F1 | Gran Premio di Eifel: l’analisi delle gara

Hamilton raggiunge quota novantuno vittorie, concludendo davanti a Verstappen e Ricciardo

F1 | Gran Premio di Eifel: l’analisi delle gara

I record sono fatti per essere battuti. Lo diceva Michael Schumacher, una delle leggende della storia della Formula 1 e detentore di numerosi primati, tra cui quello del maggior numero di vittorie in carriera nella massima serie automobilistica. Novantuno successi, un numero che in molti ritenevano impareggiabile, quantomeno fino a quando Lewis Hamilton, grazie al trionfo nel Gran Premio dell’Eifel, è riuscito ad eguagliare il campione tedesco, aggiungendo un nuovo record alla sua collezione in uno dei weekend più difficili della stagione.

L’appuntamento del Nürburgring, infatti, era tra le novità che figuravano nel calendario rivisto della stagione 2020 e, con i soli dati delle simulazioni come base di lavoro, sarebbe stato fondamentale sfruttare a pieno le prove libere del venerdì per effettuare le necessarie correlazioni al fine di trovare il set-up ideale per il resto del weekend. A complicare la situazione, tuttavia, erano state le condizioni meteorologiche, che non avevano permesso ai piloti di disputare le prime due sessioni di libere, lasciando così ai team solamente un’ora per lavorare sugli assetti e svolgere le comparazioni tra i vari pacchetti: analisi che si sarebbero rivelate particolarmente utili in un fine settimana dove si aspettavano temperature particolarmente basse, sia a livello ambientale che dell’asfalto, rendendo difficile far lavorare gli pneumatici nella finestra prevista. Difficoltà che hanno colpito, seppur in maniera differente, tutti i piloti in griglia, presentando così numerose sfide nel corso dell’intera gara. Nonostante le varie incognite, tuttavia, a trionfare è stata ancora una volta la Mercedes, grazie all’ennesimo successo targato Lewis Hamilton, autore di una corsa tattica in cui ha saputo gestire nel migliore dei modi le fasi più delicate, sfruttando anche il ritiro del compagno di squadra Valtteri Bottas dovuto ad un problema alla parte elettrica della vettura. A completare gli altri due gradini del podio ci hanno pensato il solito Max Verstappen e Daniel Ricciardo, abile nello sfruttare una Renault in costante crescita per conquistare un terzo posto che dà grande fiducia alla squadra francese. Un risultato importante, ancor di più pensando alla classifica costruttori, dove la sfida con Racing Point si fa sempre più accesa con distacchi particolarmente ridotti. Lo dimostra anche il quarto posto di Sergio Perez, seguito a sua volta dal quinto di Carlos Sainz Jr., anche se per quest’ultimo sarà interessante fare un approfondimento in merito a come gli ultimi aggiornamenti abbiano modificato il feeling con la sua vettura e influenzato il weekend.

Sesto un convincente Gasly, il quale si è dimostrato pronto per sfruttare qualsiasi occasione gli si presenti, come già accaduto più volte nel corso del campionato. Settimo Charles Leclerc, bravo a trarre il massimo da una situazione complicata, in cui sicuramente non vi era il passo per replicare la straordinario quarto posto conquistato al sabato: le difficoltà nel mandare in temperatura gli pneumatici e la mancanza di ritmo nei confronti degli avversari dei rivali più quotati hanno fatto senza dubbio la differenza, ma considerando le prospettive ad un certo punto della corsa, l’unico aspetto positivo che si può trarre è proprio il risultato finale. Ottava posizione per un superlativo Nico Hulkenberg, uno dei veri protagonisti di giornata, grazie ad una prestazione di altissimo livello in un weekend dove prima della corsa aveva avuto l’opportunità di completare solo una decina di giri durante la sessione di qualifica: riuscire a risalire fino alla zona punti dopo essere partito dal fondo della griglia, nonostante la scarsa preparazione e le difficoltà dell’appuntamento dell’Eifel, rappresenta una performance di cui molto probabilmente ci ricorderemo a lungo. A concludere la top ten Romain Grosjean e Antonio Giovinazzi, con il francese della Haas bravo a difendersi nel finale dagli attacchi dei rivali alle proprie spalle nonostante in quel momento montasse gomme dure, le più difficili da mandare in temperatura.

