F1 | Gran Premio della Turchia: l’analisi delle qualifiche

Ripercorriamo tutte le tappe che hanno portato alla prima pole in carriera di Lance Stroll sulla pista bagnata di Istanbul Park

F1 | Gran Premio della Turchia: l’analisi delle qualifiche

In uno dei fine settimana più strani della stagione, è Lance Stroll a fare la differenza sotto la pioggia di Istanbul e a conquistare la pole position del Gran Premio della Turchia. Per la prima volta in carriera, il canadese prenderà il via della gara davanti a tutti, riportando così la Racing Point sulla prima casella della griglia dopo undici anni, ovvero da quando Giancarlo Fisichella riuscì a conquistare la pole durante il GP del Belgio del 2009 per l’allora Force India. Una giornata storica per il team anglo-canadese, impreziosita anche dal terzo posto di Sergio Perez, in lotta per la prima fila fino agli ultimi secondi grazie ad una strategia differenziata rispetto ai propri avversari. A dividere le due RP20 sarà Max Verstappen, il quale nell’ultimo tentativo non è riuscito a trovare il giusto feeling con la gomma intermedia per fare quel piccolo passo in più che gli avrebbe garantito una posizione migliore in vista della corsa, nonostante avesse monopolizzato le manche precedenti sulla full wet.

Quarto tempo per l’altra Red Bull, quella di Alex Albon, che al di là del tempo e del distacco accusato dal compagno di squadra, è riuscito ad ottenere un’ottima posizione in vista della corsa, il che gli darà l’opportunità di costruirsi una buona gara e di non rimanere subito immischiato nel traffico come in altri appuntamenti. Quinto Daniel Ricciardo, che insieme a Esteban Ocon e Kimi Raikkonen, è stato l’unico ad ottenere il tempo nell’ultima manche della qualifica sulla gomma da bagnato estremo, a dimostrazione della varietà di strategie e di sensazioni percepibili nella giornata di oggi: il suo compagno di squadra, infatti, aveva inizialmente optato per l’utilizzo dell’intermedia nel primo tentativo, per poi passare alla full wet e conquistare il settimo posto in griglia. Tra le due Renault si è inserito Lewis Hamilton, il quale ha dovuto fare i conti con una mancanza di grip che in casa Mercedes si era già avvertita nelle prove libere del venerdì, tanto che l’altra W11 di Valtteri Bottas non è riuscita ad andare oltre la nona posizione, complice anche un testacoda nel giro di preparazione. Ottavo tempo per Kimi Raikkonen, abile nell’ottenere un ottimo risultato in un fine settimana importante per il suo team, così come Antonio Giovinazzi, capace di conquistare la decima posizione.

Non sono riuscite ad andare oltre l’undicesimo e il tredicesimo posto le due McLaren di Lando Norris e Carlos Sainz Jr., i quali saranno oltretutto retrocessi sulla griglia di partenza per delle penalità rimediate durante la qualifica. A beneficiarne saranno le due Ferrari, che erediteranno l’intera sesta fila, nonostante si fossero qualificate al dodicesimo e al quattordicesimo posto in una giornata che ha messo a nudo tutte le difficoltà della SF1000 nel portare gli pneumatici nel giusto range di funzionamento, in particolare quelli da bagnato. Problema simile anche per Pierre Gasly, che non è riuscito ad andare oltre il quindicesimo tempo. C’è sicuramente da recriminare in casa Haas, in parte per il testacoda di Romain Grosjean che non gli ha permesso di prendere parte ai minuti finali del Q1, in parte perché nell’ultimo tentativo di Kevin Magnussen, delle bandiere gialle gli avevano precluso di lottare come avrebbe voluto per evitare l’eliminazione. Giornata da dimenticare anche in casa Williams, le quali domani prenderanno il via dall’ultima fila: George Russell non è riuscito a fare la differenza, guadagnando oltretutto una penalità per non aver rallentato a sufficienza in fase di bandiere gialle, mentre il suo compagno di casacca, Nicholas Latifi, ha dovuto fare i conti con un testacoda che lo aveva tagliato fuori prematuramente dalla lotta per evitare l’esclusione.

