F1 | Gran Premio di Eifel: l’analisi delle qualifiche

Valtteri Bottas conquista la pole position in una bella lotta con Lewis Hamilton e Max Verstappen

F1 | Gran Premio di Eifel: l’analisi delle qualifiche

Dopo aver speso la giornata del venerdì ai box a causa della nebbia, la Formula 1 è potuta finalmente tornare in azione sul circuito del Nürburgring, assistendo all’ennesima prima fila targata Mercedes. Cambia la pista, cambiano le condizioni, ma il risultato è sempre lo stesso, con le vetture del team tedesco pronte a dettare il passo sul suolo di casa. Nella lotta interna, alla fine a spuntarla è stato Valtteri Bottas, bravo a mettere insieme un ottimo giro nel corso dell’ultimo tentativo e a conquistare la pole position, mettendosi alle spalle per circa due decimi e mezzo il compagno di squadra, Lewis Hamilton, il quale partirà dalla seconda casella della griglia. Per le due W11, tuttavia, riuscire a centrare l’intera prima fila non è stata impresa semplice, perché ancora una volta Max Verstappen ha provato a dare battaglia ai propri rivali, mancando la seconda posizione per pochi centesimi di secondo, senza contare che dopo il primo tentativo sembrava esserci la possibilità di poter puntare ad un risultato estremamente ambizioso. Le difficoltà nel gestire le gomme nella manche conclusiva, tuttavia, avevano privato l’olandese di quelle buone sensazioni riscontrate ad inizio sessione, complicando così la sua rincorsa alla pole position. In ogni caso, per la scuderia anglo austriaca questa prestazione rappresenta un segnale incoraggiante, in quanto arrivata in un weekend dove hanno fatto il proprio debutto sulla monoposto diverse novità, sia aerodinamiche che meccaniche.

Scatterà dalla quarta posizione Charles Leclerc, autore di un ottimo giro sul finale, grazie a cui non solo è riuscito a conquistare incredibilmente la seconda fila, ma con cui è riuscito a battere anche la seconda Red Bull di Alex Albon, quinto a poco più di venti millesimi proprio dal monegasco. Per quanto l’essere riuscito a riportarsi nella zona alta della classifica sia un segnale assolutamente incoraggiante per il pilota anglo-tailandese, i cinque decimi accusati dal compagno di scuderia rappresentano un gap importante che non si scosta da quanto visto in altri appuntamenti della stagione. Si confermano ancora una volta molto competitive, invece, le due Renault, le quali sono riuscite a mettersi alle spalle sia le McLaren che le Racing Point. A prevalere nella lotta interna è stato Daniel Ricciardo, ma non è da sottovalutare la settima posizione di Esteban Ocon, soprattutto considerando che l’australiano si è sempre dimostrato tra i migliori sul giro secco. Non sono riusciti ad andare oltre l’ottavo e il decimo posto le due MCL35 del team di Woking, alle prese con pareri discostanti sulle prestazioni di oggi: da una parte vi è un Lando Norris piuttosto soddisfatto, consapevole di essere riuscito a trarre il massimo dalla sua macchina, mentre dall’altra vi è un Carlos Sainz Jr. piuttosto deluso dal risultato, soprattutto a causa della mancanza di feeling con la monoposto, dovuta a suo parere all’aggiunta delle ultime novità tecniche. Dopo la cancellazione delle prove del venerdì, con una sola sessione di libere a disposizione per gli ingegneri non è stato semplice riuscire ad analizzare i dati e trovare il set-up ideale e ciò ha risentito nel complesso sulle performance dello spagnolo.