Non è riuscito ad andare oltre l’undicesimo posto Sebastian Vettel, ancora una volta penalizzato dal traffico nelle fasi decisive della gara e da un testacoda che lo aveva costretto ad una sosta anticipata. Per il tedesco si tratta del secondo appuntamento consecutivo fuori dalla zona punti, così come per Kimi Raikkonen, autore di una prestazione sottotono proprio nel weekend che lo ha consacrato come il pilota con più Gran Premi all’attivo nella storia della Formula 1. Tredicesima posizione per Kevin Magnussen, sfortunato in alcuni episodi di gara che lo hanno estromesso dalla lotta per accedere alla top ten. A concludere la classifica dei piloti giunti al traguardo Nicholas Latifi e Daniil Kvyat, con quest’ultimo che ha dovuto disputare buona parte della corsa con una vettura danneggiata in seguito all’incidente con Alex Albon. Un contatto che hai poi escluso lo stesso pilota anglo-tailandese dalla gara in seguito al danneggiamento dei radiatori sulla sua monoposto, proprio a causa di alcuni detriti raccolti durante l’incidente con il russo dell’AlphaTauri. Il portacolori della Red Bull, tuttavia, non è stato l’unico a non poter vedere la bandiera a scacchi, perché Lando Norris, Esteban Ocon, Valtteri Bottas e George Russell sono stati costretti a dover concludere anticipatamente l’appuntamento tedesco.

Hamilton: 91 trionfi

L’ultima volta che la Mercedes corse sul tracciato del Nürburgring nel 2013, di certo non lo faceva con i favori dei pronostici. La monoposto di quella stagione era sì veloce sul giro secco, ma anche estremamente fragile sul piano del consumo gomme, tanto da farla spesso ritornare nelle zone di centro classifica. Sette anni dopo, invece, la situazione è completamente cambiata, con la squadra tedesca grande favorita non solo per dominare in patria, ma anche per continuare la rincorsa all’ennesimo titolo mondiale della sua storia, l’ottavo consecutivo, il che rappresenterebbe un record assoluto per la Formula 1. Un nuovo primato, come quello fatto siglare da Lewis Hamilton proprio lo scorso weekend, dove grazie alla successo del Nürburgring è riuscito ad eguagliare Michael Schumacher come pilota più vincente di questo sport, raggiungendo quota novantuno vittorie.

Dopo la pole position conquistata al sabato, tuttavia, tra i favoriti per il trionfo di tappa vi era anche il compagno di squadra, Valtteri Bottas, bravo nel mettere insieme un giro perfetto senza sbavature. Per il finlandese sarebbe stato fondamentale riuscire a gestire le cruciali fasi della partenza, non solo per le difficoltà incontrate in diversi appuntamenti di questa stagione nel momento del rilascio della frizione, ma anche perché il layout del circuito tedesco garantiva una buona opportunità di attacco in curva 1 a chi si trovava sulla parte più interna. Una chance che il sei volte campione del mondo non si era lasciato sfuggire, portandosi rapidamente al fianco di Bottas dopo pochi metri ed affondando la staccata nel primo punto di attacco a disposizione, ovvero proprio curva 1. Un tratto molto particolare della pista, una sorta di tornantino con l’entrata in discesa e l’uscita in salita, che tende a portarti all’esterno, soprattutto con una linea molto stretta. Da questo punto di vista, Hamilton era stato astuto, aprendo quel minimo il volante a metà curva per far sì che la traiettoria si allargasse quel tanto che potesse scoraggiare Bottas dal tentare una strenua difesa portandolo oltre la linea bianca, ma senza tuttavia forzare eccessivamente la mano in uscita per evitare di subire penalità. A cambiare le carte in tavola, tuttavia, era stato proprio il finlandese, che nonostante fosse stato portato molto largo, in una zona oltretutto sporca, era riuscito a trovare quel piccolo spunto in più in accelerazione per tornare in pista sfruttando ogni centimetro a sua disposizione e riguadagnando così la testa della corsa nella successiva curva 2.