Q1: Le bandiere sono le protagoniste

Dopo la pioggia caduta nella notte e in mattinata, era chiaro che l’asfalto di Istanbul Park rappresentasse una vera sfida per i piloti in vista delle qualifiche, soprattutto considerando quanto si era già visto durante le prove libere del venerdì, seppur in condizioni di asciutto. Il grip era minimo e far funzionare al meglio gli pneumatici non sarebbe stato semplice, per cui riuscire a trovare il giusto feeling con la vettura avrebbe rappresentato un aspetto fondamentale per riuscire a superare il turno. Ad inizio qualifica, le condizioni meteo erano ancora incerte e le previsioni raccontavano realtà differenti a seconda dei provider su cui si appoggiavano le squadre: c’era chi, come Ferrari, si aspettava che nei primi minuti la pista fosse ancora buone condizioni e che non la pioggia non avrebbe rappresentato un problema ad inizio sessione e chi, come Mercedes, contava su un peggioramento della situazione già dopo pochi minuti. Non era quindi una sorpresa vedere quei team che si aspettavano maggior clemenza dal meteo puntare su una scelta più aggressiva, scendendo in pista con gli pneumatici intermedi, al contrario di coloro che preferivano giocare più sul sicuro ed optare per quelli da bagnato estremo. Ciò che era chiaro, tuttavia, era che con condizioni così variabili sarebbe stato fondamentale imbarcare parecchi chili di carburante a bordo per restare il più possibile in pista per sfruttare al meglio ogni minimo miglioramento dell’asfalto.

La scelta di affidarsi alla gomma dalla banda verde nei primi minuti di sessione, tuttavia, non sembrava dare i risultati sperati e solamente tre piloti erano riusciti a fare la differenza su questo compound, ovvero Lance Stroll, Sergio Perez, mettendosi in una posizione che sembrava potergli garantire un tempo sufficiente per mettersi al sicuro. Una mescola che non tutti riuscivano a gestire e non era un caso che diversi piloti che l’avevano inizialmente scelta, complice l’aggravarsi delle condizioni meteo, avessero poi deciso di rientrare per montare la full wet, sperando che ciò potesse bastare per quel salto in più ed evitare l’eliminazione. A nove minuti dalla conclusione della Q1 era tuttavia divenuto chiaro che la pioggia stesse diventando sempre più copiosa e che l’acqua in pista fosse ormai talmente tanta che difficilmente qualcuno si sarebbe riuscito a migliorare, come si è poi effettivamente verificato. Una situazione talmente al limite dell’impraticabile da spingere la direzione gara, anche sotto suggerimento dei piloti, ad esporre la bandiera rossa a circa sette minuti dalla bandiera a scacchi, sperando che la situazione meteo potesse migliorare da lì a breve. Al momento dell’esposizione della bandiera rossa, a rischio esclusione vi erano Charles Leclerc, Romain Grosjean, Pierre Gasly, George Russell Nicholas Latifi, con quest’ultimo che avevano avuto numerose difficoltà nel trovare il grip necessario e far segnare un buon tempo. Ad incidere sulle classifiche vi era anche da menzionare il fatto che il crono ottenuto da Sebastian Vettel, Carlos Sainz Jr., Max Verstappen e Charles Leclerc, tutti piuttosto ravvicinati a partire dalla tredicesima posizione, fosse stato segnato su gomme intermedie, per cui nel momento in cui la pista sarebbe stata di nuovo praticabile, da parte loro ci si sarebbe potuto aspettare un miglioramento prestazionale che gli avrebbe permesso di risalire nella graduatoria.

Dopo circa quaranta minuti di pausa, in cui nel frattempo aveva smesso di piovere e i mezzi specializzati avevano cercato di ripulire il più possibile il tracciato dall’acqua, finalmente il semaforo era divenuto nuovamente verde, dando così l’opportunità ai piloti di tornare in pista e migliorare il proprio tempo. Considerando che tutti sarebbero scesi in pista, anche solo per comprendere le condizioni, un aspetto fondamentale sarebbe stato quello di lavorare sulla track position, in modo da ritrovarsi in una posizione che permettesse da una parte di concludere un buon giro d’uscita per scaldare gli pneumatici e dall’altra di evitare il traffico nel tentativo, il che avrebbe potuto essere deleterio anche in termini di visibilità. Non era un caso, infatti, che i primi piloti a tornare in pista fossero anche quelli più indietro in classifica, come ad esempio Max Verstappen e i due Ferraristi.

A complicare nuovamente la situazione, tuttavia, era stata la seconda bandiera rossa di giornata provocata da Romain Grosjean, il quale era finito in testacoda in curva 1, rimanendo bloccato nella ghiaia. L’impossibilità di recuperare la vettura, se non con dei mezzi appositi, aveva spinto la direzione gara a fermare nuovamente la sessione con soli tre minuti e mezzo rimanenti sul cronometro. Un grosso problema, non solo perché ciò non aveva dato l’opportunità a nessun pilota di migliorarsi, annullando tutti i progressi fatti fino a quel momento, ma anche perché avrebbe significato avere solamente un tentativo prima dell’esposizione della bandiera a scacchi e un errore sarebbe potuto costare caro. Una situazione da dentro o fuori. Così come si era visto precedentemente, i primi piloti a tornare in pista dopo la seconda interruzione erano stati nuovamente i due portacolori della Red Bull e della Ferrari, anche se verso la fine del giro cambiano gli scenari. Verstappen, Albon, Raikkonen e Vettel sono i primi a passare sul traguardo, lanciandosi per quello che sarebbe stato il loro ultimo tentativo: alle loro spalle, tuttavia, vi era una vera e propria lotta per la posizione, con Kvyat che era abilmente riuscito a portare all’errore il monegasco della Ferrari, sorpassandolo nell’ultimo settore. Un errore che sarebbe potuto costare carissimo a Leclerc, non solo perché ciò aveva influito negativamente sulla preparazione del giro, ma anche perché pochi metri dopo il passaggio sul linea di arrivo un testacoda dello stesso russo dell’AlphaTauri aveva portato all’esposizione della bandiera gialla, costringendo tutti coloro che si trovavano alle sue spalle ad alzare il piede.