Partirà fuori dai primi dieci Sebastian Vettel, alle prese con una giornata piuttosto deludente considerando il distacco dal compagno di casacca e le difficoltà nell’individuare le motivazioni che hanno poi portato ad un gap così ampio tra i due. Il tedesco, tuttavia, avrà scelta libera in tema di gomme in vista della corsa, anche se sarà interessante capire come i piloti si approcceranno alla gara in tema di strategie, soprattutto considerando che nelle primissime fasi una mescola più morbida come la soft potrebbe fornire un vantaggio su una pista particolarmente fredda. Al contrario dello scorso appuntamento in Russia, Pierre Gasly in questa occasione non è riuscito a centrare la top ten, vedendosi così costretto a scattare dalla dodicesima casella, davanti all’altro portacolori dell’AlphaTauri, Daniil Kvyat. Giornata positiva per Antonio Giovinazzi al volante della sua Alfa Romeo, quattordicesimo e neanche troppo distante dai suoi più diretti rivali. L’italiano ha preceduto le due Haas di Kevin Magnussen e Romain Grosjean, il quale si è visto sfuggire l’opportunità di evitare l’esclusione nella prima manche a causa della cancellazione del suo miglior crono per i track limit in curva 4. A concludere la griglia le due Williams di George Russell e Nicholas Latifi, uno spento Kimi Raikkonen e Nico Hulkenberg.

Q1: il ritorno di Hulkenberg

Una delle notizie del giorno è stato senza dubbio l’arrivo all’ultimo secondo di Nico Hulkenberg, il quale ha avuto l’opportunità di tornare al volante della Racing Point RP20 per sostituire Lance Stroll, costretto al riposo dopo aver accusato dei problemi di salute durante la notte. Se a Silverstone, tuttavia, il tedesco aveva avuto l’opportunità di allenarsi al simulatore in fabbrica e di disputare tutte le sessioni di prove libere, senza contare il fatto che si trattava di una pista che i piloti conosco a memoria essendo appuntamento fisso del mondiale, la poca esperienza su questo tracciato con una vettura di Formula 1 e l’impossibilità di disputare delle prove prima del suo debutto in pista per le qualifiche, avevano reso la sfida di Nico una vera e propria impresa.

Ciò non ha comunque fermato il pilota di Emmerich am Rhein, che ha sfruttato ogni giro a sua disposizione per migliorare progressivamente non solo i suoi tempi, ma anche il feeling con la vettura, in parte diversa da quella che aveva avuto l’opportunità di provare nell’appuntamento inglese. Nel corso delle settimane successive, infatti, gli ingegneri della Racing Point avevano approvato e deliberato diversi aggiornamenti, rendendo il comportamento della monoposto diverso da quello che Hulkenberg aveva riscontrato inizialmente. Con soli 40 minuti a disposizione per parlare con gli ingegneri, lavorare per quanto possibile sul set-up e capire le caratteristiche del nuovo pacchetto su una pista, non è difficile comprendere da dove derivassero le difficoltà incontrate dal tedesco nel corso della Q1, per cui l’essere riuscito a contenere il distacco dai piloti davanti a sé è stato senza dubbio un segnale incoraggiante in vista della corsa, dove avrà l’opportunità di prendere maggiore confidenza giro dopo giro. La quasi certa esclusione di Hulkenberg chiaramente apriva spiragli anche per quei team e quei piloti che generalmente trovavano l’esclusione proprio nel corso della prima manche, ovvero Alfa Romeo, Haas e Williams. Così come accaduto in precedente occasioni, la squadra di Grove aveva optato per un approccio particolarmente aggressivo, con ben tre run nel corso dei primi diciotto minuti.

Dopo il primo tentativo, i piloti a rischio esclusione erano Romain Grosjean, Kevin Magnussen, Kimi Raikkonen, Antonio Giovinazzi e Nico Hulkenberg, anche se è importante menzionare che in quel momento i due piloti della Williams avevano già effettuato ben due run, approfittando anche di una pista in continuo miglioramento. A causa di distacchi particolarmente ridotti, tuttavia, erano diversi i piloti che dovevano guardarsi le spalle, soprattutto considerando che tra Pierre Gasly, ottavo, e il francese della Haas vi erano poco più di quattro decimi, lasciando quindi aperta la porta a possibili sorprese. La sfida per evitare l’eliminazione si era quindi fatta viva e per il secondo run tutti i piloti erano tornati in pista ad eccezione di Max Verstappen, Valtteri Bottas, Lewis Hamilton e Charles Leclerc, che aveva avuto così l’opportunità di salvare un nuovo treno di gomme soft per il resto della qualifica.

