F1 | GP Stati Uniti: l’analisi delle qualifiche

F1 | GP Stati Uniti: l’analisi delle qualifiche

Quattro piloti racchiusi in 108 millesimi. Si è trattata di una qualifica apertissima quella andata in scena ad Austin, Texas, terzultima prova del mondiale 2019. I valori in campo sul giro secco si sono rivelati essere molto simili, tanto da regalarci una Q3 incerta fino alla fine, con ben tre team diversi in grado di giocarsi la pole position. Alla fine ad ottenere il giro più veloce è stato Valtteri Bottas, il pilota della Mercedes che ha sorpreso un po’ tutti considerando quanto si era visto venerdì, portandosi a casa la pole position per soli 12 millesimi sul rivale più diretto, Sebastian Vettel. Il tedesco prenderà il via dalla parte più interna della pista e ciò potrebbe riservare delle sorprese, seppur curva 1 permettea più interpretazioni. Ad aprire la seconda fila sarà Max Verstappen, terzo ma a soli 67 millesimi da Bottas: come hai poi rivelato l’olandese stesso via radio, un errore in curva 1 e un problema alla sincronizzazione delle marce non gli hanno permesso di conquistare il primo posto, ma la posizione di partenza è comunque positiva e il passo gara mostrato al venerdì sembra metterlo nella posizione di potersi giocare un risultato importante.

Quarto tempo per Charles Leclerc, il quale è stato però sicuramente penalizzato dal non aver disputato la terza sessione di prove libere, quella in sé più indicativa in vista della qualifica, a causa di un problema sul suo motore che ha richiesto una tempestiva sostituzione con un’altra unità già usata. Scatterà dalla quinta posizione Lewis Hamilton, autore di una qualifica non particolarmente entusiasmante, in cui non è riuscito a mettere insieme un giro soddisfacente per lottare per la prima fila, nonostante ci fosse il potenziale per ambiare a tale risultato, come spiegato poi dallo stesso inglese nelle interviste. C’è da sottolineare come domani tutti i primi cinque partiranno su gomma media, al contrario di Alexander Albon, più distaccato rispetto agli altri piloti dei top team e sesto in griglia.

Sul giro secco ancora una volta la McLaren si impone come regina della midfield, monopolizzando l’intera quarta fila con Carlos Sainz Jr. e Lando Norris. A concludere la top ten Daniel Ricciardo e Pierre Gasly.

Q1: giornata difficile in casa Alfa Romeo

La lotta per evitare l’esclusione nella prima manche delle qualifiche non è stata particolarmente intensa, non tanto per i distacchi, ma quanto per il fatto che sin da prima dell’inizio della sessione si sapessero già i nomi di tre piloti che con grande probabilità sarebbero stati eliminati. Oltre alle due Williams, ormai tristemente relegate a lottare per il fondo della griglia, era abbastanza sicura anche l’esclusione di Sergio Perez, il quale domenica sarà costretto a partire dalla pit lane a causa di una penalizzazione rimediata durante le prove libere per non essersi fermato alle operazioni di peso della FIA.

A trovare l’esclusione, oltre ai già citati, sono state le due Alfa Romeo di Antonio Giovinazzi e Kimi Raikkonen, con quest’ultimo battuto ancora una volta dal compagno di squadra sul giro secco. L’italiano, che aveva avuto anche la fortuna di sfruttare una breve scia nel corso del suo giro veloce sul lungo rettilineo opposto ai box, ha mancato l’accesso alla seconda manche per meno di 70 millesimi, nonostante in realtà il potenziale mostrato al venerdì e durante la FP3 sembrasse dare al team maggiori aspettative. “Ci aspettavamo molto di più oggi, soprattutto dopo la FP3 in cui eravamo sembrati a posto, ma alla fine ho mancato la Q2 per un margine davvero ridotto, meno di un decimo. Dobbiamo capire come massimizzare il nostro passo, credere in noi stessi e vedere cosa succederà”, ha commentato Giovinazzi nelle interviste. Per quanto riguarda il finlandese, il suo ultimo tentativo è stato compromesso da un bloccaggio in frenata in curva 12, quando i suoi parziali sembravano dargli una speranza di poter passare la tagliola: secondo Iceman si è trattato di un errore che gli è costato almeno tre decimi, compromettendo definitivamente le sue chance di evitare l’eliminazione.