Il secondo colpo di scena sarebbe arrivato solamente qualche secondo più tardi, a seguito del testacoda di Nicholas Latifi in curva otto, con l’esposizione di una seconda bandiera gialla che avrebbe spinto anche in questo caso coloro che si trovavano alle sue spalle a rallentare. Ciò nonostante, diversi piloti erano riusciti a migliorare il proprio tempo, il che aveva portato qualche dubbio da parte della direzione in gara in merito alla possibilità che qualche pilota non avesse rispettato il regolamento, ma che avesse anzi continuato a spingere ignorando le bandiere esposte. A patirne era stato Kevin Magnussen, il quale, trovandosi dietro sia Kvyat che Latifi, era stato costretto ad alzare il piede in entrambe le occasioni, non potendo migliorare così il proprio crono, al contrario di altri. Una situazione per cui il danese ha espresso tutto il proprio disappunto nelle interviste post-qualifica, soprattutto perché prima dell’interruzione si trovava in una confortevole settima posizione: “C’era una bandiera gialla durante l’ultimo giro e tutti si sono migliorati. Io ho alzato il piede per quelle bandiere gialle, ma tutti gli altri sembravano migliorarsi mentre il tracciato a sua volta migliorava. Ero al settimo posto e sono stato tagliato fuori solamente alla bandiera a scacchi. Ho rispettato le regole, dobbiamo abortire il giro, non si può semplicemente alzare il piede se c’è una doppia bandiera gialla e questo era il caso. Sono piuttosto infastidito da ciò. Tutti gli altri hanno spinto e migliorato i propri tempi, mentre io sono rimasto fuori in Q1”.

Gli altri piloti a trovare l’esclusione sarebbe stati Daniil Kvyat e Nicholas Latifi, protagonisti di due testacoda nel corso dei loro ultimi tentativi, oltre a George Russell. Il russo era stato suo malgrado autore di un 360°C all’uscita di curva due, causando l’esposizione della bandiera gialla che avrebbe potuto mettere a rischio l’opportunità di altri piloti di migliorarsi. Molti di questi erano passati proprio in quel tratto nel momento in cui vi era ancora esposta la bandiera gialla, tra cui Charles Leclerc, Antonio Giovinazzi, Esteban Ocon, Nicholas Latifi, George Russell e Carlos Sainz. Chi aveva subito il destino peggiore da questa situazione era stato l’inglese della Williams, che proprio nel momento in cui si apprestava a percorrere il microsettore incriminato, si era visto esporre, al contrario di tutti gli altri, una doppia bandiera gialla, il che comporta un grado di rischio ancor più elevato. Questione di pochi secondi, ma che hanno comunque spinto la direzione a prendere dei provvedimenti assegnandogli una penalità di cinque posizioni sulla griglia di partenza, dato che a loro avviso il portacolori del team di Grove in quel momento non avesse rallentato a sufficienza e non fosse nel pieno controllo della vettura, come prevedere il regolamento. Seppur fosse vero che Russell avesse perso il controllo della sua monoposto in seguito ad un grosso sovrasterzo dovuto alla precarietà della pista, viene proprio da chiedersi come avesse potuto mantenere un’andatura eccessiva se proprio l’inglese avesse dovuto lottare per mantenere la sua FW43 in pista. Vi è inoltre da menzionare che, guardando le telemetrie, Russell non fosse effettivamente stato il più rapido in quel tratto, anzi: vi erano stati piloti che avevano mantenuto il piede sull’acceleratore, passando tuttavia nel tratto quando era stata esposta la singola bandiera gialla. Insomma, sembrerebbe che l’unico rimasto con il cerino in mano fosse stato proprio Russell, l’unico a passare in quella zona quando era stata esposta la doppia bandiera gialla. Una situazione che poteva essere gestita meglio, dato che come confermano anche i comunicati ufficiali, non era stata nemmeno visionata a fondo nonostante diversi piloti fossero riusciti a migliorare il proprio tempo.

