F1 GP Austria | Red Bull, Verstappen furioso: “Me ne vado in Tibet, succedono cose molto strane”
"Devo contare fino a dieci, a volte fino a cento prima di parlare di queste macchine complicatissime", ha detto Max

Sabato da dimenticare per Max Verstappen, che in Austria è stato autore di un incidente abbastanza importante al termine della Q3, piazzandosi al quinto posto in griglia di partenza. Il quattro volte campione del mondo ha impattato violentemente contro le barriere situate all’esterno di curva 9, fortunatamente non riscontrando alcuna conseguenza a livello fisico. La dinamica del crash ha scatenato un’accesa polemica nel paddock per via della singola bandiera gialla esposta dai commissari di pista.
Questa decisione della direzione gara ha permesso a George Russell, alzando il piede il giusto nel micro-settore interessato, di conquistare una pole position che ormai sembrava saldamente tra le mani di Charles Leclerc. Il monegasco si è visto così soffiare la prima piazzola, che gli avrebbe consentito di scattare al fianco del compagno di squadra in Ferrari, Lewis Hamilton.
La RB22 è certamente migliorata con gli aggiornamenti portati per questo Gran Premio di casa sul tracciato del Red Bull Ring a Zeltweg. L’errore commesso da Max, decisamente inusuale negli ultimi tempi per un pilota della sua caratura, ha aperto l’ennesima serie di dichiarazioni frustranti nei confronti di una vettura con la quale non è mai scattato il feeling sperato dall’inizio del campionato.
La frustrazione di Verstappen e l’enigma dell’ala posteriore
L’amarezza del pilota olandese è emersa chiaramente nelle interviste rilasciate subito dopo la fine della sessione di qualifica, evidenziando la complessità tecnica delle attuali monoposto: “Penso che a fine anno me ne andrò in Tibet e mi rilasserò come Buddha. Devo contare fino a dieci, qualche volta fino a cento, prima di parlare di queste macchine complicatissime. Non ho spinto troppo, può sempre capitare un momento così e puoi sempre correggere, ma questa volta la macchina era completamente fuori controllo”.
Il comportamento anomalo della RB22 nell’ultimo tentativo cronometrato della Q3 ha lasciato del tutto perplesso il campione del mondo, convinto che il violento testacoda non sia imputabile a un semplice errore di guida o a una sbandata programmata: “Stanno succedendo cose molto strane, non so bene cosa sia capitato in quell’ultimo giro. Ho avuto un bel po’ di sovrasterzo in curva 6, il che era già strano, e lì ho perso un po’ di tempo. Sapevo di avere un po’ di margine in quell’ultimo settore. Ho sterzato verso l’interno e la vettura ha perso completamente traiettoria, non sono nemmeno riuscito a provare a correggerla. Dobbiamo controllare l’ala posteriore, vedere se si è chiusa al momento giusto, perché mi è sembrato davvero un incidente strano”.
L’analisi telemetrica e le prospettive per la gara
Interrogato successivamente sulla possibilità che il retrotreno della monoposto avesse manifestato segnali di instabilità o sbandate alla curva 9 nel corso dei passaggi precedenti, Verstappen ha escluso categoricamente questa ipotesi, spostando l’attenzione sull’improvvisa perdita di carico aerodinamico: “Assolutamente no in quella curva. Voglio dire, già in quel giro, all’ingresso della curva 6, ho avuto un momento di grande difficoltà. È stato un po’ strano perché, per tutto il fine settimana, non mi era mai capitato niente del genere. Poi sono arrivato alla curva 9, ho impostato la traiettoria ed è sparito all’istante”.
“Non ho dovuto fare nemmeno una piccola correzione, ho semplicemente sterzato completamente. È un po’ strano, ma daremo un’occhiata con gli ingegneri. È un peccato. Realisticamente, avremmo potuto essere terzi, quindi è un po’ meglio del quinto posto. Ma posso anche dire che, realisticamente, anche se fossi stato terzo, la partenza è difficile per noi, quindi probabilmente sarei scivolato comunque al quinto posto. Ma per ora la situazione è questa e dobbiamo accettarla”.
Il pensiero di Hadjar e i difetti strutturali del sistema frenante
A confermare i dubbi di Verstappen sulla natura puramente tecnica del problema è stato il compagno di squadra Isack Hadjar, il quale ha espresso una chiara teoria sull’origine del crash del caposquadra, legandola direttamente al funzionamento dei nuovi componenti introdotti a Zeltweg: “Credo che abbia avuto un problema con la sua Straight Mode. Non si chiudeva correttamente in entrata all’ultima curva, quindi penso che sia un difetto direttamente legato all’introduzione degli ultimi aggiornamenti portati sulla macchina”.
Per quanto riguarda l’andamento delle proprie qualifiche, Hadjar ha conquistato l’ottavo posto finale sullo schieramento di partenza, subito dietro al compagno di box, ma ha evidenziato una cronica mancanza di fiducia nel comportamento del sistema frenante per tutta la durata della sessione cronometrata: “Oggi è andata meglio rispetto alle sessioni libere, ma la frenata non è ancora il nostro punto forte e ho riscontrato profonde difficoltà con i freni. Non riesco a frenare bruscamente, come faccio di solito quando vado a cercare la staccata all’ultimo momento, quando freno forte. Questo fine settimana non sono riuscito a sfruttare questa mia caratteristica di guida. Questo problema purtroppo compromette tutto il resto della curva: se non puoi frenare forte, di conseguenza non puoi fare niente per ottimizzare la percorrenza”.
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