Tra coloro che erano a rischio, le prime a far segnare un nuovo crono erano state le due Haas, capaci di risalire la classifica fino ad una situazione di relativa tranquillità. Ciò che probabilmente il team non si aspettava, tuttavia, era la cancellazione del tempo ottenuto da Romain Grosjean per track limit in uscita di curva 4, dove andando oltre la linea bianca con tutte e quattro le ruote, il francese aveva fatto scattare il sensore che avrebbe poi portato all’annullamento di un crono che gli sarebbe valso l’accesso alla seconda manche. Qualificazione al turno successivo che non era arrivata nemmeno per le due Williams, Kimi Raikkonen e, prevedibilmente, Nico Hulkenberg. Avendo completato il secondo run più tardi rispetto ai propri rivali, era immaginabile che il miglioramento nel terzo ed ultimo tentativo avrebbe potuto essere più contenuto rispetto ad altri rivali, i quali invece avevano ottenuto il loro primo crono su una pista leggermente più sporca. Riuscire a mettere insieme tutti i vari fattori non era comunque semplice, soprattutto con un asfalto particolarmente freddo che rendeva complicato portare le gomme nella giusta finestra: “Sono un pochino deluso. Penso che la Q2 fosse possibile se fossimo riusciti a mettere tutto insieme. Era difficile con queste condizioni così difficili, era complicato riuscire a far lavorare le gomme. Nella FP3 si erano comportate meglio e la macchina sembrava buona, ma non avevo trovato le stesse sensazioni in qualifica. Un peccato perché eravamo molto vicini alla Q2 e avevamo del potenziale oggi”, ha spiegato George Russell a fine qualifica. Dovrà prendere il via dall’ultima fila, invece, Kimi Raikkonen, che nel weekend in cui segnerà il record come pilota con più Gran Premi all’attivo, non è riuscito a centrare una buona prestazione sul giro secco nonostante un tentativo piuttosto pulito, che lo costringerà ad una corsa in salita.

Q2: Tutti sulla soft

La seconda manche poteva rivelarsi fondamentale in vista della corsa, soprattutto considerando il tema delle strategie. Le alternative erano due: qualificarsi sulla media, in modo da poter allungare il primo stint di gara, oppure optare per la mescola soft, la quale sicuramente avrebbe dato un vantaggio non indifferente alla partenza quando i piloti avrebbero dovuto confrontarsi con un asfalto particolarmente freddo.

