Gran Premio di Giappone 2013, Suzuka: anteprima ed orari del weekend

Il circus corre sul tracciato nipponico

Gran Premio di Giappone 2013, Suzuka: anteprima ed orari del weekend

Vettel cala il Poker e Tris in un solo weekend: quattro vittorie consecutive in questo 2013, nonché tre vittorie consecutive sul tracciato di Yeongam in Corea e si invola verso il quarto mondiale. Addirittura il tedesco potrebbe chiudere i giochi già in Giappone, nel caso Alonso non prendesse punti, proprio come fu un anno fa. D’altronde Seb sa bene come gestire le gomme Pirelli – chiedere a Paul Hembery a riguardo – . Polemiche a parte analizziamo la gara di Yeongam.

Questa volta non è stato propriamente il monologo di Singapore, ma qualcosa di simile. Non è riuscito a fuggire come una lepre, ma è comunque rimasto sempre lì davanti, Jeep o non Jeep, anche con un pizzico di fortuna in occasione della prima Safety Car. Tutti i ferraristi, orami deposte le speranze per questo mondiale, stanno sperando che il mal di schiena di Raikkonen rimanga anche durante la prossima stagione, perché se i problemi alla schiena lo fanno risalire di 10 posizioni in media ogni gara, ben venga! Gara stratosferica. Romain Grosjean completa il podio con una prestazione consistente, da vero uomo di squadra. L’eroe di giornata però è Niko Hulkenberg: in barba al “non” contratto Ferrari tiene dietro gente come Hamilton, Alonso e Rosberg. La vettura era settata esattamente per sfuggire sui rettilinei e questo è stato il suo punto di forza. Una gara storica e un incentivo a quel tanto agognato sedile in Lotus. Le McLaren finiscono entrambe nella top ten finalmente, anche se ottavo Button e decimo Perez raccolgono pochi punti.

Weekend frustrante per Lewis Hamilton, al sabato secondo e solamente quinto al traguardo dietro a quella saracinesca che è l’incredibile Hulk coreano. Davvero coriaceo i tedesco questa domenica, anche per un asso come Lewis. Che dire poi di Fernando Alonso? Si lamenta delle gomme e per tutta la gara non combina praticamente niente. Viene passato da tutti, e il suo sesto posto è solo grazie al musetto di Rosberg e al falò della Red Bull di Webber. Non proprio il finesettimana giusto: ritenta, sarai più fortunato Fer.

Che dire poi di Mark Webber? La sfortuna sembra essere proprio dalla sua parte. Rimonta l’irrimontabile e tutto va in fumo per la prima Safety, alla ripartenza viene brutalmente tamponato e tutto va in fumo. Punto. Per lo meno il Gran Premio di Corea è stato divertente: tra il musetto di Rosberg che collassa in rettilineo, la Red Bull che va a fuoco, la Jeep dei pompieri che esce a caso – chissà cosa deve avere pensato Vettel – gomme che esplodono in pieno rettilineo. Che poi Perez, cosa si poteva aspettare dalla sua anteriore destra dopo averla spalmate sull’asfalto come marmellata alla prima curva?

Il circuito di Suzuka fu costruito all’interno di un Luna Park della Honda, e inizialmente era stato progettato per diventare un circuito per testare i nuovi prototipi. Alla fine degli anni ’80, però entrò a far parte del mondiale di Formula 1 senza più uscire dal calendario salvo pochissime eccezioni. Luogo di capitoli storici della Formula 1, questo tracciato è uno dei più amati da piloti e appassionati, per le sue numerose peculiarità, a cominciare dalla sua forma a otto. Si tratta infatti dell’unico tracciato in calendario dotato di un sottopassaggio che garantisce un incrocio tra le due piste. Un’altra parte molto spettacolare e molto selettiva tra i piloti sono le S dopo la prima curva, da prendere in terza e quarta marcia, in cui la traiettoria è fondamentale e bisogna avere un buon carico per passare tra le curve con agile velocità – Red Bull docet – (e per questo Suzuka è chiamata l’università della Formula 1). Altre due curve da “brivido” sono la Spoon Curve, che ha ben 2 punti di corda e la successiva 130R, forse la più emozionante del tracciato, da affrontare a gas spalancato per poi staccare per la Casio Triangle. Menzione speciale per questa Chicane che chiude il circuito: questo è il luogo dell’incidente più famoso della Formula 1 – pensi a Senna e Prost e vedi le due vetture ferme con i piloti che si guardano – nonché dell’episodio più discusso negli anni: il famosissimo incidente tra Senna e Prost nell’89. Insomma, le emozioni su questo circuito non possono di certo mancare. Quest’anno Suzuka è l’ultimo circuito in cui vi sarà una sola zona DRS, sul rettilineo principale. La Pirelli ha deciso di portare in Giappone le mescole Orange Hard e White Medium, le più adatte a sopportare le alte forze delle curve veloci quali la Spoon e la 130R, così come la sequenza di S iniziali. Il record assoluto di vittorie in Giappone appartiene a Michael Schumacher, con ben 6 successi tutti a Suzuka; per quanto riguarda i piloti partecipanti al campionato abbiamo tre vittorie per Vettel, due per Alonso, una per Raikkonen, Hamilton e Button. Il gran premio di domenica prossima sarà trasmesso integralmente sia su Sky che sulla Rai, in modo da rendere godibile a tutti lo spettacolo che andrà in scena a Suzuka.

