F1 | GP d’Austria: l’analisi della gara

Verstappen brilla davanti al pubblico Red Bull. Ferrari vicina ma non abbastanza, Mercedes sottotono

F1 | GP d’Austria: l’analisi della gara

Sulle montagne austriache la storia si ripete. Esattamente come un anno fa, ancora una volta a trionfare nel Gran Premio d’Austria è Max Verstappen, il giovane talento olandese che ha mandato in estasi il pubblico accorso a Spielberg per supportare lui e il team di casa, la Red Bull. Il successo del numero 33 è arrivato alla fine di una corsa entusiasmante, dove non sono mancati duelli, colpi di scena, sorpassi e, come spesso accade recentemente, polemiche.

Sembrava e doveva essere la domenica della Ferrari e di Charles Leclerc, soprattutto dopo la pole position conquistata al sabato e il problema in partenza accusato proprio da Verstappen, una ghiotta occasione da non lasciarsi sfuggire. Le corse, però, sono imprevedibili e il sogno del monegasco di conquistare la prima vittoria in carriera e la prima stagionale per la Scuderia è sfumato a poche tornate dal termine, complice un duello con l’olandese della Red Bull che ha fatto molto discutere nel post-gara. Contemporaneamente arriva anche la prima battuta d’arresto per la Mercedes, protagonista di un weekend sottotono complici i problemi di surriscaldamento che non hanno permesso né a Valtteri Bottas né a Lewis Hamilton di lottare come avrebbero voluto: ma attenzione a sottovalutare le prestazioni della squadra tedesca perché, come vedremo, nonostante le difficoltà il weekend ha dato indicazioni paradossalmente quasi confortanti, senza contare che si dovrebbe trattare solamente di un caso isolato in condizioni particolari. Il finlandese è comunque riuscito a limitare i danni, portando a casa un prezioso terzo posto che gli ha permesso di recuperare anche qualche punto in ottica mondiale rispetto ad uno spento compagno di squadra. Indubbiamente il weekend dell’inglese si è complicato dopo la penalizzazione di tre posizioni sulla griglia per l’episodio di impeding con Kimi Raikkonen durante le qualifiche, ma anche in gara Lewis non ha brillato, commettendo diversi errori in frenata e rompendo un flap della propria ala anteriore andando su un cordolo: insomma, si è trattato di un fine settimana da dimenticare per l’attuale leader del mondiale, che dovrà rifarsi fra due settimane quando il Circus si sposterà a Silverstone per la sua gara di casa, davanti al proprio pubblico. Tra le due Frecce d’Argento si è inserito l’altro Ferrarista Sebastian Vettel, autore di una bella rimonta dal nono fino al quarto posto, a solo mezzo secondo del podio: per il tedesco non si è trattato di un weekend particolarmente fortunato, complice non solo il problema tecnico accusato in qualifica che non gli ha permesso di partecipare alla Q3, ma anche un inconveniente alla radio durante il pit stop e una strategia che poteva essere gestita meglio da parte degli ingegneri. Indubbiamente, però, il pilota di Heppenheim è stato protagonista di una gara fatta di sorpassi e tanto ritmo, abbastanza per pensare che in una gara normale avrebbe avuto anche l’opportunità di giocarsi qualcosa di importante.

Se i top team ci hanno regalato spettacolo, anche a metà gruppo abbiamo assistito a delle belle gare e delle ottime rimonte, come quella si Sainz che, dopo essere partito dall’ultima fila, ha concluso in ottava posizione, conquistando un prezioso doppio arrivo a punti per la McLaren, grazie anche al sesto posto di Lando Norris. Tutto ciò va a confermare la bontà del progetto in questa fase del campionato, dove la squadra di Woking si sta ponendo come quarta forza del campionato, dietro solamente a Mercedes, Ferrari e Red Bull. Fine settimana estremamente positivo per le due Alfa Romeo, finalmente a punti con entrambe le monoposto: Antonio Giovinazzi, infatti, dopo alcune positive prestazioni in qualifica è finalmente riuscito a centrare la top ten anche in gara, guadagnando il suo primo punto in Formula 1. Non è andata, invece, altrettanto bene a Pierre Gasly, settimo sul traguardo e soprattutto doppiato dal proprio compagno di squadra: nonostante il francese sembrasse aver fatto qualche progresso, l’adattamento alla RB15 si sta dimostrato molto più complicato del previsto, ma ciò probabilmente è anche da imputare al cambio di set-up, rivelatosi errato, effettuato prima delle qualifiche.

