Non solo Hamilton, Perez e Ferrari da applausi nel week-end più “ignorante” dell’anno

Il sette volte campione del mondo Hamilton è un alieno del volante che ci ha abituato ad una straordinaria normalità.

Non solo Hamilton, Perez e Ferrari da applausi nel week-end più “ignorante” dell’anno

Fondamentalmente il degno finale del fine settimana del GP di Turchia sarebbe stato un festino tamarro con la musica dance quella bella, a cavallo del ventunesimo secolo, con quegli imbarazzanti occhiali da sole messi nei locali notturni da tizi che ballavano in modo rivedibile. La musica sceglietela voi, anche la colonna sonora per il passaggio delle auto stradali che di notte provavano a gommare l’asfalto del circuito di Istanbul, una scena surreale, forse mai vista, che ha definitivamente consacrato il GP della Turchia come il più “ignorante” della stagione.

L’asfalto in stile calcetto saponato posato a terra chissà come, le piroette, le qualifiche bagnate in un festival di bandiere con tutti che finiscono sotto investigazione. La pole capolavoro di un Lance Stroll che poi naufraga incolpevolmente durante l’ultima frazione di gara con la sua squadra (ma “sua” proprio secondo la nozione di proprietà del codice civile eh) e vallo a sentire Lawrence, che avrà festeggiato a denti stretti il gran podio del silurato Sergio “Checo” Perez.

Perché scusaci Hamilton, ma spostiamoli un poco ‘sti riflettori che tieni sempre puntati addosso, visto che ogni gara ti si celebra per un record, che siano le vittorie o i mondiali. Lewis è un alieno tra le insidiose pieghe bagnate di Istanbul, ma mente chi può dire di essere rimasto realmente sorpreso dal capolavoro confezionato dall’inglese. Quella del fuoriclasse della Mercedes è ormai straordinaria normalità.

Bene, bravo, tanti applausi ma…cosa ha fatto Perez? Non avrà spezzato il dominio Mercedes, ma il messicano silurato e senza sedile ha regalato la piazza d’onore alla squadra per cui corre dal 2014 con una prova favolosa, eppure sembra l’uomo invisibile. Intanto ha di fatto disputato la stessa gara di Hamilton, dimostrando la medesima capacità dell’inglese nell’adattarsi alle gomme intermedie via via sempre più lisce, confermando una sensibilità di guida sulle mescole fuori dal comune. Capacità di gestione degli pneumatici che è marchio di fabbrica di quel ragazzino che faceva così anche in Sauber nel 2012. O ce l’hai oppure no. Ma in queste stagioni Checo è cresciuto, diventando un pilota completo sotto tutti i punti di vista e soprattutto costante come pochi.

A 30 anni il messicano è ancora abbastanza giovane da poter essere considerato un top driver meritevole di un futuro di livello e la palla adesso non può che passare alla Red Bull, candidata a prenderlo e che non dovrebbe farselo scappare, anche perché il fenomeno Verstappen proprio in Turchia ha dimostrato di avere ancora delle zone d’ombra con l’irruenza e il nervoso che talvolta oscurano il talento e gli fanno commettere errori evitabili.

Facendo un passo più indietro, stavolta di poco, il cielo grigio di Istanbul ci ha regalato una piccola gioia rossa. La Ferrari ha finalmente rimesso piede su quel podio che mancava dal primo dei due GP a Silverstone. Un po’ ce lo eravamo chiamato, ad ulteriore indizio di un miglioramento generale che c’è, una inerzia complessiva leggermente più favorevole a Maranello. I 27 punti raccolti nel GP della Turchia rilanciano sensibilmente il Cavallino in classifica, ma il dato più confortante è il passo gara dimostrato in condizioni di pista precarie.

A parte l’annoso problema di mandare nella giusta temperatura le gomme, Vettel e Leclerc sono stati competitivi quasi in ogni condizione, dal bagnato al viscido al quasi asciutto del finale. Significa che la derelitta SF1000 è un po’ meno “dannata”, ha recuperato in carico aerodinamico, aderenza e stabilità, con lo stesso Vettel che ha avuto il giusto feedback per tornare sui livelli che gli competono. Il tedesco è partito a razzo incantando il pubblico, si è difeso con i denti da Hamilton e ha saputo stringere i denti quando le gomme non rispondevano. Ha trovato il suo passo e non ha commesso errori. Bellissima anche la gara di Leclerc, che è risalito con pazienza e ritmo dalle retrovie, infilando più di un rivale e perdendosi un po’ solo nell’eccesso di foga negli ultimi metri, troppa la voglia di fare, ma è un errore perdonabile.

La Ferrari resta sesta in classifica ma esce da Istanbul puntando Renault – in difficoltà – e McLaren, quest’ultima brillante a sprazzi. Il terzo posto di Vettel e il quarto di Leclerc sono il precipitato logico di un miglioramento che ha portato Charles già a fare bene più o meno da Sochi. E mentre Hamilton sul podio afferma di sentirsi appena all’inizio e quindi di voler continuare a vincere, nelle parti alte si è finalmente riaffacciata una macchina rossa che tanto mancava. Uno spicchio di rosso nel giorno della consacrazione di Luigino, e forse è anche giusto così.

Antonino Rendina


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