F1 | GP Arabia Saudita: l’analisi delle qualifiche

Lewis Hamilton conquista la pole, Verstappen è autore di un capolavoro incompiuto. Bene Leclerc in quarta posizione

F1 | GP Arabia Saudita: l’analisi delle qualifiche

A due gare dal termine e con una lotta per il mondiale ancora aperta, la stagione 2021 non smette di regalare sorprese e le qualifiche odierne non sono state da meno. Sul nuovo tracciato cittadino di Jeddah, realizzato per portare per la prima volta nella sua storia la Formula 1 in Arabia Saudita, pochi secondi hanno ribaltato un epilogo che sembrava ormai scritto, consegnando a Lewis Hamilton una pole position tanto inaspettata quanto importante. Se al venerdì la Mercedes sembrava poter dire la sua sul giro, nella giornata del sabato la Red Bull sembrava aver trovato quel qualcosa in più per puntare alle prime posizioni, ma un errore da parte di Max Verstappen durante l’ultimo tentativo aveva spento le speranze dell’olandese di mettere la sua vettura davanti a tutti sulla griglia di partenza, spingendolo ad accontentarsi di una seconda fila a seguito di un contatto con le barriere.

Un’opportunità che Hamilton non si è lasciato sfuggire, centrando una preziosa pole position che lo mette in una posizione di assoluto vantaggio in vista della corsa, con l’obiettivo di scappare via nel primo stint della corsa per mettere al sicuro la vittoria e i punti che lo porterebbero all’ultimo appuntamento stagionale ancora il lotta per aggiudicarsi il titolo. Una Mercedes che, però, sul giro secco non sembrava essere altrettanto competitiva quando la RB16B dell’olandese, specie nelle chicane più rapide, dove occorre una buona stabilità complessiva della monoposto. Un elemento che già al venerdì aveva lasciato qualche dubbio, ma i sorrisi del team tedesco sembravano lasciar intendere che i piloti potessero aver lasciato qualcosa da parte in vista della qualifica, cercando di non osare eccessivamente nelle libere, dove un errore avrebbe potuto significare perdere tempo nella ricerca del set-up ideale e del bilanciamento con una vettura carica di carburante. Già alla vigilia si era ipotizzato come la sequenza sei, sette, otto, nove e dieci, una delle più rapide dell’intero circuito, avrebbe potuto essere tra quelle più selettive e così è stato, con una W12 che ha faticato non solo nei confronti della rivale al titolo, ma anche di altre scuderie, come ad esempio l’AlphaTauri e la Ferrari. Difficoltà nel portare la velocità in curva e nel mantenere il piede sull’acceleratore, vedendosi costretti a grossi lift per evitare di perdere il posteriore, come era poi effettivamente successo all’inglese nel suo primo tentativo del Q3, quando uno snap improvviso nell’impostazione della nove lo aveva fatto finire fuori pista, costringendolo ad abortire il giro. Un delta di velocità riscontrabile anche nella percorrenza della ventidue, dove la necessità di andare prima sul freno e l’impossibilità di forza l’ingresso avevano visto il sette volte campione del mondo accusare un distacco da Verstappen di circa 10km/h solo in quel tratto, con una consistente perdita di tempo anche in uscita.


Il miglior grip in uscita dalla prima chicane, così come l’opportunità di sfruttare per tutta la durata dei rettilinei la potenza fornita dalla parte elettrica dalla Power Unit, senza accusare alcun fenomeno di derating come invece occorso nel primo tentativo dell’olandese, sono stati gli elementi decisivi nella conquista della pole position numero 103 nella carriera dell’alfiere della Mercedes, andando a compensare quanto perso in curva: “È tracciato incredibilmente complesso e tecnico. È incredibile quello che hanno costruito qui in termini di pista. La velocità e il ritmo qui sono fenomenali. Siamo stati veloci attraverso durante le libere, ma per qualche motivo nella terza sessione di prove e, in particolare, in qualifica ci è mancato ritmo, lottando con le gomme e riuscire ad ottenere una doppietta… Sono davvero orgoglioso di Valtteri e i ragazzi, gli uomini e le donne nella nostra squadra che hanno lavorato così duramente e sì, questo è un grande, grande risultato” – ha spiegato Hamilton dopo le qualifiche -. “La pista si era cambiata un po’. Non so se è solo il vento, ma ha reso così difficile gestire le temperature delle gomme, quindi abbiamo dovuto fare giri di uscita veloci per cercare di far funzionare gli pneumatici e nella finestra giusta, che era molto, molto strano. E sì, molto vicini tra tutti noi, ma penso che le Red Bull fossero decisamente più veloci oggi. Non so se abbiamo perso prestazioni o se loro hanno guadagnato, ma ancora una volta sono orgoglioso del lavoro che abbiamo fatto oggi”, ha poi aggiunto il sette volte campione del mondo.