Giornata complicata anche per Renault, Racing Point, Toro Rosso e Haas, tutte fuori dai punti nonostante le premesse potevano vederle in lotta per conquistare la top ten e qualche punto iridato.

La sfida Leclerc-Verstappen

Sono molti i punti che hanno caratterizzato la domenica del Gran Premio d’Austria e, senza dubbio, uno tra quelli che ha suscitato maggior interesse e spettacolo è stato il duello tra Charles Leclerc e Max Verstappen, due giovani talenti che rappresenteranno anche il futuro di questo sport. Il meglio è arrivato nelle ultime tornate, quando i due alfieri di Ferrari e Red Bull hanno dato vita ad una intensa battaglia, in cui si è arrivati anche al contatto, ma che ha lasciato alle sue spalle anche diverse polemiche.

Per capire in quali condizioni siano arrivati i due al momento decisivo della gara, però, è importante ripercorrere cosa sia successo prima, fin dalle fasi iniziali. Proprio allo start, infatti, è avvenuto uno di quegli episodi che ha cambiato la storia della corsa, ovvero la mancata partenza di Max Verstappen, con conseguente attivazione dell’antistallo e perdita di numerose posizioni rispetto a quella seconda casella conquistata dopo le qualifiche. Come Sebastian Vettel, bloccato da un inconveniente tecnico durante la Q3, anche l’olandese è stato quindi costretto ad una rimonta da metà griglia, fattore che ha complicato notevolmente la sua gara ponendolo nel traffico. Tutto perfetto, invece, per l’altro protagonista della storia, Leclerc, il quale dopo essere scattato dalla pole ha mantenuto la prima posizione cercando la fuga e ponendo Valtteri Bottas come principale antagonista per la rincorsa a quella vittoria che era già sfuggita precedentemente in Bahrain. Il primo stint di gara del monegasco è stato un mix tra una gestione accurata degli pneumatici soft e un ritmo costante per cercare di staccare i piloti alle sue spalle, mettendosi al sicuro da eventuali rimonte o sorprese. Indubbiamente la scelta della Ferrari di partire con la soft, a differenza di Mercedes e Verstappen che avevano optato per la media, rappresentava l’incognita più importante, date le previsioni che vedevano una pista particolarmente calda, con conseguente durata ridotta proprio della mescola più tenera: al contrario, però, la decisione del team di Maranello non si è rivelata particolarmente errata, anzi, ha funzionato meglio di quanto ci si aspettasse. A riguardo, quel “tell me when to start pushing” pronunciato proprio da Leclerc nel corso nel 14° giro è forse l’immagine più chiara di come si sia evoluto lo stint: buon ritmo, ma non impiccato al fine di preservare gli pneumatici, tanto che dal muretto box avevano anche consigliato qualche tornata prima di attivare la modalità “FS2”, ovvero una di quelle mappature generalmente utilizzate per il fuel saving ma che, in questa occasione, era stata adottata al fine di gestire meglio le gomme, molto probabilmente grazie ad un’erogazione del motore meno aggressiva. Ciò che forse ha modificato i piani d’azione della Rossa, è stato il pit stop di Valtteri Bottas, arrivato nel corso del 21° giro mentre si trovava in seconda posizione: al fine di evitare il minimo rischio, la Ferrari ha deciso di richiamare subito ai box il monegasco, seguendo la strategia iniziale (“plan A”) e montando le dure per arrivare fino in fondo. Ciò indubbiamente ha allungato di qualche passaggio il secondo stint, tornate che a conti fatti hanno anche agevolato il ritorno di Max Verstappen sul finire della gara. Dopo la corsa sono sorti anche dei dubbi in merito alla decisione della squadra del Cavallino di rispondere immediatamente alla mossa Mercedes ma, come vedremo in seguito affronteremo il capitolo riservato alle Frecce d’Argento, in quel determinato momento è stata la mossa più saggia. Al contrario, per il numero 33 della Red Bull, la prima parte di gara è stata dedicata alla rimonta delle posizioni perse alla partenza, fattore che notevolmente rallentato il suo potenziale ritmo di gara. Dato comunque il buon passo trovato a pista libera e il problema tecnico accusato da Sebastian Vettel al pit stop, la squadra anglo-austriaca ha optato per l’allungare il più possibile lo stint, tenendolo fuori per oltre 30 giri sulla media prima di fermarsi per montare la gomma dura ed arrivare fino al traguardo. Ma è proprio con questa mescola che Max ha dato il meglio di sé, trovando un ritmo inarrivabile per chiunque, al di fuori probabilmente anche delle aspettative della Red Bull stessa. Max ha iniziato a recuperare terreno giro dopo giro, macinando sorpassi su sorpassi, prima su Vettel e poi su Bottas. C’era stata anche un po’ di preoccupazione nel momento del duello con il finlandese della Mercedes, in quanto, dopo aver inserito la “mode 6” (una mappature leggermente più potente), la RB15 aveva iniziato a perdere potenza: gli ingegneri sono intervenuti rapidamente, dando delle indicazioni al proprio pilota per risolvere il problema e far tornare la situazione alla normalità. Arginare l’olandese era impresa al quanto difficile, soprattutto quando sul finale di gara il box gli ha dato via libera alle mappature motore più aggressive, rendendolo una macchina quasi inarrestabile. D’altro canto, ciò che ha in parte sorpreso è stato il fatto che Ferrari abbia capito, quantomeno ascoltando i team radio, troppo la minaccia che Verstappen avrebbe potuto rappresentare.. Esattamente come nel primo stint, buona parte del secondo run di gara è stato dedicato alla gestione delle gomme, optando anche per mappature come la FS4, tanto che ad un certo punto persino Leclerc stesso aveva chiesto se fosse possibile spingere sull’acceleratore: da parte dei box è poi arrivata una risposta affermativa, a patto di continuare a salvaguardare le coperture. Andando avanti con i giri, la minaccia Verstappen è diventata sempre più concreta, fino al momento in cui, cercando di arginare per quanto possibile la rimonta dell’olandese, la Ferrari ha sbloccato le potenzialità della sua Power Unit fornendo al monegasco mappature più aggressive. Data la differenza di passo tra i due piloti, la mossa della squadra italiana non è stata comunque sufficiente ad arginare completamente il rientro del numero 33, tanto che a meno dieci tornata dalla conclusione, Verstappen si trovava ormai negli scarichi di chi lo precedeva.