Per quanto riguarda le posizioni di testa, a concludere la Q1 davanti a tutti è stato Lando Norris, il quale ha sfruttato un nuovo set di gomme e la marcata evoluzione della pista per riuscire ad ottenere il miglior tempo della manche.

Q2: media vs. soft

Come spesso accade, la seconda manche si è rivelata fondamentale per le strategie che si vedranno in gara. Sin dal primo tentativo è stato evidente che l’obiettivo di Ferrari, Mercedes e Red Bull fosse quello di qualificarsi su mescola media, in modo da poterla usare anche per il primo stint della corsa. L’unica a diversificare le strategie è stata la Red Bull, optando per la media con Max Verstappen, mentre con Alexander Albon è stato deciso di usare la soft, molto probabilmente perché in quel frangente il tailandese non sembrasse avere nel piede ciò che serviva per colmare il gap di un secondo tra i due compound, rendendo complicato il passaggio del turno. Come facilmente prevedibile, i top team sono comunque riusciti ad andare in testa nonostante la mescola più dura ma, a differenza di altre occasioni, il margine sulla midfield era abbastanza risicato, solamente 3 decimi su Carlos Sainz Jr. e 5 su Pierre Gasly. Data l’evoluzione della pista che si era vista in Q1, non si trattava di un vantaggio che poteva lasciare completamente tranquilli i team, in particolar modo Ferrari, ultima del gruppetto di testa. Per questo gli ingegneri del muretto della Rossa si sono subito attivati via radio per cercare di capire il margine che i piloti avevano ancora in tasca e se fosse stato possibile usare nuovamente lo stesso set al fine di non sprecarne un altro nel secondo tentativo: le risposte da parte dei piloti sono state differenti, con Vettel che aveva fatto intendere di avere ancora margine per migliorare il tempo, ma solo su gomma nuova, mentre per Leclerc la situazione era un po’ più complicata, avendo già dato tutto quello che c’era nel primo tentativo. Entrambi, però, avevano reso chiaro il concetto che non sarebbe stato possibile migliorarsi restando in pista sullo stesso treno di gomme. Per quanto riguarda la lotta per la top ten, il primo tentativo aveva già fatto comprendere che si sarebbe trattata di una lotta sul filo dei centesimi, con ben quattro piloti racchiusi nel giro di due decimi: Magnussen, virtualmente l’ultimo classifica, infatti, aveva concluso il suo giro con soli dieci millesimi di vantaggio sul primo degli esclusi, Daniil Kvyat.