Per il primo tentativo, in cinque avevano deciso di scendere in pista tentando l’assalto alla Q3 sul compound medio, ovvero Lewis Hamilton, Valtteri Bottas, Sebastian Vettel, Charles Leclerc e Daniel Ricciardo. Dopo aver portato a termine i propri giri, l’unico per cui sembrava papabile il passaggio del turno senza la necessità di effettuare un altro run era l’inglese della Mercedes, il quale aveva ottenuto un crono che lo avrebbe messo al riparo da qualsiasi rischio. Al contrario, Valtteri Bottas non era riuscito a fare lo stesso a causa di diverse piccole sbavature, le quali lo avevano messo nella condizione di essere sì momentaneamente qualificato, ma a forte rischio nel caso non fosse tornato nuovamente in pista successivamente. Un discorso applicabile anche a Charles Leclerc e Daniel Ricciardo, rispettivamente nono e decimo, mentre Sebastian Vettel risultava essere il primo degli esclusi. Anche passando alla mescola soft, tuttavia, il passaggio al turno successivo non sarebbe stato scontato, soprattutto per il tedesco. Se virtualmente il distacco accusato dal monegasco della Rossa dai rivali più diretti davanti a sé era compreso tra i tre e i sei decimi, un gap che si sarebbe potuto colmare con il delta di performance su un compound più morbido, per l’australiano della Renault questo gap si alzava tra i sette e i nove decimi, nonostante Daniel non fosse stato pulitissimo nel suo primo tentativo. Se già con Ricciardo si potevano avere dei dubbi, la situazione era ancor più complicata per il quattro volte campione del mondo, il quale accusava uno svantaggio di circa nove decimi, difficilmente richiudibile con il semplice passaggio ad una mescola più competitiva. Tra gli altri piloti a rischio eliminazione figuravano anche Antonio Giovinazzi, Kevin Magnussen, Pierre Gasly e Daniil Kvyat, con quest’ultimi che avevano disputato il proprio run su una copertura soft usata. La loro speranza, chiaramente, era quella che il maggior grip garantito da una gomma nuova avesse potuto fare la differenza, ma chiaramente non sarebbe stato semplice.

Il secondo tentativo si era aperto con la decisione di tutti i piloti di tornare in pista sulla gomma soft, inclusi coloro che precedentemente avevano optato per una scelta diversa. Una decisione estremamente importante anche per Hamilton che aveva così deciso di cambiare strategia, qualificandosi con il compound più tenero in vista della corsa. Come dicevamo, le alternative a disposizione erano due, ma evidentemente il team avrà valutato che con un Verstappen così competitivo alle proprie spalle, riuscire ad essere efficaci alla partenza e a mantenere il passo nei primissimi giri di gara con un asfalto così freddo fosse l’opzione migliore. A fare un buon salto in avanti era stato anche Bottas che, dopo non essere riuscito a trarre il massimo dalla mescola intermedia nel primo run, con una copertura più soffice aveva scalato la classifica, portandosi al terzo posto davanti a Ricciardo e Leclerc, che a loro volta avevano migliorato anch’essi i propri tempi sul finale della manche. Avevamo analizzato come il gap che accusava il monegasco della Ferrari alla fine del primo tentativo fosse compreso tra i tre e i sei decimi rispetto a chi gli stava davanti, quindi era lecito aspettarsi un bel salto in avanti nel momento in cui avrebbe montato la mescola più morbida, così come l’australiano della Renault, che non era stato autore di un giro pulitissimo ad inizio sessione. Rimane evidente, tuttavia, come anche loro due in questa situazione fossero al limite, tanto che il vantaggio rilevato alla fine della Q2 rispetto all’ultimo dei qualificati, Esteban Ocon, era minimi, quasi due decimi per Ricciardo e poco più di un decimo e mezzo per Leclerc. Da qui si piò comprendere anche quali fossero in parte le motivazioni per cui Vettel avesse poi avuto delle difficoltà a passare il turno nonostante il cambio di compound, che effettivamente gli aveva permesso di fare un salto in avanti piuttosto importante in termini cronometrici, ma non abbastanza per chiudere quel gap rispetto alla zona utile evitare l’eliminazione. I cinque decimi rimediati dal compagno di squadra risultano complicati da spiegare, soprattutto in considerazione al fatto che vanno ben oltre al distacco medio, ma andando ad effettuare un confronto tra i giri dei due Ferraristi, possiamo notare come Sebastian avesse incontrato grosso difficoltà soprattutto nel primo settore, dove solo in quell’intertempo aveva accumulato un distacco di quasi quattro decimi. Come possiamo notare dalle immagini, in curva 1 tra i due vi fosse una leggera differenza in termini di interpretazione di linea, con Leclerc che aveva optato per una traiettoria molto interna, ma dove la pendenza era maggiore, mentre Vettel aveva deciso di andare per una linea leggermente più larga che sì, avrebbe significato percorrere qualche metro in più, ma che lo avrebbe portato in una zona con un dislivello minore. Per quanto ciò avesse dato l’opportunità al monegasco di guadagnare un minimo vantaggio, indubbiamente era il tratto successivo quello il cui il quattro volte campione del mondo accusava le maggiori difficoltà, ovvero la sequenza di curve 2-3-4. Guardando le immagini, infatti, possiamo innanzitutto osservare come nella percorrenza di curva 2 Vettel fosse leggermente più distante dal cordolo interno, ma al di là di ciò, come faticasse nel riuscire a portare velocità in quel tratto, così come nella successiva impostazione della chicane tre-quattro, dove è possibile osservare ancora una volta una differente interpretazione delle linee. L’impostazione della curva 3 lascia spazio a diverse interpretazioni e c’è chi ne predilige l’ingresso, attaccando molto in entrata per percorrere meno strada possibile, e chi ne favorisce l’uscita, in modo da trovare maggior velocità per il tratto rettilineo che da curva 4 porta poi alla 5.