Da quel momento è nato un fantastico duello in cui i due non si sono risparmiati. Da una parte c’era l’olandese fortissimo in uscita di curva 1 e in frenata di curva 3, dall’altra il monegasco che poteva contare su una buona trazione e una buona velocità di punta per provarsi a difendere. Era quindi chiaro che l’azione si sarebbe vista soprattutto tra curva 3 e curva 4, due tratti rettilinei dove ci sono importanti frenate e dove è possibile utilizzare il DRS. Al fine di proteggersi proprio da quest’ultimo, in Ferrari alternavano mappature basse di SOC che permettevano di recuperare più energia, a modalità più spinte che permettevano di esprimere più potenza ed arginare un possibile attacco. Il primo tentativo è arrivato nel corso del 67° giro, in curva 3, ma in quell’occasione Leclerc è stato bravissimo a proteggere l’interno e a negare al rivale l’opportunità di provare un incrocio in uscita. Non c’è un momento di respiro e nella tornata successiva arriva il secondo tentativo, questa volta più concreto: il monegasco cerca di proteggere l’interno, ma non nelle stesse modalità del giro precedente, lasciando a Verstappen quello spazio sufficiente per buttarsi e tentare l’attacco. I due escono dalla curva quasi appaiati, ma l’ottima trazione della SF90 permette a Leclerc di riprendersi la posizione sul rettilineo successivo e tornare in testa. È durante il 59° giro che arriva l’episodio chiave di tutta la gara, quello che ha creato discussioni su discussioni dopo la corsa. I due arrivano sempre in curva 3, ma questa volta c’è una sostanziale differenza: il pilota della Ferrari non ha cercato di forzare la chiusura dell’interno, lasciando all’olandese tutto lo spazio necessario per infilarsi ed avere una migliore uscita di curva rispetto a quanto si era visto precedentemente.

