F1 | Wolff: “Molti rimpiangono gli anni 2000, ma avevamo gare senza sorpassi”
L'austriaco vuole trasparenza sull'ADUO: Ferrari, Red Bull e Audi sono "molto vicine" con le power unit
Mentre le scuderie si preparano alla trasferta di Miami, i vertici della FIA e i rappresentanti dei team si sono riuniti nella giornata di ieri per valutare i correttivi ai regolamenti introdotti quest’anno. Al centro del dibattito le nuove power unit e una filosofia costruttiva che, dopo i primi tre Gran Premi, ha generato una spaccatura netta nel paddock tra chi invoca cambiamenti urgenti e chi, come la Mercedes, invita alla calma e alla protezione dell’immagine della categoria.
Il malumore dei piloti è diventato un rumore di fondo costante sin dal debutto stagionale. Max Verstappen, quattro volte campione del mondo, si è fatto portavoce di un fronte critico che mal digerisce la natura delle attuali monoposto. Il nocciolo della questione risiede nella gestione dell’energia: la massiccia dipendenza dalla componente elettrica costringe i piloti a uno stile di guida che molti definiscono innaturale. Per garantire la ricarica delle batterie, i piloti devono ricorrere a un vistoso lift-and-coast, rallentando volontariamente nelle fasi di percorrenza curva per avere potenza nei rettilinei. Questa dinamica produce il “clipping”, ovvero un improvviso taglio della velocità di punta a fine rettilineo quando l’energia si esaurisce, creando situazioni potenzialmente rischiose per chi segue a breve distanza.
La replica di Wolff: sette minuti contro la pretattica
In questo clima di incertezza, Toto Wolff ha scelto di intervenire in modo frontale. Il team principal della Mercedes, scuderia che ha saputo interpretare meglio la nuova era tecnica trovandosi attualmente in cima alle classifiche con Kimi Antonelli e George Russell, ha concesso una lunga riflessione ai media. Il manager austriaco sospetta che dietro le critiche feroci, specialmente quelle provenienti da chi insegue, si nasconda un tentativo di forzare la mano alla Federazione per rimescolare le carte in tavola a stagione in corso.
Wolff ha esortato tutti i protagonisti, dai piloti ai dirigenti, a riportare il confronto all’interno delle stanze chiuse della FIA, evitando di screditare pubblicamente un prodotto che, secondo lui, gode di un successo commerciale senza precedenti.
“Ritengo che ognuno di noi, dai piloti alla Federazione fino alle singole squadre, debba farsi carico della responsabilità di proteggere questa disciplina – ha detto Toto. Dobbiamo avere rispetto per tutto ciò che la Formula 1 ci ha dato e impegnarci in modo collaborativo per affinare gli aspetti necessari, senza però distruggere ciò che funziona. È naturale che esistano punti di vista divergenti, ma queste discussioni dovrebbero restare confinate tra gli addetti ai lavori anziché essere date in pasto all’opinione pubblica. Lo sport sta attraversando una fase straordinaria con un seguito immenso e, proprio per tutelare queste opportunità, non dovremmo mai parlarne male all’esterno”.
“In passato abbiamo commesso tutti l’errore di usare i media per fare pressione regolamentare o difendere piccoli vantaggi temporanei, ma è un gioco pericoloso perché la percezione negativa dei tifosi, sebbene non immediata, finisce per presentare il conto nel tempo. Esprimere le proprie idee è un diritto, ma il dovere di noi stakeholder è farlo nelle sedi istituzionali. Negli ultimi giorni il dialogo in questi gruppi è stato costruttivo e dobbiamo proseguire così: definire obiettivi chiari per migliorare la sicurezza e la qualità delle gare, agendo sulla base dei dati reali e non sulle emozioni del momento”.