Ciò che era stato messo sotto investigazione, invece, era l’episodio di curva otto, dovuto al testacoda di Nicholas Latifi. Inizialmente era stata esposta una singola bandiera gialla, per poi divenire doppia compresa la gravità della situazione. Da questo punto di vista, sotto la lente di ingrandimento dei commissari erano finiti Daniel Ricciardo, Pierre Gasly, Kevin Magnussen, Valtteri Bottas, Daniil Kvyat, Lance Stroll, Sergio Perez e Lewis Hamilton: non tanto perché tutti effettivamente avessero commesso una possibile infrazione, ma perché questi erano stati i piloti che erano passati in quel tratto con le bandiere gialle esposte. Dopo aver analizzato tutti i dati a disposizione, tuttavia, gli steward sono arrivati alla conclusione che nessuno dei piloti citati avesse infranto il regolamento, rallentando sufficientemente, nonostante diverse squadre nel post-qualifica avessero espresso dei dubbi in merito.

Q2: escluse le Ferrari e le McLaren

Con una pista che ancora non sembrava dare opportunità di tentare un approccio aggressivo in termini di gomme scelte, la maggior parte dei team erano tornati in pista sulla gomma full wet, la scelta più conservativa e che offriva maggiori garanzie. Tuttavia, vi era stata anche una squadra che aveva deciso di provare qualcosa di diverso, optando per l’intermedia nonostante il tracciato non sembrasse ancora pronto, ovvero la McLaren: una scelta che effettivamente dopo il primo tentativo non sembrava aver dato i propri frutti, tanto da spingere i due portacolori del team inglese fuori dalla top, mettendoli a serio rischio esclusione. Tra gli altri piloti che sembravano poter andare in contro ad un’amara eliminazione vi erano anche Esteban Ocon, undicesimo, seguito da Charles Leclerc e Pierre Gasly, con quest’ultimi due che avevano faticato enormemente a portare in temperatura gli pneumatici e spingere come avrebbero voluto, soprattutto per quanto riguardava l’asse anteriore della vettura, con evidente difficoltà in frenata e in percorrenza, il che li aveva portati anche ad essere protagonisti di diversi errori. Nonostante fosse in top ten, di certo anche Antonio Giovinazzi non si poteva sentire del tutto al sicuro, dato il vantaggio ridotto sui piloti alle sue spalle, mentre Sebastian Vettel, nono, poteva contare su un margine di circa un secondo e mezzo, ma era chiaro che con il progressivo miglioramento della pista, anche coloro che si trovavano nelle retrovie avrebbero potuto abbassare i propri tempi. Davanti a tutti, invece, vi era un Max Verstappen che sembrava girare in condizioni diverse da quelle degli altri, rifilando distacchi importanti a tutta la concorrenza, incluse le due Mercedes.

Per il secondo tentativo, erano diverse le strategie pensate dai piloti. Vi era chi aveva preferito rientrare ai box per una rapida sosta al fine di montare un nuovo set di pneumatici e chi, come ad esempio Kimi Raikkonen e Daniel Ricciardo, era rimasto in pista per tutta la durata della manche sul medesimo treno di gomme, contando su un progressivo miglioramento della pista. Ciò che era chiaro, comunque, era che tutti i piloti avevano imbarcato un alto quantitativo di carburante, in modo da poter rientrare subito in pista e sfruttare il tempo a disposizione nel miglior modo possibile, acquisendo comunque confidenza con il tracciato. Tuttavia, tutti avevano deciso di puntare sulla full wet, anche se verso il finale della manche la pista si stava asciugando, dando la possibilità di poter tentare l’azzardo sull’intermedia, come avrebbe poi commentato Sebastian Vettel al termine della sessione. Il rischio tuttavia era alto e considerando il momento del rientro ai box, oltre al feeling con il tracciato, tutti avevano scelto di andare sullo pneumatico che garantiva maggior confidenza, quello da bagnato estremo.

L’importante era riuscire a portare le gomme nel giusto range di temperatura e tra coloro che non vi sono riusciti ci sono state le due Ferrari, che hanno faticato soprattutto con le coperture extreme: “Il nostro problema oggi è stato riuscire a mettere le gomme in temperatura, e in una situazione come quella odierna anche pochi gradi possono fare una differenza enorme. Sfortunatamente non siamo stati in grado di sfruttare il potenziale della macchina e in questo senso credo che le gomme Extreme Wet siano state la mescola peggiore per noi. Di sicuro oggi la macchina valeva più del dodicesimo posto, ma non in condizioni di pista simili. Domani però, pur da centro gruppo, la gara si prospetta interessante proprio a causa delle caratteristiche dell’asfalto che credo siano senza precedenti, anche se ad Austin nel 2012, con il manto appena rifatto, avevamo visto qualcosa di simile. Ieri le sessioni sull’asciutto sono state molto difficili ma anche divertenti. È chiaro che per noi non sarà facile, ma sono convinto che ci sia la possibilità di recuperare rispetto alla posizione dalla quale partiamo”, ha dichiarato Vettel dopo l’esclusione. Sulla stessa linea anche il compagno di squadra, le cui difficoltà sono state ancora più evidenti, tanto da portarlo spesso all’errore, complicando così le sue possibilità di completare un buon giro.