Astutamente Verstappen ha forzato la mossa a centro curva e in uscita, spostandosi il più possibile verso l’esterno, con il conseguente contatto tra lui e Leclerc che, a sua volta, stava cercando di tenere giù il piede senza finire fuori pista. Questo atteggiamento tenuto dal pilota Red Bull ha creato molte polemiche nel post-gara: molti lo ritenevano un semplice contatto di gara, altri un azione sanzionabile a livello regolamentare, con conseguente penalità che gli sarebbe costata la vittoria. Da parte della Ferrari, è arrivata immediatamente la richiesta verso i commissari di gara di revisionare l’accaduto, motivo per il quale è stato consigliato a Leclerc di continuare a spingere per rimanere sotto i cinque secondi alla bandiera a scacchi in caso di penalità. La decisione dei commissari si è fatta attendere quasi due ore dopo la conclusione della corsa, ma alla fine gli stessi hanno optato per un “no further action”, definendolo come un semplice episodio di gara e lasciando la vittoria a Verstappen.

“È stata una gara incredibile, e sono felice di aver conquistato la seconda vittoria del nostro team nel Gran Premio di casa” – ha commentato Verstappen nelle classiche interviste post-gara -. “Peccato per la partenza, sono andato in antistallo finendo settimo, ma da lì il ritmo è stato buono: sono rimasto calmo e ho continuato a spingere. Il secondo stint è stato decisivo, la macchina era impressionante! Una volta superato Valtteri, ho pensato che avrei potuto vincere, e ho continuato a spingere appieno, non mi sono arreso. Ho passato Charles a pochi giri dalla fine, sono troppo felice! La mossa è stata in pieno stile racing, e se non riesci a fare cose di questo tipo, meglio se stai a casa. Grazie alla Red Bull, gli aggiornamenti hanno funzionato, grazie anche al team in fabbrica e qui in pista, e ovviamente grazie anche alla Honda, non hanno passato dei bei momenti in questi anni, e vincere per loro è incredibile”, ha poi aggiunto l’olandese, che ha tenuto a ringraziare anche il motorista giapponese per il lavoro svolto dopo avergli oltretutto dedicato il successo indicando il loro sulla sua tuta durante la cerimonia del podio.

Non può essere altrettanto soddisfato, invece, Charles Leclerc, il quale ha visto sfumare il suo primo trionfo in carriera a poche tornate dalla fine. Ciò, però, non toglie che il monegasco sia stato autore di un ottimo fine settimana, in cui ha sbagliato davvero poco, e in cui sta iniziando a mettere insieme i pezzi del puzzle per diventare un pilota più completo: “Nel complesso è stato un fine settimana positivo. Sfortunatamente, non è finito come avremmo voluto. Nel mio primo stint sono stato competitivo, avevamo davvero un buon ritmo. Ci siamo fermati anticipatamente per cambiare le gomme per evitare di perdere la posizione da Bottas. Questo ha reso il secondo stint più lungo e più impegnativo del previsto, poiché le ruote posteriori si sono degradate parecchio nell’ultima parte di gara. Il secondo posto non era quello che volevamo oggi, ma in questo fine settimana abbiamo dato tutto e di certo abbiamo fatto un passo avanti. Sono convinto che questo porterà ulteriori progressi per le prossime gare e ci consentirà di ottenere il successo che vogliamo tutti tanto fortemente”, ha poi concluso il monegasco.

