfittato degli errori e dei problemi degli avversari per centrare una preziosa sesta fila. Le modifiche apportate tra FP3 e qualifica hanno dato gli effetti sperati, aiutando a mandare più rapidamente in temperatura le gomme, anche se ciò non si è rivelato sufficiente per lottare con vetture più competitive.

Un duro colpo è il tredicesimo posto di Sergio Perez, costretto ad abbandonare prematuramente la qualifica in seguito a un errore in curva tre, dove dopo un bloccaggio non era riuscito a rallentare a sufficienza per evitare il contatto con le barriere. Il messicano si era già reso protagonista di una frenata oltre il limite nel giro precedente, quando in curva dieci era arrivato lungo bloccando l’anteriore sinistra, la stessa che avrebbe poi causato l’incidente finale. Nonostante i tentativi per inserire la retro e ritornare ai box, le difficoltà nel trovare grip sull’erba bagnata e il fatto che la parte anteriore della monoposto fosse rimasta incastrata sotto le barriere, avevano posto la parola fine sulle qualifiche del pilota della Red Bull. Fino a quel momento, comunque, non era sembrato totalmente a suo agio con la vettura, tanto da passare il Q1 proprio nelle ultime posizioni valide per il passaggio del turno: “Credo che avessimo il passo per essere molto più avanti in griglia, quindi oggi è una giornata dolorosa. È stato un errore da parte mia, ho sbagliato e mi dispiace molto per il mio team perché oggi li ho delusi. Avevo un po’ di problemi con i freni, erano freddi e alla curva 10 del giro precedente ero arrivato al bloccaggio. Probabilmente questo significava che ero fuori fase alla terza curva. Avrei potuto aspettare e prendere le cose con più cautela, ma stavo solo cercando di mandare in temperatura le gomme e purtroppo ho superato il limite”, ha spiegato il pilota di Guadalajara, visibilmente amareggiato per un’importante occasione persa.

Quattordicesima posizione in griglia per Lando Norris, che ha pagato inconvenienti di affidabilità della Power Unit nella fase chiave delle sue qualifiche. Già nel giro di uscita del primo run della Q2, il britannico si era visto costretto a rientrare immediatamente al box senza poter effettuare un tentativo, sperando di poter risolvere le difficoltà tecniche. Nonostante i molteplici tentativi con la procedura del power cycle, ovvero il riavvio completo della vettura, Norris aveva avuto l’opportunità di tornare in pista a soli due minuti dalla bandiera a scacchi, ma senza segnare intertempi che l’avrebbero potuto inserire nella lotta per il passaggio del turno: “È stato un peccato concludere la sessione con alcuni problemi tecnici e con la vettura. Quindi non ho avuto la possibilità di provare a entrare in Q3, il che è frustrante, ma cercheremo di risolvere il problema e di andare avanti domani. Sono molti giri, è una pista su cui si possono fare sorpassi, quindi faremo del nostro meglio per cercare di guadagnare qualche posizione e almeno entrare nei punti”, ha spiegato il portacolori della McLaren, per cui si prospetta una gara in salita.

Aston Martin fuori in Q1 per le pressioni, mentre Leclerc prenderà il via dal fondo

Tra le sorprese negative del sabato canadese, vi è senza dubbio l’eliminazione in Q1 di Pierre Gasly e delle due Aston Martin, inaspettate considerando il potenziale delle vetture. Se a incidere negativamente per il francese dell’AlphaTauri era stato un problema al freno anteriore sinistro, che andava a sbilanciare la vettura in fase di decelerazione, diversa è la storia per i due portacolori del team di Silverstone. A differenza della maggior parte degli avversari, Sebastian Vettel e Lance Stroll avevano adottato una strategia differente, fermandosi ai box quando mancavano poco più di cinque minuti sul cronometro per montare un secondo set di gomme full wet. La speranza era quella di poter fornire ai piloti maggior sicurezza con un nuovo treno di pneumatici, che fino a quel momento si erano lamentati in maniera costante della mancanza di gip, tanto da spingere il tedesco a pensare che qualcosa si fosse rotto nella zona della posteriore sinistra. Una carenza di competitività che Aston Martin ha cercato di spiegare con una decisione errata nella gestione delle pressioni delle coperture, troppo alte per le condizioni del tracciato.

