F1 GP Silverstone | Sainz lancia la proposta: “Penalità in griglia per chi causa incidenti in qualifica”

Leclerc frena: "Chi va a muro ha già avuto una penalità in pista, non credo abbia molto senso"

L'incidente di Verstappen al Red Bull Ring riapre il processo alle linee guida della FIA. La proposta drastica di Sainz trova l'opposizione di Leclerc, mentre Russell difende la complessità operativa dei commissari
F1 GP Silverstone | Sainz lancia la proposta: “Penalità in griglia per chi causa incidenti in qualifica”

Nel giovedì del Gran Premio di Gran Bretagna si è acceso il dibattito in merito alle bandiere gialle o rosse da esporre in qualifica in caso di incidente. Il tutto è scaturito da quanto accaduto la scorsa settimana in Austria, quando Max Verstappen è andato a muro al termine della Q3. La FIA ha esposto solo una bandiera gialla in un punto molto pericoloso, permettendo a Russell di conquistare la pole position alzando semplicemente il piede, senza abortire il giro come fatto per esempio da Antonelli.

Questa situazione è stata discussa nel paddock di Silverstone nel corso della giornata di ieri, con protagonisti, tra gli altri, proprio Russell, oltre a Sainz e Leclerc. Il pilota della Ferrari ha voluto frenare sulle richieste di penalità e sanzioni a chi causa incidenti in qualifica, come richiesto dal suo ex compagno di squadra, un qualcosa che onestamente andrebbe contro lo spirito sportivo della Formula 1 e del dare tutto nelle fasi concitate del weekend.

L’analisi di Sainz: l’anomalia di Zeltweg e il sospetto dei cittadini

L’episodio del Red Bull Ring ha evidenziato una disparità di interpretazione che, secondo Carlos Sainz, non può essere tollerata quando in gioco c’è l’incolumità dei piloti. Lo spagnolo della Williams ha analizzato la sequenza degli eventi, sottolineando come l’esposizione della singola bandiera gialla abbia alterato l’equità della sessione: “Non so se l’intenzione fosse proprio quella di consentirci di finire il giro visto che eravamo negli ultimi secondi di una sessione di qualifica, oppure se ci sia stato un errore nella comunicazione tra direzione gara e commissari e si sia utilizzata una singola bandiera gialla invece di una doppia”.

“Per me avrebbe dovuto essere subito una doppia bandiera gialla. Anzi, probabilmente anche una rossa, perché dal nostro punto di vista la doppia gialla equivale praticamente alla fine del giro. La tendenza è quella di permettere ai piloti di completare il giro quando l’incidente non è particolarmente grave. Però, quando si parla di sicurezza è un’altra cosa. Si potrebbe anche sostenere: avete dieci minuti per segnare il tempo, perché aspettare sempre l’ultimo istante? Potremmo tutti uscire con ono minuti ancora disponibili, completare il giro e assicurarci che una bandiera gialla o rossa non rovini il tentativo. Sarebbe un’argomentazione valida per sostenere che non servono penalità”.

Sainz ha poi allargato il raggio della critica, toccando il tema dei tracciati cittadini dove il rischio di “ostruzioni strategiche” è storicamente elevato, avanzando una proposta di modifica regolamentare per introdurre un forte deterrente: “Ho visto troppi casi, soprattutto a Baku e Monaco, in cui vengono provocate bandiere gialle in Q1, Q2 e Q3. Per i commissari è praticamente impossibile capire se un errore sia stato volontario oppure no, a meno che non abbiano l’esperienza di un ex pilota di Formula 1 che conosce perfettamente queste dinamiche. Io l’ho visto succedere diverse volte, soprattutto a Baku e a Monaco. Credo che anche voi l’abbiate visto”.

“Magari non sapete esattamente cosa succede, ma lo avete visto. Ho un’idea molto personale che non abbiamo ancora discusso all’interno della GPDA, probabilmente la proporrò e poi vedremo se potrà essere condivisa oppure no. George ha gestito la situazione in maniera perfetta, sfruttando esattamente quello che il regolamento gli consentiva di fare. Ha meritato quella pole position perché ha interpretato le regole alla perfezione. Però non avrebbe mai dovuto essere possibile completare il giro in una situazione di quel tipo. Se Max fosse stato in pole dopo il primo tentativo e avesse provocato quell’incidente, impedendo a tutti di migliorarsi con una bandiera rossa, sarebbe stato ingiusto nei confronti di George, Kimi e degli altri. Sarebbe stato il pilota già in pole a impedire agli altri di migliorare”.