Le difficoltà Mercedes

Se Ferrari e Red Bull hanno dato spettacolo, la grande “assente” di questo fine settimana austriaco è stata la Mercedes, alle prese con diversi problemi tecnici che non gli hanno permesso di esprimersi al massimo delle proprie potenzialità. È innanzitutto fondamentale partire chiarendo che quello dello Spielberg è un circuito particolare, il quale, come previsto, si è meglio adattato alla SF90 e alle sue caratteristiche rispetto ad altre piste, quindi il livello dei rivali si è alzato in confronto ad altri appuntamenti in cui la casa tedesca aveva avuto vita facile. Si tratta inoltre di un Gran Premio particolare a causa della sua locazione, a circa 700 metri dal livello del mare, dove l’aria è più rarefatta: questi due fattori, aggiunti al gran caldo che si è registrato durante il weekend austriaco, ha fatto sì che la W10 abbia sofferto problemi di surriscaldamento, ben più gravi anche di quanto previsto dal team stesso. Al fine di cercare di tenere sotto controllo la situazione, la Mercedes aveva aperto quanti più sfoghi possibile sulla propria monoposto, in modo da permettere una miglior circolazione dell’aria pur nonostante ciò penalizzasse l’aerodinamica: in un appuntamento come questo, però, l’affidabilità e il non compromettere la Power Unit per gli appuntamenti successivi sono i due fattori più importanti rispetto alla prestazione pura. Come confermato poi dai piloti e dagli ingegneri stessi, si è trattato di un weekend particolarmente complicato, che ha assunto toni più acuti giro dopo giro. Tutto ciò ha influito in modo importante sulle prestazioni, tanto che su entrambe le W10 si è dovuto ricorrere all’utilizzo di mappature motore particolarmente conservative rispetto al solito, oltre ad effettuare molto lift and coast al fine di contenere le temperature sotto il limite. Per dare un’idea di quanto le Mercedes fossero in difficoltà da questo punto di vista, è interessante ascoltare i messaggi scambiati via radio tra i box e il pitwall, in particolare per Valtteri Bottas, colui che ha lottato per posizioni di maggior rilievo. Già nel corso del quarto giro, infatti, dai box è arrivato il primo campanello d’allarme, in cui si è chiesto al finlandese di aumentare leggermente la fase di lift and coast, portandola da 150 metri a circa 200. Tornata dopo tornata la situazione si è fatta più grave e pochi giri più tardi è arrivata la richiesta di aumentare la fase di lift and coast a 300 metri, soprattutto in curva 6 e curva 9, due zone del tracciato in cui si porta molto velocità. Nonostante le precauzioni attuate dai box e dai piloti, però, il tutto ha continuato progressivamente a peggiorare, costringendo ad aumentare il lift and coast a circa 400 metri già nel corso del 17° giro. Ad un certo punto della corsa, la richiesta ha raggiunto addirittura i 450 metri e, infatti, contemporaneamente è arrivata anche una risposta abbastanza secca da parte di Bottas, stizzito dal non poter lottare e di vedere i propri rivali tentare la fuga senza poterci far nulla. Per questo poi il team ha suggerito una doppia scelta: rimanere in strat 12 continuando però a dover effettuare lunghi tratti di lift and coast, oppure spostarsi su strat 14 (leggermente meno potente), ma che offriva un maggior margini di controllo in termini di temperatura dimininuendo oltretutto la fase a piede alzato prima della staccata. Anche se si è trattato di un appuntamento particolarmente complicato, ci sono però degli aspetti positivi da trarre da questa gara, soprattutto paragonando i vari passi gara: nonostante le difficoltà, il dover girare con mappature motore relativamente safe, il dover effettuare molto lift and coast e una configurazione aerodinamica lontana da quella ideale, il ritmo tenuto da Bottas sia nel primo che nel secondo stint di gara non è stato molto dissimile da quello di Leclerc, anzi. Se è pur vero che il monegasco stesse comunque gestendo al fine di preservare le gomme e che non stesse spingendo al massimo, è chiaro che comunque il passo mantenuto era di tutto rispetto, rapido. Cosa vuol dire questo? Che nel momento in cui Mercedes avesse potuto iniziare davvero a spingere, magari anche per solo qualche giro, allora i tempi dei duo “d’argento” sarebbe scesi in modo importante, divenendo un grattacapo difficile da gestire: è proprio per questo che Ferrari ha fatto bene ad anticipare il pit stop di Leclerc mettendo al sicuro il proprio talento da possibili sorprese. Ancor più interessante, però, è il fatto che ancora una volta la W10 non abbia avuto particolari problemi di gomme, come confermato via radio a Bottas dopo la sosta, momento in cui i team analizzano il degrado del compound utilizzato nello stint precedente per cautelarsi per il resto della corsa.

In un weekend complicato è comunque arrivato un podio prezioso per Valtteri Bottas, terzo sul traguardo, con solo mezzo secondo di vantaggio su Sebastian Vettel. Nonostante una prestazione che non ha lasciato il segno a livello di spettacolo, il finlandese ha condotto una gara solida, senza sbavature, in cui ha ottenuto il massimo in una situazione difficile. Ha tenuto duro il più a lungo possibile, fino a dopo il sorpasso subito dal treno Verstappen, dopo cui ha alzato il ritmo per salvaguardare la propria monoposto, grazie anche al cospicuo vantaggio che aveva a disposizione sul tedesco della Ferrari dopo la sua seconda sosta. Solo nelle ultime tornate il finlandese è tornato a spingere, proprio per respingere l’attacco di Vettel. “Abbiamo ottenuto il massimo oggi” – ha commentato Bottas -. “Ci aspettavamo che la gara fosse complicata, ma si è rivelata ancora più difficile di quanto previsto: non potevamo usare tutte le modalità del motore e ho dovuto gestire le temperature per la maggior parte della gara, rendendo sia la difesa che l’attacco molto difficili, ma bisogna guardare gli aspetti positivi. Indagheremo comunque e spero che torneremo più forti a Silverstone.”

