F1 | Test Pirelli a Barcellona: Ferrari con Leclerc, in pista anche Cadillac e Aston Martin

Oggi il secondo e ultimo giorno di test sul tracciato del Montmelò

F1 | Test Pirelli a Barcellona: Ferrari con Leclerc, in pista anche Cadillac e Aston Martin

Il percorso di adattamento della Formula 1 alle complesse sfide regolamentari del 2026 non passa esclusivamente attraverso lo studio ingegneristico dei nuovi propulsori endotermici o lo sviluppo dell’aerodinamica attiva. Un ruolo fondamentale e delicato in questa transizione storica è infatti ricoperto dagli pneumatici, chiamati dai nuovi vincoli progettuali a gestire l’erogazione di coppia delle rinnovate power unit, specialmente in tutte quelle condizioni critiche di pista caratterizzate da una scarsa aderenza meccanica.

Per far fronte a queste esigenze, il fornitore unico milanese ha intensificato i propri programmi di ricerca in pista, alternando sessioni di collaudo in condizioni climatiche diametralmente opposte e raccogliendo una mole impressionante di dati tra la calda pista di Barcellona e il circuito francese di Magny-Cours.

Nella giornata di ieri, il tracciato del Montmeló ha ospitato una sessione incentrata sulle mescole da asciutto, che ha visto la partecipazione di Ferrari, Aston Martin e Cadillac, scese in pista per sviluppare gli pneumatici slick destinati alla prossima stagione. Il programma di lavoro collettivo è stato strutturato dai tecnici della Pirelli in due fasi distinte e rigorose: nel corso della mattinata, le tre scuderie hanno concentrato i propri sforzi sulla valutazione di diverse soluzioni di struttura interna per la mescola intermedia C2, effettuando una serie di performance run brevi da 8 giri ciascuno, ideali per isolare il comportamento dello pneumatico sotto il massimo sforzo velocistico.

Nel pomeriggio, invece, i team hanno cambiato approccio, montando le opzioni che avevano mostrato i riscontri più promettenti per testarle sulle lunghe distanze attraverso intensi long run, fondamentali per verificare la tenuta strutturale e il decadimento termico sulla distanza di un intero stint di gara.

L’intera sessione catalana è stata pesantemente condizionata da temperature estive, anche ben più calde di quelle vissute nel weekend di gara, con la colonnina di mercurio dell’aria che ha toccato i 34°C e un asfalto rovente che ha raggiunto il picco di 57°C, mettendo a durissima prova sia la resistenza dei materiali che la tenuta fisica dei piloti coinvolti. Al volante della Ferrari, Charles Leclerc si è sobbarcato un lavoro colossale completando ben 134 tornate, equivalenti a un totale di 624 chilometri percorsi, facendo registrare il suo miglior tempo di riferimento in 1:16.619.

Ancora più impressionante è stato il chilometraggio accumulato da Jak Crawford al timone dell’Aston Martin, capace di inanellare 146 giri per un bilancio complessivo di 680 chilometri, fermando il cronometro sul miglior tempo personale di 1:23.709. Giornata decisamente più travagliata, invece, per la Cadillac condotta da Zhou Guanyu, la cui progressione è stata rallentata da alcuni inconvenienti tecnici che hanno limitato l’attività in pista a sole 54 tornate per 251 chilometri complessivi, con un miglior crono registrato in 1:21.543. I test sul circuito spagnolo proseguiranno anche nella giornata di oggi, ma vedranno impegnate esclusivamente la scuderia di Maranello e il team americano, con Zhou che manterrà regolarmente il proprio sedile in Cadillac mentre Charles Leclerc cederà il volante della SF-26 al fratello Arthur.

Test Pirelli: l’ultima volta nella bagnata Magny-Cours

Questo imponente sforzo tecnico sul fronte delle coperture da asciutto si aggancia e si completa idealmente con quanto fatto nello scorso mese di maggio sul circuito di Magny-Cours, dove Pirelli, supportata in quel caso dall’apporto di Alpine, aveva portato avanti con successo lo sviluppo parallelo delle coperture da bagnato estremo e intermedie, seguendo quanto fatto con Ferrari e i team della famiglia Red Bull nelle precedenti sessioni a Fiorano e Suzuka. Protagonista assoluto di quella intensa due giorni di prove in terra francese era stato Pierre Gasly, il quale aveva lavorato senza sosta per fornire agli ingegneri milanesi parametri precisi su una superficie stradale resa bagnata in modo totalmente artificiale tramite sistemi di irrigazione controllata, una condizione indispensabile per assicurare la perfetta uniformità del fondo e la conseguente ripetibilità scientifica dei risultati cronometrici.

Il bilancio finale di quel test primaverile aveva recitato ben 900 chilometri percorsi, un quantitativo di dati di fondamentale importanza per deliberare le linee guida dei prodotti destinati alle stagioni future. In Francia, la sessione si era articolata secondo una sequenza mirata a coprire l’intero spettro delle condizioni di pista umida o allagata. Durante la prima giornata, il focus degli ingegneri si era orientato quasi esclusivamente sugli pneumatici Full Wet; Gasly aveva iniziato la mattinata effettuando alcuni passaggi di verifica su gomma slick per accertarsi del corretto bilanciamento e dell’assetto base della sua Alpine, prima che gli addetti al tracciato procedessero all’allagamento sistematico dell’asfalto.

In quel martedì di prove, il pilota transalpino aveva completato 101 giri per un totale di 446 chilometri, fissando il limite cronometrico a 1:37.816 in condizioni di bagnato estremo. Il secondo giorno a Magny-Cours aveva poi proposto un ritmo ancora più serrato, dividendo la giornata tra la ricerca della struttura ottimale per il drenaggio dell’acqua profonda nelle prime ore del mattino e lo studio delle coperture Intermedie nel pomeriggio. Con un clima decisamente più rigido rispetto a quello spagnolo, caratterizzato da temperature dell’aria stabili sui 19°C e un asfalto che non aveva superato i 27°C, Gasly aveva aggiunto altri 103 giri, pari a 454 chilometri, stampando un tempo di 1:31.457 con le mescole contraddistinte dalla banda verde.

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