Formula 1 | Willi Weber attacca Jean Todt: “Su Schumacher parole inspiegabili”
"Prost e Senna facevano manovre ben più violente, forse vuole ripulire la propria immagine", ha aggiunto
Il passato della Formula 1, specialmente quello legato all’epopea d’oro della Ferrari a cavallo tra i due millenni, continua a generare discussioni che vanno ben oltre la semplice nostalgia. Di recente, Jean Todt è tornato a parlare del suo legame con Michael Schumacher e delle dinamiche che hanno portato alla nascita del Dream Team di Maranello. Ma, alcune considerazioni dell’ex presidente della FIA sulla condotta agonistica del sette volte campione del mondo hanno innescato una reazione piccata da parte di Willi Weber, storico manager del pilota tedesco, aprendo una frattura mediatica su eventi che sembravano ormai consegnati alla storia.
Il capitolo mancato: Ayrton Senna e la Ferrari
Prima di legare indissolubilmente il proprio nome a quello di Schumacher, Todt ha ammesso di aver accarezzato l’idea di portare un altro mito assoluto in Emilia: Ayrton Senna. Il dirigente francese ha rievocato un incontro riservato avvenuto durante il weekend del Gran Premio d’Italia del 1993, una rivelazione che tratteggia uno scenario che avrebbe potuto riscrivere completamente gli equilibri della massima serie.
“Il pilota che rappresentava il mio primo grande desiderio, l’uomo dei sogni per il progetto Ferrari, era Ayrton Senna – ha ammesso Todt a High Performance Podcast. Ho un ricordo molto nitido del Gran Premio di Monza del 1993: lui venne a trovarmi nella mia stanza a Villa D’Este, dato che alloggiavamo nello stesso hotel, e passammo buona parte della notte insieme a discutere del suo possibile approdo a Maranello. La sua volontà di venire in Ferrari era fortissima, ma pretendeva che il trasferimento avvenisse già per la stagione 1994″.
“In quel momento, però, avevamo già sotto contratto Gerhard Berger e Jean Alesi, dunque dovetti spiegargli che l’operazione non era realizzabile nell’immediato. Oltre agli obblighi contrattuali, ritenevo che la squadra non fosse ancora strutturalmente pronta per accoglierlo al meglio. Noi puntavamo a ingaggiarlo per il 1995, ma lui insisteva sul 1994, sostenendo che in Formula 1 i contratti non avessero un valore assoluto. Per la mia visione, invece, i patti vanno rispettati. Quella divergenza sulle tempistiche portò alla rottura della trattativa e fu il motivo per cui poi scelse di legarsi alla Williams”.
La costruzione del mito: l’arrivo di Schumacher
Sfumata l’opzione Senna, l’attenzione di Todt si spostò sul giovane talento che stava dominando con la Benetton. La costruzione della Ferrari vincente passò attraverso un lavoro di convincimento non solo tecnico, ma anche umano, volto a dare a Schumacher le garanzie necessarie per accettare una sfida allora considerata quasi impossibile.
Todt ha ricordato quei momenti: “Poiché Michael era indiscutibilmente il miglior pilota sulla piazza, dovemmo impegnarci a fondo per convincerlo a sposare la nostra causa. Le discussioni entrarono nel vivo nella prima metà del 1995 e culminarono in una giornata intera passata a Monte Carlo insieme al nostro ufficio legale, a Michael e a Willi Weber. Dopo ore di confronto, arrivammo alla firma del contratto”.
“Ci riuscimmo perché Michael era affascinato dall’idea che correre per la Ferrari fosse qualcosa di profondamente diverso da ogni altra esperienza. Era stimolato dalla grandezza della sfida, ma essendo un professionista meticoloso e curioso, non avrebbe mai fatto un passo simile senza garanzie precise. Proprio per questo, parallelamente e senza che i diretti interessati lo sapessero, contattai Ross Brawn per proporgli la direzione tecnica e Rory Byrne come capo progettista, sapendo che entrambi avevano già lavorato con successo insieme a Michael nel team Benetton”.
Le ombre di Jerez e Monaco: il giudizio di Todt
L’analisi di Todt si è poi spostata sugli aspetti più controversi della carriera di Schumacher, citando episodi che hanno macchiato il curriculum del pilota tedesco, come la collisione con Jacques Villeneuve a Jerez nel 1997 e il celebre parcheggio alla Rascasse durante le qualifiche di Monaco 2006, manovra volta a ostacolare Fernando Alonso.
“A Jerez, nel 1997, Michael colpì intenzionalmente Villeneuve, compiendo una manovra eseguita male – ha detto il francese. Michael rimane un uomo e un pilota fuori dal comune, ma ogni volta che ha perso il controllo della situazione ha finito per pagare un conto salatissimo. Quell’episodio gli costò il titolo mondiale, esattamente come accadde nel 2006 a Monte Carlo nelle qualifiche contro Alonso, quando decise di andare in testacoda deliberatamente per proteggere la pole position. Quella penalità lo costrinse a scattare dal fondo della griglia e compromise definitivamente la sua rincorsa al campionato”.
“In sostanza, due mancanze di lucidità gli sono costate la perdita di altrettanti titoli iridati. Si trattò di reazioni puramente emotive. Per questo motivo, quando analizziamo l’operato di un atleta nel vivo della competizione, dovremmo essere più comprensivi. È estremamente semplice dare giudizi seduti comodamente a un tavolo, dicendo cosa si sarebbe dovuto fare o meno. Quando la tensione è al massimo, il cervello reagisce in modi inaspettati. Nel momento in cui Michael realizzò che il mondiale gli stava sfuggendo di mano perché doveva stare davanti a Villeneuve, commise un errore. Sentiva il bisogno di essere supportato, ma quella fu una mossa sbagliata e, col senno di poi, del tutto inutile”.
La dura replica di Willi Weber
Le parole di Jean Todt non sono passate inosservate. Willi Weber, l’uomo che ha curato gli interessi di Michael Schumacher per gran parte della sua carriera, ha reagito a quelle che considera accuse gratuite e fuori tempo massimo, specialmente in considerazione della situazione clinica che il pilota vive dal giorno del suo incidente sugli sci a Meribel.
“Le sue parole mi lasciano senza fiato – ha dichiarato a L’Express. Non riesco davvero a spiegarmi perché abbia deciso di uscire con affermazioni simili, specialmente se consideriamo la difficilissima situazione personale che Michael sta affrontando oggi. Chiunque conosca davvero Michael sa perfettamente che dietro quelle azioni non c’era alcuna premeditazione o malizia. Si trattò di manovre certamente dure, ma le ritengo necessarie per difendere la propria posizione agonistica e la concreta possibilità di conquistare un titolo mondiale”.
“Nel corso della storia della Formula 1 abbiamo assistito a duelli molto più violenti e crudi, basti pensare a ciò che accadeva tra Senna e Prost. Mi chiedo dove stia andando questo sport se persino a un sette volte campione del mondo non è permesso commettere degli errori sotto pressione. È passato moltissimo tempo e quegli episodi sono già stati analizzati e sviscerati in ogni modo possibile. Viene da chiedersi se il signor Todt stia cercando di ripulire la propria immagine o discolparsi a posteriori attraverso queste dichiarazioni”.
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