Riconquistata la vetta, Bottas aveva subito iniziato a spingere, cercando di mettere tra sé e il compagno di casacca un piccolo margine, utile non solo a ridurre la pressione dai rivali alle proprie spalle, ma anche ad evitare che Hamilton potesse sfruttare il DRS. Con delle temperature così fredde, uno degli aspetti principali era quello di riuscire a portare rapidamente gli pneumatici nel giusto range di funzionamento ed è anche per questo che al sabato, gli uomini Mercedes avevano optato di prendere il via della corsa con la mescola più morbida a disposizione, il che si sarebbe rivelato utile nei primi momenti della gara. Un dettaglio in merito a questo aspetto ce lo aveva fornito proprio la Mercedes, che nel corso del quarto passaggio aveva comunicato al finlandese via radio come le gomme stessero finalmente iniziando ad andare in temperatura, nonostante le difficoltà. Non è un caso, infatti, che dopo più di qualche tornata lo stesso Bottas avesse iniziato ad accusare dei leggeri segnali di graining, in particolare sulle coperture anteriori, segnale di quanto fosse complicato riuscire non solo a scaldarle, ma soprattutto mantenerle per un periodo prolungato nello stesso range. Difficoltà che si andavano ad affiancare al ritorno di fiamma di Hamilton il quale, dopo aver risparmiato gli pneumatici nelle prime fasi di gara, intorno all’ottavo passaggio aveva iniziato ad abbassare i propri tempi e a spingere, riavvicinandosi così al battistrada ed incrementando la pressione nei suoi confronti. Una pressione su Bottas che si faceva sempre più pressante e che, unita alle difficoltà nel riuscire a far funzionare al meglio le gomme, avevano portato il finlandese all’errore all’inizio del tredicesimo giro, con un grosso bloccaggio in curva 1, uno dei punti più difficili della pista. Un’opportunità ghiotta, che il sei volte campione del mondo non si era lasciato sfuggire, superando l’altro portacolori della Mercedes nelle curve successive e prendendo così la vetta della classifica. D’altro canto, invece, la “spiattellata” aveva creato numerosi problemi al numero 77, tanto da costringerlo a tornare ai box per montare un nuovo set di coperture a mescola media che, tuttavia, difficilmente gli avrebbe permesso di difendersi sino alla fine. A quel punto, l’unica speranza per Valtteri era quella di chiudere rapidamente la finestra del pit stop sul compagno di squadra, uscirgli davanti nel momento in cui quest’ultimo si sarebbe fermato e tentare di resistere il più a lungo possibile, anche se verosimilmente sarebbe stata un’impresa ardua sulla lunga distanza. Per Hamilton, quindi, la strada si faceva in discesa, non solo perché dopo l’errore di Bottas poteva godere di un piccolo bottino di cinque secondi che gli avrebbe permesso di allungare leggermente il suo stint, ma anche perché il rivale più concreto nella lotta per il successo di tappa si trovava in una posizione di svantaggio. L’entrata della Virtual Safety Car aveva inoltre dato l’opportunità di fare un ulteriore passo in avanti verso la vittoria, dando così l’opportunità a Lewis di rientrare e ridurre il tempo della sosta di diversi secondi: ciò non solo aveva fatto sì che il vantaggio su Bottas fosse incrementato, ma anche che Verstappen, l’altro rivale, si ponesse sullo stesso livello in termini di strategia. Nonostante qualche giro di difficoltà iniziale nel riuscire a far entrare in temperatura gli pneumatici, Hamilton aveva iniziato piano piano a trovare il ritmo, guadagnando decimi su decimi nei confronti dell’olandese della Red Bull, fino ad ottenere un gap di sicurezza che gli permettesse di gestire con tranquillità la situazione e un possibile contrattacco da parte del team anglo-austriaco. Con l’uscita di scena di Bottas a causa di un problema tecnico, infatti, l’unica variabile era comprendere le azioni del team di Milton Keynes, se un secondo pit stop fosse stata un’alternativa concreta o meno. Se in Red Bull avessero richiamato il proprio portacolori, allora Mercedes avrebbe avuto tutto il tempo necessario per valutare il da farsi e rispondere, facendo rientrare il sei volte campione del mondo. Una variabile che il team non si aspettava, tuttavia, era la Safety Car, che aveva cambiato le carte in tavola, azzerando il vantaggio costruito fino a quel momento. Con ancora una quindicina di giri dalla bandiera a scacchi, l’ultimo stint di gara sulle soft, sostituite nel momento dell’entrata della vettura di sicurezza, sarebbe stato tutto all’attacco e sin dalla ripartenza era chiaro che il successo fosse alla portata. L’ottimo lavoro per portare in temperatura gli pneumatici, infatti, aveva dato i risultati sperati e le contemporanee difficoltà di Verstappen alle sue spalle, aveva permesso all’inglese di guadagnare in pochi chilometri un vantaggio sufficiente per arrivare al traguardo davanti a tutti, centrando così il novantunesimo trionfo in carriera ed eguagliano un altro campione di questo sport, Michael Schumacher, come pilota vincente della storia.