Non è stato un fine settimana semplice neanche per Lewis Hamilton, complicata terribilmente dalla penalità rimediata al sabato per un impeding a Kimi Raikkonen: nel corso del primo stint a complicare ulteriormente la sua corsa è stato anche il cedimento di un flap dell’ala anteriore causato dai continui e ripetuti passaggi sui cordoli, cosa che lo ha costretto ad alzare il proprio ritmo nei giri successivi a perdere molto tempo durante il pit stop per la sostituzione della stessa. Anche nella seconda parte di gara l’inglese non ha brillato, arrivando più volte all’errore e al bloccaggio delle ruote anteriori, soprattutto sotto la pressione posta da Sebastian Vettel alla proprie spalle. Si tratta senza dubbio di un Gran Premio da dimenticare in toto per il numero 44, che però avrà subito modo di rifarsi la prossima settimana, quando il Circus si trasferirà a Silverstone, proprio la gara di casa dell’inglese, e con una Mercedes che si ripresenterà nelle stesse condizioni dell’Austria.

La rimonta di Vettel

Il Gran Premio d’Austria ci ha regalato tantissimi spunti d’interesse e, tra questi, non può non esserci la gara di Sebastian Vettel, partito nono e giunto quarto in una gara fatta di sorpassi e strategie alternative. Tutto è nato a seguito dell’ammutinamento della sua “Lina” durante l’ultima manche delle qualifiche al sabato: un piccolo guasto non gli aveva permesso di scendere in pista, costringendolo a partire dalla nona casella sulla griglia. Nei primi giri di gara Sebastian si è dato subito da fare, recuperando diverse posizioni e posizionandosi alle spalle delle due Mercedes. Nel primo stint, una volta liberatosi del traffico (momento in cui ha sofferto anche lui di qualche piccolo problema di surriscaldamento sulla sua SF90), il tedesco ha tenuto un ottimo ritmo, più veloce di quello del compagno di squadra, ma chiaramente il tutto è sempre da rapportare alla strategia che era stata pensata per lui rispetto a quella del monegasco. Il punto di svolta del suo Gran Premio, seppur in negativo, è arrivato in concomitanza alla sosta del 21° giro, nella quale il quattro volte campione del mondo ha perso numerosi secondi fermo sulla piazzola a causa di un problema organizzativo. L’ordine di rientrare ai box è arrivato abbastanza tardi e, purtroppo, per via di un inconveniente della radio, sola una parte dei meccanici addetti allo stop ha sentito la comunicazione: per questa ragione, nel momento in cui Vettel si è presentato sulla sua piazzola, non tutte le gomme erano pronte per essere montate, con conseguente perdita di preziosi secondi. Questo errore si è rivelato fatale sotto due aspetti: il primo è che si era persa la possibilità di mettere pressione a Bottas per proteggere Leclerc, il secondo risiede nei secondi persi nei confronti di Max Verstappen, tanto che proprio nei giri successivi alla sosta Vettel è stato costretto a spingere sulle proprie coperture per evitare un overcut da parte dell’olandese. Dovendo premere sull’acceleratore, è anche possibile che si sia ridotta la vita della copertura, complicando la possibilità di arrivare fino al traguardo su quel set. Come per Leclerc, nella seconda parte di gara anche a Sebastian sono stati dati diversi settaggi come FS2 o FS4 utili a gestire le gomme, soprattutto quelle posteriori, fornendo oltretutto indicazioni su quali settori della pista fosse più utile migliorare. Il ritorno di Verstappen è stato però inesorabile e nel corso del 46° giro, il muretto ha autorizzato il proprio pilota ad usare le mappature di motore più spinte al fine di respingere un attacco. Ma è proprio in questo momento che la gara del tedesco diventa ancor più interessante, perché via radio giunge una comunicazione da parte del numero 5 in merito ad un “manettino”, chiedendo se fosse stato letto.