Top 10 edizioni GP Giappone

Riportiamo le dieci gare che meglio rievocano lo spirito della Formula Uno in terra giapponese, corse soprattutto sul circuito di Suzuka, ma anche presso il Fuji International Speedway.

Edizione 1976: un’edizione particolare, indimenticabile e che recentemente tutti gli appassionati hanno potuto rivivere grazie al film “Rush”.  Dopo l’incidente di Niki Lauda al Nürburgring Hunt recupera lo svantaggio nei suoi confronti, portando così all’ultima gara la decisione su chi sarà il campione del mondo.  Dopo che un forte acquazzone si abbatté sul circuito durante la domenica molti piloti chiesero l’annullamento della gara (tra cui Lauda ed Hunt), ma Bernie Ecclestone e gli organizzatori decisero di posticipare di un’ora e mezza la partenza, obbligando tutti a correre, seppur in condizioni estreme.  Proprio per questo motivo dopo solo un giro Lauda preferì ritirarsi, non volendo rischiare la propria vita una seconda volta, per di più nella stessa stagione. Gli occhi quindi furono puntati tutti su Hunt e la sua McLaren: in testa alla corsa dovette rallentare a causa del degrado delle gomme, ma forò a soli quattro giri dal termine e fu costretto a rientrare ai box; rientrato in quinta piazza, riuscì a rimontare sino al gradino più basso del podio, vincendo il suo primo ed unico mondiale.

Edizione 1987: dopo dieci anni il mondiale tornò in terra giapponese, questa volta sul circuito di Suzuka, di cui la Honda era proprietaria. La lotta per il titolo era fra i due piloti Williams, Nelson Piquet e Nigel Mansell, ma quest’ultimo fu protagonista di un grave incidente che non gli permise di correre per tutto il resto della stagione, consegnando di fatto il titolo nelle mani del brasiliano, iridato per la terza volta. Non avendo più pressioni, Piquet lasciò che fosse Gerhard Berger con la sua Ferrari a conquistare la pole position. Il pilota di Maranello vinse anche il giorno seguente davanti a Senna (Lotus – Honda) e a Stefan Johansson (McLaren – TAG Porsche); una rottura del motore Honda all’ultimo girò non privò Piquet dei festeggiamenti per l’iride conquistato.

Edizione 1988: sempre sul circuito di Suzuka, questa è una delle gare più vivide nella memoria di molti. La prima fila fu monopolizzata dalle due McLaren di Senna e Prost, i quali si contendevano anche il titolo mondiale. Al via il brasiliano fece spegnere il propulsore della propria monoposto, ma sfruttando la lieve pendenza del rettilineo riuscì a riaccenderlo e partire all’inseguimento del gruppo. Nel frattempo Prost aveva ingaggiato battaglia con Berger e Ivan Capelli, rallentato da noi al cambio. Quando, tutto ad un tratto, cominciò a piovere, si verificarono le condizioni che Senna aveva sperato: al 28° giro arrivò alle spalle di Prost dopo una veloce rimonta, lo sorpassò  sfruttando un doppiato, se ne andò in solitaria e vinse il suo primo titolo iridato oltreché alla gara. Terzo giunse Thierry Boutsen con la Benetton – Ford, ma quel giorno gli occhi furono puntati tutti sul brasiliano.