Diversa la storia per Valtteri Bottas, vittima di una guida forse troppo aggressiva nelle prime fasi di gara, di cui aveva pagato le conseguenze in termini di durata gomma. Il graining accusato dopo il decimo giro e l’incremento da passo da parte del compagno di squadra, aveva permesso ad Hamilton di ridurre il gap di qualche decimo, il necessario per iniziare a mettere maggiore pressione al battistrada e sperare che potesse commettere un errore, poi arrivato solamente qualche tornata più tardi, quando un bloccaggio in curva 1 lo aveva costretto ad andare largo. Il problema più grande, tuttavia, non era l’aver perso la posizione, quanto l’aver spiattellato gli pneumatici, vedendosi così costretto a rientrare per le grosse vibrazioni causate dall’errore. Un pit stop anticipato che lo aveva messo nella situazione di dover anticipare di molti giri la sosta rispetto alla strategia inizialmente pianificata, il che si sarebbe sicuramente riservato sulla lunghezza del secondo stint, senza contare che il tempo perso nel giro di rientro aveva fatto sì che Valtteri fosse stato costretto a spingere nei primi giri sulla mescola media per garantirsi l’opportunità di chiudere il gap e tentare un undercut sul compagno di squadra, riprendendo così la testa della corsa. Impresa non semplice, anche perché Bottas, essendo stato costretto a fermarsi anticipatamente, non era riuscito a costruire un vantaggio sufficiente sulla midfield, rientrando così nel traffico, il che aveva reso ancor più complicato riuscire a completare l’undercut su Hamilton. L’entrata della Virtual Safety Car non aveva fatto altro che peggiorare la situazione, perché aveva sì messo il numero 77 all’incirca sulla stessa strategia degli altri due rivali più diretti, dato lo scarto di soli tre giri tra le varie soste, ma aveva dato anche l’opportunità sia all’altro portacolori della Mercedes che a Verstappen di risparmiare diversi secondi nel momento del pit-stop, rientrando così davanti. A mettere la parola fine alla corsa di Valtteri era poi stato un problema alla Power Unit, verificatosi proprio sotto la Virtual Safety Car: il pilota di Nastola aveva avvertito un calo di potenza ancor prima che fosse esposta la bandiera verde e, nonostante diversi cambi di mappatura, la situazione non sembrava essere migliorata. Pensando che si potesse trattarsi di un problema legato a qualche sensore malfunzionante o, comunque, di secondario, dai box avevano anche suggerito di modificare un parametro relativo ai driver default (“chassis default” la denominazione in Mercedes), senza tuttavia riscontrare l’effetto sperato. A quel punto vi era poco che la squadra potesse fare da remoto, vedendosi così costretta a ritirare la vettura. Dalle prime analisi portate a termine dai tecnici, la causa del ritiro sembrava fosse dovuta ad un malfunzionamento dell’MGU-H, il sistema ibrido: fortunatamente, tuttavia, secondo gli ingegneri il problema sarebbe stato legato alla parte elettronica piuttosto che a quella hardware, ovvero dei componenti fisici in sé, il che darebbe qualche chance al finlandese di riutilizzare la stessa unità anche nei prossimi appuntamenti.