Se in casa Mercedes non si sono sprecati i sorrisi, nel box Red Bull è comparsa un po’ di delusione per un’impresa incompiuta, per una pole che sembrava essere nella mani di Max Verstappen fino a pochi metri dal traguardo. Dopo un primo tentativo positivo, ma in cui non aveva ancora dato tutto, soprattutto per una mancanza di velocità di punta sugli allunghi piuttosto evidente nei confronti dei rivali, quantificabile anche intorno ai 10 km/h, nel secondo run l’olandese era pronto a cercare il limite, dando il tutto per tutto per estrarre ogni singolo millesimo dalla propria vettura, con l’obiettivo di conquistare una prima posizione che sarebbe stata fondamentale in vista della corsa. Un secondo tentativo che, senza errore, avrebbe avuto il potenziale per essere inserito tra i giri più belli della stagione, un capolavoro incompiuto come i grandi artisti. Tanta potenza da parte della Power Unit Honda sugli allunghi, che era mancata nel run precedente, ma anche tanto coraggio da parte di Verstappen, che era stato in grado di guadagnare quasi due decimi su sé stesso solo nelle chicane veloci del secondo e terzo settore staccando nettamente più tardi, nel tentativo di portare quanta più velocità in curva. Un’uscita più rapida, così il ritorno alle velocità massime già riscontrate in Q2 ma che erano mancate nel primo giro del Q3, lo aveva portato ad approcciarsi all’ultima staccata con quasi quattro decimi di vantaggio sul suo miglior riferimento, consegnando virtualmente la pole position nelle sue mani. Mancava solamente una curva, l’ultima, quella che sin dal venerdì il giovane alfiere della Red Bull aveva interpretato in maniera abbastanza aggressiva, nel tentativo di forzare l’ingresso per percorre quanta meno strada possibile, mantenendo allo stesso tempo una buona velocità minima, qualcosa di cui avevamo già parlato evidenziando i vari approcci adottati dai piloti durante le libere.

Un’interpretazione aggressiva, ben più di quella adottata ad esempio da Hamilton, che al contrario aveva scelto una linea più morbida a “v”, in modo da massimizzare sia la fase di frenata che l’uscita, sacrificando tuttavia la percorrenza. Un punto estremamente impegnativo, in cui è richiesto di sterzare e frenare contemporaneamente, togliendo così grip all’avantreno, già impegnato nella rotazione, rendendo le gomme più soggette ai bloccaggi. Dagli onboard, si può notare come Verstappen avesse sì mantenuto una traiettoria simile a quelle viste in precedenza, ma dando più angolo volante, aspetto che aveva ulteriormente messo in crisi l’anteriore nonostante si fosse approcciato con una velocità più alta. Chiaramente ci manca il dato della pressione applicata sul freno, ma osservando che il punto di frenata è stato grossomodo lo stesso in entrambi i tentativi, la conclusione più logica è quella che Max avesse forzato eccessivamente la staccata, tanto da arrivare al bloccaggio dell’anteriore sinistra che lo avrebbe portato lontano dalla linea ideale. Nel tentativo di concludere comunque il giro, il pilota della Red Bull era finito sullo sporco e, nel momento in cui era tornato sull’acceleratore per lanciarsi sul rettilineo finale, il posteriore non aveva trovato grip sufficiente, mandandolo in sovrasterzo contro le barriere e danneggiando la sospensione posteriore destra. Un duro colpo alle ambizioni dell’olandese, forse il suo primo vero grande errore di una stagione disputata ad altissimi livello. Nonostante i quattro decimi di vantaggio prima della staccata di curva ventisette, quella sbavatura non avrebbe permesso a Verstappen di tornare in lotta per la pole, in parte per il tempo perso in percorrenza, in parte perché avrebbe accusato il colpo anche nella fase di trazione successiva, passando sul traguardo con una velocità sicuramente minore rispetto a quella dei rivali. Allo stesso tempo, però, è anche comprensibile il perché il pilota di Hasselt in quel frangete avesse deciso di continuare per la propria strada, per una situazione comunque difficile da giudicare all’interno dell’abitacolo, specie se il vantaggio prima dell’errore era rassicurante, come in questo caso. Forse, dato proprio l’ampio delta a sua disposizione dopo un giro ai limiti della perfezione, sarebbe stato più opportuno cercare un approccio meno aggressivo all’ultima curva, emulando ad esempio proprio il suo rivale nella lotta al titolo, il quale nel corso del weekend aveva optato per un’interpretazione più morbida che non mettesse sotto stress le coperture. “Ero su un giro davvero buono fino a quando non l’ho perso all’ultima curva, pensavo di averla affrontata nello stesso modo in cui avevo fatto tutta la sessione, ma ho perso il posteriore. Ho cercato di frenare nello stesso punto, pensavo che ci fosse ancora qualcosa da guadagnare nell’ultima curva, ma sono arrivato al bloccaggio, e naturalmente ho cercato di mantenere la macchina in pista e finire il giro, però mi sono dovuto fermare.  Sono arrabbiato con me stesso ed è naturalmente deludente, ma ci sono due gare da fare e tutto può succedere. Abbiamo avuto una buona macchina in qualifica e tutto stava andando sui binari giusti, il che mi dà speranza per la gara domani, sapendo anche che il ritmo era lì pure oggi”, ha spiegato Verstappen, amareggiato per un sabato che avrebbe potuto concludersi diversamente.