Edizione 1989: un’altra edizione sensazionale e ricca di colpi di scena. Prost si presentò al Gran Premio con 16 punti di vantaggio rispetto al compagno di squadra, sempre Ayrton Senna, il quale era costretto a vincere per mantenere vive le speranze di secondo titolo mondiale. Il sabato tale impresa sembrò possibile, grazie alla dodicesima pole position stagionale del brasiliano, che girò un secondo e sette decimi più veloce del francese. Tuttavia la partenza di Senna, il giorno seguente, non fu delle migliori e fu prontamente scavalcato dall’asso francese, che si portò in testa alla corsa e guadagnò secondi preziosi fino al primo cambio gomme, quando Ayrton cominciò la sua veloce rimonta. Ciò che accadde riecheggia ancora oggi nella memoria degli appassionati: alla chicane Senna attaccò all’interno Prost, la conseguenza fu l’impatto tra le due vetture; il francese si ritirò, mentre il brasiliano ripartì e dopo una sosta ai box per cambiare il musetto danneggiato, ripartì andando a vincere. Tuttavia venne squalificato per taglio irregolare del tracciato ed il titolo andò nelle mani di Prost. Qui per un maggiore approfondimento sulla vicenda.

Edizione 1996: ancora una volta a Suzuka fu lotta per il titolo mondiale, questa volta a contenderselo c’erano Damon Hill e Jacques Villeneuve, con l’inglese in vantaggio sul canadese di nove punti, soltanto una vittoria di Jacques ed il ritiro di Damon avrebbe stravolto i piani. I due della Williams motorizzata Renault conquistarono la prima fila, con il canadese primo. Il giorno seguente però fu autore di una pessima partenza che lo relegò a metà gruppo, costringendolo ad una lunga rimonta nei confronti di Hill, indisturbato in testa della corsa. Nonostante una serie di giri veloci, il canadese fu costretto al ritiro al 37° giro a causa del distaccamento di una ruota. Cinque giri prima Villeneuve aveva avvertito delle forti vibrazioni provenire sul retro della vettura e per questo si era fermato ai box per sostituire il set di gomme, ma ciò non bastò a si verificò l’evento sopracitato. Hill fu campione del mondo 28 anni dopo suo padre, Graham Hill; secondo arrivò Schumacher con la Ferrari a circa un secondo e mezzo, terzo Mika Häkkinen  con la McLaren – Mercedes.

Edizione 1999: anno della sfida tra Häkkinen ed Irvine, dopo l’esclusione di Schumacher in seguito all’incidente di Silverstone. In qualifica il più veloce è proprio il tedesco, che strappò la pole position dalle mani del finlandese, mentre Irvine si piazzò soltanto quinto, protagonista tra l’altro di un incidente al termine della sessione di prove. La domenica però Michael partì male, facendosi sopravanzare dal pilota McLaren che prende subito un buon vantaggio sul resto del gruppo. Momenti di panico al primo cambio gomme per una ruota non entrante, ma poi la freccia argento ripartì senza problemi. La Ferrari provò a cambiare strategia ma fu tutto inutile e per Häkkinen fu mondiale, il secondo dopo quello dell’anno precedente, seguito da Schumacher ed uno sconsolato Irvine. Fu questa l’ultima gara per Damon Hill, salito quarantadue volte sul podio, 22 delle quali su quello più alto.

Edizione 2004: a causa dell’arrivo del ciclone Ma-On, la sessione di prove fu spostata dal sabato alla domenica mattina. Su pista ancora molto umida è Schumacher a cogliere il momento giusto, entrando a pochi minuti dal termine delle qualifiche ed agguantando la pole position, affiancato dal fratello Ralf (Williams – Bmw) e da un sorprendente Mark Webber (Jaguar – Cosworth). Passata la tempesta la gara si svolse sotto il sole, con Schumacher che si allontanò subito dal resto del gruppo, rimanendo primo anche dopo le soste ai box, senza poter subire attacchi dagli avversari. Secondo arrivò suo fratello Ralf; terzo Jenson Button con la BAR – Honda.

Edizione 2008: pole di Hamilton (McLaren – Mercedes), partente in vantaggio sul diretto rivale per il mondiale, Felipe Massa (soltanto quinto). La domenica Hamilton scattò male, facendosi sorpassare da Räikkönen, provò subito ad attaccarlo alla prima curva con una staccata fortissima che causerà lo spiattella mento delle gomme, portando Kimi all’esterno della curva. L’inglese venne infilato da Kubica e Alonso e alla curva successiva andò largo finendo alle spalle di Massa. Riprovò ad attaccare il brasiliano, che ritardò la frenata e speronò Hamilton, costringendolo ai box per un cambio di strategia. I giudici penalizzarono entrambi con un drive-through, costringe doli ad una gara in rimonta, che termineranno rispettivamente con l’ottavo posto (Massa) ed il dodicesimo (Hamilton). A vincere uno splendido Alonso su un altrettanto competitivo Kubica, terzo Kimi.

