F1 | Road to Barcellona: le cinque sorprese più importanti nella storia dei test invernali

Dalla BrawnGP del 2009 alla McLaren Honda del 1988, la storia dei test è costellata da vere e proprie sorprese

F1 | Road to Barcellona: le cinque sorprese più importanti nella storia dei test invernali

In attesa di scoprire le nuove monoposto e i primi riscontri cronometrici sul tracciato di Barcellona (si parte il 18 febbraio con la prima giornata di lavoro al Montmelò.ndr), ripercorriamo insieme i cinque colpi di scena più clamorosi riferiti alla storia dei test invernali.

Nel corso degli anni, infatti, le sessioni di lavoro pre-season sono state oggetto di diverse sorprese, alcune davvero clamorose, e hanno ribaltato pronostici che durante l’inverno sembravano abbastanza scontati, come ad esempio il dominio del duo McLaren-Ferrari nel 2009.

Button, Barrichello e la clamorosa storia della Brawn GP

Grazie al clamoroso ritiro della Honda al termine della stagione 2008 e a un inverno vissuto tra numerosi alti e bassi, con Ross Brawn protagonista di una vera e propria corsa contro il tempo per iscrivere la squadra al campionato, la Brawn GP merita di entrare di diritto tra le storie più stupefacenti riferite ai test di lavoro pre-season.

Con un budget risicato e due piloti confermati in extremis, la Scuderia capitanata da Ross Brawn riuscì nel 2009 a partecipare alle giornate di test a Barcellona, mettendo in mostra dei tempi assolutamente straordinari. In molti pensavano a una mossa prettamente pubblicitaria, visto i pochi sponsor raccolti (la macchina sfoggiava una livrea interamente bianca.ndr) e i tanti dubbi sul futuro della squadra, ma due settimane dopo, precisamente durante il GP d’Australia, Button e Barrichello riuscirono a conquistare una storica doppietta, scrivendo una delle pagine più incredibili della storia del Circus. Il merito di questo miracolo? Un particolare fondo estrattore che permetteva BGP 001 di generare molto più carico aerodinamico rispetto a Ferrari e McLaren.

Dopo un’accesa discussione politica (che premiò Ross Brawn.ndr), le squadre riuscirono ad installare il particolare in vettura solo durante la prima trasferta europea della stagione, precisamente a Barcellona, ma alla fine il vantaggio accumulato nella prima parte del campionato permise a Jenson Button di laurearsi campione del mondo.

La McLaren – Honda MP4/30 e il vento di Barcellona

Dopo un 2014 avaro di soddisfazioni, McLaren si presentò ai nastri di partenza con la consapevolezza di avere alle spalle un partner solido come Honda. Come più volte sottolineato da Ron Dennis durante l’inverno, infatti, l’obiettivo della Scuderia inglese era quello di contendere lo scettro iridato alla Mercedes, riportando a galla i meravigliosi successi degli anni ’90 con Ayrton Senna.

I riscontri in pista durante i primi test, però, descrissero una situazione profondamente diversa da quella auspicata dalla McLaren, con una MP4/30 incapace di girare senza distruggere una power unit. La fragilità dell’unità nipponica, unita a un telaio non al livello dei top team, costrinse la McLaren a vivere un inverno estremamente travagliato, con pochissime tornate in pista (Alonso e Button non riuscivano nemmeno ad uscire dai box.ndr) e tempi molto al di sotto delle aspettative.

A complicare le cose, inoltre, ci fu un misterioso incidente di Fernando Alonso, il quale finì in ospedale dopo un contatto lungo curva 3 del Montmelò. Il due volte Campione del Mondo, a causa delle conseguenze del crash, non riuscì a volare per Melbourne, rimandando il secondo esordio in McLaren all’appuntamento in Malesia. La dinamica fu giustificata dalla Scuderia con una forte volata di vento, scenario che ha più volte destato qualche sospetto tra gli addetti ai lavori, soprattutto per la traiettoria con cui la vettura è finita al muro. Quell’incidente, ancora oggi, suscita molte domande tra gli appassionati più accaniti e resterà probabilmente uno dei misteri più curiosi dei test invernali.

