Vittorio Brambilla: il mago della pioggia

Vittorio Brambilla: il mago della pioggia

Vittorio Brambilla è nato a Monza l’11 novembre 1937, fratello minore di Ernesto detto “Tino”. Vive i primi anni motoristici all’ombra del fratello che corre in moto per poi dedicarsi alle quattro ruote.

Comincia nel 1972 in Formula 3 alternando una Brabham motorizzata Ford con una Birel – Alfa Romeo ottenendo il titolo italiano. L’anno successivo passa alla Formula 2 europea: crescono le difficoltà, anche economiche, ma grazie all’aiuto economico della fabbrica Beta Utensili viene acquistata  una March 732-BMW. Il pilota brianzolo ottiene i suoi primi veri risultati, tra cui le due vittorie sul finale di stagione rispettivamente al Salzburgring in Austria e ad Albi, in Francia. Conclude la stagione in quarta posizione dopo che i nove punti conquistati nel GP austriaco vengono scartati secondo regolamento, vanificando le possibilità di arrivare secondo. Considerato il fatto che corre per un team privato con un solo meccanico – avete letto bene, soltanto uno – i risultati sono pari a quelli dei grandi team con grandi sponsor e quindi con grandi disponibilità finanziarie, degna nota dell’abilità del pilota italiano. Sempre nel 1973 gareggia “in casa” alla 4 Ore di Monza a bordo di una Bmw 635 battagliando con nientedimeno che Sir  Jackie Stewart  ed una ancora sconosciuto Niki Lauda. Ciò gli vale l’accordo con la March per gareggiare nella massima serie.

Nel 1974 fa quindi la sua prima apparizione in Formula  1 a bordo della March 741 motorizzata Ford nel Gran Premio di Kyalami in Sud Africa classificandosi decimo, mentre nel GP d’Austria corso a Zeltweg ottiene il suo primo punto. La stagione successiva è la migliore della sua carriera: ad Anderstorp (Svezia) conquista la pole, mentre nella gara di Zeltweg (Austria)  mostra le sue grandi doti automobilistiche: sotto un forte diluvio taglia il traguardo in solitaria dopo che i freni della sua auto erano esplosi  e dalla felicità alza le mani al cielo, perdendo però il controllo della vettura che si schianta contro il guard-rail disintegrandosi ma fortunatamente lasciando il pilota illeso; in seguito il musetto verrà posto come reliquia nell’officina di famiglia a ricordo dell’unica vittoria del “Monza’s Gorilla”, così era soprannominato dagli inglesi. Conclude vincendo la gara di Vallelunga in Formula 2 con la March di Ron Dennis.

Nelle stagioni 1976-77 non ottiene particolari risultati se non correndo in condizioni avverse e proprio per questo viene chiamato il mago della pioggia. Nel frattempo Vittorio corre per l’Alfa Romeo nella categoria mondiale SportPrototipi e quando la casa milanese decide di entrare in Formula 1 affida proprio a lui il compito di sviluppare la vettura e correrci, cosa che compie egregiamente riuscendo a farla progredire in breve tempo. Il destino vuole però che il 10 settembre 1978 nella gara di casa rimane coinvolto nel grave incidente in cui perde la vita Ronnie Peterson: una gomma a 180 chilometri l’ora vola in testa al povero pilota italiano che tenta inutilmente di scansarla; la corsa in ospedale ed il fratello Tino che piange come mai nessuno lo aveva visto. Fortunatamente il trauma cranico subito è da lui subito recuperato e scordato tanto che l’anno successivo torna già a correre.

Ma ormai ha capito che il suo tempo è passato e saggiamente decide di lasciare spazio ai giovani, tra cui Andrea De Cesaris, mentre lui prova a lanciare il figlio in Formula 3 concludendo però sarcasticamente con un “l’è minga el to mesté”. Il circuito di Monza per lui è come una seconda casa e non può farne a meno, così fa il pilota della safety car e della doctor car, partecipa come spettatore ad ogni competizione motoristica, è amato e ben voluto da tutti.

Vittorio Brambilla se ne va il 26 maggio 2001 in seguito ad un attacco cardiaco che lo colpisce improvvisamente nella sua casa di Lesmo, dei suoi 74 Gran Premi disputati ricorderemo sempre la sua grinta e la voglia di non arrendersi mai ma anche la bontà e la capacità di saper perdonare i torti subiti, doti rare ai giorni nostri.

 

Andrea Villa

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