Leclerc aveva optato per il primo approccio, mantenendosi interno e rimanendo il più vicino possibile al cordolo, sperando che l’anteriore della vettura potesse garantirgli il supporto necessario per un cambio di direzione piuttosto rapido, tanto che, come conferma la telemetria, seppur avesse parzializzato, il monegasco non aveva mai tolto completamente il piede dal gas. Al contrario, il tedesco aveva optato per una linea leggermente più larga in ingresso, che andava a chiudere per raggiungere la corda solamente nella parte finale, in modo da favorire la successiva impostazione di curva 4 e l’uscita. Una decisione che, tuttavia, non ha pagato, perché seppur fosse vero che in uscita da curva 4 Vettel avesse effettivamente recuperato qualcosa, il delta non era stato abbastanza sufficiente per andare a coprire ciò che Leclerc aveva guadagnato nella percorrenza della chicane, ben supportato dall’anteriore della sua SF1000. Ciò che forse risulta più interessante da questa disamina è il fatto che rispetto al primo tentativo con la media, la soft non aveva portato quel salto prestazionale che ci si aspettava nel caso del tedesco, al contrario, ad esempio, di Leclerc e Ricciardo, che sulla mescola più morbida avevano trovato diversi decimi. Sommando tutte le piccole differenze nel primo settore è facile comprendere in termini assoluti da dove arrivassero quei quattro decimi, un vero macigno per il pilota di Heppenheim che, al contrario, nel secondo e nel terzo settore era risultato essere molto più competitivo, siglando un buon parziale in particolare nel tratto conclusivo del tracciato. Vi è, tuttavia, da considerare il fatto che Sebastian avesse ricevuto i nuovi aggiornamenti solo direttamente in qualifica, avendo usato il vecchio pacchetto nella terza sessione di libere per effettuare dei confronti per il team, al contrario del compagno di squadra che aveva avuto l’opportunità di lavorare con i nuovi pezzi sin dalla mattinata.

A fine manche, oltre al Ferrarista, tra gli altri eliminati figuravano anche Pierre Gasly, Daniil Kvyat, Antonio Giovinazzi e Kevin Magnussen, con quest’ultimi che non avevano potuto far molto per evitare l’eliminazione. Avendo l’opportunità di montare una gomma nuova in occasione del secondo tentativo, i tempi si erano effettivamente abbassati, ma non abbastanza per colmare il gap dalla top ten. Delusi i due piloti dell’AlphaTauri, che hanno denotato delle difficoltà nel riuscire a portare gli pneumatici nella giusta finestra di temperatura: “Questa dodicesima posizione di oggi è un po’ deludente, ma sapevamo che questo sarebbe stato un weekend difficile. Dopo la terza sessione di libere, sentivo che la vettura non era ancora a posto. Abbiamo provato a fare qualche piccolo aggiustamento e in qualifica è migliorata, ma alla fine non siamo stati abbastanza forti per lottare davvero con i nostri avversari, che oggi erano semplicemente più veloci. Dobbiamo capire cosa avremmo potuto fare meglio, ma la cosa positiva è che domani avremo libertà di scelta per le gomme in partenza e, quindi, sono abbastanza fiducioso di poter fare una bella gara. Partendo dalla dodicesima posizione cercheremo qualcosa di diverso sotto il profilo strategico e spero che possa giocare a nostro favore, quindi non vedo l’ora di correre domani”, ha dichiarato Pierre Gasly.

