F1 | Ferrari veloce ma fragile: mondiale accarezzato e ambizioni in fumo

La debacle in Azerbaijan non fa ben sperare per l'immediato futuro, la Rossa è ancora lontana dal mondiale

F1 | Ferrari veloce ma fragile: mondiale accarezzato e ambizioni in fumo

E adesso sì che gli sguardi si fanno bassi e dubbiosi, le parole sempre più di circostanza, l’entusiasmo che cala, lo slancio iniziale sparito in una coltre di fumo dolorosa e quasi inspiegabile. Primo come in Spagna, non con la stessa certezza di dominare ma con altissime chance di vittoria, Leclerc ha dovuto parcheggiare mestamente anche tra le insensate strade di Baku, chiudendosi poi in un silenzio che trasmetteva non solo delusione, ma smarrimento.

La Ferrari s’è spersa, la Ferrari si è incartata, confusa tra ambizioni e obiettivi, agognando i primi incapace però di raggiungere i secondi. Com’è possibile che la scuderia finalmente pronta per il mondiale si sia fatta trovare così ingenuamente impreparata e in ritardo sul fronte dell’affidabilità? Con questo motore – soprannominato superfast dalla stampa – non certo superaffidabile, che sta mietendo vittime tra tutti i motorizzati del Cavallino.

E così Charles Leclerc, scivolato a meno 35 dalla vetta, quando dopo tre gare aveva più di quaranta punti di vantaggio su Verstappen, in Canada monterà il terzo motore termico dell’anno, una vera e propria sconfitta progettuale se consideriamo che tre motori termici dovrebbero coprire tutto il campionato. Ma non è tutto, la Ferrari dovrà sostituire anche il turbocompressore sulla F1-75 numero 16. Si vedrà poi se montare la prima specifica oppure passare alla quarta unità, e in quel caso scatterà già a Montreal la penalità in griglia per il predestinato.

La scelta quindi è già quella di correre spuntati o con la massima performance pagando però dazio, a riprova che per quanto la Rossa abbia progettato una monoposto velocissima, con grande aderenza, teoricamente vincente (e sei pole in otto gare vorranno pur dire qualcosa) al contempo la coperta è cortissima, e per tirare fuori prestazione probabilmente gli uomini del Cavallino a qualcosa avranno rinunciato in termini di affidabilità.

Ed è così che la Ferrari travolgente e dominante di Melbourne sfuma nei ricordi quale dolcissima illusione di qualcosa che effettivamente non è o non è ancora. Il sogno di avere ritrovato, ripescato, l’auto che detta il passo e può dominare, è stato spezzato bruscamente da un risveglio fatto di avversari fortissimi (Imola, Miami), guasti devastanti per il morale (Barcellona, Baku), strategie sbagliate e caos al muretto (Montecarlo).

La Ferrari favorita, ritornata in auge, ha così lasciato il passo a questa scuderia improvvisamente dimessa nei toni e timida nei proclami. Siamo passati dal “non ci accontentiamo del secondo posto in Bahrein” al “vincere in Canada non è un obbligo”. E che sarà mai, dopotutto il sogno iridato l’abbiamo accarezzato e blandito solo per renderci conto di quanto sia ancora lontano da una realtà fatta di motori e ambizioni in fumo.

Antonino Rendina

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