Ad affiancare Lewis Hamilton ci sarà quindi il suo compagno di squadra, Valtteri Bottas, per una prima fila interamente Mercedes. Dopo aver mantenuto tempi in linea a quelli dell’inglese nei primi due intertempi, il finlandese ha pagato un terzo settore in cui non è riuscito a reggere il passo del sette volte campione del mondo, in parte per una minor incisività nella percorrenza della chicane composta dalle curve ventidue e ventitré, in parte per una carenza di velocità di punta sull’allungo prima della staccata, dove le sue tracce telemetriche mostrano un leggero clipping di circa 5 km/h, molto probabilmente dovuto alla mancanza del supporto della parte elettrica in quel tratto della pista. Considerando che le sue qualifiche erano partite con il piede sbagliato, complice la necessità di procedere con la sostituzione della Power Unit con un’unità usata a seguito di una perdita di carburante a poche ore dall’inizio delle prove ufficiali, il numero settantasette può comunque ritenersi soddisfatto per una secondo posto che lo pone nelle condizioni di poter essere una carta importante per il team di Brackley: “Questa pista ti dà una scarica di adrenalina! Domani sarà difficile, questo tracciato è così intenso, ma almeno partiamo nelle posizioni migliori. Considerando quanto sono state difficili le qualifiche di oggi, è un grande risultato. Partire sul lato sinistro domani e sarà sicuramente sporco, ma cercherò di fare del mio meglio per mantenere la posizione. Questa è una delle piste più difficili dell’anno, sia mentalmente che fisicamente, il che è eccitante perché domani può succedere di tutto”, ha raccontato Valtteri durante le interviste. Con una distanza di soli 220 metri tra la prima casella sulla griglia di partenza e prima staccata, riuscire ad avere entrambi i propri portacolori nelle posizioni di testa potrebbe rappresentare un elemento chiave nelle strategie della Mercedes, per tentare di mettere al sicuro una vittoria che risulterebbe fondamentale nella rincorsa ad entrambi i titoli mondiali contro una Red Bull in cerca di riscatto.

Quarto tempo per Charles Leclerc, il quale nella notte di Jeddah conferma le sue qualità sul giro secco regalando alla Rossa quel lampo che ha permesso al team di Maranello di mettersi alle spalle non solo i rivali più temibili della midfield, ma anche la Red Bull di Sergio Perez. Una seconda fila costruita su un ultimo giro in cui il monegasco ha davvero portato la vettura al limite, guadagnando circa due decimi su sé stesso nei primi due intertempi, per poi completare l’opera nell’ultimo settore, in particolare con un’ottima interpretazione di curva ventidue, dove era stato in grado di passare con una velocità superiore di circa 15 km/h rispetto a quanto fatto nel primo tentativo del Q3. Un approccio che aveva dato i suoi benefici anche in uscita, continuando quella progressione che, nonostante un piccolo errore nell’impostazione dell’ultima curva, dove era giunto ad un leggero bloccaggio dell’asse posteriore durante la frenata, aveva permesso al Ferrarista di conquistare un quarta posizione tanto preziosa quanto bella: “Sono molto contento della mia qualifica. Oggi mi sono concentrato sul riprendere confidenza con questa pista dal primo giro nelle prove libere 3 all’ultimo del Q3, quando sono riuscito a portare la vettura davvero al limite. Il quarto posto è un ottimo risultato che va oltre le nostre aspettative. Domani sarà una gara difficile ma molto interessante. Nonostante si tratti di un circuito cittadino, i tre lunghi rettilinei rendono i sorpassi più facili di quanto si potesse pensare. Il nostro passo è stato consistente per tutto il fine settimana e quindi dovremmo avere una buona opportunità se la corsa sarà regolare”, ha spiegato Leclerc durante le interviste sottolineando come i lunghi rettilinei potrebbero giocare un ruolo decisivo in gara. Allunghi che, però, hanno giocato un ruolo chiave anche in qualifica, soprattutto nella gestione della parte ibrida delle Power Unit, dove si sono potute osservare delle differenze. Osservando i raffronti dell’ultima manche, infatti, è possibile notare come il monegasco rientri in quel piccolo gruppetto di piloti che non hanno denotato alcun fenomeno di clipping, con l’intero sistema che ha continuato a spingere per tutta la durata dei rettilinei del secondo e terzo settore, mentre altri contendenti si sono visti tagliare potenza andando in difficoltà, con una perdita di tempo considerevole. Un elemento estremamente importante che dà anche una certa fiducia alla squadra italiana, soprattutto tenendo a mente che il ruolo delle componenti elettriche in gara sarà ancora più elevato, data una batteria che all’inizio del giro non sarà mai completamente carica come nel time attack. Una prestazione che comunque ripaga il team dello sforzo fatto nella nottata precedente, quando i meccanici avevano dovuto portare a termine i lavori di riparazione sulla vettura del monegasco a seguito dell’incidente che lo aveva visto coinvolto negli ultimi minuti della seconda sessione di prove libere mentre si trovava nella simulazione dei long run: “Voglio dire un grande grazie a tutti i ragazzi del team per l’incredibile lavoro che hanno fatto la notte scorsa per avermi messo a disposizione di nuovo una vettura perfetta. Farò di tutto per potare a casa un buon risultato soprattutto per loro”, ha poi aggiunto Leclerc.

