F1 | La Ferrari è chiamata a vincere, ma l’ottimismo è un esercizio difficile

Le scorie del 2018 sono un monito da non sottovalutare; la Rossa troverà le energie per sfidare la Mercedes?

F1 | La Ferrari è chiamata a vincere, ma l’ottimismo è un esercizio difficile

Siamo entrati nel 2019 e tra poco più di un mese vedremo anche le nuove monoposto. In chiave Ferrari c’è tutto il necessario per lasciarsi definitivamente alle spalle gioie (pochine) e dolori (troppi) della stagione passata guardando alla prossima. Ma come, con ottimismo o pessimismo? Con quali certezze e quali perplessità?

Eccetto la promozione di Charles Leclerc a titolare, a balzare agli occhi di fatto è la stabilità della squadra, che nella lunga e tormentata rincorsa alla terribile Mercedes ha deciso di cambiare ben poco. Jock Clear, responsabile degli ingegneri di pista, cederà il suo posto al nuovo arrivato (dalla FIA) Laurient Mekies per diventare ingegnere di pista del giovane talento monegasco. Ma per quanto riguarda progettazione e sviluppo della monoposto tutto è rimasto invariato, con Binotto alla direzione tecnica. Nelle segrete di Maranello si lavora incessantemente per recuperare il gap dagli anglo-tedeschi e paradossalmente bisognerà concentrarsi più su aerodinamica e telaio che sul motore, quest’ultimo ormai ai livelli di quello fabbricato a Brixwoth.

Eppure credere in questa Ferrari, a scatola chiusa e a bocce più che ferme, è sinceramente un atto di fede difficile da pretendere, perché le scorie del 2018, tra errori del muretto e del pilota, mancati sviluppi, tensioni interne, sono dure da digerire. L’inevitabile domanda – banalissima, semplice, naturale –  è: come farà la stessa Ferrari crollata senza appello nel 2018 a ricucire lo strappo con una Mercedes che ha saputo uscire alla distanza, spiccando il volo con un’apertura alare degna di un albatros?

La Ferrari dei dissidi interni e delle lotte intestine prontamente smentiti (ma i silenzi e gli sfoghi restano, le parole non dette sono più di quelle dette), del nuovo management che dovrà dimostrare di avere le idee chiare come quelle di Marchionne (e che per ora non è stato molto presente), la Rossa di quel Vettel in crisi e triste caballero che non ha retto da solo tutta la pressione di una squadra e di un ambiente che chiedevano la luna mentre l’astronave si impantanava in un monta e smonta di aggiornamenti claudicanti, be’ è questa Ferrari quella chiamata alla grande impresa, a rinverdire i fasti dell’epoca del neo cinquantenne Schumacher che dio solo sa dove sta, come sta e cosa pensa.

Messa così sa di pessimismo cosmico ma – a tutto voler concedere all’ottimismo più inguaribile – battere la Mercedes, sovrastare l’Hamilton perfezionista dalle 72 vittorie, resta comunque un Himalaya da scoprire passo dopo passo. Senza troppe pretese, nè troppe aspettative. Magari qualcuno avrà fondati argomenti in contrario, ma per adesso il dato fattuale parla più argento che rosso, e occhio anche al blu, giusto per non farci mancare proprio nulla.

Antonino Rendina


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