Per quanto riguarda il secondo tentativo, Ferrari, Mercedes e Red Bull hanno deciso di differenziare le strategie: da una parte la Rossa ha deciso di tornare in pista su mescola media, in modo da migliorare il tempo grazie all’evoluzione della pista, mentre dall’altra la squadra tedesca e quella austriaca hanno optato per l’uso della soft, sia per precauzione che per completare una simulazione in vista della Q3, sistemando gli ultimi dettagli e trovando i limiti della gomma e del tracciato. Già nel giro di lancio, però, non sono mancate le polemiche e le sorprese, con un incidente sfiorato tra Max Verstappen, Lewis Hamilton e Daniil Kvyat. Trovandosi nel traffico all’uscita dai box e sapendo che sul finale del giro avrebbe trovato diverse monoposto davanti a lui, come riportato via radio dal suo ingegnere, l’inglese aveva cercato di farsi spazio, superando diverse monoposto tra cui anche quella di Verstappen, proprio nell’ultimo settore, il quale a sua volta stava rallentando per prendere spazio rispetto a chi era davanti a lui. L’olandese non ha preso bene l’azione del rivale, cercando di recuperare immediatamente la posizione con una staccata profonda in curva 19, nonostante in realtà non ci fosse molto spazio per tentare una manovra del genere. Il problema è poi sorto nel momento in cui, a sua volta, Hamilton aveva cercato di chiudere la traiettoria in staccata, non solo per arginare il pilota della Red Bull, ma anche per superare Daniil Kvyat, il quale si stava preparando per il suo ultimo e decisivo tentativo che gli poteva valere l’accesso alla Q3. Una mossa molto ritardata che ha sorpreso anche il russo, tanto da rischiare anche un incidente, sfiorato per pura questione di riflessi pronti da parte di tutti i coinvolti. La FIA inizialmente aveva annunciato di aver notato l’episodio, ma ha poi concluso la questione dichiarando che non fosse necessaria nessuna investigazione.

Tornando sui tempi, naturalmente nessuno dei piloti Red Bull o Mercedes si è migliorato, ad esclusione di Albon che aveva già usato la soft nel primo tentativo, in quanto dopo aver visto che sarebbero passati anche con il crono ottenuto precedentemente, hanno valutato che partire sulla media fosse a loro parere un vantaggio considerevole rispetto al farlo su un compound diverso. Chi si è migliorato sono state le due Ferrari, che quindi prenderanno il via della corsa sì su gomma media, ma con il set usato nel secondo tentativo e non nel primo. È importante sottolineare che, dal punto di vista strategico, in questo modo Ferrari ha sì salvato un set di gomme soft per la corsa, ma non avrà più medie nuove a disposizione, mentre per Verstappen e le Mercedes si tratta della situazione opposta. Ciò può lasciare pressuporre che sia la Mercedes che Verstappen potrebbe essere propensa a valutare la strategia media-hard, più conservativa.

Spostandoci sulla lotta per evitare l’eliminazione dalla seconda manche, anche in questo caso si è trattato di una battaglia piuttosto intensa, decisa da un solo decimo di distacco. A farne le spese è stato soprattutto Daniil Kvyat, costretto ad un giro di preparazione non ideale per quanto accaduto precedentemente con Hamilton e Verstappen, episodio che sicuramente non gli ha permesso di trovarsi all’inizio del giro veloce con le gomme nelle migliori condizioni. In ogni caso, il suo tempo con cui era riuscito a risalire fino all’11° posto è stato poi cancellato per aver superato i track limits in curva 19. A guadagnare posizioni sono quindi stati Nico Hulkenberg e Kevin Magnussen, rispettivamente 11° e 12°.

Il tedesco della Renault, eliminato solamente per un decimo, ha così raccontato la sua qualifica: “Non siamo stati abbastanza veloci per entrare in Q3 oggi. Mi è mancato il passo e un po’ di armonia con la vettura, non sono riuscito ad estrarre quell’ultimo decimo, il che significa non aver passato la manche. Ero felice dei miei giri completati. Penso che l’undicesimo posto sia una buona posizione di partenza, abbiamo libertà in tema di strategia, che a volte gioca a nostro vantaggio. Sono pronto a lottare domani”, ha dichiarato Nico.