“È quello che spesso succede a Monaco. Anch’io, lo scorso anno a Baku, ero uscito per primo dai box e mi dissi: ‘Se adesso vado a muro, resto in pole’. Sono pensieri che tutti fanno. Tutti conosciamo il regolamento. Per questo motivo penso che qualsiasi pilota provochi una bandiera gialla o una bandiera rossa in qualifica dovrebbe ricevere almeno tre posizioni di penalità in griglia. In questo modo ci sarebbe un deterrente. Non sto dicendo che Max lo abbia fatto apposta. In quel momento era terzo e credo abbia avuto un problema tecnico all’ala posteriore o qualcosa di simile. Non aveva alcun interesse a causare una bandiera gialla. Ma dobbiamo trovare una soluzione. Se spingi oltre il limite e provochi una bandiera che impedisce agli altri di migliorarsi, finisci comunque per ottenere un vantaggio, anche se non era tua intenzione”.

La replica di Russell: i limiti temporali della direzione gara

Di parere opposto sulla dinamica operativa è George Russell. Il poleman dell’Austria ha difeso l’operato dei commissari, ricordando la genesi delle attuali linee guida e le tempistiche ridotte a disposizione di chi deve gestire la sicurezza in pista: “Credo che tutto nasca da quanto successo in passato a Baku, dove molti piloti andavano lunghi imboccando la via di fuga. All’epoca i piloti ritenevano che in quei casi una doppia bandiera gialla fosse eccessiva, perché rovinava completamente il giro di chi arrivava dietro, mentre una singola fosse sufficiente, salvo diversa valutazione della FIA. Da allora questa è diventata la linea guida: quando c’è un incidente in qualifica inizialmente viene esposta una singola bandiera gialla”.

“Bisogna anche ricordare che la prima segnalazione viene effettuata da un commissario e non direttamente dalla FIA. Solo successivamente la direzione gara valuta la situazione e, se necessario, passa alla doppia bandiera gialla. Io ora sto parlando da trenta secondi, loro devono prendere una decisione in cinque, sei, dieci secondi. A volte semplicemente non è possibile farlo nel modo perfetto. Quell’episodio avrebbe meritato una doppia bandiera gialla? Certamente sì. Però in passato ci sono state tante situazioni in cui i piloti sostenevano l’esatto contrario, cioè che fosse sufficiente una singola gialla. Non è un lavoro semplice”.

Il freno di Leclerc: la sanzione naturale e la complessità dei casi

A chiudere il cerchio degli interventi è Charles Leclerc. Il monegasco ha espresso una chiara opposizione all’introduzione di sanzioni automatiche, definendo la perdita della vettura come una punizione già sufficientemente severa per il pilota che commette l’errore: “Non sono l’unico ad aver avuto un incidente a Monaco in qualifica. È vero che quella è una di quelle piste in cui si potrebbe giocare un po’ con le bandiere gialle, e penso che ci siano tracciati specifici su cui dovremmo analizzare la questione più da vicino. Se debba diventare una regola generale, non credo: chi finisce contro il muro, come Max nell’ultima gara, paga già un prezzo abbastanza alto terminando lì la sessione, quando quel giro sarebbe bastato per essere secondo”.

“Quindi come regola generale non credo abbia molto senso, ma per alcune piste è un argomento che abbiamo già affrontato tra piloti. Introdurla per tutta la stagione non credo sia la scelta giusta. Ne abbiamo parlato, ma in modo informale, nulla di ufficiale. Alcuni piloti sono d’accordo con questa linea in determinati casi, ma non tutti”.

Pur rifiutando la linea punitiva, Leclerc ha concordato sull’anomalia della gestione del regime di bandiere durante lo scorso fine settimana a Zeltweg, auspicando maggiore chiarezza applicativa: “Se parliamo del caso specifico dell’Austria, per me c’è stato un errore di valutazione. Era chiaramente da doppia bandiera gialla e, basandomi sul passato, è quello che mi sarei aspettato. Questa volta è stata esposta una singola bandiera gialla. Forse serve maggiore chiarezza su cosa comporti una singola e cosa una doppia, ma sento anche che ogni situazione è a sé. In passato abbiamo cercato di regolamentare ogni singolo scenario, ma non è mai del tutto possibile, quindi è una questione complicata. Nel caso dell’Austria, per me l’errore principale è stato proprio il fatto che fosse una singola gialla, l’ho trovato davvero strano”.

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