Un tema, quello delle temperature, che aveva messo sotto scacco anche la McLaren, già in difficoltà anche al venerdì. La scelta di puntare sulle intermedie all’inizio della Q2 non aveva pagato e non essendo tornati rapidamente ai box, nel momento in cui erano poi tornati in pista con le gomme da bagnato estremo, il tempo per portarle nel giusto range di funzionamento era davvero minimo, tanto che il grip era arrivato solo nel momento in cui i due piloti avevano ormai passato la bandiera a scacchi: “Giornata deludente. Ci aspettavamo una qualifica difficile perché abbiamo avuto difficoltà nel riscaldare gli pneumatici per tutto il weekend. Tuttavia, penso che abbiamo compromesso la sessione con la scelta delle intermedie ad inizio Q2, che chiaramente non hanno funzionato come ci aspettavamo e nel frattempo che eravamo riusciti a portare in temperatura le full wet, il tempo era finito. Ho potuto fare solo due giri prima della bandiera a scacchi, non è stato abbastanza”, ha dichiarato Carlos Sainz Jr. a fine sessione. A pesare negativamente sulla giornata della McLaren vi sono, inoltre, due penalità rimediate dai propri piloti in qualifica. Lo spagnolo era stato trovato colpevole di aver ostacolato Sergio Perez in Q2, mentre a Lando Norris era stata assegnata una penalità per non aver rallentato a sufficienza in presenza di bandiere gialle a seguito del testacoda di Latifi. Ciò spingerà entrambi i portacolori del team inglese indietro di diverse posizioni, il che darà l’opportunità alla Ferrari di occupare l’intera sesta fila e a Pierre Gasly, l’altro eliminato della manche, di recuperare due caselle sulla griglia di partenza. Così come per il suo compagno di squadra, anche per il francese dell’AlphaTauri si è trattato di una giornata deludente, soprattutto per le difficoltà nel far funzionare correttamente gli pneumatici, tanto da farlo concludere ad oltre quattro secondi dall’ultimo tempo valido per l’accesso alla manche successiva.

Q3: Stroll conquista la pole

Sul finale della seconda frazione della sessione di qualifica era chiaro che la pista si stava via via iniziando ad asciugare e con il passaggio delle vetture sulla racing line, la possibilità di montare le intermedie non sembrava essere più così remota. Se, tuttavia, quasi tutti i piloti che avevano avuto accesso alla Q3 avevano deciso di giocare una carta sicura optando per la full wet, una gomma su cui la maggior parte aveva ormai già esperienza avendola usata nelle due manche precedenti, Sergio Perez ed Esteban Ocon avevano optato per una strategia alternativa, entrando in pista per il primo tentativo sulla copertura a banda verde. Le sensazioni tra i due erano contrastanti: da una parte vi era il francese che sembrava fare particolare fatica a farla funzionare nel modo corretto, trovando difficoltà a portare nel range di temperatura ideale, mentre il messicano della Racing Point sin dal primissimo giro lanciato stava dimostrando di poter ottenere tempi migliori di quelli di tutti gli avversari, dando un buon riferimento proprio ai rivali.

Anche in questa occasione era stato possibile osservare a due strategie completamente diverse da parte dei piloti. Vi era chi aveva deciso di rimanere in pista tutti i dodici minuti dell’ultima manche sulle gomme full wet, come Kimi Raikkonen e Daniel Ricciardo (e Sergio Perez, ma nel suo caso sull’intermedia), seguendo la medesima tattica che avevano provato in Q2, e chi aveva preferito rientrare al fine di montare un ulteriore set di pneumatici, come Max Verstappen, Alex Albon, Lewis Hamilton, Valtteri Bottas, Antonio Giovinazzi ed Esteban Ocon. Tuttavia, se tutti gli altri che si erano fermati avevano deciso di passare all’intermedia, il francese della Renault aveva percorso il sentiero opposto, scegliendo di montare un set di pneumatici da bagnato estremo, dato il poco grip e il pessimo feeling riscontrato con la gomma a banda verde.