Nonostante il dodicesimo posto in griglia, la si può considerare una giornata positiva in casa Haas, sicuramente un passo avanti rispetto a quanto accaduto una settimana fa in Messico, dove entrambe le monoposto erano uscite già in Q1. Nel corso dell’ultimo tentativo, Magnussen è riuscito a pareggiare il tempo ottenuto nel primo settore dai piloti che sarebbe poi andati in Q3, mentre il secondo e il terzo parziale non sono stati all’altezza dei rivali, anche se era difficile aspettarsi la monoposto americana in grado di lottare per la top ten. In ogni caso, come racconta lo stesso danese, è stato un pomeriggio positivo: “Non è stato un pomeriggio così cattivo, poteva andare peggio. Siamo appena fuori dalla top ten, con scelta libera in tema di gomme. Non so se sia un vantaggio, lo vedremo domani. Sono piuttosto contento della qualifica, sia della mia performance che di quella del team. Abbiamo lavorato molto durante il weekend e abbiamo completato anche diversi test aerodinamici che hanno un po’ modificato il corso del fine settimana”. Tanto lavoro per la squadra di Kannapolis che proprio su questa pista si era presentata con una nuova ala anteriore da testare durante le libere. Ci sono stati dei problemi a livello aerodinamico, soprattutto per Romain Grosjean, anch’esso fuori in Q2: dopo aver provato differenti settaggi durante la FP1 e la FP2, con il pacchetto testato il venerdì pomeriggio che presentava problemi nelle zone ad alta velocità, il francese è poi tornato durante la FP3 sul pacchetto usato nelle prime libere. Ciò nonostante, durante l’ultima sessione si sono verificati dei problemi sull’ala posteriore, che hanno costretto il team a cambiare la stessa ed usare una specifica diversa, così come per la deck wing, giusti pochi minuti prima di finire sotto parc fermé. Ciò lo ha penalizzato soprattutto sui lunghi rettilinei, in cui ha perso diversi decimi dal compagno di squadra. A trovare l’eliminazione dalla Q2 anche Lance Stroll, il quale prenderà il via della gara dal 14° posto: attenzione, come sempre, alle sue qualità in termini di passo gara che potrebbero rimetterlo in gioco per un arrivo a punti.

Q3: Bottas centra la quinta pole stagionale

L’ultima e decisiva manche di qualifica ha regolato emozioni, con ben quattro piloti racchiusi in circa un decimo, a dimostrazione di quanto il format attuale possa ancora riservare sorprese e sessioni intense. A centrare la pole position è stato un po’ a sorpresa Valtteri Bottas, capace di battere Sebastian Vettel per soli 12 millesimi. La sfida per la pole position in realtà si è decisa tra primo e secondo tentativo, in quanto sul finale le condizioni della pista sono cambiate e hanno permesso a pochi di migliorarsi rispetto al tempo ottenuto precedentemente riguardo ai top team.

È stato infatti proprio nel primo run che Valtteri Bottas ha completato il giro che gli è valso la pole, ottenendo un crono di 1:32.029. Alle sue spalle si è piazzato Sebastian Vettel, secondo ma per soli 12 millesimi che, come raccontato via radio dal tedesco, avrebbero potuto essere limati essendo un pochino più aggressivo in curva 19, ma in cui non aveva voluto esagerare per lasciare un po’ di margine per il secondo run e per non eccedere con i track limits, che avrebbero comportato la cancellazione del tempo.

Tra i due il distacco è minimo ed inquadrare da dove sia arrivato questo minimo margine è estremamente complicato, seppur i loro due giri ci mostrino comunque qualche spunto particolarmente interessante. Nel primo settore la Ferrari si è dimostrata estremamente competitiva, il che è anche un segnale positivo, un’ulteriore dimostrazione che gli sviluppi portati nella seconda metà di stagione hanno effettivamente aiutato a fare un passo in avanti considerevole, sia nell’inserimento che nella velocità in curva, anche se c’è da sottolineare come in curve veloci ma più guidate, la SF90 continui ancora a soffirre nei confronti della W10. Alla prima curva Vettel arriva con discreto vantaggio, accumulato sul rettilineo di partenza: questa zona della pista nel corso delle libere si era dimostrata essere estremamente complicata a causa dei dossi che rendevano difficile individuare il corretto punto di frenata e, non a caso, si sono visti parecchi bloccaggi in questi due giorni. Nessuno dei due piloti è stato perfetto nell’interpretazione della stessa, ma è proprio qui che il tedesco fa una leggera prima differenza, riuscendo a rimanere più vicino al cordolo all’apice della curva e traendone un vantaggio soprattutto in uscita: c’è da dire che comunque curva 1 offre diverse interpretazioni, quindi restare leggermente più larghi, seppur non aiuti, non è estremamente penalizzante come in altri circuiti, ed è anche per questo che proprio in questa zona si potranno vedere diversi tentativi di sorpasso alla partenza. Il quattro volte campione del mondo riesce ad uscire meglio da curva 1, portandosi il vantaggio che manterrà anche nelle esse veloci, a dimostrazione della bontà degli aggiornamenti Ferrari.