Nel corso dello stesso giro è attivata anche la conferma della lettura da parte di Adami, con l’aggiunta di un messaggio sibilino “non è ancora giunto il momento migliore”. Nella tornata successiva Vettel è sembrato piuttosto esplicito a riguardo, sentenziando via radio “è il momento migliore piuttosto che perdere tempo”, con la conseguente sosta ai box. Questa conversazione può portarci a fare considerazioni molto interessanti su cui è possibile provare a fare delle ipotesi. Le strade sono due, ovvero che fin dal principio la Ferrari avess optato per una tattica a due soste e che quel messaggio “read the manettino” fosse una mossa per esortare il rientro, oppure che tramite quel “consiglio” sia arrivata la richiesta di modificare la strategia in corso d’opera. Ascoltando gli altri messaggi radio, però, la soluzione più probabile sembra la prima, con una strategia che probabilmente era stata pensata su due pit stop ma che avrebbe potuto diventare a singola sosta nel caso di necessità. Ciò non toglie che, cercando di decifrare quanto detto durante la gara e dopo la corsa, l’idea di Sebastian sarebbe stata quella di anticipare la sosta di due giri rispetto a quanto accaduto, eliminando di conseguenza anche il tempo perso durante il duello con Verstappen. Due giri che alla fine si sono dimostrati in realtà fondamentali, in quanto il podio è sfuggito solamente per mezzo secondo nonostante una rimonta fatta di un ritmo martellante e di diversi sorpassi.

Purtroppo il problema occorso in qualifica ci ha privato dell’opportunità di vederlo in lotta per un risultato di maggior prestigio, ma analizzando il passo mostrato in gara, senza dubbio vi erano delle ottime premesse per vederlo lottare per le posizioni più alte della classifica: “Io guardo sempre il lato positivo e devo dire che il team oggi mi ha dato una vettura davvero perfetta e credo che nel complesso questo per noi sia stato un buon weekend, simile a quello del Canada di qualche settimana fa” – ha commentato Vettel nel post-gara -.. Ovviamente sono dispiaciuto per come sono andate le cose per me ieri, anche se oggi in gara mi sono divertito a battagliare ruota a ruota con un po’ di avversari. Nel complesso da una parte sono contento, perché la vettura è stata competitiva, dall’altra non lo sono perché avremmo potuto avere due vetture sul podio, una delle quali sul gradino più alto. Continuiamo ad avere bisogno di maggiore downforce e sappiamo di dovere migliorare ancora la vettura ma su piste come questa e quella del Canada siamo competitivi.”

McLaren e Alfa regine della midfield

Non poteva esserci giornata migliore per Lando Norris e la McLaren, capaci di portare entrambe le vetture a punti e di conquistare un fantastico sesto posto, anche davanti alla Red Bull di Pierre Gasly. Nel corso degli ultimi appuntamenti la squadra di Woking sta convincendo e lo sta facendo anche alla grande, con prestazioni di assoluto rispetto che la stanno ponendo come vera pretendente al quarto posto nel mondiale costruttori. La scelta di partire con la soft, come nel caso della Ferrari, non si è rilevata particolarmente errata, tanto che quasi tutti coloro che hanno optato per questa mescola alla partenza sono comunque finiti nei punti. Complice il passo superiore della sua MCL34 rispetto alla concorrenza di centro gruppo, la gara di Norris è stata più di “gestione” per contenere un attacco da parte di Gasly che di prestazione assoluta, a parte per i primi giri in cui ha lottato con Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen. Lando continua a sorprendere e convincere, crescendo di pari passo insieme al suo team: il sesto posto finale è la giusta ricompensa ad un weekend gestito nei migliori dei modi, da pilota d’esperienza. La bontà del progetto è confermata anche da Carlos Sainz Jr., autore di una grandissima rimonta fino all’ottavo posto dopo essere partito dal fondo della griglia a causa della sostituzione di una power unit evoluta sulla sua monoposto.

