F1 | Si pensa al ritorno dei motori V8 (turbo o aspirati), ma è possibile prima del 2031?
L'attuale regolamento sarà valido fino al 2030, ma già lo scorso anno si parlava di accantonarlo prima del previsto
La Formula 1 si trova nel bel mezzo di una tempesta tecnica che rischia di metterne in discussione le fondamenta. Il nuovo pacchetto regolamentare che ha debuttato nel 2026 è già finito sul banco degli imputati, bersagliato da critiche che arrivano da ogni direzione: piloti, tecnici e, soprattutto, la base storica degli appassionati. Il prossimo 9 aprile, un incontro a Londra tra i team, la FIA, i vertici della FOM e i costruttori proverà a tracciare una rotta per uscire da quello che è a tutti gli effetti un regolamento insulso.
Se per una parte del pubblico generalista queste nuove norme promettevano uno spettacolo più “artificiale” e quindi teoricamente divertente, i puristi e i protagonisti del paddock hanno alzato un muro di dissenso. I primi tre appuntamenti stagionali del 2026 hanno confermato i timori della vigilia: la gestione dell’energia ha preso il sopravvento sul puro agonismo. Il culmine della tensione è stato raggiunto dopo l’incidente di Oliver Bearman a Suzuka, un botto che la maggior parte dei piloti ha attribuito direttamente alle nuove dinamiche di recupero energetico in pista.
Una pausa forzata per riflettere
Il calendario ha offerto una finestra di riflessione inaspettata. A causa della cancellazione delle tappe in Bahrain e Arabia Saudita per le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, la Federazione ha ora un mese intero per correre ai ripari. L’obiettivo è presentarsi a Miami con dei correttivi già pronti.
La realtà è che questo regolamento, ratificato nel 2022 per attirare giganti come Audi e Porsche, appare già anacronistico. Era nato in un mondo che vedeva l’elettrico come l’unica via, ma il mercato dell’auto oggi parla una lingua diversa, quella dei carburanti sintetici e biologici. Per questo motivo, pare che la Formula 1 stia già guardando oltre, e come riportato da Auto Motor und Sport, stia ipotizzando per il 2031 un ritorno a motori termici più presenti, come i V8 turbo da 2.4 litri o addirittura il ritorno agli aspirati, ridimensionando drasticamente la componente ibrida.
Non si tratta di una sorpresa improvvisa. Già un anno fa, mentre si gettavano le basi per l’attuale transizione, i segnali di allarme erano evidenti. Recuperando le analisi della scorsa primavera, emerge come il paddock fosse già allora spaccato. Alcuni team spingevano per accorciare il ciclo regolamentare 2026 da cinque a soli tre anni, così da poter passare a propulsori V10 aspirati alimentati da e-fuels già nel 2029.
Le difficoltà nel progettare le attuali power unit 50/50, ovvero metà termiche e metà elettriche erano note. Il rischio che una mancanza di ricarica possa spegnere la competizione è concreto, trasformando un pilota davanti in una facile preda a causa di un guasto elettronico. Già nel marzo 2025, si discuteva apertamente di come evitare questo scenario, ma c’erano posizioni contrastanti, come quelle di Mercedes, Audi e Honda, le quali hanno investito cifre vicine al mezzo miliardo di dollari per non veder vanificato il proprio lavoro. Di contro, Ferrari e Red Bull, quest’ultima alle prese con la sfida di produrre un motore in proprio dopo l’addio di Honda, sembravano molto più inclini a un ritorno alle origini per preservare il DNA dello sport.
La posizione della FIA nel 2025
La discussione non riguarda solo i cilindri o i cavalli, ma la sostenibilità economica e il fascino della categoria. Durante il Gran Premio di Cina dello scorso anno, Nikolas Tombazis, responsabile delle monoposto per la FIA, aveva provato a mediare tra le diverse visioni, ammettendo la necessità di un confronto onesto sul futuro a lungo termine dei motori.
“Ritengo che l’approccio migliore per gestire questa situazione sia quello di rispondere ad alcuni interrogativi di base – disse il greco nel 2025. In primo luogo, dobbiamo stabilire se tra tre o quattro anni la nostra intenzione sia quella di adottare un tipo di motore differente. Qualora la risposta fosse positiva, andrà studiata la gestione della transizione, sebbene questo resti un tema subordinato alla scelta principale. È evidente che i motori attuali comportino costi eccessivi, ed è esattamente questo il motivo che ha spinto il presidente Ben Sulayem a sollevare la questione”.
“Al momento non esiste una proposta definitiva sul tavolo, ma il confronto è aperto. Il presidente ha risposto alla domanda cardine, mentre gli altri attori stanno valutando il quadro in base alle proprie necessità. Il nostro scopo è trovare un punto di equilibrio tra tutti i fattori, poiché ogni modifica deve nascere da un consenso collettivo. Non vogliamo imporre nulla, ma favorire un’intesa comune”.
Il futuro si decide a Londra
Il vertice del 9 aprile dovrà decidere intanto come applicare dei correttivi all’attuale scempio tecnico, e dopodiché sarebbe opportuno gettare delle basi concrete per far posto a una nuova era più fedele alla storia della Formula 1. L’idea di un ciclo regolamentare di soli tre anni (2026-2028) è sul tavolo? Sarebbe un buon compromesso per non scontentare troppo chi ha già investito, permettendo però alla categoria di liberarsi da un regolamento che, di fatto, è stato un vero e proprio errore.
I nostalgici degli anni ’90 e 2000 sperano nel ritorno del ruggito dei motori atmosferici. La tecnologia dei carburanti eco-sostenibili potrebbe davvero essere la chiave per rendere nuovamente “green” motori che sembravano destinati al museo, secondo i meno puristi quantomeno. La domanda rimane: riuscirà la Formula 1 a correggere la rotta prima che l’era del 2026 allontani definitivamente gli appassionati più legati alla competizione pura?
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