F1 | Hamilton e la gioia del podio in Ferrari: “A Maranello ho ricevuto un sostegno immenso”
"Al termine di ogni gara nel 2025 mi sentivo svuotato e in colpa per non aver ottenuto risultati", ha detto Lewis
Il Gran Premio di Cina 2026 verrà ricordato dai tifosi della Ferrari per un terzo posto che ha il sapore della liberazione. Lewis Hamilton, dopo un 2025 vissuto tra le ombre di una competitività latitante, è finalmente salito sul podio indossando la tuta della Scuderia di Maranello. Un risultato che non è solo un numero statistico, ma il coronamento di un adattamento lungo e complesso a una realtà tecnica e umana profondamente diversa da quella vissuta per oltre un decennio in Mercedes.
Il sette volte campione del mondo ha tagliato il traguardo di Shanghai alle spalle di Kimi Antonelli, al suo primo successo in carriera, e di George Russell. Una coincidenza cromatica e affettiva quasi surreale: Hamilton si è ritrovato sul podio con il suo erede in Mercedes, il suo ex compagno di squadra e Peter Bonnington, suo ingegnere di pista a Brackley e ora fido accompagnatore di Kimi. Nonostante la lunga collezione di trofei che adorna la sua bacheca, il britannico ha ammesso che questo piazzamento ha richiesto uno sforzo fisico e mentale senza precedenti: “Per raggiungere questo piazzamento tra i primi tre ho dovuto sudare come mai mi era capitato in carriera. È stata una rincorsa lunghissima e faticosa, un lavoro costante per ritrovare il feeling necessario con la vettura”.
Un pilota al centro del progetto tecnico
A differenza della prima stagione in Ferrari, dove il rapporto con lo sviluppo della monoposto non è mai scoccato, per tutti i motivi che sappiamo, Hamilton ha ritrovato una centralità operativa che sembra avergli restituito lo smalto dei giorni migliori. Il passaggio ai nuovi regolamenti del 2026, caratterizzati dalle sfide sulla gestione dell’energia elettrica e sulle criticità del “clipping” (il taglio di potenza a fine rettilineo), ha richiesto anche il suo contributo.
Hamilton non si è limitato a guidare, ma è diventato un frequentatore assiduo della fabbrica, cercando di indirizzare gli ingegneri verso soluzioni che potessero mitigare i difetti di gioventù della nuova power unit Ferrari.
“Stiamo seguendo da vicino l’evoluzione del nostro pacchetto tecnico – ha detto Lewis. Soltanto la settimana scorsa mi trovavo a Maranello: è fondamentale poter visitare i vari reparti e confrontarsi direttamente con le persone che ci lavorano. In quelle occasioni posso spiegare chiaramente quali siano le aree dove riscontro le maggiori difficoltà alla guida e chiedere se sia possibile concentrare lì più risorse”.
“È esattamente ciò di cui abbiamo bisogno per compiere un salto di qualità. Durante la passata stagione non trovavo il senso nel programmare certi incontri tecnici, poiché eravamo focalizzati su una monoposto che non offriva margini di manovra. Quest’anno invece la pianificazione è totale e siamo finalmente riusciti a impostare un percorso di crescita chiaro”.
L’emozione di Shanghai e il calore della famiglia
La tappa cinese è stata speciale anche per motivi che esulano dalla pista. Lewis ha voluto accanto a sé la madre, Carmen, rendendo il weekend un affare di famiglia in un paese che lo ha sempre venerato come un’icona. Se nel 2025 la vittoria nella gara Sprint aveva dato un primo segnale positivo, ma che alla fine fu una goccia d’acqua nel deserto, questo podio rappresenta il primo vero passo importante del suo percorso in rosso.
“La vittoria nella gara Sprint dello scorso anno era stata incredibile, specialmente con mio padre presente al circuito – disse Lewis. Però, portare mia madre qui in Cina e vivere questa settimana meravigliosa insieme a lei, per poi coronare il tutto con il mio primo podio domenicale in rosso, ha reso l’intera esperienza qualcosa di incredibilmente speciale. Ho inseguito questo momento per tantissimo tempo e non avrei mai immaginato di dover lavorare così duramente per un semplice piazzamento tra i primi tre”.
“Provo una gratitudine immensa; ad essere sincero, mi è sembrato quasi di aver vinto per la prima volta, nonostante io abbia avuto la fortuna di ottenere molti successi in passato. Salire su quel podio vestito di rosso è stato magico, specialmente per la presenza di Bono, di George e di Kimi che festeggiava il suo primo trionfo. È stato un momento di un’intensità emotiva rara”.
Guardare oltre Suzuka: la forza del gruppo
Il cammino di Hamilton non è stato privo di ostacoli. Il weekend successivo a Suzuka è stato deludente, con una Ferrari in difficoltà con la ricarica dell’energia nel veloce rispetto alla Mercedes e, in parte, con la McLaren. Inoltre, le cancellazioni dei Gran Premi in Bahrain e Arabia Saudita hanno creato un buco nel calendario che potrebbe sì rischiare di spezzare il ritmo dell’apprendimento, ma è assolutamente necessario per rivedere i regolamenti tecnici, nati sotto una cattiva stella.
Eppure, è proprio nelle difficoltà che Hamilton ha scoperto il lato umano della Gestione Sportiva. Il sostegno ricevuto dai meccanici e dagli ingegneri di pista, anche dopo le prestazioni più opache, è stato il carburante che gli ha permesso di non arrendersi durante i mesi invernali.
“Il gruppo di lavoro è stato eccezionale durante tutto l’ultimo anno, specialmente all’interno del box, dove ho ricevuto un sostegno immenso. Al termine di ogni weekend, la scorsa stagione, mi sentivo svuotato, quasi in colpa per non aver ripagato i loro sforzi con i risultati, ma loro continuavano a essere positivi e incoraggianti dicendo che la nostra occasione sarebbe arrivata la volta successiva. Vedere la gioia nei loro occhi per questo terzo posto e capire quanto fossero felici di aver fatto parte di questo traguardo mi ha riempito il cuore. Questa positività è contagiosa e mi spinge a impegnarmi ancora di più. Voglio dare il massimo per continuare a costruire questo progetto insieme alla squadra”.
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