F1 GP Miami | Ferrari, Hamilton: “Non mi sono riposato, abbiamo risolto alcuni problemi della SF-26”
"Sarà interessante capire come le modifiche al regolamento impatteranno sul mondiale", ha detto Lewis
Il mondiale di Formula 1 approda in Florida per il Gran Premio di Miami, portando con sé una scia di interrogativi tecnici e grandi aspettative dopo l’inedita pausa primaverile. Se per molti osservatori il mese di stop forzato ha rappresentato un momento di decompressione, per Lewis Hamilton la realtà è stata diametralmente opposta. Il pilota della Ferrari, reduce da un inizio di stagione caratterizzato da alti e bassi prestazionali (compreso il primo podio con la Rossa), ha sfruttato ogni giorno a disposizione per risolvere le criticità emerse nelle prime tre trasferte dell’anno.
Durante la giornata del giovedì a Miami, solitamente dedicata all’incontro con la stampa, il sette volte campione del mondo ha voluto smentire immediatamente l’idea di un periodo di relax, sottolineando come il lavoro in fabbrica a Maranello e la preparazione fisica siano stati il fulcro delle sue ultime settimane. Lewis si presenta all’Hard Rock Stadium con una determinazione rinnovata, consapevole che la Ferrari ha ora tra le mani dati fondamentali per correggere il tiro in un campionato che, di fatto, sembra ripartire proprio questo weekend, considerando anche le vicissitudini legate a un regolamento ancora ballerino.
La preparazione: tra simulatore e recupero fisico
L’approccio di Hamilton a questa sosta è stato metodico e quasi ossessivo nella ricerca del dettaglio. Oltre agli allenamenti documentati sui social, il lavoro oscuro è stato quello svolto tra le mura della fabbrica, dove il britannico ha collaborato strettamente con gli ingegneri per comprendere meglio le dinamiche della power unit 2026 e del nuovo telaio. Sulla sua gestione del tempo durante l’interruzione del calendario, Lewis è stato molto esplicito.
“In realtà non ho affatto vissuto questo periodo come una pausa. È curioso notare come molte persone abbiano percepito questa interruzione come un momento di riposo, ma per me è stato esattamente l’opposto. Questo tempo ci ha semplicemente permesso di concentrarci con maggiore intensità e io mi sono recato in fabbrica ogni singola settimana. Mi sono dedicato a sessioni di allenamento costanti, passando moltissimo tempo con il mio gruppo di fisioterapisti. Ho lavorato con chiropratici, mi sono occupato del recupero fisico e ho praticato molto sport. Ero totalmente focalizzato su questi aspetti e non mi sono preso nemmeno un giorno di vacanza”.
Il mistero dei nove decimi: la diagnosi
Il punto più interessante dell’intervento di Hamilton riguarda l’analisi telemetrica delle prime gare della stagione. In Cina e Giappone, il pilota inglese aveva avvertito una discrepanza tra il potenziale della vettura e i tempi sul giro, lamentando una mancanza di spinta che inizialmente era stata attribuita a un deficit del motore endotermico. Le indagini condotte a Maranello durante il mese di aprile hanno per. rivelato una realtà più complessa, legata alla gestione dell’energia e all’efficienza aerodinamica complessiva del pacchetto 2026.
Hamilton ha spiegato come la squadra sia riuscita a isolare il problema: “Sono stato impegnato al simulatore praticamente ogni settimana, così come frequente è stata la mia presenza in fabbrica per portare avanti la preparazione. Abbiamo analizzato attentamente le prime tre gare, soffermandoci in particolare sull’ultima trasferta per capire cosa non avesse funzionato. Al termine dell’ultimo Gran Premio ero convinto che ci mancasse potenza. Abbiamo però scoperto che il problema non risiedeva nel motore in sé, ma era il risultato di una combinazione di diversi fattori che mi portavano a perdere tra gli otto e i nove decimi al giro. Siamo riusciti a individuare queste criticità e abbiamo lavorato duramente per risolverle”.
Questa perdita di quasi un secondo a tornata non era dunque imputabile alla componente meccanica, ma verosimilmente a una gestione software non ottimale del sistema ibrido o a un setup che non permetteva di sfruttare la power unit nella sua finestra ideale di funzionamento. Risolvere un gap simile senza dover intervenire sull’hardware del motore rappresenta una vittoria significativa per il reparto tecnico della Ferrari, specialmente considerando le rigide restrizioni regolamentari sullo sviluppo.
Regolamenti e ambizioni: il “secondo atto” della stagione
Il fine settimana di Miami vede anche l’introduzione di nuovi protocolli FIA relativi alle partenze e alla sicurezza, mirati a prevenire situazioni di stallo in griglia attraverso un uso più flessibile dell’MGU-K. Hamilton si è detto incuriosito da queste novità, che potrebbero livellare ulteriormente i valori in campo durante le fasi cruciali dello spegnimento dei semafori. Guardando al prosieguo del campionato, il pilota britannico vede Miami come l’inizio di una nuova fase.
“Tutti abbiamo avuto la possibilità di riesaminare quanto accaduto nei primi tre appuntamenti stagionali e ogni team ha sfruttato questo tempo supplementare per lavorare intensamente al perfezionamento della propria monoposto. Da parte mia, mi sento estremamente carico per questo nuovo inizio. Non lo definirei esattamente come un nuovo debutto di stagione, ma piuttosto un secondo tentativo, una nuova opportunità per dare il massimo”.
Sull’impatto delle modifiche regolamentari che debuttano in Florida, ha aggiunto: “Sarà molto interessante osservare quali differenze produrranno concretamente in pista i cambiamenti apportati ai regolamenti”.
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