Si è dovuto accontentare di una quinta posizione l’altro alfiere della Red Bull, Sergio Perez, il quale può recriminare per le difficoltà incontrate nell’ultima manche nel portare gli pneumatici nella corretta finestra di funzionamento, tanto da non poter nemmeno poter replicare il suo crono ottenuto in Q2 con la mescola media. Un tempo che sarebbe stato sufficiente per conquistare la seconda fila al fianco del suo compagno di casacca, nei cui confronti ha pagato una prima chicane non altrettanto efficace così come un approccio più conservativo nelle chicane rapide degli altri due settori. Da segnalare, inoltre, che il messicano ha accusato una carenza di velocità di punta sugli allunghi che non è riuscito totalmente a compensare nelle curve veloci, in particolare alla ventidue, perdendo la posizione anche nei confronti del monegasco della Ferrari, mentre è riuscito a rimanere davanti a Pierre Gasly seppur per soli due millesimi. Difficoltà nel far funzionare le coperture nelle giusta finestra che, con la soft, una mescola che già dal venerdì aveva dimostrato di richiedere una gestione oculata nell’out-lap, si sono ampliate, provocando del fastidioso sottosterzo che non gli ha permesso di spingere quanto e come avrebbe voluto: “Eravamo in prima posizione in Q1 e Q2, ma poi in Q3 non credo che l’approccio che abbiamo scelto con le gomme fosse quello giusto. Ho improvvisamente accusato un sacco di sottosterzo e non ho potuto eguagliare il mio tempo in Q2, il che è un po’ un peccato. Queste gomme sono così esigenti che se non sei nella giusta finestra di temperatura, il tuo bilanciamento è totalmente diverso ed è quello che è successo a me oggi”, ha spiegato Perez nelle interviste, che in Q3 aveva tentato un approccio differente da quello dei suoi rivale più diretti, completando due giri veloci ma sullo stesso set di pneumatici senza rientrare ai box.

A chiudere la terza fila sarà Pierre Gasly, il giovane francese dell’AlphaTauri che, per la sedicesima volta nel corso di questa stagione, è riuscito a concludere tra i primi sei in qualifica, trovando una costanza che nessun’altro pilota della midfield è riuscito ad eguagliare. Nonostante qualche difficoltà di bilanciamento, il portacolori della squadra faentina si è confermato tra i più rapidi nei curvoni che caratterizzano il tracciato di Jeddah, puntando su uno stile particolarmente aggressivo che gli ha consentito di giocarsela nella parte alta della midfield, specie nell’impostazione di quei tratti che richiedono una buona stabilità complessiva, elemento su cui la AT02 si è ben contraddistinta nel corso di questo campionato. Un’ottima prestazione a cui, però, è mancato qualcosa per riuscire a scalare ulteriormente la classifica, riscontrabile in particolare nello stesso problema che aveva afflitto ugualmente Sergio Perez, ovvero la mancanza di supporto da parte della componente elettrica della Power Unit sui rettilinei del secondo e terzo settore, dovendo così cedere il passo non solo al messicano della Red Bull, ma anche a Charles Leclerc, il quale non aveva riscontrato i medesimi problemi potendo continuare a spingere e guadagnare terreno nonostante non fosse stato al livello del francese nella maggior parte delle curve veloci. Osservando i confronti telemetrici, infatti, si può osservare come il pilota dell’AlphaTauri avesse effettivamente accusato un distacco in termini di velocità di punta di circa 7 km/h dal Ferrarista, ma ancor più importante è sottolineare come quella discrepanza se la fosse portata dietro per gran parte degli allunghi, condendo così malvolentieri al monegasco l’opportunità di recuperare quanto aveva perso nel resto del tracciato: “È stato fantastico potersi qualificare anche oggi tra i primi sei. Questa volta però è stato un po’ più difficile, non mi sentivo completamente a mio agio in macchina e ho faticato con il bilanciamento per tutta la sessione. Ho dovuto darmi proprio da fare mentre affrontavamo la qualifica, ma sono riuscito a mettere tutto insieme e mi considero soddisfatto del mio giro. È un po’ frustrante essere rimasto alle spalle di Sergio per soli due millesimi di secondo, praticamente un niente, ma alla fine resta una gran bella posizione di partenza per provare a segnare punti domani”, ha spiegato Pierre dopo le qualifiche.