Una scelta, quella di tornare ai box, che in casa Red Bull era arrivata nonostante Max si stesse continuando a migliorare e si trovasse in testa, spinta dai costanti miglioramenti ottenuti da Perez. Non vi erano alternative: o si rientrava subito, dando l’opportunità a Verstappen di poter lavorare sugli pneumatici e garantendogli due giri veloci, o si rimaneva fuori, perché ritardando ulteriormente la sosta non vi sarebbe stato il tempo di riscaldare a dovere le gomme. Sin dai primissimi metri sul nuovo compound, tuttavia, l’olandese aveva espresso cattive sensazioni sul loro funzionamento indicando come fosse estremamente complicato portarle in temperatura e che non fornissero assolutamente grip, aspetto ripetuto anche a fine sessione durante le interviste, a sottolineare come non fosse contento della decisione presa. Chi, invece, era riuscito a sfruttarla nel migliore dei modi era stato Lance Stroll, che in condizioni di pista bagnata ancora una volta era riuscito ad esprimere tutte le sue qualità, conquistando una tanto inattesa quanto bella pole position. Il canadese era riuscito a trovare un ottimo feeling con la vettura, potendo spingere dove altri non riuscivano e trovando un tempo inarrivabile per tutti gli altri, nonostante fosse stato costretto ad alzare il piede per una bandiera gialla durante il suo ultimo tentativo. Un episodio che era finito anche sotto investigazione da parte dei commissari, i quali volevano accertarsi che il crono fosse stato ottenuto rispettando a fondo i regolamenti, ovvero rallentando a sufficienza nel momento in cui era stata esposta la bandiera gialla in curva sette a seguito del testacoda del suo compagno di squadra Sergio Perez: dopo aver valutato attentamente le telemetrie e visionato i filmati, era stato confermato che Lance non avesse commesso alcuna infrazione, potendo così mantenere la pole position.

Ma in quali zone della pista il pilota della Racing Point è riuscito a fare la differenza su Verstappen e a conquistare la pole position? Per andare a fondo abbiamo confrontato i due giri, notando delle interessanti differenze già a partire dall’uscita della prima curva, dove Max aveva leggermente perso il posteriore in uscita, accusando già qualche centesimo di secondo di distacco dal battistrada.

Tempo recuperato rapidamente nell’impostazione e nella percorrenza della chicane 4-5, uno dei punti più difficili del tracciato, in discesa subito dopo aver completato una breve salita che portava a curva 3, in cui Max aveva portato maggior velocità di percorrenza: in questo caso l’olandese era riuscito ad essere più pulito nella guida, al contrario di Stroll, che in uscita curva 5 aveva accusato un minimo sovrasterzo, il quale aveva inficiato sulla sua rapidità in quella zona, dovendo correggere ed esitare per andare su gas.

Se grazie a questa ottima interpretazione di quella zona del tracciato Max era riuscito a portarsi momentaneamente in testa, una linea molto larga in curva 6 lo aveva fatto finire su una zona ancora estremamente bagnata facendogli perdere grip e costringendolo ad alzare il piede dall’acceleratore. Un fattore estremamente importante, perché Stroll era riuscito a mantenere una linea pulita che gli aveva dato l’opportunità di tenere aperto l’acceleratore, colmando quel gap in termini di velocità di punta che Lance avrebbe poi accusato verso la fine del rettilineo essendo stato costretto a rallentare per la presenza della bandiera gialla, come si può vedere anche dai dati telemetrici sottostanti. Alla fine del primo settore, i due erano praticamente in linea sui tempi, con soli due millesimi a vantaggio di Verstappen.

Un vantaggio perso immediatamente in curva sette, dove a seguito di una linea d’entrata molto aggressiva ed interna, finendo praticamente sul cordolo, Max era andato molto largo in uscita, finendo anche in questo caso su una zona molto bagnata. Ciò, unito al fatto che si trovava ancora con molto angolo volante, non gli aveva permesso di aprire l’acceleratore come avrebbe voluto, a differenza di Stroll, che era stato molto pulito nell’interpretazione della curva, nonostante avesse dovuto rallentare per la bandiera gialla esposta a seguito del testacoda del compagno di casacca. Come già si era visto in precedenza nel giro, tuttavia, questo confronto era una sorta di tira e molla, da una parte guadagnava uno, dall’altra guadagnava l’altro: è stato così anche in curva otto, dove Lance era stato molto prudente con l’acceleratore, come si può anche apprezzare dall’analisi telemetrica, al contrario di Verstappen, che aveva tenuto il piede giù guadagnando diversi centesimi, anche se ciò non gli aveva permesso di colmare del tutto il virtuale distacco dal poleman, in quel momento oltre il decimo.

Nell’ultimo settore, nonostante si potesse percepire anche una minima differenza in termini di velocità massima tra i due sul lungo rettilineo, il vero tratto che aveva permesso a Lance Stroll di riuscire ad incrementare il proprio vantaggio e portarsi a casa la pole position era stato quello in uscita dell’ultima curva, dove il canadese aveva interpretato in maniera perfetta la gestione dell’acceleratore, riducendo al minimo il pattinamento delle gomme posteriori, il che gli aveva garantito l’opportunità di mettere a terra tutti i cavalli della propria Power Unit ed effettuare l’allungo decisivo verso il traguardo. Situazione all’opposto per Verstappen, il quale invece aveva dovuto fare i conti con un grosso sovrasterzo e un pattinamento eccessivo del posteriore in fase di accelerazione, dovendo così gestire il gas ed aprirlo in ritardo rispetto al rivale.

