F1 | Montoya: “La Red Bull deve vietare a Verstappen di correre al Nurburgring”
La posizione del colombiano dopo la morte di Juha Miettinen la scorsa settimana: "È pericoloso, si rischiano incidenti gravi"
Il delicato equilibrio tra la libertà professionale dei piloti e la necessità di tutelare gli asset delle scuderie è tornato al centro del dibattito nel paddock della Formula 1. Al centro della questione c’è Max Verstappen, la cui passione per le corse a ruote coperte sta sollevando anche qualche perplessità. Se da un lato il talento olandese vede nelle competizioni GT un modo per affinare le proprie doti e alimentare il suo team, il Verstappen Racing, dall’altro emergono voci che chiedono una brusca frenata a queste attività supplementari, specialmente alla luce di recenti e tragici eventi.
Tra i critici più convinti figura Juan Pablo Montoya. L’ex pilota della Williams, noto per il suo stile aggressivo e per non avere peli sulla lingua, ha espresso una posizione molto netta riguardo alla partecipazione del quattro volte campione del mondo ad appuntamenti ad alto rischio come la 24 Ore del Nürburgring. Secondo il colombiano, la scuderia di Milton Keynes starebbe correndo un rischio non calcolato che potrebbe compromettere non solo la stagione in corso, ma l’intero futuro sportivo della squadra.
L’ombra della tragedia sul Nordschleife
La discussione ha subito un’accelerazione in seguito alla scomparsa di Juha Miettinen. Il pilota è rimasto vittima di un violento incidente a catena durante le sessioni di qualifica della Nürburgring Langstrecken-Serie (NLS), proprio sul leggendario tracciato tedesco. La circostanza che ha scosso maggiormente l’opinione pubblica è che lo stesso Verstappen si trovasse in circuito in quel momento, pronto a calarsi nell’abitacolo della sua Mercedes-AMG GT3 per i test preparatori. La sessione è stata sospesa prima che l’olandese potesse scendere in pista, ma la vicinanza temporale e fisica all’accaduto ha riacceso i riflettori sulla pericolosità intrinseca dell’Inferno Verde.
Il Nürburgring, con le sue oltre 170 curve e un manto stradale che non perdona il minimo errore, rappresenta una sfida radicalmente diversa dai moderni circuiti di Formula 1, dotati di ampie vie di fuga e standard di sicurezza elevatissimi. Nelle gare GT e di durata, la compresenza di vetture con prestazioni molto diverse tra loro e le mutevoli condizioni meteorologiche aumentano esponenzialmente le probabilità di contatti fatali, come purtroppo dimostrato dal lutto che ha colpito il motorsport la scorsa settimana.
La posizione di Juan Pablo Montoya: proteggere l’investimento
Juan Pablo Montoya ha usato toni perentori per descrivere quella che considera una gestione troppo permissiva da parte della Red Bull. Per il colombiano, la logica aziendale dovrebbe prevalere sul desiderio ludico del pilota, specialmente quando in gioco c’è un capitale umano ed economico di tale portata.
“Senza dubbio, direi al 100 o addirittura al 200% – ha detto l’ex Williams. Esiste il rischio concreto di un incidente che potrebbe causare la rottura di una gamba o di un braccio. L’investimento economico che la Red Bull ha sostenuto per lui dovrebbe rappresentare un motivo più che valido per dirgli: ‘Ascolta, ti abbiamo concesso questa chance, ma dopo quanto accaduto stiamo rivedendo la nostra posizione e crediamo che non debba ripetersi’. Se mi trovassi io al comando della Red Bull, avrei già agito in tal senso. Avrei contattato Max per dirgli chiaramente: ‘Caro mio, ti prego, non metterti più al volante di quelle vetture’. Penso sia un aspetto che dovrebbero davvero riconsiderare”.
Il ragionamento di Montoya si spinge oltre la semplice analisi del rischio, toccando le dinamiche di potere all’interno dei top team. Il colombiano suggerisce che la dirigenza Red Bull possa trovarsi in una posizione di debolezza psicologica nei confronti della sua stella, temendo che un divieto troppo rigido possa incrinare il rapporto con il pilota e spingerlo verso altri lidi.
Un confronto tra epoche: la clausola dei rally
Montoya ha attinto anche alla propria esperienza personale per spiegare come, in passato, i contratti fossero molto più restrittivi riguardo alle attività pericolose al di fuori dei weekend di gara ufficiali. Durante gli anni Duemila, era prassi comune per team come Williams o McLaren blindare i propri piloti per evitare infortuni banali ma invalidanti.
“In diverse occasioni durante la mia carriera agonistica ho ricevuto inviti per partecipare a rally o effettuare dei test su altre vetture, ma non mi è mai stato dato il permesso di guidarle”.
Questa testimonianza evidenzia un cambio di paradigma nella gestione dei moderni “super-atleti” della Formula 1. Oggi, piloti del calibro di Verstappen o Alonso godono di una libertà di movimento che sarebbe stata impensabile vent’anni fa. Montoya insiste sul fatto che tale libertà non debba diventare una minaccia per la stabilità del team, specialmente quando si parla di un pilota che è il perno attorno a cui ruota l’intera organizzazione Red Bull.
La replica della Red Bull: correre per ricaricarsi
Nonostante gli avvertimenti di Montoya e il peso della tragedia di Miettinen, la linea ufficiale della Red Bull rimane, per ora, invariata. Laurent Mekies, team principal del team nel contesto del progetto Red Bull, ha confermato che la squadra non ha intenzione di ostacolare il debutto di Verstappen nella classica maratona di maggio al Nürburgring. La visione del team è diametralmente opposta a quella del pilota colombiano: per la Red Bull, la competizione è l’unico ambiente in cui Max riesce davvero a trovare l’equilibrio psicofisico necessario per eccellere anche nei Gran Premi.
“Non è stato necessario fare alcuno sforzo per convincere la squadra a dare il via libera al debutto di Max alla 24 Ore del Nürburgring. Partecipare a competizioni esterne alla Formula 1 gli consente di ricaricarsi e tornare con una carica di energia superiore”.
Secondo questa interpretazione, privare Verstappen della possibilità di misurarsi in altri contesti agonistici sarebbe controproducente, rischiando di spegnere quell’agonismo che lo rende imbattibile la domenica. Resta però il dubbio se questa “energia superiore” valga il rischio di un infortunio che potrebbe riscrivere la storia del campionato mondiale. Con il debutto alla 24 Ore previsto per maggio, il tempo delle discussioni sta per finire, lasciando spazio solo alla speranza che la sicurezza, pur con tutti i suoi recenti progressi, sia sufficiente a proteggere i protagonisti di questa sfida estrema.
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