Sin dalle prime prove libere, la McLaren è stata tra le squadre più attive nella ricerca del set-up ideale, provando ben quattro differenti configurazioni nel tentativo di trovare il miglior bilanciamento aerodinamico che le permettesse di essere competitiva in tutte le zone del tracciato, ben consapevole che i curvoni veloci potevano ben adattarsi alle caratteristiche della MCL35M. Raffronti che, però, non avevano fornito una risposta del tutto chiara, con i due piloti che avevano seguito percorsi diversi: tra le tre ali posteriori a disposizione, Lando Norris aveva optato per un assetto intermedio, perseguendo la strada che aveva già tracciato in FP1, mentre Daniel Ricciardo era passato dalla soluzione più carica in assoluto a quella più scarica a disposizione, differenziando così l’assetto aerodinamico rispetto al suo compagno di casacca. Discorde era stato anche l’approccio in qualifica, con il team che aveva deciso di diversificare le strategie nel Q2: se l’australiano aveva tentato di girare esclusivamente con la media imbarcando una buona quantità di carburante a bordo, l’inglese era sì riuscito a segnare un crono sufficiente per passare alla manche successiva, ma sulla soft, mescola che tutti gli altri piloti avevano cercato di evitare per la prima parte di gara. Una qualifica che comunque ha lasciato l’amaro in bocca al team di Woking, perché la settima posizione finale non rispecchia totalmente un potenziale che avrebbe potuto portarli quantomeno in terza fila, complice un errore da parte di Norris nell’ultima chicane veloce durante il giro finale, dove in seguito ad una correzione aveva compromesso l’uscita andando a toccare con il fondo il cordolo interno, dovendo così abortire il giro: “Sono deluso dalla fine delle qualifiche, davvero. Sono contento che siamo ancora in settima posizione, perché poteva andare peggio oggi. Sono stato un po’ sfortunato durante le qualifiche con le bandiere gialle, ma anche così avrei potuto essere una o due posizioni più in alto perché non ho fatto il giro migliore quando ne avevo bisogno, quindi sono un po’ frustrato. Nell’ultimo giro ho commesso un errore, sono certo che avrei potuto migliorarmi nelle ultime curve. Ovviamente non l’ho fatto perché avevo spinto troppo nella ventidue, toccando con il fondo sul cordolo in uscita. Ho un piccolo vantaggio all’inizio con la gomma Soft, quindi ho bisogno di sfruttarlo al meglio, ma per il resto della gara sarà molto più difficile. Sono ancora in una posizione decente per conquistare alcuni punti domani, quindi vedremo cosa possiamo fare”, ha poi dichiarato il numero quattro.