Edizione 2011: a Vettel basta un punto per aggiudicarsi il secondo titolo mondiale, mentre il suo diretto rivale Button dovrebbe vincere tutte le gare rimanenti del campionato, se il tedesco finisse fuori pista a Suzuka. Il pilota della Red Bull conquista subito la pole, Button è lì a fianco. La domenica in gara Vettel parte bene, mentre Button è sorpassato da Hamilton, il quale dovrà però fermarsi per una foratura ai box. Dopo il secondo cambio gomme l’inglese riesce a mettere dietro il tedesco, che viene sorpassato anche da Alonso un pit-stop dopo; tuttavia  nulla servono tali sforzi: Sebastian Vettel si laurea come il più giovane bicampione nella storia della Formula Uno.

Edizione 2012: la Mercedes annuncia l’ingaggio di Lewis Hamilton ed il conseguente ritiro di Michael Schumacher. In qualifica domina come l’anno prima Vettel (RBR-Renault), seguito dal compagno di squadra Webber. Alla partenza il tedesco, mentre Alonso e Rosberg si ritirano in seguito a contatti di diversa natura, subentra la safety car. Anche Webber è coinvolto e deve fermarsi ai box per cambiare il musetto della propria monoposto. Tra il quattordicesimo e diciassettesimo giro i migliori compiono il loro primo cambio gomme. La classifica vede ancora al comando Vettel, seguito da Felipe Massa, che ha guadagnato due posizioni, poi un incredibile Kamui Kobayashi (Sauber – Ferrari). Nel frattempo Pérez tenta di attaccare Hamilton ma finisce lungo e va in testacoda. Dopo 53 giri vince senza difficoltà Vettel, secondo Felipe Massa e terzo Kobayashi, il terzo nipponico a salire su un podio dopo Aguri Suzuki (Giappone 1990) e Takuma Sato (USA 2004).

Venerdì 11 Ottobre

Libere 1: 3:00-4:30 (Sky Sport F1 HD – RaiSport1)

Libere 2: 7:00-8:30 (Sky Sport F1 HD – RaiSport1)

Sabato 12 Ottobre

Libere 3: 4:00-5:00 (Sky Sport F1 HD – RaiSport1)

Qualifiche: 7:00 (Sky Sport F1 HD – Rai 2 )

Domenica 13 Ottobre

Gara: 8:00   ̶   53 giri  ̶  307,471km (Sky Sport F1 HD – Rai 1)

* tutti gli orari indicati si riferiscono all’Italia: tra Italia e Giappone ci sono 7 ore di differenza.

Distanza a giro: 5,807km

Numero di curve: 18

Senso di marcia: antiorario

RECORD

Giro prova: 1:28.954 – M Schumacher – Ferrari – 2006
Giro gara: 1:31.540 – K Raikkonen – McLaren Mercedes – 2005
Distanza: 1h23:53.413 – F Alonso – Renault – 2006
Vittorie pilota: 6 – M Schumacher
Vittorie team: 9 – McLaren
Pole pilota: 8 – M Schumacher
Pole team: 9 – Ferrari
Migliori giri pilota: 4 – M Schumacher
Migliori giri team: 8 – McLaren, Williams
Podi pilota: 9 – M Schumacher
Podi team: 25 – McLaren

Albo d’oro

  1. 1976 M Andretti – Lotus Ford
  2. 1977 J Hunt – McLaren Ford
  3. 1987 G Berger – Ferrari
  4. 1988 A Senna – McLaren Honda
  5. 1989 A Nannini – Benetton Ford
  6. 1990 N Piquet – Benetton Ford
  7. 1991 G Berger – McLaren Honda
  8. 1992 R Patrese – Williams Renault
  9. 1993 A Senna – McLaren Ford
  10. 1994 D Hill – Williams Renault
  11. 1995 M Schumacher – Benetton Renault
  12. 1996 D Hill – Williams Renault
  13. 1997 M Schumacher – Ferrari
  14. 1998 M Hakkinen – McLaren Mercedes
  15. 1999 M Hakkinen – McLaren Mercedes
  16. 2000 M Schumacher – Ferrari
  17. 2001 M Schumacher – Ferrari
  18. 2002 M Schumacher – Ferrari
  19. 2003 R Barrichello – Ferrari
  20. 2004 M Schumacher – Ferrari
  21. 2005 K Raikkonen – McLaren Mercedes
  22. 2006 F Alonso – Renault
  23. 2007 L Hamilton – McLaren Mercedes
  24. 2008 F Alonso – Renault
  25. 2009 S Vettel – Red Bull Renault
  26. 2010 S Vettel – Red Bull Renault
  27. 2011 J Button – McLaren Mercedes
  28. 2012 S Vettel – Red Bull Renault

Matteo Bramati, Andrea Villa.

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