F1 | Vettel resta una bandiera Ferrari, al di là del risultato

Sebastian è uno dei piloti del Cavallino più amati di sempre

F1 | Vettel resta una bandiera Ferrari, al di là del risultato

I social spesso e volentieri agiscono da termometro, per tastare umore e orientamenti di una platea verosimilmente ampia, spontanea, naturale. E’ il tifo 2.0 che corre sui canali del web, e lo fa in modo netto, dirimente. Ad un anno esatto dalla notizia della scelta di non rinnovare a Vettel per il 2021, e quindi l’annuncio dell’addio, è emerso in modo ancora più chiaro quanto il tedesco sia stato e resterà uno tra i piloti più amati dalla tifoseria, una “bandiera” della Ferrari, al di là del risultato.

Vettel – Ferrari è una storia ormai già consegnata al passato, in un mondo che va avanti troppo rapidamente e a ritmo incessante; non c’è più spazio per i rimpianti, o per continuare a perdere tempo nell’analizzare ciò che è stato e ciò che non è stato.

Resta però la sensazione che il tedesco, in rosso per ben sei stagioni piene zeppe di emozioni contrastanti, vincitore di 14 GP con la Ferrari e laureatosi due volte vice campione del mondo, abbia fatto breccia nel cuore dei ferraristi come pochi altri piloti.

La nostalgia, i bei ricordi, le sensazioni positive, che accompagnano la narrazione del Sebastian ferrarista sono tangibili e riconducono ad un sentimento che è stato reciproco e sincero. Vettel resta il pilota che ha preso una Ferrari a pezzi e l’ha riportata subito a podio e al primo posto. E’ il pilota che ha lottato con la Mercedes di Hamilton, che ha sbagliato ma che ci ha fatto anche sognare. Ha vinto gare epiche, come a Singapore, Montecarlo, Ungheria, Silverstone, si è opposto ad una ingiustizia, sublimando l’orgoglio ferrarista a Montreal, nel 2019, reagendo in modo genuino e romantico a quella penalità che grida ancora vendetta.

Sebastian è stato un pilota tifoso, innamorato della Rossa, perfetto interprete del tremendismo ferrarista; ha “sentito” la causa più di chiunque altro, ha vinto, ha perso, ha dato tutto e questo in qualche modo gli viene riconosciuto, contribuendo a creare un legame indissolubile con una tifoseria che ha sempre saputo amare chi suda balaclava, guanti e tuta.

Ciò che stride, con tutto questo, è il sentimento anti-Vettel portato avanti dai profeti dell’ “ha stato Vettel“, da chi sulle spalle di un pilota che ha lottato, che ha fatto gioire Maranello, vuol far ricadere per forza tutte le colpe di quella grande missione fallita, ovvero la mancata vittoria del titolo mondiale.

Senza addentrarci nelle solite disquisizioni sulle molteplici e complesse ragioni delle sconfitte – tra l’altro ad oggi la Ferrari è impegnata in un sano, difficile, speranzoso, percorso di rimonta e di crescita – ciò che fa riflettere è una sorta di presunzione, di sdegno, di una frangia del tifo del Cavallino, improvvisamente “risultatista“, giustizialista, incapace di vivere e ricordare emozioni – forti – che pur ci sono state.

Quel tifo capace di adorare in modo incondizionato Gilles Villeneuve, Jean Alesi, Fernando Alonso, Felipe Massa, e tanti altri piloti, non sempre “vincenti”, ma capaci di regalare emozioni impareggiabili. E che a volte è incredibilmente spocchioso proprio con Sebastian Vettel, uno degli alfieri più passionali e genuini che ha difeso i colori del Cavallino, al quale non viene perdonato nulla, forse per troppo amore, chissà.

Antonino Rendina


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