Red Bull: vicini, ma non abbastanza

Gli ultimi aggiornamenti portati dal team al Nurburgring avevano dato speranza e nuova linfa vitale alla Red Bull contro una Mercedes che, come confermato anche da Toto Wolff, aveva concluso anticipatamente lo sviluppo della sua W11, in modo da concentrarsi già sulla vettura della prossima stagione. Una sfida che, quindi, sul finale di questa stagione potrebbe riservare nuove sorprese, grazie alle ultime novità portate dal team anglo-austriaco, come ad esempio delle modifiche all’aerodinamica intorno alla zona del cockpit ma, soprattutto, una sospensione posteriore rivista. Con ancora sei appuntamenti dal termine del campionato, non è da escludere che la squadra di Milton Keynes possa portare qualche altra novità, riducendo così il gap dalla Mercedes ma, soprattutto, provando qualcosa già in vista della stagione 2021, dato che la base sarà la medesima, anche se il regolamento prevederà importanti modifiche.

Sul giro secco, l’appuntamento tedesco aveva rappresentato l’opportunità più ghiotta per riuscire a centrare un risultato di altissimo spicco, mancando tuttavia la pole position per pochi centesimi di secondo. Il non essere riuscito a mettere insieme un giro perfetto, al contrario di Bottas, aveva influito sulle possibilità dell’olandese di partire dalla prima casella, soprattutto per delle difficoltà nell’ultimo settore, dove la mancanza di grip al posteriore in uscita dalla chicane aveva fatto la differenza. Per quanto la prestazione fosse comunque soddisfacente, considerando il netto passo in avanti nei confronti della Mercedes, vi era anche un pizzico di delusione ed amarezza per non essere riusciti a centrare quantomeno la prima fila, così come per aver mancato la seconda con l’altro portacolori della Red Bull, Alex Albon, sopravanzato in quarta posizione da uno strepitoso Charles Leclerc.

Alla partenza, Verstappen non era riuscito a trovare uno scatto eccezionale, come in realtà la maggior parte dei piloti che partivano dal lato sinistro della griglia, venendo così attaccato da Charles Leclerc. A differenza di Hamilton nei confronti di Bottas, al contrario il monegasco non aveva forzato eccessivamente la staccata in curva 1, lasciando spazio più che sufficiente al rivale della Red Bull per riconquistare la terza posizione. Nella prima parte di gara, l’olandese non era riuscito a mantenere il passo dei due piloti Mercedes, riuscendo comunque a rimanere ad un distacco contenuto, abbastanza da approfittare dell’errore di Bottas all’inizio del tredicesimo passaggio per insidiare la sua seconda posizione. Il pit stop del finlandese aveva semplificato non poco la corsa del numero 33, soprattutto perché dopo la sua sosta, il portacolori del team di Stoccarda era rimasto nel traffico, garantendo a chi era davanti l’opportunità di riuscire ad accumulare un piccolo vantaggio. L’entrata della Virtual Safety Car, così come nel caso di Hamilton, aveva dato la chance a Verstappen di fermarsi e risparmiare molti secondi, ritornando così abbondantemente davanti. Un’occasione da non lasciarsi sfuggire e proprio in situazione di vettura di sicurezza virtuale, Max era riuscito a ridurre il distacco dal battistrada portandosi all’incirca ai due secondi e mettendosi in una posizione tale per cui sarebbe stato possibile sfruttare inizialmente la gomma e tentare un attacco. Un tentativo che, tuttavia, non era arrivato, soprattutto nel momento in cui Hamilton era riuscito a portare in temperatura gli pneumatici, riguadagnando così importanti decimi che gli avevano garantito una certa sicurezza, anche in caso di errore. Un vantaggio chiave soprattutto sulla lunga distanza e in tema di strategie, in quanto nel caso la Red Bull avesse deciso di richiamare il proprio pilota, in Mercedes avrebbe avuto un certo margine per comprendere le mosse dei rivali e, eventualmente, fermare anche Lewis. Nemmeno l’entrata finale della vettura di sicurezza, nonostante avesse azzerato i distacchi, aveva cambiato radicalmente la situazione, soprattutto per le difficoltà di Verstappen nel riportare in temperatura gli pneumatici dopo il lungo periodo passato dietro alla Safety Car. Al momento della bandiera verde, infatti, Max era stato protagonista di un bloccaggio all’ultima curva prima del passaggio sul traguardo, privandolo così dell’opportunità di tentare un attacco per la vittoria. Il secondo posto finale, tuttavia, lo si può ritenere come il massimo ottenibile per una Red Bull che deve ancora fare qualche passo in avanti. Molto diversa, invece, la gara di Alex Albon, molto aggressivo fin dalle primissime tornate. Dopo aver perso la quarta posizione ai danni di Ricciardo, il pilota anglo-tailandese era stato protagonista di un bloccaggio al limite, che lo aveva costretto ad una sosta anticipata nel corso del settimo giro: un fatto di cui tener conto, non solo perché aveva completamente rovinato la sua strategia, ma anche perché ciò lo aveva fatto ritornare nel traffico, dovendo lottare con altri piloti. Il duello con Daniil Kvyat è stato sicuramente quello più vistoso, arrivando al contatto dopo una mossa azzardata, che aveva danneggiato la monoposto del russo. Tuttavia, a rimanere danneggiata non era stata solamente la vettura del pilota dell’AlphaTauri, ma anche quella di Albon stessa: alcuni detriti, infatti, avevano perforato i radiatori, facendo alzare le temperature d’esercizio della Power Unit, fino a portare al ritiro della macchina numero 23 al fine di evitare ulteriori complicazioni.