Continua il percorso di crescita di Yuki Tsunoda, che per la quinta volta nelle ultime sei uscite, è riuscito ad entrare nella top ten in qualifica, confermando i progressi visti negli ultimi mesi. Per il giapponese si tratta di una buona ottava posizione, ottenuta soprattutto passando il taglio del Q2 sulla media, elemento che gli darà la chance di prendere il via su una strategia simile a quella dei rivali, aspetto che rispetto ad altre occasioni non lo costringerà a pagare pegno in gara. Nonostante la buona performance odierna, il pilota dell’AlphaTauri non ha nascosto comunque un po’ di delusione, in parte per non essere riuscito a replicare il tempo ottenuto nella seconda manche, in parte perché del traffico sul finale, soprattutto per l’aria sporca nel primo settore, non gli aveva permesso di migliorare il proprio crono anche se, dato il distacco dagli altri piloti della midfield, il disturbo aerodinamico è risultato comunque ininfluente ai fini del risultato finale: “Ho sentimenti contrastanti per questa giornata. Penso che la mia performance in Q1 e Q2 sia stata grandiosa e sono davvero soddisfatto. Purtroppo, però, nel mio ultimo giro in Q3 ho trovato del traffico e ho perso un sacco di tempo. Penso che avrei potuto partire più avanti sulla griglia domani e al momento questo pensiero è un po’ frustrante” – ha dichiarato Tsunoda -. “Ma ci sono comunque tanti aspetti positivi su cui concentrarci, in particolare l’aver passato la Q2 con le gomme Medium: questo mi consentirà di partire domani con la stessa mescola di tutti gli altri attorno a me. Questa è una pista davvero bella da guidare, quindi non vedo l’ora di affrontare la gara e speriamo di poter tagliare il traguardo con dei punti.” Nono tempo per Esteban Ocon, con l’Alpine che non è riuscita a ripetere quanto visto al venerdì, portando però quantomeno una vettura nella top ten, aspetto importante nella rincorsa al quinto posto nel mondiale costruttori, dove può comunque contare su un discreto vantaggio proprio sulla squadra italiana. Alpine che ha pagato un bilanciamento non completamente in linea con quanto visto nella giornata precedente, non tanto nei curvoni veloci, dove i rivali hanno fatto uno step rispetto alle prove libere, quanto le fasi di trazione e le chicane più lente, così come un leggero clipping nella parte conclusiva dei rettilinei, seppur non in maniera così ampia come visto con altri piloti. A concludere la quinta fila sarà un ottimo Antonio Giovinazzi, bravo nel trarre il massimo da una vettura che su circuiti rapidi come quello saudita, nel corso della stagione ha dimostrato di poter essere una contendente nella zona della midfield, soprattutto per delle velocità di punta che nel confronto con gli avversari hanno permesso di guadagnare terreno prezioso nonostante l’Alfa Romeo non disponga di quel carico aerodinamico necessario per essere altrettanto competitiva in curva. Estremamente positiva, in particolare, è stata la Q2, disputata su gomma media, quella con cui il portacolori italiano prenderà il via della corsa, su cui aveva riscontrato un bilanciamento complessivamente migliore, nonostante proprio nel giro decisivo avesse leggermente toccato il muro in uscita da curva diciassette, fortunatamente senza conseguenze. Un feeling che, come per altri piloti, è mancata nel momento in cui è passato sulla soft per il tentativo finale nell’ultima manche, dove forse l’unico rimpianto è quello di non essere riuscito ad agguantare la nona posizione per schierarsi dalla parte pulita della griglia: “È stata un’ottima qualifica e mi sono divertito molto, la macchina oggi era semplicemente ottima. Sapevamo che le gomme medie sarebbero state migliori e abbiamo dimostrato quanto fossero buone in Q2. Le morbide in Q3 non erano così buone e abbiamo faticato un po’ di più, ci è voluto più tempo per metterle nella giusta finestra, ma domani inizieremo con le medie, il che è positivo. Partire in decima posizione con le nostre gomme preferite, su una pista come questa, sarà positivo e non vedo l’ora della gara. Abbiamo avuto un fine settimana molto positivo fin dalla FP1 e ora abbiamo solo bisogno di mantenere questo ritmo”, ha raccontato Giovinazzi, che spera di concludere il weekend confermando le buone sensazioni delle prime due giornate.

Scatterà dall’undicesima casella Daniel Ricciardo, che dopo le qualifiche non ha nascosto la delusione per una Q3 che sembrava essere alla portata. Rispetto al proprio compagno di squadra, l’australiano aveva optato per un assetto più scarico che, sul giro secco, gli avrebbe dovuto dare un piccolo vantaggio sugli allunghi, nella speranza che fosse sufficiente per mantenere una buona stabilità nei curvoni veloci al retrotreno. Differente era stata anche la strategia nella seconda manche, dove Ricciardo aveva imbarcato una buona quantità a bordo per continuare a girare sullo stesso set di gomme medie, nonostante comunque gli fosse stato proposto di ritornare ai box per sostituire il treno di pneumatici. Dopo un buon primo giro che lo aveva portato momentaneamente in quarta posizione, a mettere la parola fine alle sue ambizioni era stato un contatto con il cordolo in uscita da curva dieci, dove aveva danneggiato il fondo precludendo così ogni opportunità di migliorare il proprio crono. Un danno visibile anche dagli onboard degli altri piloti, dato che la vettura numero tre continuava a soffrire di effetti di bottoming andando al continuo contatto con l’asfalto, producendo numerose scintille dal fondo. “Avevamo una macchina veloce, ma ho accusato qualche danno nell’ultimo giro e ho perso molto tempo. Ho danneggiato il fondo su un cordolo e si trascinava sul rettilineo. Ho visto il tempo sul giro alzarsi. È un peccato, perché eravamo molto più veloci della P11 oggi. Ho già usato spesso quel cordolo, ma questa volta ha fatto un po’ di danni. Abbiamo fatto un buon cambio di set-up per la qualifica, quindi ero a mio agio e avevo ritmo, siamo solo stati sfortunati”, ha poi aggiunto Daniel.