Per Stroll, che è ben noto a prestazioni del genere sul bagnato, si è trattato di una pole position fatta di un’ottima pulizia di guida, in cui non ha cercato di esagerare, ma piuttosto di lasciar scorrere la monoposto e modulare al meglio l’acceleratore per dare il colpo decisivo solamente quando il volante era essenzialmente dritto, in modo da massimizzare l’appoggio al posteriore. “Oggi è stato incredibile, uno dei momenti più belli della mia carriera in Formula 1. Quando mi hanno detto in radio che avevo conquistato la pole position ho pensato ‘datemi un pizzicotto, sto sognando!’. Sono ancora senza parole: ho sognato tanto giorni come questi, è un momento speciale. Le condizioni della pista erano incredibilmente scivolose, era davvero difficile guidare, ma il mio feeling con la vettura aumentata giro dopo giro, ho dovuto mettere insieme tutto, precisione, concentrazione e il giusto ritmo sono le chiavi essenziali sul bagnato, perché ogni curva è imprevedibile. Quando la vettura è buona e le gomme sono al massimo, è come una danza, amo guidare in situazioni del genere. Le sessione ha dimostrato quanto fosse importante avere la mescola giusta al momento giusto e noi abbiamo assolutamente fatto la scelta corretta montando le intermedie alla fine. Hanno funzionato perfettamente. Sapevamo che avremmo lottato fino alla fine, e abbiamo messo insieme un buon giro per la pole”, ha raccontato Stroll nelle interviste.

Chi non può ritenersi altrettanto soddisfatto è sicuramente Max Verstappen, il quale ha da recriminare su feeling con la gomma intermedia che non è mai arrivato, al contrario delle sensazioni che aveva percepito sulle full wet. L’ultimo giro, quello decisivo, non è stato pulitissimo e ha pagato il grip mancante. Una selezione difficile da digerire, visto come era riuscito ad imporsi nelle altre manche, rifilando distacchi importanti ai rivali: “Ad essere sinceri è molto deludente finire al secondo posto nelle qualifiche di oggi. Sembra strano a dirsi, essendo una buona posizione di partenza, ma dopo aver concluso in prima posizione in ogni sessione e con un grande divario sul resto della compagnia è più difficile da mandare giù. Non siamo riusciti a portare le intermedie in temperatura come gli altri, mentre con le wet eravamo più a nostro agio, non abbiamo avuto problemi. Voglio sempre il meglio, lo sapete, e cerco di farlo, quindi non sto provando delle belle sensazioni al momento. Non si può sempre essere contenti quando non ottieni il massimo, sono le corse”, ha dichiarato il numero 33. Da sottolineare che, a differenza degli altri che avevano potuto contare su un set nuovo, Max nell’ultimo tentativo era sceso in pista con una gomma intermedia usata, adoperata nei primi passaggi della Q1.

Scatterà dalla terza posizione Sergio Perez, il quale in Q3 aveva optato per una strategia differente da quella dei suoi rivali, puntando sin dal subito sulla gomma intermedia. Una scelta che aveva dato i suoi frutti e che gli aveva permesso rapidamente di scalare la classifica. Sul finale, ad incidere sulle sue prestazioni erano state una gomma con ormai diverse tornare alle spalle e, soprattutto, il traffico di Giovinazzi, il quale sicuramente gli aveva fatto perdere diversi decimi con cui si sarebbe potuto giocare un risultato migliore, finendo oltretutto brevemente in testacoda dopo aver tentato il sorpasso. In ogni caso, il terzo posto gli consentirà di partire dal lato pulito della pista, ma sarà importante completare un buono scatto, che nel corso di questa stagione si è rivelato uno dei punti deboli del messicano: “Un ottimo risultato per la squadra. È qualcosa che non ci aspettavamo davvero. Siamo un po’ insoddisfatti del nostro ultimo giro perché avevo Giovinazzi davanti a me. Questo mi ha fatto perdere il giro. Siamo stati forti fin dall’inizio. Trovare il posto giusto in pista è stato fondamentale per avere le giuste temperature degli pneumatici. Preferisco essere terzo che secondo”, ha dichiarato Sergio.