Come dicevamo, però, la SF90 dimostra di soffrire ancora un po’ quei tratti veloci ma guidati, in cui servono rapidi cambi di direzione e precisione nell’inserimento, un comportamento che si era visto in Messico anche la settimana passata. Ciò si nota soprattutto nella sequenza di curve 6/7/8/9, una delle più tecniche del circuito. Tra curva 6 e 7 inizia il secondo settore e in questo frangente si può notare come Bottas riesca non solo a spigolare meglio la prima parte di questa sequenza, ma anche come riesca a compiere un cambio di direzione estremamente rapido senza perdere stabilità, fattore che gli ha permesso di stringere rispetto all’avversario guadagnando diversi centesimi. Un comportamento simile che si può ravvisare anche e soprattutto in curva 8 e 9, che già al venerdì avevano dimostrato di essere decisive nell’interpretazione del secondo settore. In curva 8 si può notare come Vettel abbia dovuto lavorare molto con lo sterzo per riuscire ad ottenere un buon ingresso e come, al contempo, nel punto di corda a parità di angolo volante il tedesco abbia dovuto tenere una traiettoria più larga e penalizzante rispetto a Bottas, il quale al contrario è riuscito a tagliare molto sul cordolo guadagnando tempo prezioso.

Ciò ha permesso al finlandese di posizionare la vettura ad un angolo migliore ed aprire prima il gas in uscita, passando virtualmente di passare in testa. Questo naturalmente va ad influenzare anche curva 9 e la sua percorrenza, dove si può notare come il quattro volte campione del mondo per guadagnare tempo sfrutti tanto il cordolo all’esterno, finendo anche leggermente largo. Proseguendo con il giro, così come in curva 1, alla staccata di curva 11 Vettel riesce a rimanere più vicino al cordolo. Al contrario, il pilota della Mercedes non è riuscito ad essere così preciso, avendo anche una leggera correzione di sovrasterzo a centrocurva, segno che già come accaduto durante le libere, non è riuscito a trovare un perfetto bilanciamento con il posteriore in ingresso di quella specifica zona della pista sul giro secco. Come ormai tradizione in questa stagione, la Rossa riesce a recuperare lo svantaggio, guadagnando tempo prezioso sui rettilinei. Alla conclusione del settore, i parziali tra i due risulteranno essere quasi alla pari, con soli 50 millesimi a dividerli.

Si giunge così all’ultimo settore, quello decisivo in una sfida così tirata. È molto interessante andare a notare le differenti interpretazioni che si sono ravvisate soprattutto nella zona più lenta del tracciato, ovvero curva 15. Si tratta di una curva molto ampia, che lascia spazio a diversi modi di affrontarla, ognuno con i suoi punti a favore e i suoi punti a sfavore. Nella fattispecie, Vettel ha deciso di mantenersi leggermente più largo, rimanendo verso l’esterno, molto probabilmente per favorire l’uscita di curva che immette su lungo curvone veloce, mentre Bottas ha tentanto di chiuderla, recuperando tempo in ingresso e in percorrenza.