Ricciardo: un podio inaspettato nella lotta tra la midfield

Il quarto tempo ottenuto in qualifica aveva alzato le aspettative in casa Ferrari, andando oltre le aspettative stesse del team di Maranello, che probabilmente non si aspettava un risultato così prestigioso, nonostante le sensazioni dalla terza e unica sessione di libere sembravano aver lasciato intendere che vi fosse il potenziale quantomeno per vedere una rossa in Q3 a lottare con i rivali più diretti. La buona partenza dal lato destro della griglia, da cui generalmente diversi piloti erano riusciti a completare un buon scatto, avevano fatto sì che il monegasco avesse mantenuto la quarta posizione, il che indubbiamente lo metteva in una posizione di vantaggio rispetto ai suoi più diretti rivali. Tuttavia, solamente dopo poche tornate era divenuto chiaro come Leclerc avesse molto di cui preoccuparsi, con i piloti alle sue spalle che si facevano sempre più agguerriti, in particolar modo Daniel Ricciardo, che per diversi giri aveva provato un attacco senza trovare l’affondo decisivo. Con le gomme, in particolare all’anteriore, che faticavano ad entrare in temperatura, per il Ferrarista diveniva sempre più complicato riuscirsi a difendere, soprattutto considerando che il graining e il suo stile di guida, molto simile a quello usato in qualifica, non aveva fatto altro che alimentare il consumo degli pneumatici. Andando ad osservare le immagini, infatti, era possibile notare come il monegasco fosse molto esigente sulle proprie coperture, seguendo traiettorie molto interne che mettevano alla frusta in particolar modo le anteriori e, unito al fatto che si stesse difendendo da Ricciardo, non era un caso che solamente dopo neanche dieci tornare, Leclerc fosse già oltre il limite, vedendosi costretto a rientrare anticipatamente, oltretutto nel traffico. Un fattore da non sottovalutare, che lo aveva virtualmente tagliato fuori non solo dalla sfida per il podio (data il successivo ritiro di Bottas), ma anche dalle posizioni più alte in merito alla midfield. L’entrata della Safety Car sul finale non aveva cambiato più di tanto le cose all’atto pratico, perché tutti i rivali più concreti ormai erano passati davanti. Ciò nonostante, la rimonta di Hulkenberg sul finale aveva messo Leclerc di fronte ad una sfida importante, perché riuscire a mantenere dietro un Nico che sembrava avere qualcosa in più non sarebbe stato semplice: il settimo posto finale sul traguardo non può essere visto come una delusione, perché, al di là della qualifica, il potenziale attuale, in questa specifica occasione dove vi erano anche delle difficoltà nel mandare in temperatura le gomme, non andava oltre questa posizione. Oltretutto, senza i ritiri di Albon, Norris e Bottas, infatti, avremmo probabilmente assistito ad un risultato diverso, in cui anche riuscire a centrare la zona punti non sarebbe stato semplice.