Scatterà dalla quarta casella Alex Albon, il quale sicuramente può sorriredere per la posizione di partenza: n corso del campionato si è visto più volte come il pilota anglo-tailandese entro in crisi nel traffico, per cui domani sarà fondamentale sfruttare al meglio l’opportunità e completare un buon scatto al via. Alle sue spalle ci saranno Daniel Ricciardo e Lewis Hamilton con la prima Mercedes, in una giornata amara per il team tedesco, che deve così rinunciare all’inseguimento del record di un’intera stagione con pole position targate esclusivamente dalla Casa della Stella. Ad influire negativamente sulle prestazioni dei due piloti Mercedes sono state le difficoltà nel portare gli pneumatici in temperatura e farli rimanere nel giusto working range, le quali si erano già potute apprezzare sull’asciutto durante le prove libere del venerdì: “È stata una delle qualifiche meno piacevoli che abbia mai affrontato. Questa pista è così bella, ma l’assenza di grip non ti permette di curvare come vorresti. È stata una sfida e le sfide sono sempre ben accette. È l’asfalto peggiore che abbia mai visto in termini di aderenza, considerando il nostro carico aerodinamico, è stata una sfida: andare sul bagnato oggi ha reso tutto molto più difficile, niente grip e temperature basse, ma sono contento del lavoro che ho fatto. Non ho idea di come sarà la macchina domani, avevamo fatto alcuni assetti per oggi, però poi ha iniziato a piovere. Non so che tipo di feeling avrò sull’asciutto o sul bagnato in gara, ma potrebbe essere complicato come oggi”, ha spiegato l’inglese. Per il suo compagno di squadra, Valtteri Bottas, la giornata non è stata altrettanto positiva, dicendosi accontentare di un nono posto: da segnalare che il finlandese si era reso protagonista di un testacoda nel giro di preparazione dell’ultimo tentativo, il che probabilmente non aveva nemmeno aiutato a riscaldare gli pneumatici nel migliore dei modi.

A dividere le due W11 saranno Esteban Ocon e Kimi Raikkonen. Per quanta riguarda il francese, la sua era stata una strategia particolare, essendo l’unico insieme a Sergio Perez a svendere in posta sulla gomma intermedia. Se, tuttavia, il messicano stava riuscendo a migliorarsi costantemente, lo stesso non lo si poteva dire per il francese che, al contrario, sembrava faticare terribilmente nel trovare il grip: per questo, dopo pochi passaggi, Ocon era tornato ai box per montare un altro treno di gomme full wet e tentare l’assalto ad una miglior posizione in griglia. In effetti, il pilota della Renault era riuscito a migliorarsi in termini cronometrici, risalendo fino al settimo posto. Un peccato, perché in questi condizioni le abilità del francese sono ormai note e, come ha dichiarato lui stesso, con un’altra alternativa forse sarebbe riuscito a recuperare qualche posizione.

Un ottimo risultato, invece, per le due Alfa Romeo, ottava e decima, nel fine settimana del cinquecentesimo Gran Premio della Sauber (la casa madre) in Formula 1. Sia il finlandese che l’Italiano sono riusciti a sfruttare al meglio le condizioni meteo, cercando di estrarre il massimo da un pacchetto che in queste condizioni sembrava funzionare a dovere. Così come Ricciardo, anche Raikkonen era rimasto in pista per tutta la manche finale su un solo set di gomme, arrivando lungo a curva nove nel pultimo tentativo e andando in testacoda in quello che avrebbe dovuto essere l’ultimo run. Ciò nonostante, Kimi era riuscito a portare a casa una preziosa ottava posizione, che garantisce buone opportunità in vista della gara: “Abbiamo portato a casa una buona qualifica come team, possiamo essere felici. Erano le condizioni peggiori che avessi mai visto nel corso della mia carriera, ma non c’era molto che ci potessimo fare, dovevamo semplicemente affrontarle. Abbiamo fatto fatica questa mattina, ma penso che i giri che abbiamo fatto in FP3 ci abbiano aiutati poi nel pomeriggio. Anche quando la pioggia si era fermata, l’asfalto era rimasto molto scivoloso ed era difficile rimanere in pista, ma alla fine penso ci abbia aiutato. Ciò che conta è domani, dobbiamo fare del nostro meglio, abbiamo una buona chance di convertire le nostre posizioni di partenza in un buon risultato”, ha dichiarato Raikkonen a fine sessione. A concludere la top ten Antonio Giovinazzi, uno di quei piloti che aveva optato per il passaggio dalle extreme alle intermedie nel corso della Q3: sfortunatamente, anche nel suo caso il compound a banda verde aveva fatto fatica ad entrare in temperatura, rendendo difficile estrarne il massimo: al di là di ciò, la decima posizione è comunque un buon risultato, che darà l’opportunità di essere nel gruppo che può giocarsi un arrivo a punti.

Le strategie

Con delle previsioni meteo così incerte, è difficile riuscire ad essere particolarmente precisi in temi di strategie, sarà importante mantenere un occhio sulla pista e uno sui radar per scrutare un possibile arrivo della pioggia. In caso di pista asciutta, altri fattori di cui tenere conto saranno l’evoluzione della pista e delle temperatura, in continuo aggiornamento, che potrebbero influenzare i livelli di grip, variando anche le scelte delle squadre e le sensazioni dei piloti. Pirelli consiglierebbe una strategia a due soste, con due stint sulla soft e uno sulla media. Il compound più duro, che al venerdì in molti avevano scartato, viene suggerito dal costruttore italiano per una gara ad una singola sosta in caso le temperature aumentino, potendo puntare sia sulla scelta media-hard che sull’opzione soft-hard.

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