Durante l’ultima sessione di prove libere, gli ingegneri avevano notato come con un asfalto ancora bagnato e freddo, con circa 30°C in meno rispetto al venerdì, le full wet facessero un po’ di fatica ad entrare nel giusto range di funzionamento nonostante i tanti giri percorsi. Non a caso, i due portacolori della scuderia di Silverstone erano figurati tra i più attivi in mattinata, completando anche stint piuttosto lunghi. Ciò aveva spinto gli ingegneri ad aumentare le pressioni in vista delle qualifiche, dove serviva trovare rapidamente la prestazione, ma con il progressivo miglioramento delle condizioni del tracciato si era ottenuto l’effetto contrario. “Non avevamo aderenza. Entrambi i piloti sono usciti, ma non avevamo abbastanza grip. Poi siamo tornati nel box, abbiamo fatto una regolazione e abbiamo preso un altro set di pneumatici. E abbiamo avuto un problema simile. Quindi pensiamo che il problema sia legato alla pressione degli pneumatici. Abbiamo girato parecchio questa mattina e le pressioni non sono salite molto bene. Quindi abbiamo dovuto fare molti giri per aumentare la pressione. Pensavamo che le condizioni fossero abbastanza simili, ma nel pomeriggio sono scese in pista 20 vetture, che probabilmente hanno asciugato la pista o l’hanno resa più veloce, molto, molto più veloce di quanto ci aspettassimo. Se fossimo andati in Q2, avremmo avuto il tempo di effettuare le giuste modifiche”, ha spiegato il Team Principal dell’Aston Martin.

Anche se tendenzialmente sul bagnato si tende a girare con pressioni leggermente più elevate per facilitare il processo di riscaldamento della parte di gomma a contatto con l’asfalto, probabilmente l’aumento deliberato in vista delle qualifiche si era dimostrato eccessivo, andando così di diminuire grip complessivo. Qualcosa che si era avvertito soprattutto sull’asse posteriore, il più sollecitato a Montréal, tanto da portare i propri alfieri più volte all’errore. Un vero peccato perché, con due piloti che si sono spesso dimostrati abili interpreti sul bagnato, la AMR22 sembrava avere le carte in regola per centrare un buon risultato su una pista amica: “Non so dove sia finito il nostro ritmo. Non abbiamo cambiato molto tra le FP3 e le qualifiche, ma eravamo troppo lenti e non riusciamo a capirlo. È un peccato, perché avremmo potuto fare molto bene in queste condizioni. Considerato il feeling della vettura, i nostri tempi sul giro non sono una sorpresa. L’auto era molto difficile da guidare, scivolava e aveva un retrotreno molto scarso. Dobbiamo esaminare i dati perché è chiaro che qualcosa non ha funzionato”, ha spiegato Vettel a caldo dopo le qualifiche.

A concludere lo schieramento saranno Nicholas Latifi, Charles Leclerc e Yuki Tsunoda, con gli ultimi due costretti a partire dal fondo in seguito alle penalità rimediate per la sostituzione di alcuni elementi della Power Unit. Essendo comunque riuscito a superare la tagliola del Q1, il monegasco si schiererà in diciannovesima posizione, proprio davanti al giapponese, il cui unico obiettivo era quello di scendere in pista per saggiare le condizioni del tracciato e accumulare esperienza. “Ho conquistato la miglior posizione possibile per me sullo schieramento di partenza dal momento che sono riuscito a scavalcare Tsunoda” – ha raccontato Leclerc, la cui penalizzazione era quasi obbligata dopo i problemi riscontrati negli ultimi weekend -. “È una posizione soltanto ma ogni piccolo dettaglio può fare la differenza in un weekend del genere. Ciò che è importante è che il feeling con la vettura era buono e ho avuto modo di fare qualche giro prima di andare in gara nella quale domani saremo chiamati ad una bella rimonta”, ha poi aggiunto Charles, chiamato a sfruttare ogni occasioni per risalire la classifica. Per centrare tale obiettivo, sulla vettura del monegasco è stata montata la nuova accoppiata beam wing – ala posteriore, leggermente più scarica nel profilo principale rispetto a quella montata al venerdì, ma con un flap del DRS più ampio. Una modifica che dovrebbe comunque garantire un buon carico in situazioni “standard” di gara, migliorandone tuttavia l’efficienza e le velocità di punta con il flap mobile aperto.

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