Ferrari tra delusione e rassegnazione, con un passo indietro davvero inspiegabile…

La Ferrari di fatto pensa già al 2020, ma dov'è finito il potenziale dimostrato nell'ultimo biennio?

Ferrari tra delusione e rassegnazione, con un passo indietro davvero inspiegabile…

Una premessa è d’obbligo, Montreal è pista meno indigesta di altre per la complessa e capricciosa SF90. Quello canadese è un classico tracciato stop and go, di accelerazioni e frenate, con poche (quasi zero) curve guidate, quelle dove la Ferrari si arena tra cattivo inserimento con l’anteriore e poco carico aerodinamico.

Questo per dire che in Quebec la Rossa potrà anche fare una figura decente, anche se ipotizzarla alla pari con le Frecce d’argento è sempre più esercizio ardito e spericolato. Ciò non toglie però che, arrivati a gara sette di questo (ennesimo) mondiale monocorde griffato Mercedes, dalle voci di Maranello trapela una certa consapevolezza, quasi  rassegnazione, arrivano spifferi di resa nemmeno troppo sottesi.

Bisogna saper leggere tra le righe, bisogna entrare nell’ottica che non c’è un problema facilmente risolvibile e via, ma che fondamentalmente il concetto di monoposto si è rivelato errato. D’altronde si sono messi d’impegno il team principal e dt ad interim Binotto e il direttore sportivo Mekies.

Il primo ha asserito che i problemi della SF90 “Sono radicati, in studio e che non ci saranno aggiornamenti sulla monoposto utili a risolverli” sperando per un buon risultato sul layout di Montreal. Binotto avrebbe poi aggiunto che risolvere i problemi è di fondamentale importanza, in ottica 2020. In ottica anche quest’anno vinciamo l’anno prossimo, ma si sapeva. Mekies dal canto suo ha placidamente ammesso che “la monoposto dai test invernali non ha fatto i progressi sperati e che siamo in ritardo in tutte le aree”.

Nulla di nuovo in realtà, non serviva un’arca di scienza per rendersi conto della difficile realtà, soprattutto dopo sei vittorie targate Hamilton-Bottas. Andrebbe però chiesto, a chi dovere, ai vertici, a chi dirige questa fantastica Scuderia, come è possibile aver fatto così tanti passi indietro, dopo un biennio di delusioni ma fatto anche di pole e di undici vittorie in due stagioni.

Insomma la Ferrari che quest’anno doveva fare il definitivo salto di qualità e migliorare laddove (affidabilità nel 2017, tensioni interne e sviluppi soprattutto nel 2018) aveva clamorosamente toppato, si è invece del tutto smarrita, evaporata in un non definito progetto tecnico, dove sentiamo ripetere che “gli errori di oggi ci saranno utili ad essere più forti domani, siamo una squadra giovane”. 

Parlare così però significa non considerare che la Ferrari veniva sì da due cocenti sconfitte iridate, ma non certo da anni del tutto nefasti. Come è andato perso in un solo inverno tutto il retaggio della squadra costruita dal 2015 dal defunto presidente Marchionne? Come è stata possibile questa vera e propria involuzione per la squadra che a detta di molti  in più di un GP dello scorso campionato s’è presentata in griglia con la vettura più completa? Cosa è successo a Maranello, dopo la fin troppo famosa guerra interna di fine 2018?

Non è dato saperlo, non resta che sperare in finestre e finestrelle di gomme, nell’abilità dei piloti, in qualche gara imprevedibile, fidandosi della capacità organizzativa e analitica degli attuali vertici della GES, accettando il fatto che la Rossa ha di fatto mancato per l’ennesima volta l’appuntamento cruciale col destino. E fa niente se dopo ogni GP sorge quel dubbio che vorrebbe restare inespresso: ma non è che si stava meglio quando si stava a testa bassa e piedi per terra?

Antonino Rendina


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3 commenti
  1. Roberto30000

    5 giugno 2019 at 20:18

    Processione di Echternach (Gran Ducato Lussemburgo)
    2 passi avanti, 1 passo indietro.

    Ferrari
    1 passo avanti, 2 passi indietro

  2. Luigi176

    5 giugno 2019 at 22:30

    Difficile trovare una risposta; lo scorso anno Ferrari fu a lungo in lizza per la vittoria finale, poi sfumata per evidenti demeriti propri. Quest’anno, ad eccezione della gara in Bahrein, la vettura non è mai stata competitiva e, ciò che è peggio, anche le idee dei vari responsabili della gestione sportiva sembrano piuttosto carenti, per non dire evanescenti.

  3. idrija

    5 giugno 2019 at 23:18

    Purtroppo Binotto ha toppato totalmente…

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