Un comportamento visto ormai molte volte in questa stagione anche su altre piste. Ciò ha permesso al tedesco di tornare nuovamente in testa già prima del lungo curvone con 3 diversi punti di corda, il quale porta alle ultime due curve. La prima è curva 19, in cui bisogna portare molta velocità in ingresso ma al contempo stare attenti a non osare eccessivamente finendo oltre il cordolo posto all’esterno in uscita, complice la cancellazione del tempo. Nel team radio post-qualifica, il Ferrarista ha rivelato di essere stato abbastanza conservativo nel primo run in questo tratto di pista, sia per lasciarsi margine per il secondo tentativo, sia per vedersi cancellato il crono ottenuto. Anche nell’ultima curva si possono notare delle differenze, soprattutto all’apice: Bottas è stato essenzialmente perfetto, molto vicino al cordolo, al contrario di Vettel, il quale ha dovuto correggere la vettura a centro curva (molto probabilmente per una perdita del posteriore), perdendo il punto di corda. Ciò ha influito in modo importante perché ha costretto il tedesco a dover correggere la linea, finire leggermente più largo, dover lavorare tanto di angolo volante per chiudere la curva e correggere il sottosterzo, e, soprattutto, ritardare il gas in uscita, al contrario del finlandese, che è riuscito a spalancare prima e con un angolo migliore, fattori che gli hanno permesso di guadagnare quei millesimi che si sono poi rivelati decisivi.

La sfida per la pole position, però, non si è conclusa qui, perché nel secondo tentativo Max Verstappen è riuscito a ridurre il margine e portarsi molto vicino al tempo della pole. Ad influire in modo importante è stato soprattutto un bloccaggio in curva 1, senza quale probabilmente l’olandese avrebbe avuto una buona opportunità di lottare per la pole position. Ad inficiare sulla prestazione dell’olandese anche un problema di sincronizzazione della marce, qualcosa che si è già verificato altre nel corso di questa stagione. C’è da sottolineare come, riguardo ai top team, solamente il pilota della Red Bull e Leclerc siano riusciti a migliorarsi, al contrario di Vettel, Bottas e Hamilton che hanno accusato un calo generale di grip. Per l’inglese, in particolare, è stata una giornata complicata, in cui non è riuscito a mettere insieme un giro perfetto, nonostante l’alto potenziale, tanto da dover abortire anche il secondo giro: nessun grosso errore, ma solamente qualche centesimo perso qua e là che non gli avrebbe consentito di migliorarsi rispetto al tempo ottenuto nel primo run. Lewis partirà dalla quinta casella e sarà preceduto da Charles Leclerc, bravo ad ottenere comunque un buon tempo nonostante il cambio di motore prima delle qualifiche e il non aver disputato la FP3, una sessione sicuramente utile non solo per simulare il giro secco ma anche per verificare i cambiamenti del set-up effettuati in nottata.

Per quanto riguarda la midfield, la McLaren si è dimostrata ancora una volta molto competitiva sul giro secco, ma gli aspetti positivi non riguardano solamente la posizione in griglia, settima e ottava, ma anche il distacco dalla pole, quantificabile in otto decimi, un gap che dimostra il salto in avanti compiuto dal team di Woking. Dopo l’esperienza negativa del Messico, durante le libere in McLaren si sono concentrati molto anche sul lavoro in termini di passo gara e le indicazioni sono sembrate positive. A concludere la top ten Daniel Ricciardo e Pierre Gasly, ancora una volta capace di entrare nel Q3.

Le strategie per la gara

Per quanto riguarda le strategie, Pirelli consiglia una tattica ad una sola sosta. La più veloce secondo i dati dovrebbe essere quella che prevede di partire sulla soft per poi fermarsi per montare la media. Un’alternativa, seppur più lenta, sarebbe quella di partire sulla media per usare la hard fino a fine gara. C’è da segnalare, per quanto riguarda i top team, che Mercedes e Verstappen non avranno più set di soft nuovi a disposizione, ma solo usati, al contrario dei due Ferraristi. Al contempo, però, avranno un nuovo set di gomme hard, il che lascia presagire che non sia completamente da scartare una soluzione media-hard in vista della corsa.

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