Q3: una sfida a tre

La terza ed ultima manche di qualifica ci ha regalato una sfida avvincente e ravvicinata nella lotta alla pole position, con Valtteri Bottas, Lewis Hamilton e Max Verstappen protagonisti. Il primo run ci aveva regalato l’olandese della Red Bull davanti a tutti, seppur il vantaggio sui due rivali della Mercedes fosse estremamente ridotto, sessantotto millesimi sul finlandese e ottantuno sull’inglese. In quarta posizione vi era l’altro portacolori della Red Bull, Alex Albon, seguito da un ottimo Charles Leclerc, Sergio Perez, Esteban Ocon, Lando Norris, Carlos Sainz Jr. e Daniel Ricciardo, protagonista di un errore nel suo giro di apertura. Al contrario dei primi sei, tuttavia, i due piloti della Renault e della McLaren aveva ottenuto il proprio crono su una gomma usata dai precedenti tentativi, al contrario ad esempio del monegasco della Ferrari che era riuscito a salvare un set in Q1. Importante sottolineare, inoltre, che il messicano della Racing Point aveva optato per un approccio differente alla Q3, non disputando i due classici tentativi, bensì solamente uno verso metà sessione, cercando di trovare un buon asfalto e, soprattutto, tentando di evitare il traffico. Pensare di vedere i piloti del team francese e di quello inglese davanti a Perez nel momento in cui avrebbero montato pneumatici nuovi e sfruttato una pista più gommata, quindi, non era utopia, bensì una concreta possibilità.

Per il secondo tentativo, le prime vetture a scendere in pista erano state proprio le due McLaren e le due Renault, seguite dalle due Mercedes, dalle due Red Bull e Charles Leclerc, ultimo a lanciarsi. La lotta per la pole position si era fatta particolarmente avvincente con ben tre contendenti in grado di poter sfruttare l’occasione e centrare la partenza dalla prima casella in vista della corsa. Andando a vedere le immagini del confronto, possiamo notare già ben tre diverse interpretazioni della prima curva, una zona molto particolare del tracciato che lascia spazio e differenti linee. Max Verstappen era risultato essere quello con la traiettoria più interna, andando sì a centrare l’apice della curva e a percorrere meno strada, ma optando per il tratto con la pendenza maggiore. Al contrario, Lewis Hamilton era quello che aveva percorso la linea più larga di tutti, probabilmente involontariamente a seguito di un piccolo errore nell’impostazione della frenata, il che lo aveva costretto a chiudere il gas in uscita e ad accumulare già un piccolo, ma importante, distacco dai propri rivali. V

altteri Bottas rappresentava invece la via di mezzo, seguendo una linea che all’incirca avevamo visto anche nel confronto con Sebastian Vettel. Traiettorie differenti anche per l’impostazione della chicane 3-4, dove il finlandese e l’olandese avevano optato per una linea più interna volta ad aggredire l’ingresso, al contrario dell’inglese della Mercedes che, così come il tedesco della Ferrari, aveva scelto di favorire l’uscita, ritardando la frenata e chiudendo la curva solo nella parte finale, come si può notare dal confronto sottostante. Ciò gli aveva permesso effettivamente di compensare e guadagnare qualcosa in uscita di curva 4, ma il gap accumulato nelle primissime fasi del giro lo aveva indubbiamente penalizzato, vanificandone gli sforzi. Le maggiori difficoltà nella percorrenza di questa chicane le aveva incontrate soprattutto Max Verstappen, che non era riuscito a mantenere il passo dei proprio rivali nel rapido cambio di direzione, dove la stabilità globale della Mercedes e la mancanza di grip riscontrata dal numero 33, avevano fatto sì che Max avesse accusato il colpo, perdendo qualche decimo di secondo nei confronti dei propri rivali.

