Formula 1 | Imola 1994: il weekend che non dimenticheremo

Sono passati 26 anni ma quei giorni resteranno indimenticabili nei cuori degli appassionati

Formula 1 | Imola 1994: il weekend che non dimenticheremo

Il Gran Premio di Imola ritorna nel calendario di Formula 1 dopo 14 anni. Tra le tante gare che hanno visto protagonisti alcuni dei piloti più forti nella storia della massima categoria però, se si pensa a Imola, il pensiero va a quel tragico weekend del 1994.

Già nelle prime prove libere del venerdì, interrotte per il grave incidente di Rubens Barrichello causato dal cedimento della sospensione posteriore, si era capito che quella pista così spettacolare ma al tempo stesso troppo veloce, era pericolosa. Fortunatamente il pilota brasiliano riportò solo qualche frattura ma nessuno poteva pensare cosa sarebbe accaduto nei giorni seguenti.

L’incidente di Roland Ratzenberger

Arrivò il sabato, giorno di qualifica che sarà teatro di una tragedia. L’austriaco Roland Ratzenberger perse la vita a seguito di un drammatico incidente. Giunto alla curva del Tamburello, a causa della rottura dell’ala anteriore e dell’elevata velocità, perse il controllo della sua Simtek che andò a sbattere violentemente contro il muro della curva successiva, intitolata a Gilles Villeneuve. Le condizioni apparvero subito disperate e il 33 enne spirò poco dopo l’arrivo in ospedale. Nonostante la gravità della situazione, le qualifiche ripresero normalmente, ma alcuni piloti, tra i quali Ayrton Senna, si rifiutarono di continuare.

Molti chiedevano che l’evento fosse annullato, quella pista era troppo pericolosa e nonostante un pilota avesse perso la vita, si decise di andare avanti perché Roland morì in ospedale e non sulla pista. Una decisione che a distanza di 26 anni fa ancora rabbia, perché si sarebbe potuto evitare un ennesimo incidente, quello dove perse la vita il pilota che tutt’ora ricordiamo con affetto e nostalgia.

L’ultima gara di Ayrton

Con uno sguardo rassegnato e visibilmente provato per quanto accaduto il giorno prima, Ayrton Senna si posizionò sulla prima casella della griglia di partenza, con lui nell’abitacolo, la bandiera austriaca per rendere omaggio a Ratzenberger. Alla partenza, un altro incidente, quasi come se fosse destino che quella gara non doveva iniziare. La Benetton di JJ Lehto, restò ferma per un problema tecnico, quasi tutti la evitarono ma Pedro Lamy, si accorse tardi di quella macchina bloccata e la colpì in pieno. Per i piloti non ci furono conseguenze ma l’impatto fortissimo, fece volare i detriti nelle tribune, dove nove spettatori rimasero feriti (uno dei quali, colpito da una gomma, restò in coma per diversi giorni).

Entrò la Safety Car, la pista venne ripulita e si ripartì. Ayrton comandava la gara e fin da subito era veloce ma al settimo giro, perse il controllo della sua Williams che andò ad impattare violentemente contro il muro nella via di fuga alla curva del Tamburello. Poco prima dello start, su indicazioni del brasiliano, i meccanici avevano apportato una modifica al piantone dello sterzo. Fu proprio questa parte la causa dell’incidente perché il piantone, per via delle sollecitazioni, cedette. Purtroppo nel violento impatto, la sospensione dell’auto si staccò con ancora la gomma attaccata e andò a colpire Senna alla testa. Il trauma cranico fu gravissimo, si tentò di rianimare invano il pilota in pista fino a quando fu reso necessario l’arrivo dell’elisoccorso. Mentre l’elicottero si alzava in volo con la vita di Ayrton appesa ormai ad un filo e con il cuore di milioni di tifosi in sussulto, la direzione gara decise che nonostante il dramma, lo “spettacolo” doveva continuare…

La gara riprese ma i colpi di scena non erano ancora finiti perché durante il pit-stop, la Minardi guidata da Michele Alboreto perse una ruota posteriore che andò a colpire più meccanici che non riportarono conseguenze. Questo episodio, non causò sospensioni e si continuò, mentre Ayrton nell’Ospedale Maggiore di Bologna, stava lottando contro una battaglia che gli dava poche speranze.

La vittoria andò a Michael Schumacher, con Nicola Larini e Mika Hakkinen a completare il podio. I piloti non aprirono lo champagne, non c’era niente da festeggiare, quella gara non doveva nemmeno iniziare.

Dall’ospedale, dopo ore di angoscia arrivò purtroppo la notizia: alle 18:37 Ayrton perse la sua battaglia.

Quel maledetto weekend di Imola, rivoluzionò il mondo della Formula 1 poiché la FIA decise in seguito di apportare varie modifiche per scongiurare altri incidenti mortali, mentre i piloti decisero di formare la GPDA (Gran Prix Drivers’s Association), presidenziata da Michael Schumacher.

Sono passati 26 anni, ma quel Gran Premio di Imola, resterà una ferita sempre aperta nel cuore degli appassionati della Formula 1.

 

 

 

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