Chi, invece, può ritenersi estremamente soddisfatto del risultato ottenuto in Germania è la coppia formata da Daniel Ricciardo e la Renault, finalmente a podio dopo un lungo periodo d’assenza da uno dei tre gradini. Negli ultimi appuntamenti, in particolare da quando furono introdotti nuovi aggiornamenti negli appuntamenti di Silverstone e si lavorò sul set-up, il team francese ha mostrato grande competitività, dimostrandosi una delle più papabili contendenti al primato nella midfield. Nonostante al sabato non fosse arrivato il quarto posto, la gara si era subito incanalata sui binari giusti, non solo per l’essere riuscito rapidamente a superare Alex Albon, ma anche per essersi sbarazzato piuttosto rapidamente anche di Charles Leclerc, che in quel momento aveva agito da “tappo”, mantenendo compatto il gruppo alle proprie spalle. Un fattore importante, anche se a cambiare le carte in tavola era stato l’ingresso della Virtual Safety Car, che aveva fatto sì che il pilota della Renault decidesse di rientrare ai box proprio nel momento dell’inizio della fase di “ending” della vettura di sicurezza. Nonostante fosse vero che Ricciardo aveva risparmiato una manciata di secondi, lo stratagemma non aveva funzionato del tutto, perché la bandiera verde era stata esposta quando l’australiano si trovava ancora in corsia box, vanificando l’idea degli strateghi Renault. Ciò, inoltre, aveva posto Daniel in una situazione diversa rispetto ai suoi rivali più diretti, che potevano ancora andare avanti con la stessa gomma e sfruttare al massimo la vita della stessa fino al momento della sosta. Al contrario, essendosi fermato abbastanza presto, il numero 3 sarebbe stato costretto a percorre un secondo stint particolarmente lungo, a meno di fermarsi per una eventuale seconda sosta. Da questo punto di vista, l’entrata della vettura di sicurezza aveva dato una grossa mano all’australiano, ponendo al pari degli altri in temi di strategia: nonostante un finale in difesa, subito dopo il traguardo Ricciardo e il suo team si erano finalmente potuti aprire per festeggiare un podio che aveva il gusto di una vittoria, arrivato dopo esserci andato vicino più volte. Un premio al lavoro della squadra negli ultimi mesi, che sotto il piano dello sviluppo ha fatto passi importanti in avanti, divenendo stabilmente una delle squadra più temibili e costanti della midfield.

Molto diversa la corsa di Sergio Perez, simile a quella di Ricciardo fino al momento dell’entrata della Virtual Safety Car. Avendo avuto più tempo a disposizione, il messicano si era accorto anticipatamente della conclusione del periodo dietro alla vettura di sicurezza virtuale ed è per questo che non era rientrato ai box, al contrario dell’australiano della Renault. Un fattore da non sottovalutare, perché nonostante in quel momento si trovasse ancora dietro Lando Norris, l’aver creato un offset in termini di strategia rispetto al rivale più temibile per il podio, ovvero proprio Ricciardo. L’avvenuto sorpasso sull’inglese della McLaren grazie ad un’abile lavoro di strategia, ovvero un undercut, aveva dato l’opportunità al messicano della Racing Point di spingere a pista libera, potendo così provare a chiudere il distacco dal possibile terzo posto, ovvero da Ricciardo, che in quel momento si trovava con pneumatici di ben dodici passaggi più usurati. Ciò avrebbe potuto fare la differenza sul finale di gara, ma l’entrata della Safety Car aveva messo tutti sullo stesso piano, dando un’altra opportunità al portacolori della Renault di difendersi e portare a casa il terzo posto. Gara diversa in casa McLaren, che si stava ben difendendo con Norris prima del calo di potenza e il successivo ritiro per un problema alla Power Unit, mentre per Carlos Sainz Jr. non si era trattato del weekend più semplice in assoluto: le novità montate sulla sua vettura, per la prima volta in una sessione ufficiale, avevano fatto sì che lo spagnolo non avesse trovato il giusto feeling con la monoposto, risultandone così penalizzato sia sul giro secco che sul passo gara, dove in effetti non era mai stato un reale protagonista nella lotta per il podio. Con maggior tempo a disposizione nei prossimi appuntamenti, sarà indubbiamente più semplice riuscire a fare i giusti affinamenti in termini di assetto, migliorando così le performance della vettura.

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