Il secondo settore è stato senza dubbio quello più equilibrato, dove i tre si sono trovati separati solamente da trentasette millesimi di secondo, un’inezia, ad accendere ancora una volta la sfida prima dell’ultimo intertempo, che è probabilmente anche quello dove si sono viste le differenze più importanti in termini cronometrici. La chicane e l’ultima curva rappresentano due tratti della pista particolarmente difficili, non solo perché sono molto stretti e mettono sotto stress gli pneumatici posteriori, ma anche perché tendenzialmente il vento in quella zona arriva alle spalle e ciò può rendere più complicato riuscire a trovare il punto di staccata ideale. Da questo punto di vista, le differenze più importanti si sono riscontrate proprio in quelle due zone, soprattutto per Max Verstappen, alle prese con un posteriore che non gli aveva fornito il giusto supporto. Sia in uscita dalla chicane che nella percorrenza dell’ultima curva, infatti, l’olandese era stato protagonista di due grossi sovrasterzi che non gli avevano dato l’opportunità di riuscire ad aprire il gas come avrebbe voluto, perdendo così quasi due decimi. Difficoltà che lo avevano privato non solo dell’opportunità di lottare per la pole position, ma anche della possibilità di centrare la prima fila, dato che le due Mercedes si erano dimostrate estremamente efficaci nell’ultimo intertempo, guadagnando così quei centesimi necessari per conquistare le prime due caselle della griglia.

Una partenza dal palo meritata per Valtteri Bottas, bravo a non commettere errori e a guidare in modo pulito, al contrario dei due rivali, protagonisti di alcune piccole sbavature che si sono fatte sentire a livello cronometrico. Tutti e tre partiranno con la soft, ma sarà interessante vedere se il finlandese riuscirà a mantenere la prima posizione alla fine di curva 1, soprattutto considerando le sue difficoltà nel rilascio frizione che in più di qualche occasione nel corso di questa stagione ne avevano penalizzato le prestazioni. Per il numero 33, al di là della terza posizione, si tratta di una prestazione che dà fiducia, soprattutto perché arrivata in contemporanea all’installazione di diversi aggiornamenti sulla sua monoposto, sia a livello aerodinamico che meccanico, come ad esempio un nuovo supporto per gli specchietti e una sospensione posteriore rivista in stile Mercedes.