La Red Bull RB10 e l’inaffidabilità del V6 ibrido Renault

Impossibile inoltre dimenticare l’avvio di stagione della Red Bull nel 2014. Dopo i quattro titoli mondiali conquistati con Sebastian Vettel e la consapevolezza di aver aver scritto uno dei capitoli più vittoriosi nella storia del Circus, il team austriaco si presentò ai nastri di partenza della nuova stagione con la voglia di confermare una striscia di risultati partita nel 2010. La rivoluzione ibrida, più volte presa sottogamba da Helmut Marko&Company, sembrava lo scenario ideale per mettere nuovamente in evidenza le enormi qualità dello staff di lavoro capitanato da Adrian Newey e le grandi potenzialità del binomio Red Bull – Renault. Durante le prime giornate di test a Jerez, però, la situazione si rivelò profondamente diversa, con delle sfumature di tragico per quello che riguardava Sebastian Vettel e Daniel Ricciardo, neo arrivato a Milton Keynes dopo l’addio di Mark Webber.

Il V6 ibrido firmato dalla Renault, infatti, presentava dei grossi errori di progettazione, aspetto che non permetteva ai piloti i scendere in pista senza rompere qualcosa sulla macchina. Emblematica un’uscita dai box del tedesco, con quest’ultimo costretto a fermare la macchina dopo appena una manciata di metri. Una situazione incredibile, quasi sconvolgente, che si portò avanti per quasi metà stagione (Renault ci mise diversi mesi a trovare un minimo di affidabilità.ndr).

Il sogno della Prost GP e l’exploit di Jean Alesì ai test dell’Estoril

Non avendo conquistato neanche un punto durante la campagna del 2000, la Prost GP puntava a raccogliere nuovi sponsor durante l’inverno della stagione 2001. La Scuderia di Alain Prost si presentò ai test dell’Estoril in una condizione economica precaria, aspetto che richiedeva una soluzione in tempi brevi. L’ex pilota francese decise quindi di giocarsi tutte le proprie carte, girando durante gli stessi test con pochissimo quantitativo di carburante. L’exploit di Jean Alesì, allora pilota della Prost GP, lasciò a bocca aperta tutti gli addetti ai lavori, procurando alla squadra nuovi sponsor per la stagione che stava per aprirsi.

Con l’avvio del mondiale, però, la squadra mise in mostra tutte le proprie difficoltà, non confermandosi ai livelli visti durante i test in Portogallo. Una mossa che portò dei benefici nel breve periodo, ma che non cambiò il destino del team. Con un bottino di appena quattro punti, infatti, la Prost GP abbandonò la griglia di partenza alla fine di quella stagione.

La McLaren – Honda MP4/4 e la coppia Senna – Prost

L’arrivo dei motori Honda creò tantissima curiosità attorno alla McLaren MP4/4 del 1988. Durate i test di Rio de Janeiro, infatti, molti addetti ai lavori concentrarono la loro attenzione su quel nuovo binomio, cercando di scorgere ogni minimo particolare di un’alleanza formata per riportare a Woking entrambi i titoli mondiali.

Quel test, inoltre, fu il primo capitolo della coppia Ayrton Senna – Alain Prost, visto che il brasiliano esordì con i colori della Scuderia inglese proprio durate quell’inverno. Nonostante lo scetticismo e i dubbi generale, Senna e Prost misero in mostra subito delle ottime performance, fermando il cronometro su tempi irraggiungibili per tutti gli altri concorrenti (il brasiliano riuscì a strappare un crono due secondi più veloce rispetto allo sfidante più vicino.ndr).

Quei giorni, sul tracciato di Rio, si avviò un ciclo che sarebbe terminato molti anni più tardi, precisamente nel 1991.

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