L’altra regina della lotta a centro gruppo è l’Alfa Romeo, a punti con entrambe le vetture per la prima volta stagione. Ciò è stato possibile non solo dalla classica affidabilità di Kimi Raikkonen, bravissimo a portarsi nelle posizioni di alto prestigio nel corso dei primi giri ed amministrare contro avversari più forti, ma anche da un ottimo Antonio Giovinazzi che, domenica scorsa, ha ottenuto il suo primo punto in carriera in Formula 1. Un risultato che l’italiano cercava da tempo, che aspettava e che è sempre sfuggito in gara per varie eventualità, nonostante in qualifica i risultati fossero eccellenti e stesse iniziando a convincere sempre di più. Oltretutto Antonio ha concluso la corsa solamente a mezzo secondo dal proprio compagno di squadra e, parlando di un grande pilota come Raikkonen, questo può essere solo motivo di orgoglio per un ragazzo che sta crescendo e si sta facendo le ossa in questo mondo. Già negli scorsi appuntamenti il pilota dell’Alfa Romeo aveva fatto vedere di avere le carte in regola per arrivare nei punti, ma finalmente ora il sogno si è concretizzato in realtà: “Sono felice di aver conquistato il mio primo punto” – ha detto Giovinazzi -. “È una bella sensazione, mi sono tolto un peso: credo che questo risultato sia stato il massimo ottenibile oggi, considerando le due macchine in top ten. Le qualifiche sono state positive, ma la gara è stata difficile: Perez è stato dietro di me per la maggior parte del tempo, c’era tanta pressione, ma volevo questo punto! Sento che gran parte del nostro lavoro sia stato premiato, ma dobbiamo continuare così. Dalla Francia in poi abbiamo fatto un passo nella giusta direzione.”

Se McLaren e Alfa Romeo raccolgono i frutti di un bel weekend, lo stesso non si può dire per Renault, Racing Point e Haas. La squadra transalpina ha sofferto per tutto il weekend e, nonostante le migliorie apportate tra il venerdì e il sabato, le modifiche non sono state sufficienti per riuscire ad entrare in zona top ten e trovare il grip mancate. Dopo aver fatto debuttare la Power Unit evoluta in Francia sulla sola monoposto di Daniel Ricciardo, anche Nico Hulkenberg ha potuto contare sull’introduzione del nuovo motore sulla sua vettura, nonostante ciò abbia comportato una perdita di cinque posizioni sulla griglia. I piloti si sono dati subito da fare, recuperando diverse posizioni, ma le due RS19 non sembravano mai essere state in lotta per portare a casa punti iridati in un mondiale costruttori che la Renault avrebbe dovuto conquistare anche con una certa facilità. Non è andata altrettanto bene neanche alla Racing Point, alle prese con un periodo in cui le difficoltà in qualifica, che spesso vedono le due vetture uscire già in Q1, compromettono tutte le possibilità in gara. Come dimostrato anche in Austria, durante la corsa la squadra anglo-canadese dispone del ritmo per rimontare, ma il partire così indietro naturalmente compromette le possibilità di riuscire ad ottenere un buon piazzamento. Ancora peggio è andata alla Haas che, dopo essere riuscita a qualificarsi al quinto posto grazie ad un eccellente prestazione di Kevin Magnussen, ha visto tutto il suo castello di carte crollare, un pezzo dopo l’altro. Tutto è iniziato con la penalità rimediata con il danese a causa della sostituzione del cambio sulla sua vettura, con conseguente arretramento sulla griglia di partenza alla decima casella, ben lontano da quel risultato che aveva cercato ed ottenuto.

La situazione si è complicata ulteriormente quando la direzione gara ha assegnato a Magnussen un drive through per essersi mosso in griglia prima dello spegnimento dei semafori, risultando così out of position: una decisione sicuramente oltremodo dura per un’infrazione molto piccola e che indubbiamente non ha portato particolari vantaggi, ma purtroppo questo è ciò che prevede il regolamento nel momento in cui i sensori rivelano qualcosa fuori posto. Weekend difficile anche per il compagno di squadra, Romain Grosjean, ma ciò che rimane fondamentale è il mancato sfruttamento delle gomme nella giusta finestra di funzionamento durante la corsa: come in altri appuntamenti, anche in Austria la Haas è sembrata davvero competitiva in modalità qualifica, mentre sul ritmo di gara scompare. I tecnici della squadra americana stanno provando a risolvere questo fastidioso problema, che, secondo il team principal Gunther Steiner, è in gran parte dovuto alle coperture Pirelli, con annesse polemiche in merito al loro sfruttamento.

Il prossimo appuntamento: Il GP di Gran Bretagna

La prossima settimana il Circus si sposterà a Silverstone per il Gran Premio di Gran Bretagna, nono appuntamento del mondiale 2019. Sicuramente torneremo a vedere una Mercedes più competitiva di quanto visto nello scorso fine settimana, con Hamilton che vorrà trionfare davanti al proprio pubblico e recuperare i punti persi in classifica mondiale.

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