F1 | Mappatura unica e Patto della Concordia, la Ferrari che vince (fuori dalla pista)

La gestione Binotto continua a destare perplessità dal punto di vista sportivo, ma il team ha riacquistato potere politico

F1 | Mappatura unica e Patto della Concordia, la Ferrari che vince (fuori dalla pista)

Più che Patto della Concordia, l’accordo firmato dai dieci team con FIA e Liberty Media per la partecipazione (e compartecipazione soprattutto) al mondiale di F1 dei prossimi anni mai come questa volta è un Patto della Discordia. Perché c’è chi ha firmato impugnando uno stiletto e non una stilo e chi ha dovuto firmare adeguandosi, per una volta, al volere altrui.

E’ la F1 ribaltata, che viaggia perfettamente al contrario di quanto si vede in pista. E c’è una Ferrari tanto lenta e pasticciona tra le pieghe dell’asfalto quanto inaspettatamente motivata e cattiva nelle stanze dei bottoni, su quei tavoli delle trattative e della più spregiudicata politica dove poi nascono le vere fortune delle squadre.

Arranca sbilenca doppiata dalla Mercedes, eppure c’è una Rossa che lavora in sordina, sottotraccia, per provare a dare fondamenta solide ad un futuro dove va assolutamente esorcizzato il ruolo di vittima delle reiterate umiliazioni delle Frecce Nere, d’argento, o come preferite.

Sospendendo, o comunque non affrontando in questa sede, il discorso dello stato di forma attuale di una squadra per certi versi allo sbando – difficilmente si può definire altrimenti un team che lascia in pista con le gomme morbide il proprio pilota senza avere una idea precisa della strategia da attuare – e senza addentrarci in un discorso tecnico fin troppo sviscerato (la SF1000 è una monoposto lenta e “condannata”, i timidi sviluppi per il trittico Spa, Monza, Mugello, potranno dare un po’ di brio ma la stagione è segnata), va però con la stessa onestà intellettuale osservato come la giustamente criticata gestione Camilleri-Binotto stia provando a recuperare terreno dal punto di vista politico, con risultati che in qualche modo fanno ben sperare.

La Ferrari vivisezionata e spompata di motore dopo l’accordo segreto con la FIA ha saputo reagire in modo deciso, alludendo a presunti vantaggi di una spesso impunita concorrenza e riuscendo in qualche modo a far muovere la FIA, che ha deciso di introdurre da Spa la mappatura unica tra qualifiche e gara per quanto riguarda le power unit, con l’obiettivo verosimile di invitare tutti i motoristi (non solo la Ferrari) a seguire i binari di una stringente regolarità.

Con l’altro costruttore indipendente Renault, la Ferrari ha poi intrapreso una battaglia di principio contro la Racing Point, la Mercedes rosa, futura Aston Martin. “Se qualcuno ha copiato significa che qualcuno ha passato il compito” tuona in continuazione un Binotto, seguito a ruota anche da Horner della Red Bull. A tanti, troppi, non è andata giù la Formula Wolff; due monoposto che possono doppiare tutti e altre due in mezzo alle scatole, un controllo totale e totalizzante di una massima categoria sempre più svilita (e avvilente).

Mors tua, vita mea. Non è un discorso di ciò che è giusto o sbagliato. Semplicemente, per vincere in F1, per costruire i successi e aprire un vero ciclo vincente, bisogna essere forti politicamente, camminando a braccetto con la Federazione. La Ferrari, così disastrosa in pista, è decisa a riacquistare un ruolo di guida della categoria, facendo pesare la propria storia.

Il Patto della Concordia è un’altra importante vittoria del Cavallino; contro il volere e i nervi di Toto Wolff, che voleva un trattamento simile per la sua scuderia, Maranello ha visto confermato il proprio status di team storico, con annesso bonus economico, e il diritto di veto. Privilegi che non spettano a quella Mercedes che domina in pista da sette anni, ma che inizia a scricchiolare fuori. Dalla spada di Damocle dei sospetti sul motore (“Con la mappatura unica provano a rallentarci” ha candidamente ammesso Hamilton) all’antipatico “processo” alla Racing Point, c’è un moto di ribellione alla Formula Brackley che ha già sortito degli effetti. E questa, sebbene non porti trofei e punti, è comunque una vittoria rumorosa e pesante della Ferrari.

Antonino Rendina


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