La Ferrari ha onorato Monza, ben venga la sana rivalità tra Sainz e Leclerc

Sainz e Leclerc hanno infiammato Monza. La Ferrari resta lontana dalla vetta, ma almeno ci ha fatto divertire

La Ferrari ha onorato Monza, ben venga la sana rivalità tra Sainz e Leclerc

Non ci resta che applaudirla, stavolta, questa Ferrari non vincente ma almeno battagliera e così i suoi piloti, combattivi, affamati, che a Monza hanno dato spettacolo. Ben venga la rivalità tra Sainz e Leclerc, ben venga una sfida che sia equilibrata, accesa ma leale, sentita il giusto.

Le emozioni, spesso latitanti, remote, cancellate dal tepore della monotonia, sono riapparse nel GP di Italia. Max Verstappen ha dominato, e però il viaggio è stato leggermente diverso, c’è stato un ritorno di fiamma, un refolo di orgoglio, un sussulto per dire presenti, ci siamo, noi, qui in casa. La Ferrari protagonista, quasi un ossimoro se pensiamo alla balbettante SF23, inguidabile quasi sempre, non quando si tratta di decollare ad altà velocità, azzerando quell’aderenza capricciosa e trasformandosi in un missile rosso. Baku, Spa, Monza, non per avvicinare los bibitaros, ma per issarsi ad un livello decente, per essere in qualche occasione credibili.

La pole position, del pilota che non ti aspetti, del “passista” Sainz, una piccola favola sul campo di casa. La resistenza in gara, tenace, convinta, cattiva, a Verstappen, per quindici giri, tenendo la testa della corsa, un manifesto di emozione pura e sì bravissimo Carlos, che così si è guadagnato una fetta del cuore dei tifosi, mai troppo teneri con lui.

Ma Leclerc, che lo spettacolo lo ha tatuato nel Dna, non è stato lì a guardare, non troppo a suo agio con l’auto, ma disposto a metterci tanto di suo per infiammare Monza e il pubblico. Tolte le due Red Bull, che hanno fatto la solita selezione mostruosa, il terzo gradino del podio era l’inchino al pubblico, il premio, che sia Leclerc che Sainz volevano a tutti i costi. E bene hanno fatto a darsele di santa ragione, a non risparmiarsi, a regalare vibrazioni a ruote fumanti agli spettatori sulle tribune e a quelli incollati alla tv.

La Ferrari a Monza non voleva essere banale, non voleva passare per comprimaria, cercava una giornata diversa e per una volta ce l’ha fatta. Dopotutto questa Rossa vincente non lo è nemmeno per scambio, e probabilmente non lo sarà a breve, ma con atteggiamento da provinciale voleva lasciare un segno nella partita reputata importante. Un terzo e quarto posto non salvano una stagione mediocre, ma il duello all’arma bianca, con sorpasso, controsorpasso, bloccaggio, noncuranti delle raccomdanzioni via radio, ci lascia almeno il ricordo di una Ferrari che ha onorato il GP di Italia e di due piloti che hanno “sentito” la gara.

Entrambi ci hanno fatto divertire e si sono divertiti, e ci sarà tempo per sviscerare i contorni di una rivalità che potrebbe anche accendersi o degenerare, ma che verosimilmente resterà nell’alveo del rispetto e della sportività. Troppo intelligenti Sainz e Leclerc per rovinare il loro rapporto (lavorativo soprattutto) inseguendo piazzamenti. Ma a Monza entrambi volevano salire sul podio e bene ha fatto Vasseur a girarsi dall’altra parte. Qualsiasi ordine di scuderia avrebbe rovinato uno sprazzo di sano motorsport; in una F1 che già è fin troppo finta e con un Cavallino già abbastanza mediocre, sarebbe stato un peccato mortale privarci anche di una bel duello tra gli alfieri rossi.

Antonino Rendina

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