Ad affiancare Max Verstappen dalla seconda fila sarà un ottimo Charles Leclerc, autore di un giro eccezionale che gli ha permesso così di conquistare un risultato forse al di sopra delle aspettative del team stesso. Dopo aver commesso un piccolo errore nel corso del primo tentativo nell’ultimo intertempo, il monegasco si era rifatto nel secondo run, dove, seppur fosse chiaramente al limite, era riuscito a mettere insieme i suoi migliori parziali, garantendosi una buona posizione di partenza. Nel suo caso sarà da tenere sotto controllo il consumo gomme, uno dei punti deboli di Charles nel corso di questa stagione, ma con una pista da alto carico come quella tedesca questo fenomeno potrebbe in parte ridursi tutto a vantaggio del monegasco: vedremo se riuscirà a confermare le aspettative, dato che non è la prima volta che la Ferrari e il pilota brillano in qualifica ma non riescono a ripetersi la domenica. Ad aprire la terza fila sarà Alex Albon, ancora una volta un po’ deludente, non tanto in termini di posizione, ma piuttosto in merito al distacco dal compagno di squadra, circa cinque decimi, ormai una costante. Nonostante non sia riuscito a centrare il quarto posto per pochissimi millesimi di secondo, l’aver conquistato una buona posizione di partenza sarà senza dubbio un elemento a favore del pilota anglo-tailandese, le cui prestazioni nel corso di questo campionato sono state spesso influenzate dal fatto di essere partito nel traffico. Sesto e settimo posto per le due Renault di Daniel Ricciardo ed Esteban Ocon, che forse potevano ambire a qualcosa di più, soprattutto per quanto concerne l’australiano, il quale non è riuscito a migliorare il proprio tempo ottenuto in Q2. Solo mezzo decimo di miglioramento, infatti, gli avrebbe dato l’opportunità di lottare per la quarta posizione ma, purtroppo per il team francese, Ricciardo non era riuscito a trovare quei decimi necessari per conquistare la seconda fila, la quale avrebbe sicuramente rappresentato un bel boost in vista della gara. Andando ad analizzare il confronto proprio con Leclerc, possiamo notare come il numero 3 avesse accusato un distacco piuttosto rilevante nel primo settore, dove l’interpretazione della prima curva e della chicane avevano fatto la differenza a favore del Ferrarista, ma anche nel secondo, dove l’australiano aveva accusato un sottosterzo evidente nella percorrenza di curva 6 e di curva 7. Il vantaggio ottenuto sui rettilinei e nell’ultimo settore non è stato sufficiente per riuscire a chiudere il margine e così Ricciardo si è dovuto accontentare della sesta posizione.

Ottava e decima le due McLaren, per cui sarà interessante analizzare la gara per comprendere al meglio come si comporteranno i due piloti su pacchetti aerodinamici diversi. Se Lando Norris, infatti, dispone del pacchetto più vecchio, al contrario Carlos Sainz Jr. può contare sulle ultime novità, anche se vi è da sottolineare che il poco tempo a disposizione nella mattinata per provare le novità non lo ha certo aiutato nell’individuare il set-up ideale, come lo stesso spagnolo ha poi spiegato: “Sabato molto impegnativo per noi, soprattutto perché ieri non siamo riusciti a provare il nuovo pacchetto. Il tempo nelle PL3 non è stato sufficiente per mettere a punto il set-up e le qualifiche non sono state semplici. Sono riuscito a migliorare durante la sessione, ma ho avuto l’impressione che la macchina non fosse nella finestra ideale di temperatura delle gomme e non avevo il giusto feeling sin dal mattino. Dobbiamo esaminare attentamente il tutto per estrarre di più dalle nuove componenti, quindi l’obiettivo sarà ottimizzare il pacchetto il più possibile. Speriamo di riuscirci con più giri a disposizione”. Meglio il compagno di squadra, sulla cui vettura sono stati sostituiti anche diversi componenti in vista della gara dopo che il motorista Renault aveva individuato alcune anomalie, senza tuttavia ottenere alcuna penalità in quanto nei limiti consentiti dal regolamento sul numero di unità a disposizione.

Le strategie

Secondo Pirelli, la strategia migliore in vista della corsa prevede una singola sosta, alternando la gomma soft e quella media, indipendentemente dall’ordine. Indubbiamente avere una mescola più prestazionale nelle primissime fasi di gara potrà dare una mano su un asfalto così freddo, ma potrà farsi sentire sulla lunga distanza, per cui al di fuori della top ten diversi piloti potrebbero decidere di scattare dalla griglia con il compound a banda gialla per allungare il primo stint. La seconda strategia più rapida, sempre secondo il costruttore italiano, sarebbe quella a due soste, alternando l’utilizzo di due set di gomme morbide a ud uno con gli pneumatici medie. Sconsigliato l’utilizzo della gomma dura, difficile da portare in temperatura.

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