Al suo fianco sulla griglia di partenza ci sarà Kimi Raikkonen che, così come altri piloti, ha qualche rimpianto per una qualifica in cui avrebbe potuto puntare a qualcosa di più, se non fosse stato per un errore all’ultima curva nel giro completato con le medie in Q2 e per la scelta dell’ultimo minuto di passare alle soft per il tentativo conclusivo, nella speranza che la mescola più soffice potesse dare quel qualcosa in più per mettere in cassaforte il passaggio del turno. Una soft che, in realtà, come dimostrato anche dal suo compagno di squadra, non ha funzionato, rendendo difficile per gli alfieri dell’Alfa Romeo riuscire a trovare il giusto range di funzionamento, tanto che poi lo stesso finlandese è arrivato all’errore in uscita di curva dieci, finendo largo: “È stata una buona performance, eravamo davvero vicini a raggiungere la Q3, ma alla fine non ha funzionato. L’ultima curva non era così buona e ci è costata un po’ di tempo, ma alla fine ciò che ha fatto la differenza è che probabilmente avremmo dovuto rimanere sulle medie per un giro in più. Volevo provare le gomme morbide e non ha funzionato. Comunque, siamo in un buona posizione: è difficile dire come andrà la gara, sarà sicuramente importante essere nel vivo e daremo tutto per portare a casa un buon risultato”, ha poi aggiunto Raikkonen, sottolineando come la scelta del cambio di compound sia risultata decisiva ai fini del risultato finale. Se il finlandese riuscirà comunque a gestire le coperture durante la corsa, le buone velocità di punta potrebbero aiutare i piloti del team svizzero ad essere nel vivo della lotta al centro gruppo, soprattutto tenendo a mente che entrambi i piloti hanno optato per un assetto abbastanza carico, che potrebbe aiutarli sulla lunga distanza. Ad occupare la settima fila sullo schieramento di partenza saranno Fernando Alonso, non totalmente soddisfatto del cambio di bilanciamento della sua vettura dopo un venerdì in cui in realtà si era sentito a suo agio, e George Russell, che da una parte probabilmente ha pagato anche la poca esperienza sulla mescola media in qualifica, dato che non aveva avuto modo di provare con il treno a banda gialla nelle seconde e terze libere, quando i piloti si erano concentrati sulla ricerca del tempo. Dopo un primo tentativo che aveva completato sulla soft, il passaggio sulla media aveva un po’ colto di sorpresa il britannico, che nel run decisivo era stato suo malgrado protagonista di due errori dopo un’improvvisa mancanza di grip, prima in curva tredici, poi in ingresso alla sedici, finendo largo e dovendo così abortire il giro, senza la possibilità di migliorarsi: “Ero davvero soddisfatto del mio giro in Q1 e sono stato contento di passare in Q2. Abbiamo usato la gomma media per la prima volta dalla FP1 in Q2 e di nuovo, sono stato abbastanza contento del mio primo giro sulla soft, ma non ho potuto migliorare il mio secondo giro, andando leggermente largo nel settore centrale. Sono relativamente soddisfatto della P14, ma siamo un po’ più indietro dell’Alfa Romeo di quanto vorremmo essere. È complicato là fuori e portare le gomme nella finestra giusta è difficile”, ha poi spiegato Russell, rimarcando le difficoltà nel far funzionare gli pneumatici, elemento che negli ultimi appuntamenti li ha visti fare un passo indietro in termini di competitività.

Solamente quindicesimo Carlos Sainz, deluso da una giornata che avrebbe potuto concludersi in maniera totalmente diversa, vedendolo lottare per le posizioni migliori della midfield. Dopo aver disputato una buona prima manche, come i propri avversari anche lo spagnolo aveva scelto di puntare sulla gomma media per il Q2, in modo da evitare la mescola più tenera per la prima parte della gara. Un testacoda all’uscita di curva dieci, tuttavia, lo aveva visto toccare leggermente le barriere poste ai lati della pista, danneggiando l’ala posteriore, in particolare nella zona dell’endplate destro dove si erano letteralmente staccati dei componenti. Un danno che, secondo le prime analisi del team di Maranello, sarebbe valso la perdita di circa il 2% del bilanciamento aerodinamico, rendendo la vettura, a detta di Sainz, estremamente difficile da guidare. Nella speranza di potersi comunque qualificare, lo spagnolo era tornato in pista sempre sul compound a banda gialla, ma un errore molto simile sempre nel punto in cui era finito in testacoda in precedenza aveva spento le sue ambizioni, lasciando virtualmente senza un crono.