“Spesso ci lasciamo ingannare da una nostalgia che dipinge il passato come migliore di quanto non fosse realmente. Molti rimpiangono i primi anni 2000, dimenticando però che in quel periodo abbiamo assistito a interi Gran Premi senza un singolo sorpasso. Forse per i piloti era più gratificante affrontare ogni curva al limite, ma se il risultato è un prodotto noioso per chi guarda, allora il sistema fallisce. Oggi godiamo di una posizione privilegiata e abbiamo il dovere collettivo di preservarla. Per quanto riguarda certi incidenti recenti, credo vadano analizzati per quello che sono: errori di valutazione individuali, simili a sbagliare il momento di una frenata. La sicurezza è e deve restare la nostra priorità assoluta, ma non dimentichiamo che il fascino del motorsport risiede anche nel rischio e nella gestione delle difficoltà”.
Il confronto con altre categorie e il caso ADUO
Nel difendere l’attuale struttura della Formula 1, Wolff ha attinto a esempi provenienti da altre categorie endurance per ridimensionare l’allarme sui differenziali di velocità causati dalla ricarica elettrica. Il manager Mercedes ha citato la sua passione per Le Mans e il Nürburgring per spiegare come le differenze di prestazione siano una costante intrinseca delle corse motoristiche di alto livello.
“Guardo con ammirazione a categorie come il WEC, dove le Hypercar affrontano i tratti veloci con velocità decisamente superiori rispetto alle GT3. Quelle differenze sono enormi e portano inevitabilmente a situazioni critiche, come abbiamo visto in passato con incidenti celebri causati da valutazioni errate. Eppure, continuiamo ad amare quelle serie proprio per la loro natura complessa. Anche al Nürburgring il fascino risiede nel vedere prototipi ufficiali sfrecciare accanto a vetture amatoriali sotto la pioggia e di notte”.
“I piloti di Formula 1 amano la sfida estrema nonostante i pericoli che comporta. Se osserviamo i tempi sul giro in altre serie, i distacchi tra diverse classi sono abissali. Noi dobbiamo concentrarci sul rendere il nostro sistema più sicuro e performante, ma dobbiamo farlo con onestà intellettuale, capendo come ridurre i rischi senza però snaturare la competizione. Siamo i custodi di questo sport e la nostra responsabilità deve andare oltre il tornaconto personale legato alla modifica di questo o quel paragrafo del regolamento”.
Il monito alla FIA e lo stato della concorrenza
Il discorso di Wolff tocca infine un punto nevralgico: il meccanismo di bilanciamento delle prestazioni (ADUO). Sebbene Mercedes riconosca la necessità di non lasciare troppo indietro costruttori in evidente crisi tecnica come Honda, Wolff è stato chiarissimo nel tracciare una linea di confine invalicabile. Gli aiuti per ricucire il distacco non devono penalizzare chi, come Mercedes, ha investito e lavorato meglio degli altri.
Toto ha rivelato che le analisi interne della scuderia di Brackley mostrano una situazione dei motori molto più equilibrata di quanto la narrazione corrente suggerisca. Secondo i dati telemetrici in possesso della Mercedes, i propulsori di Ferrari, Red Bull e Audi viaggiano su livelli di performance estremamente vicini tra loro. Di conseguenza, Wolff pretende dalla FIA una gestione basata sulla trasparenza assoluta, evitando interventi che possano trasformarsi in un artificioso ribaltamento dei valori in campo.
Il messaggio finale inviato alla “stanza dei bottoni” è una stoccata diretta: Mercedes non accetterà passivamente una redistribuzione della competitività che non sia basata su criteri oggettivi e millimetrici. In un mondiale dove il rapporto tra i compagni di squadra, come quello tra Kimi Antonelli e Russell, sta premiando la solidità del progetto tecnico anglo-tedesco, Wolff vuole che il merito resti il pilastro centrale della F1. “Mi auguro vivamente che la Federazione mantenga saldo il proprio impegno nel preservare l’onestà e la credibilità della Formula 1”.
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