Un vero peccato, perché il Ferrarista sembrava poter ancora una volta puntare ad un risultato di assoluto spicco in qualifica, lottando con il suo compagno di squadra per una posizione nelle prime file, il che avrebbe dato l’opportunità alla squadra italiana di portare a casa punti importanti con entrambe le vetture, mettendo definitivamente al sicuro il terzo posto nel mondiale costruttori: “La giornata di oggi è dura da digerire. Sono stato veloce, con piena fiducia nella vettura per tutto il weekend e una banale sbandata ha compromesso l’intera qualifica e la gara di domani. In Q1 la situazione era molto promettente e sapevo dalle sessioni precedenti che potevo essere veloce anche con la mescola Medium. Purtroppo in Q2 ho avuto sbandato per colpa di un improvviso sottosterzo in curva 10 e ho perso il controllo della vettura. Sono riuscito a evitare un grosso incidente ma ho pizzicato il muro con l’ala posteriore. È stato inaspettato, perché in tutte le sessioni di prova non era mai accaduto nulla del genere. Tornato ai box, non c’era tempo per sostituire la bandella danneggiata, così i ragazzi hanno fatto il possibile per sistemarla prima di tornare in pista. Sono stato abbastanza veloce nella prima parte ma appena sono arrivato in una curva un po’ più difficile e sull’ala è arrivato un carico maggiore mi sono reso conto che il carico aerodinamico era molto compromesso e ho dovuto abbandonare il tentativo”, ha dichiarato Sainz.

Sedicesima posizione per Nicholas Latifi, autore suo malgrado di un qualifica in cui alcune sbavature gli sono costati un accesso alla Q2 che sembrava alla portata, prima per un largo in curva quattro, poi per un bloccaggio alla prima chicane nel suo ultimo tentativo. Peggio, però, è andata alla Aston Martin che, su un circuito che fa delle velocità di punta e del carico nei curvoni veloci le sue caratteristiche salienti, ha pagato aspetti su cui nel corso della stagione ha dimostrato di essere carente, complice una carenza di downforce e una vettura con un tasso di resistenza all’avanzamento più elevato dei rivali. Non a caso, dopo aver tentato di procedere con un assetto più scarico nella seconda sessione del venerdì, il team inglese aveva dovuto fare un passo indietro al sabato, tornando ad una soluzione intermedia a cucchiaio che potesse aiutare a trovare il giusto equilibrio tra rettilinei e curve, senza però trovare quell’incremento prestazionale sperato, trasformando la qualifica in una serata estremamente deludente. Al di là delle mancate performance, anche l’aspetto del traffico ha giocato la sua parte, impedendo ai piloti di poter completare un ultimo tentativo all’altezza: Sebastian Vettel era stato costretto ad aprire il suo giro con una velocità di circa 20 km/h inferiore a quanto registrato in precedenza, così come l’aria sporca di un’altra vettura nel settore centrale ne aveva influenzato la stabilità, tanto da costringerlo a percorre la chicane ventidue-ventiré quasi 15 km/h più lento del primo tentativo. Al contrario, invece, Lance Stroll non aveva nemmeno avuto l’opportunità di concludere il suo giro finale, dato l’alto traffico che non gli aveva permesso di aprire il giro nel migliore dei modi, abortendo per rientrare direttamente ai box.

La speranza del team è che il passo gara, generalmente migliore di quello riscontrato sul giro secco, possa riscattare una prestazione deludente, per quanto il tracciato arabo rimanga comunque poco adatto alle caratteristiche della vettura: “Sono un po’ sorpreso che non siamo riusciti ad entrare in Q2 perché sentivo che il mio ultimo giro era buono, anche se sono stato ostacolato alla fine del secondo settore, che mi è costato alcuni decimi e la possibilità di avanzare. C’era molto traffico là fuori, soprattutto alla fine dei giri, che ha complicato ulteriormente le cose. Penso che sia chiaro che questa pista non è adatta alla nostra auto in assetto da qualifica, ma il positivo è che il nostro ritmo di gara è stato tradizionalmente più forte in questa stagione, quindi vedremo cosa possiamo fare domani”, ha dichiarato Sebastian Vettel. Traffico che ha giocato un ruolo decisivo anche in casa Haas, in particolare per Nikita Mazepin, il quale non ha avuto l’opportunità di completare il suo ultimo tentativo trovandosi proprio alle spalle del tedesco dell’Aston Martin, il quale a sua volta si era dovuto districare in un’ultima curva affollata per trovare lo spazio necessario per lanciarsi. Ad affiancare il russo in fondo allo schieramento ci sarà il suo compagno di squadra, Mick Schumacher, il quale avrebbe avuto l’opportunità di posizionarsi davanti ad almeno una delle due AMR21 se non avesse ritardato l’apertura del DRS sul rettilineo d’arrivo, perdendo così circa un decimo: “Ho ritardato l’apertura del mio DRS ed è costato circa un decimo, quindi è abbastanza frustrante, ma non mi aspettavo di essere così vicino all’Aston Martin, quindi questo è qualcosa che penso mostri davvero il nostro salto di prestazioni durante il fine settimana. La gara è una storia diversa, ma se abbiamo l’opportunità di combattere lo faremo”, ha poi aggiunto il tedesco.

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